Recensione di Le Avventure di Tintin: Il Segreto dell’Unicorno - Recensione

Recensione di Le Avventure di Tintin: Il Segreto dell'Unicorno di Console Tribe

Partorite nel 1929 da Georges Remi, in arte Hergé, Le Avventure di Tintin hanno accompagnato e stimolato la fantasia di tanti, tantissimi lettori. Nate in Belgio sotto forma di striscia settimanale su “Le Petit Vingtième”, le 23 storie che compongono le scoppiettanti avventure del giovane reporter Tintin e dei suoi amici (tra cui il burbero Capitano Haddock), si presentano come una densa e ricchissima panoramica del secolo scorso, così il giovane Tintin si ritrova protagonista di quelli che sono alcuni degli eventi salienti della storia moderna. La repubblica di Wimar, l’occupazione della Cina da parte del Giappone, l’invasione della Jugoslavia, finanche l’arrivo dell’uomo sulla Luna sono solo alcuni dei momenti di vissuto attraversati dal dinamico reporter belga, immancabilmente accompagnato dal suo cagnetto Milù. Figlio degli anni che correvano, Hergé ha saputo portare su carta storie di inarrivabile dinamismo, costellate di una verve comica sempre calzante, tale da rendere iconici gran parte dei personaggi immaginati dal compianto fumettista belga. Sarà la potenza immaginifica delle avventure vissute da Tintin, o forse proprio la carismatica simpatia dei suoi personaggi, fatto sta che due dei più grandi produttori hollywoodiani, ossia Peter “Il Signore degli Anelli” Jackson & Steven “nonhobisognodipresentazioni” Spielberg, hanno finalmente deciso di dare un degno tributo alle avventure immaginate da Hergé portando sul grande schermo, rigorosamente in CG e 3D, lo spettacolare “Le Avventure di Tintin – Il Segreto dell’Unicorno”, primo di quella che dovrebbe essere la prima trilogia di film dedicati alle strisce di Georges Remi. Nel mondo del marketing videoludico poteva a questo punto mancare una trasposizione a base di pixel del recente successo cinematografico? Tuoni e fulmini di Brest! Ovviamente no!

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“Maramaldo!”

Amaramente breve. Troppo breve (appena 5 ore), la campagna principale del titolo Ubisoft ci vedrà impegnati in una vera e propria caccia al tesoro in giro per il mondo, il cui plot è incentrato su tre dei celeberrimi cicli narrativi intavolati da Hergè: “Il Granchio d’Oro”, “Rackam il Rosso” e “Le Avventure del Liocorno”. Imbattutosi in un modellino di un vascello su di una bancarella di Bruxelles, Tintin scoprirà ben presto che il modellino altro non è che una fedele riproduzione dell’Unicorno, una nave la cui storia (e tragedia) sembrano intrigare non solo il giovane reporter, ma anche una non meglio specificata organizzazione criminale. Compreso che il modellino è in realtà la chiave di un tesoro inimmaginabile, si metterà dunque sulle tracce del segreto dell’Unicorno. Segreto che lo porterà ad imbattersi in quelli che sono i personaggi fondamentali della sua iconografia: il burbero e colorito Capitano Haddock, la “fastidiosa” Bianca Castafiore e gli sconclusionati investigatori Dupont & Dupond. Con alle spalle un plot semplice ma tutto sommato interessante, Le avventure di Tintin ci lancerà in una campagna in giro per il mondo che, partendo proprio da Bruxelles, vedrà il nostro protagonista correre per tutto il globo tra azione, platforming in dosi massicce e qualche sporadico enigma ambientale senza dimenticare di citare (per ovvi motivi) alcuni dei momenti memorabili delle tavole disegnate da Hergé. La narrazione, di pari passo al gameplay, si fregerà di continuo di cambi di prospettiva e salti temporali, risultando dapprima sconclusionata, poi sempre più incastrata, coinvolgendo il giocatore in un interessante scatola cinese di flashback e salti cronologici, buoni tanto per sperimentare il plot quanto alcune alternative di gioco, il tutto ovviamente in linea con l’ottimo lavoro di sceneggiatura compiuto per il lungometraggio cinematografico. Uniche remore sono la già succitata brevità del tutto – cinque ore per i più giovani, anche meno per i giocatori più stagionati – e la semplicità di fondo che pone il titolo Ubisoft nella fascia dei giochi per un target estremamente giovane.

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“Un’invasione di barbari!”

Per ciò che concerne il gameplay, Le Avventure di Tintin è un’ottima miscellanea di elementi diversi, ma ben mescolati, cosicché l’esperienza di gioco risulti monotona il meno possibile. Sostanzialmente parliamo di un ottimo platform vecchia scuola, la cui bidimensionalità fa spesso spazio a giochi di telecamera interessanti, buoni tanto a mettere in luce l’animo “moderno” e tridimensionale dell’opera, tanto a modificare la prospettiva di gioco, che spazia sovente verso l’esplorazione di ambienti completamente tridimensionali. Non mancano poi alcuni semplici enigmi ambientali, una ricca dose di collezionabili ed alcune sezioni a bordo di veicoli che, almeno sulla carta, dovrebbero contribuire a migliorare quella varietà dell’offerta palesemente ambita dagli sviluppatori di Ubisoft. Il punto fondamentale è che se Tintin, malgrado la sua semplicità, riesce tutto sommato ad essere un platform intelligente e divertente, le sessioni alla guida dei veicoli (talvolta in moto, talvolta su di un areo biposto) scadono rovinosamente nella noia trasformandosi in nulla più che dei noiosissimi oneri per passare da una zona del gioco all’altra. Alla divertente miscela di salti, arrampicate e cazzotti, dunque, Ubisoft ha inserito sessioni su veicoli poco coinvolgenti, supportate tra l’altro da un sistema di controllo e da un concept game tanto vetusto quanto imbarazzante. Salite a bordo della moto di Tintin per scoprire sfide prive di mordente e nemici alle soglie dell’idiozia, o fatevi un giro in aereo se volete sperimentare la lentezza disarmante di un gameplay scialbo e goffo. Un peccato, perché pad alla mano saltellare con Tintin, controllare Milù o scazzottare con il buon Capitano Haddock, ci era sembrato un divertimento senza fronzoli, ma comunque affascinante. Gran parte del fascino è poi data dalla qualità con cui si è lavorato sui personaggi, lasciandoli praticamente immutati nel loro passaggio dalla carta al cinema e dalla pellicola ai pixel. Non parliamo solo di un lavoro certosino della costruzione visiva di questi ultimi, ma anche della cesellatura delle loro caratteristiche comportamentali e fisiche. Tintin è figlio della carta da fumetto e come tale propone all’interno del gioco alcuni tocchi di stile che riavvicinano i pixel alla china. Scazzottate i nemici per vederli volteggiare tra un turbinio di stelline o osservate Tintin interrogarsi sugli enigmi che gli vengono posti dinanzi così come farebbe nelle sue vesti di reporter cartaceo. Non dimentichiamoci poi delle animazioni e della sottesa comicità di fondo, capaci di emulare quelle pose talvolta goffamente innaturali proposte tra le pagine immaginate da Hergé.

!==PB==!
“Per mille miliardi di sabordi!”

A venire incontro alle esigenze dei giocatori, probabilmente delusi dalla brevità e dalla semplicità della campagna principale, Ubisoft ha ben pensato di inserire alcune gustose chicche, così da rendere il gioco un tantino più appetibile e, soprattutto, rigiocabile. Su tutto sono presenti, come già detto, una buona dose di oggetti collezionabili che, seppur facilmente reperibili, rendono comunque la vita del giocatore un tantino più angusta (che non è un male vista la semplicità di fondo della campagna single player). Non mancano poi, attraverso il menù principale, una ricca serie di sfide che ci verranno intenti ora a schermare, ora a volare sul nostro goffissimo aereo o a farci strada tra banditi e barili esplosivi a bordo del nostro sidecar. La voce “Sfide” nel menù principale è in tal senso una manna perché, se è pur vero che tali minigiochi non si sono incastrati degnamente nella campagna principale, fa comunque piacere poterne fruire per qualche ora di gioco in più, soprattutto in virtù della piena padronanza del titolo Ubisoft del supporto a Move e Kinect. Tale implementazione è invero ottima. Molto intuitiva sia per il controller di movimento Sony che per la periferica Microsoft. Per quest’ultima, poi, è stato predisposto un sistema di controllo davvero ben confezionato che rende le sessioni divertenti e congegnate forse anche meglio di quanto non lo fossero con il pad! Ma la ciliegina sulla torta è forse la modalità per due giocatori chiamata “Tintin e Haddock” in cui, coadiuvati da un secondo giocatore, potremo intraprendere una inedita serie di livelli di gioco, ambientati per l’occasione all’interno del subconscio del Capitano Haddock. Parliamo a conti fatti di un vero e proprio “gioco nel gioco”, non solo per l’incredibile ricchezza dei livelli, ma anche per la sua longevità, capace di eguagliare senza alcun problema la campagna principale! Non mancano poi, anche qui, una folta serie di collezionabili, presenti sotto forma di costumi alternativi, con cui poter prolungare ancora di più l’esperienza ludica. “Tintin e Haddock” è forse l’offerta migliore del gioco, in virtù soprattutto della sua “cooperatività”, opzione però riservata alle sole partite locali, il che, vista la qualità di fondo, è un vero e proprio peccato!

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“Sottospecie di logaritmo”

Sotto il profilo tecnico, Le Avventure di Tintin non è né un’evoluzione né una rivoluzione, né tantomeno un prodotto capace di tenere testa a quello che è l’ottimo lavoro di motion capture sviluppato per la pellicola cinematografica. Parliamo infatti di un titolo estremamente semplice, non per questo povero, ma a conti fatti neanche eccellente. Il titolo Ubisoft si pone infatti su di una scala di sufficienza che, però, in virtù di un ottimo level design, e soprattutto di una talentuosa direzione artistica, riesce comunque in qualche modo a coinvolgere e piacere. Pur non eccellendo, il titolo si lascia guardare e giocare, proponendo caricamenti rapidissimi, un frame-rate granitico ed una costruzione poligonale abbastanza discreta. Il meglio tuttavia lo fanno gli ambienti di gioco che senza alcun problema ricalcano in maniera più che degna lo splendido lavoro di Hergé, celebre tanto per la pulizia del suo disegno, quanto per la sua passione per la ricerca culturale e storica dei luoghi da lui disegnati. Proponendo una storia in giro per il mondo è normale che il titolo proponga ambienti sempre diversi, tutti sotto l’egida di una caratterizzazione eccellente e colorata, tale da risultare piacevole ed appagante. Il titolo, infine, è ottimamente doppiato in italiano, con risultati che si stenterebbe a credere in una produzione di basso budget e capaci di mettere in ridicolo il doppiaggio di tantissime produzioni ben più blasonate. Anche sul profilo acustico siamo su ottimi livelli, con musiche e temi presi di peso dal film, in grado di seguire l’azione quel tanto che basta a coinvolgere il giocatore nell’azione su schermo.

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“Per mille miliardi di mille milioni di mille sabordi”

Le Avventure di Tintin – Il Segreto dell’Unicorno è un titolo palesemente riservato ai giocatori più giovani, tant’è che quest’ultimi ne resteranno probabilmente rapiti, tanto per il coinvolgente incalzare della trama, tanto per la varietà delle situazioni, sempre ben incastrate tra di loro e difficilmente riscontrabili in titoli simili. Parliamo di un gioco su licenza semplice eppure appassionante e ben sviluppato, le cui pecche risalteranno agli occhi dei giocatori più esperti che forse decideranno di dedicarsi ad altro. In ogni caso, pur proponendo molte carte vincenti (tra cui una campagna per due giocatori assolutamente perfetta), il titolo soffre di una semplicità troppo evidente, coadiuvata da una brevità del single player ben al di sotto della media e delle aspettative. Un peccato, soprattutto se si considera che più che fan dell’ultim’ora, il personaggio di Hergé gode di una pletora di utenti molto più attempati, tra cui certamente ci sarà chi, in virtù di un lavoro meglio confezionato, avrebbe volentieri dato a Tintin la possibilità di approdare sulla propria console.