Cinema Recensione

No other choice – Non c’è altra scelta

di: Andrea Campriani

Nell’edizione 2025 di Lucca Comics&Games cercando di teletrasportarmi da un punto all’altro per gli eventi programmati, mi sono perso inevitabilmente qualcosa. Una su tutte cui avrei presenziato ma che, stanti anche le festività attuali con gli inevitabili cinepaneZaloni… insomma chissà se e quando arriva anche qui in provincia…

Per visualizzare i video di terze parti è necessario
accettare i cookie con finalità di marketing.

Carta (ac)cantonata

No other choice – Non c’è altra scelta segna dopo l’hitcockiano Decision to leave del 2022, il ritorno in sala del magistrale Park Chan-Wook, tra i principali cineasti viventi di cui è imprescindibile la filmografia in toto, e dovete avere l’espressione del qui (onni)presente Lee Byung-hun che sicuramente, oltre che per Squid Game dovete conoscere almeno per quel capolavoro noir di A bittersweet life di Kim Ji-won, tratto dal racconto del 1997 dello statunitente Donald E. Westlake The ax  da cui nel 2005 il regista Costa Gavras realizza Cacciatore di teste (Le couperet), ergo è remake.

E il rifare, da capo, è uno dei temi portanti del film che appunto vede il nostro nei panni di Man-soo, impiegato iperqualificato di una azienda multinazionale coreana la Solar Paper  specializzata nella produzione di carta, perdere all’improvviso l’incoscienza il lavoro dopo un quarto di secolo di oltremodo onorato servizio, durante i quali ha messo su famiglia con Mi-ri (Son Ye-jin) madre single di Si-one ragazzo adolescente che cresce in tutto e per tutto come il padre naturale mai conosciuto e Si-One bambina taciturna talentuosa violoncellista in una splendida casa fuori città, ri-costruita da solo con proverbiale mutuo sul groppone con tanto di cani. Insomma una vita ideale.

Un’esistenza perfetta finchè appunto la scure dei tagliatori di teste, come si dice in gergo, per l’ennesima riorganizzazione aziendale (ndr statunitense) si abbatte in ottica di risparmio, a partire dai più qualificati come appunto Man-soo che si trova da un giorno all’altro per la strada con tutto ciò che questo comporta, aggravato dallo stigma sociale ulteriore per i disoccupati in oriente.

Curri…curri…curriculum guagliò

Ovviamente a questo punto iniziale di No other choice Man-Soo inizia a fare colloqui di lavoro e a far girare come si suol dire il C.V. e non solo il suo.

Non solo il suo perchè ovviamente la concorrenza è qui mostrata nella sua forma più realistica, spietata, del mors tua vita mea e mi fermo qui che ho già scritto troppo ma quando sarete tuttuno con la poltrona del cinema mi rammenterete.

AI poster l’hardware sentenza

No other choice è già di prepotenza nel meglio del meglio del 2026.

Direte, ma è appena iniziato l’anno e già lo chiudi? Affatto, ribadisco semplicemente l’ovvio che questa ennesima meraviglia di Park Chan-Wook mette l’asticella talmente in alto che non vorrei essere nei film che usciranno da qui in poi. Si tratta di mercato del lavoro quantomai malato, di rapporti di famiglie, umani, empatia, AI… in una commedia dove si ride male che peggio non si potrebbe per il grottesco in cui il protagonista e gli altri personaggi finiscono inevitabilmente come in un vortice, per un continuo di scelte una più sbagliata dell’altra, per concludere apparentemente con un nulla di fatto, o peggio, per dirla come il Bardo: “molto rumore per nulla”. Comparto tecnico tutto di un livello ultraterreno. Si inizia col concerto in LA di Mozart… Non c’è altra scelta.