CTA

Console-Tribe Awards 2010

Aspettate. Lasciate ancora un attimo gli spumanti al fresco e lo zucchero a velo nella bustina. Concedete ancora qualche minuto all'anno che ci sta lasciando, se lo merita, almeno dal punto di vista videoludico. Arrivati alla terza edizione, i Console-Tribe Awards non sono stati mai cosi' discussi all'interno della redazione come e' avvenuto in queste ultime settimane. I CTA sono la sublimazione di esperienze, preferenze e valutazioni differenti vissute e provate nel corso dei dodici mesi da tutta la redazione. Ma adesso bando alle ciance, e' ora di tirare le somme!

di: Redazione

 

 

 

Dopo averlo atteso a lungo, Sam Fisher non poteva che tornare più in forma che mai e visibilmente incazzato. Ma la godibilissima campagna single player è solo uno dei tanti pregi dell’ultima fatica della nota software house francese. Accanto a questa, infatti, troviamo una modalità cooperativa di spessore, ricca di varianti e capace di coinvolgere al meglio due giocatori attraverso la storia parallela messa a punto dai talentuosi sviluppatori. Vivere o morire: l’ago della bilancia è nelle mani del proprio compagno. Adrenalina e azione servite su un piatto d’argento.

 

La campagna di Halo Reach ha lasciato molta gente perplessa ma dove i ragazzi di Bungie non ci hanno mai deluso è nella componente online: sfide giornaliere e settimanali, playlist studiate per ogni tipo di modalità, nuove mappe scaricabili liberamente dalla potente fucina, la possibilità di modificare praticamente ogni dettaglio nelle partite personalizzate, il tutto sotto lo sguardo vigile di un netcode puntuale e preciso. Cuffie in testa e pad alla mano, ecco un gioco che vale la spesa annuale del Live.

 

La storia, la recitazione dei personaggi molto realistica e una trama egregiamente scritta, rendono Heavy Rain più che un gioco, un vero e proprio film interattivo pieno di suspance, colpi di scena e coinvolgimento. La tessitura delle vicende è sempre appassionante, grazie al susseguirsi e intrecciarsi delle tre “micro-storie” che vivono i personaggi principali, tutte convergenti ad un finale mozzafiato.

 

Tra tutti i lati a favore di questo strepitoso titolo, quello che rende davvero giustizia è la superba sceneggiatura: il testo oltre che copioso è (con)geniale, destinato ad essere recitato egregiamente. Un vero e proprio colossal hollywoodiano con personaggi che si comportano, si muovono e si emozionano come se fossero reali; buona parte di questo successo è merito anche di un doppiaggio professionale in ogni circostanza di dialogo.

 

Non c’è sensazione più polverosa e sudata di quella che si respira nell’ultimo capolavoro di casa Rockstar Games. Ne sono usciti di giochi western, ma mai nessuno è riuscito anche lontanamente ad avvicinarsi alla maestria che Sergio Leone e Clint Eastwood hanno dimostrato per questo, ormai defunto, genere.
Un bel giorno, invece, Red Dead Redemption riesce a sfatare questo mito, e resuscita il vecchio west tirandolo a lucido, vestendolo di canzoni superbe e tramonti mozzafiato, personaggi carismatici e sparatorie improvvise.
Se vi lasciate catturare siete perduti, ma in fin dei conti… che male c’è?

 

Arrivato un po’ in sordina, ma comunque piuttosto seguito, Limbo ha da subito catturato i cuori di molti giocatori. Un titolo piccolo ma dalle forti emozioni, raccontate attraverso una cornice grafica concepita e realizzata egregiamente.
La scelta del bianco e del nero, come inchiostro nell’acqua, enfatizza quello che è non solo un prodotto ludico ben studiato, ma piacevole da guardare e ammirare. Pura illustrazione animata.

 

Se nel 2009 i possessori della console Sony potevano vantarsi del mitico Uncharted 2, ecco che un’esclusiva del monolite nero fa capolino anche nel 2010. Stiamo parlando di God of War III, un gioco realizzato in modo impeccabile, un enorme ingranaggio oliato e funzionante come pochi, soprattutto considerando l’elevata qualità del dettaglio offerto, inarrivabile sotto tanti aspetti. Per farvela breve: se apriste un vocabolario per cercare il significato della voce “next-gen”, molto probabilmente trovereste al suo fianco uno screenshot di God of War III. Sicuro!

 

Dare del “bello” a Kratos non è uno dei complimenti più consoni che gli si potrebbe fare. Ma mai come questa volta ci troviamo davanti a un personaggio che mostra letteralmente i muscoli e scioglie la PlayStation 3 come se fosse burro su fuoco, senza però mai dare cenni di affaticamento. Un design dei livelli architettato magicamente e un ottimo sistema di telecamere dinamiche, rendono God of War III non solo un grande titolo action da giocare, ma anche da ammirare ad occhi spianati. Complici alcuni effetti speciali, inquadrature e nemici dalle proporzioni titaniche che fanno sentire il giocatore una nullità e una divinità al tempo stesso. Superbo!

 

Cosa sarebbe il western senza il nostro caro Ennio Morricone che ne traccia le gesta a suon di note e ritmi incalzanti? In molti se lo sono domandato, ma nessuno è riuscito a dare una risposta certa. Noi di Console-Tribe, invece, vogliamo esagerare, e conferiamo a Red Dead Redemption lo scettro di miglior musica originale in un videogame di quest’anno e forse dell’intero carnet di brani di genere “Far West”. La lotta è stata dura: titoli come Nier ed Heavy Rain sono stati degli agguerriti rivali e candidati, ma alla fine il capolavoro Rockstar Games ci ha convinti a pieni voti! Non solo per essere riuscito a ricreare un’atmosfera magnifica, ma anche integrarla contestualmente quando occorre: la cavalcata ai confini del Messico accompagnata in sottofondo da Far Away di Jose Gonzales è uno dei momenti videoludici più belli mai provati in assoluto, parola di Console-Tribe!

 

Quest’anno, inaspettatamente, siamo stati sommersi da colonne sonori encombiabili, di ogni tipologia e genere. La conseguenza è stata quella di dividere con onere due award ben distinti. Con “Musica non originale”, quindi, Console-Tribe intende premiare il gioco che gode di una lista di brani già esistenti firmati da autori sotto licenza. Poco male, la soundtrack di Mafia II è degna delle migliori pellicole anni ’40, firmata da colossi del rock&roll nativo come gli Ink Spots, The Andrew Sisters, Chuck Berry, Dean Martin e tanti, tanti altri. Ascoltatela e vi ritroverete in una stanza semi-buia, in compagnia di una sigaretta accesa e un ottimo brandy d’annata.

 

Ferri di cavallo che martellano sulla terra arida, colpi di pistola notturni accompagnati dal suono delle cicale, lo scroscio dell’acqua che attraversa Rio Bravo, animali selvatici che vi osservano e altri pronti ad agguantarvi con un ringhio feroce. Non troviamo altre parole per descrivere la quantità e la qualità degli effetti sonori di Red Dead Redemption, se non proprio imitando quegli stessi suoni e rumori, vicini così tanto alla realtà da sentirsi trascinare e avvolgere in terre lontane e (ancora per poco) magnificamente incontaminate.

 

Un bandito è un criminale, direte voi. Un criminale non va difeso e ascoltato, potreste giudicare. Ma John Marston è più di un semplice bandito: è un eroe. Non un super-eroe, sia chiaro, ma un semplice eroe che in tempi duri (anzi durissimi) arranca a vivere e sopravvivere per salvare la propria famiglia e redimere i peccati commessi in passato.
Il suo carisma esplode come nitroglicerina da ogni pixel e ad ogni battuta di dialogo, tanto da far apparire Niko Bellic un personaggio quasi secondario e quindi permettere a Rockstar Games di superare se stessi ancora una volta.

 

In genere si dice che i secondi episodi siano deludenti rispetto ai primi… è quello che abbiamo spesso sospettato anche noi, finché non abbiamo giocato a Mass Effect 2. Le migliorie si notano da subito: più azione, più missioni e più personaggi! Ma la vera genialità è la seguente: tutte le scelte di dialogo o le gesta del celeberrimo Shepard affrontate nel primo capitolo, hanno una ripercussione e conseguenza sul titolo successivo, facendo sentire il giocatore il vero artefice di una trilogia concatenata.

 

Dagli autori che ci hanno regalato l’ottimo Fahrenheit, non poteva che nascere un’evoluzione portata agli estremi dello stesso. Stiamo parlando di Heavy Rain, sicuramente un’esperienza interattiva unica e un videogioco con un’idea di gameplay rivoluzionaria: nella realtà Heavy Rain “non si gioca” ma lo si alimenta, lo si vive fino in fondo, ci si emoziona e, come un libro tremendamente appassionante o un film ottimamente girato, lascia incollati allo schermo fino alla fine.

 

Non è mai facile attribuire un award a un gioco scaricabile: i parametri sono ben diversi dai titoli distribuiti su supporto fisico. Eppure Lara Croft e il Guardiano della Luce è riuscito a varcare molto spontaneamente il confine che separa il gioco “mordi e fuggi” da quello più “massiccio” venduto nei negozi. Il merito va senza dubbio all’ottimo gameplay che mischia platform e puzzle (da sempre uno standard della saga Tomb Raider) a una divertente e anche piuttosto impegnativa componente action, persino in cooperativa con un amico. Potreste farci un “pensierino”, non è un nostro consiglio… è un must!

 

In un’era in cui creare un contenuto a pagamento scaricabile (i cosiddetti DLC) è diventato ovvio tanto quanto respirare l’aria, Red Dead Redemption riesce a farsi strada dando vita ad Undead Nightmare, un pacchetto aggiuntivo che non va semplicemente ad arricchire la già notevole esperienza di gioco standard, ma ne crea un’entità parallela fatta di meccanismi propri. Zombie e western, due generi che apparentemente non hanno nulla in comune, si ritrovano in una simbiosi unica che genera divertimento e adrenalina ad ogni singolo minuto di gioco.
Occhio, non fatevi mordere!

 

Chi ha detto che sulle piccole console deve trovare spazio solo un piccolo divertimento veloce e senza sapore? Dragon Quest IX è l’esatto contrario di questa tendenza, presentandosi come un JRPG solido e di classe in grado di unire elementi del passato con una buona dose di innovazione. Non è un caso che sia riuscito a spazzare via concorrenti ben più blasonati come l’ultima indagine del professor Layton o l’ultima fatica dello spartano Kratos. Dragon Quest è riuscito a rimanere fedele a sé stesso e nello stesso tempo a stupire il videogiocatore con una storia particolare e un gamplay divertente e profondo. È un Jrpg che, diversamente dagli altri, non si è cullato sugli allori, sulla forza di un nome o di un brand, ma si è riconquistato quella prima posizione che rischiava invece di perdere per sempre.

 

Di solito quando di parla di Limited Edition, bisogna farlo con cognizione di causa per non rischiare di incappare in qualche errore grossolano. È sempre meglio distinguere tra quelle “paccotiglia”, quelle spacciate per tali anche quando non hanno nulla di “limited” e quelle che invece si guadagnano con onore questa definizione. Inutile dire che per questo particolare award, fuffa e fumo sono stati tenuti da parte per valutare solo chi merita. Bioshock 2 si conquista la vetta grazie ad una serie di chicche mescolate con qualità e classe, in uno stile che perfettamente si addice alle atmosfere del gioco. E poi il vinile è sempre garanzia di momenti estremamente piacevoli…

 

La software house canadese sembra possedere tutti i requisiti necessari per stupire ogni anno. E per “ogni anno” ci riferiamo a un curriculum ludico ventennale che consta di capolavori come Baldur’s Gate, Jade Empire e Star Wars Knight of the Old Republic. Come se non bastasse anche stavolta Bioware Corp rincara la dose e nel 2010 pubblica ottime espansioni di Dragon Age Origins (ottimo rpg da noi premiato con più award nel 2009) e ovviamente Mass Effect 2, seguito del gioco-saga che ha tenuto incollati allo schermo non solo i videogiocatori, ma anche molti appassionati di fantascienza di tutto il mondo. Non ci resta che porgere un inchino e un sincero “Chapeau!”.

 

DISCUTINE SUL FORUM