Cinema Recensione

Serpenti

di: Andrea Campriani

La situazione politica in Italia è grave ma non seria…

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In generale sto così e così

Per citare Tre uomini e una gamba dopo il celebre aforisma del genio di Ennio Flaiano, nell’incipit del film in questione, potete capire da subito dove si può andare a parare in Serpenti diretto da Roberto De Paolis e scritto a 4 mani, quasi siamesi per sodalizio artistico, dei fratelli gemelli Damiano e Fabio D’Innocenzo. Protagonista della nostra storia che vediamo seduto a casa con lo sguardo perso nel vuoto mentre si confessa dell’omicidio della moglie è Marra, non Davide, ma Paolo (Leonardo Lidi) apparentemente mite omone che si reca in Questura.

Al vicino Commissariato di Polizia di un non ben precisato quartiere capitolino non troppo distante da Roma Termini, trova subito l’agente di servizio in guardiola (Daniele Parisi) che a lui – da subito reo confesso di omicidio (ndr anzi  femminicidio direi in piena regola) – chiede di aspettare in sala d’attesa un suo superiore che arriva dopo un po’ di tempo (Alessandro Borghi), il quale sulle prime per colpa anche di un atroce mal di testa a grappolo è decisamente più alla ricerca di un “Brufen©™® o un Oki” che di rinvenire prove che il Marra fornisce senza esitazione alcuna, se non quella del non rimettere piede sul luogo del delitto, cioè casa sua.

Indica azioni

Serpenti rispetto a quelli già descritti, consta di soli ulteriori 2 personaggi, tolta una serie di comprimari nel finale del film, nell’ordine si tratta dell’Avvocato d’ufficio fornito a Marra (Pietro Castellitto) che con lui instaura un rapporto ancora più stretto del normale cliente – legale.

Da ultimo in attesa di conversare con il Commissario, indaffaratissimo, mentre procedono le indagini, carta canta, ma nel senso dei tarocchi della Cartomante consulente al Commissariato (Valeria Golino) che renderà tutto chiaro al nostro spaesato uxoricida dichiarato.

Camera cafè caritatis

Serpenti è stato presentato in anteprima all’ultimo Festival del Cinema di Venezia nella sezione Spotlight, ma a noi questo non deve interessare. Quel che invece ci deve premere è far volare più lontano possibile questo indubbio gioiello del cinema nostrano, con un’idea di soggetto esportabile.

Un grottesco, più che un film thriller e ancor più drammatico. La sua forza sta nella scrittura e nella recitazione sopraffine di tutto il cast di un realismo raro, tra dialoghi assurdi, burocrazia nostrana imperante, sentimenti e una dose di umorismo, anche nero che, diciamolo, altrove si sanno quantomeno vendere molto meglio un tanto al chilo. Passaggi tra corridoi degli uffici, gallerie, cunicoli… spesso resi ancora più allucinanti da una serie di effetti sonori stordenti. Fotografie e movimenti di macchina a loro volta meticolosamente curati per seguire il tormento e la “liberazione” di Marra. Toglietevi dunque un peso dalla coscienza e guardatelo.