Cinema Recensione

Attitudini: nessuna

di: Andrea Campriani

Ho già anticipato, non a caso sullo speciale, del fatto che di gioielli su fatti ahinoi di cronaca che più nera non si può quali The Voice of Hind Rajab Quaranta secondi, non scrivo qui ma sono fuori scala nel meglio di fine anno. Siccome però siamo comunque a fine anno quando arrivano titoli festivi, non c’è due senza…

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Per un basin

Il titolo di un brano di ormai 61 anni fa di quel geniaccio del Doc Enzo Jannacci che manca sempre più e che ci serve per iniziare a entrare nella storia, la loro e non solo, che Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti ci raccontano in Attitudini: nessuna prodotto da Medusa film, diretto dalla loro ormai storica collaboratrice la francese Sophie Chiarello. I nostri lo coverizzano. Il risultato è quello che segue, ed è tenerissimo, commovente.

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Così è Attitudini: nessuna per tutta la sua durata che alterna il grosso degli aneddoti raccontati dall’ormai stranoto trio di comici nostrani dai loro esordi come duo (ndr, l’ordine Aldo, Giovanni e Giacomo non è casuale) a passaggi che vanno dalle loro origini della Milano di fine anni cinquanta, primissimi sessanta (per Aldo, nato a Palermo, con la famiglia originaria di San Cataldo, da cui il suo nome, ma trasferitosi in tenera età nel capoluogo meneghino), con la periferia, la provincia, la vera “scala mobile” di una generazione di origini fieramente proletarie che scrive la storia della comicità nostrana, dal mimo, al teatro di avanguardia (Aldo e Giovanni) alla gavetta del cabaret e dei villaggi vacanze (Giacomo allora in duo “Hansel&Strudel” con la sua ex moglie, la splendida e braverrima Marina Massironi) fino alla consacrazione in tv a metà anni novanta coi Mai dire Gol della Gialappa’s Band e allo sbancamento dei botteghini coi primi film al cinema.

Chiedigli se sono fenici

Non crediate però che in Attitudini: nessuna si faccia il santino dei nostri, anzi. Gli inizi oltremodo difficili, il pionierismo, raccontato anche tramite colleghi del calibro di Paolo Rossi  coi quali i nostri si sono fatti le ossa al fu Derby, poi Zelig… con tanto di boss Giancarlo Bozzo e gli storici Gino&Michele...

In tutto questo c’è Milano, centrale, quella che ormai non esiste più da tempo, tra case di ringhiera, tessuto sociale nei quartieri in cui si giocava ancora per strada e si girava indisturbati. I nostri si raccontano nel privato prima ancora che nel pubblico oggi che dopo il rischio di scioglimento concreto dichiarato a seguito del flop di Fuga da Reuma Park, preceduti da successi anche a teatro (Tel chi el telùn su tutto con il trasformista Arturo Brachetti).

Tre uomini in gamba

Insomma Attitudini: nessuna come sentenziava una vecchia pagella scolastica di Aldo, è la riconferma di quanto, ieri come oggi, si prendano delle cantonate assurde e 3 figli della classe lavoratrice vera del boom econonomico, destinati alle carriere dei genitori o al limite come Giacomo al salto verso le professioni (ndr il nostro era infermiere professionale prima di darsi all’arte), si siano ritrovati a fare i conti con la vita che aveva ben altro in serbo per loro.

Non c’è solo la regista a richiamare la storia, cinematografica dei nostri, che è anche un po’ la mia che li seguo in tv dai tempi pionieristici di Cielito Lindo sulla Rai e prima ancora li avevo visti anche se separati pre trio in cult intramontabili quali Kamikazen – Ultima notte a Milano di Gabriele Salvatores, o in Professione Vacanze e da lì è un florilegio di personaggi leggendari come Nico&i sardi, I Bulgari, Los Sloanos, Tafazzi, Mr. Flanagan, Rolando, Il Bimbo Gigi(vi)…

Aldo, Giovanni e Giacomo, seppur si reincontrino ormai solo per lavoro, non hanno mai smesso di essere amici, complici. Come essere in società. Quella in accomandita semplice che anche io ben conosco col collega nel locale ateneo…