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Recensione Hi-Fi RUSH

di: Donato Marchisiello

Non accade tutti i giorni che un titolo venga “silentemente” lanciato, approdando sugli scaffali virtuali come un fulmine a ciel sereno. Perché, chi naviga nelle “melmose” acque della critica videoludica, è a conoscenza di una “cruda” realtà: se di un gioco non viene detto nulla nemmeno agli addetti ai lavori, con tanto di conseguente assenza di una “chiave” per poter testare il gioco, solitamente è perché lo stesso non è un granché o ha delle falle grandi quanto il Grand Canyon. Ma, fortunatamente per noi, non è questo il caso di Hi-Fi RUSH, titolo sviluppato da Tango Gameworks (studio autore di The Evil Within e Ghostwire Tokyo) e “piombato” sull’utenza come un (coloratissimo) falco all’improvviso. Il gioco, infatti, è stato concretamente pubblicato il giorno del suo stesso annuncio, durante il Developer_Direct di Xbox. Ed è proprio della versione Xbox (al momento, l’unica disponibile in ambito console), testata su Series X, che discuteremo in questa sede. Bando agli sproloqui, ecco a voi la recensione di Hi-Fi RUSH!

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Hi-Fi RUSH è un coloratissimo gioco d’azione in terza persona, che unisce i classici crismi del genere action con alcune meccaniche tipiche dei rhythm games, platform e (molto labilmente) dei titoli più vicini all’ambiente ruolistico. A primo impatto, ciò che subito colpisce è il tono volutamente cartoon (riuscitissimo!) dell’intera produzione, sublimato da una estetica in cel shading di altissimo impatto. Ma prima di passare ad una vera e propria “scomposizione” analitica del titolo, partiamo dalla sua offerta narrativa: il protagonista del gioco è il simpatico Chai, un adolescente innamorato della musica con la visibile aspirazione di diventare una rockstar. I suoi sogni però si infrangeranno dopo un serio infortunio al braccio, che lo costringerà ad iscriversi al campus della Vandelay Technologies, una “cattivissima” corporazione di natura industriale specializzata nel settore delle creazione di innesti meccanici volti al potenziamento fisico degli esseri umani. Ma Chai, improvvisamente, si troverà a divenire una cavia vittima, però, di un errore: nel suo corpo, infatti, gli verrà impiantato il suo lettore mp3 e la musica, al contempo, diverrà il “tambur battente” delle sue azioni. Ma la mega-dita [cit.] non ci sta e avvia le pratiche per l’eliminazione del buon Chai, considerato a tutti gli effetti un “prodotto difettoso”: di qui, il nostro alter-ego, diverrà una spina nel fianco della Vandelay, arrivando ben presto a svelarne le oscure trame.

Nonostante non faccia saltar giù dalla sedia per elaborazione ed intensità, l’intreccio narrativo di Hi-Fi RUSH è semplice, non particolarmente originale ma sicuramente coerente all’aria che tira in game. Una storia semplice, lineare, senza colpi di scena alcuni e che pesca dalla tradizione cartoon per temi e modi, con un susseguirsi di sketch e situazioni comiche tipiche di un qualsivoglia cartone animato mirato ai giovani adolescenti. Ciò non toglie che, senza grandi e articolate sezioni narrative, Hi-Fi RUSH riesca a trattare in modo piuttosto leggero temi importanti come la diversità, il lavorare per il meglio del gruppo ecc. A render nettamente migliore la complessiva qualità “espressiva” del gioco, oltre la già citata “verve” estetica, vi è anche un ottimo doppiaggio in italiano, che è probabilmente il “motore” reale di un intreccio narrativo che riesce a risultare quanto meno “godibile” anche a chi, per ragioni anagrafiche, sarebbe più concretamente portato a “sbadigliare” al giungere di una scienza d’intermezzo (probabilmente, i veterani degli action game). Ma il cuore pulsante di ogni buon gioco d’azione è sicuramente il comparto più squisitamente ludico: e, in questo frangente, Hi-Fi RUSH spiega davvero le ali risultando un gioco divertente e piuttosto profondo.

Come già anticipato, il titolo di Tango Gameworks si propone come un classico gioco d’azione in tre dimensioni, ma con un sostrato da rhytm game “spennellato” ed una più coriacea anima da platform. In sostanza, saremo chiamati ad abbattere schiere di (coloratissimi) nemici attaccando e schivando a ritmo di musica. Ogni scontro avrà un concreto tappeto sonoro che detterà, nel senso letterale del termine, i tempi delle nostre azioni e delle azioni dei nostri nemici. Il nostro eroe adopererà una sorta di chitarra elettrica formata da pezzi meccanici che si attaccheranno ad una sorta di bastone di metallico. Il nostro improbabile arnese d’offesa potrà contare su attacchi leggeri e veloci, da combinare a dovere nel ritmo delle tracce rock di cui è cosparso il gioco, in modo da innescare combo “musicali” e ottenere via via danni maggiori. Chai potrà contare anche su di un attacco speciale, dai danni particolarmente elevati, che potremo utilizzare una volta completata un’intera combo. Il nostro eroe avrà a disposizione un buon ventaglio di abilità attive e passive, che potremo sbloccare spendendo i “congegni”, sorta di valuta in-game che accumuleremo progredendo nel gioco. Ed è bene spendere, in merito a questo aspetto ludico più vicino all’ambito ruolistico, due parole: nonostante vi sia, come detto, un buon numero di abilità attive, combo di attacco, schivate, abilità passive ecc., Hi-Fi RUSH non pone particolarmente l’accento su questo aspetto. Scambiare le combo, il più delle volte, sarà una mera questione di “estetica” piuttosto che una ragionata decisione in termini di danno, effetti secondari ecc.

La musica sarà davvero il centro del gioco dato che, come detto, anche ai nostri nemici cercheranno di avere la meglio sempre a ritmo di musica. Un ritmo che non sarà sempre facile seguire, soprattutto con l’avanzare della trama e l’irrobustimento dei nostri nemici: a venirci in nostro soccorso, vi saranno diversi elementi scenici come luci, pezzi di scenario ecc. che si “animeranno” seguendo, appunto, la traccia musicale che farà da “sfondo” alle nostre peripezie. E in questo senso, il massimo dello “splendore” Hi-Fi RUSH lo raggiunge durante le boss fight, impegnative e suddivise in più fasi e che, per qualità visiva e progettazione coreografica, non hanno nulla da invidiare alle grandi produzioni cartoon del cinema. Nonostante la musica, come ripetuto un’infinità di volte, sia la vera protagonista del gioco, essa però non sarà una “dittatrice”. È bene sottolineare infatti che, nonostante seguire il ritmo sia cruciale per ottenere combo più “letali”, Hi-Fi RUSH non impone ai suoi giocatori l’assoluta obbedienza ritmica: sarà infatti possibile agire e colpire fuori tempo, pena un abbassamento generale dell’efficacia degli attacchi. Se la qual cosa funge da “pulce nell’orecchio” per chiunque non abbia grande familiarità coi giochi ritmici (oppure, sia scarsamente portato al “tenere il tempo”), dall’altro canto potrebbe snaturare un po’ la natura stessa dell’offerta ludica proprio agli appassionati del settore, rendendo il titolo più semplice e meno impegnativo per chi dovesse cercare una vera e propria sfida.

Hi-Fi RUSH potrà contare dalla sua anche su di una solida componente platform, che vedrà il nostro Chai muoversi all’interno della mastodontica fabbrica scansando trappole d’ogni sorta e zompettando allegramente tra una piattaforma e l’altra. Nonostante il segmento ludico non faccia gridare al miracolo né meccanicamente né a livello di design, grazie ad una ragionata programmazione visuale esso risulterà comunque divertente e piuttosto appagante. Ci troveremo in mezzo ad inseguimenti, corse contro un “ticchettante” countdown, improvvisi cambi di prospettiva ecc. che avranno il merito di farci “staccare” dai combattimenti i quali, solitamente, ci vedranno al centro di una sorta di arena. Anche da un punto di vista della longevità, Hi-Fi RUSH non si fa mancare nulla: nonostante la campagna principale si attesti intorno alla decina di ore, una volta archiviata si attiveranno tutta una serie di attività secondarie, tra nuove sfide e modalità, tra cui addirittura una linea narrativa parallela che cambierà, anche se solo “di lato”, le carte in tavola con tanto di finale alternativo. In generale, nonostante alcuni limiti intrinseci, tra cui una certa ripetitività ludica e una tendenza al semplificare determinati aspetti del gameplay, l’esperienza complessiva di Hi-Fi RUSH è da ritenersi sicuramente più che positiva e, per certi versi, seminale in un settore che, da decadi, non riesce a fuoriuscire dalla sua (seppur nutritissima) nicchia.

Tecnicamente, non v’è nulla da obiettare: Hi-Fi RUSH è uno spettacolo per gli occhi ed è impossibile non apprezzare il durissimo lavoro posto dagli sviluppatori nel realizzare un mondo di gioco vivo, vibrante e dai toni magistralmente cartoon. Il cel shading esplode in tutta la sua bellezza nei vari livelli di gioco (che, a voler esser un po’ pignoli, non saranno particolarmente vari a livello estetico), ma anche nelle tante scene d’intermezzo che non daranno la sensazione di “stop forzato” dalle attività di gioco e contribuiranno alla sensazione, eccelsa, di star assistendo ad un vero e proprio film di animazione. Se l’occhio sarà particolarmente sazio, anche grazie a performance solidissime che vedranno il gioco risplendere in Ultra HD su Series X con un altrettanto granitico frame rate a 60 fotogrammi al secondo, l’udito non avrà di che lamentarsi: il gioco può contare su di una nutrita tracklist di brani rock con cui sfracellare ondate e ondate di nemici, tra pezzi piuttosto conosciuti ad altri composti appositamente per la produzione di Tango Gameworks. Oltre alla musica, anche l’effettistica sonora sarà di altissimo livello, scandita da rumore di impatti metallici misti ad effetti scenici (tendenzialmente, di stampo “industriale”).

Hi-Fi RUSH è una meravigliosa sorpresa: una splendida opera visuale e musicale, associata a componenti meccaniche riuscite e ben elaborate. Nonostante la produzione non sia perfetta a 360° e tenda un po’ a ripetersi e a semplificare alcuni aspetti specifici del gameplay, non si può non rimanere stupefatti della qualità generale del gioco (accessibile tra l’altro a circa la metà del prezzo di un tradizionale tripla A). Lo sforzo produttivo di Tango Gameworks può essere, probabilmente, considerato come un titolo di riferimento del settore, in grado quindi di attrarre chi non ha mai approcciato un rhytm game, al contempo compiacendo anche i veterani del settore (che non navigano esattamente in un mare di rappresentanti del genere).