Recensioni

Warhammer 40,000: Darktide

di: Donato Marchisiello

Dire Warhammer significa dire, senza indugi, gioco di ruolo. Tra pochi acuti e più di qualche canto stonato, il brand ha quasi sempre significato, sia che si parli di giochi da tavolo che di produzioni elettroniche, divertimento misto a del sano massacro. Per questo Darktide, nuova fatica di Fatshark appartenente all’universo del Martello da Guerra, era un titolo attesissimo su Xbox. Un’attesa spasmodica ed infinita visto che, la versione PC, venne rilasciata alla fine dello scorso anno. Un’attesa infinita, spesso ad un passo dall’essere più illusione che concretezza, visto il lungo silenzio degli sviluppatori sull’argomento, che poi fortunatamente è approdata sulle console di corrente generazione di casa Microsoft. Ovviamente, il titolo giunto su Xbox è molto diverso da quello passato: tante sono state le migliorie e le espansioni che, per certi versi, non sbaglierebbe nel definirlo una versione 2.0. Ma bando alle ciance, ecco a voi la recensione di Warhammer 40,000: Darktide, testato su di una fiammante Series X!

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Darktide è uno sparatutto in prima persona, con vividi elementi ruolistici e action, fortemente improntato alla cooperazione online. Come è d’uso in qualsiasi produzione marchiata Warhammer, il minimo comune denominatore è sempre… sangue ed oscurità! Il gioco infatti ci catapulterà nella cupa e violentissima città alveare chiamate Tertium, un labirinto cupo e devastato da un terrore infinito. Città, al contempo, i cui livelli inferiori sono ormai consumati dall’espandersi della corruzione generata dal caos, in grado di tramutare gli umani in mostruose aberrazioni alla ricerca di carne e sangue. Naturalmente, per porre fine a ciò che sembra ad un passo dall’essere inarrestabile, l’Impero ha ben deciso di schierare sul campo quattro pericolosissimi condannati a morte che, com’è logico attendersi, rispecchieranno ognuno un archetipo ruolistico specifico, seppur con qualche asterisco di sorta. Per qualsiasi giocatore che avesse sperimentato uno dei predecessori spirituali del titolo, ovvero i due capitoli della saga di Vermintide, Darktide non sarà una vera e propria novità: gli elementi di comunanza tra i due brand sono tantissimi, seppur qualche differenza vi sia.

A partire dalla questione classi: se nella precedente saga si interpretavano personaggi esistenti nella mitologia di Warhammer, in Darktide saremo chiamati a creare il nostro personaggio unico scegliendo, come detto, tra quattro possibilità. Avremo di che gioire: l’iconico Ogryn, un gigantesco umanoide dalla forza immensa ma inversamente proporzionale alle proprie capacità cerebrali, avrà un ruolo che si avvicinerà al classico tank mentre, ad esempio, lo Psyker ricoprirà i classici crismi degli incantatori (tanti danni, poca difesa). Rispetto al passato, il nuovo Darktide ci consentirà di accedere ad un albero delle abilità molto più vasto del passato e che consentirà di cambiare, seppur non radicalmente, l’impostazione della classe. Ad esempio, prendendo come cavia l’Ogrin, egli potrà interpretare il ruolo di tank, con tanto di urlo aggro per attirare i nemici, oppure vestire i panni di una sorta di berserker innamorato delle proprie armi melee o, al contrario, di un gigantesco sputafuoco a distanza. L’enorme update del gioco, ha davvero rivoltato da cima a fondo il senso stesso delle classi, le quali ora possono essere modificate e ri-vestite più volte andando a cambiare, in sostanza, anche il tipo di gameplay. Naturalmente, il cuore ludico del gioco è pressapoco rimasto lo stesso: avremo a nostra disposizione un hub centrale, il Mourningstar, nel quale incontreremo altri giocatori e dal quale potremo scegliere le missioni, oltre che approfittare di tutta una serie di venditori e servizi speciali, sia sostanziali che cosmetici (fra il cui il vituperato shop degli oggetti acquistabili con moneta reale che, è bene sottolineare, saranno solamente di natura estetica). In generale, il feeling di Darktide è di un gioco difficile al punto giusto: scordatevi di fare i rambo solitari, poiché il gioco ha diverse meccaniche ad hoc che puniscono, appunto, chi non gioca in squadra. Oltre ciò, vanno tenute in considerazione altre caratteristiche: alle difficoltà di gioco più alte, ad esempio, le munizioni saranno scarse e saremo quasi sempre soggiogati da ondate e ondate di nemici di vario tipo e natura, in grado di ucciderci in pochissimi istanti. Per queste ragioni, chi cercasse una sorta di Call of Duty in cooperativa, non lo troverà in Darktide che, al contrario, è un gioco che riesce a dosare piuttosto bene dinamismo e necessità di una strategia corretta.

Uccidendo nemici e completando missioni accumuleremo risorse, armi ed esperienza, utile quest’ultima al canonico level up che ci concederà dei punti-talento da spendere nel succitato albero. A rotazione, il sistema di gioco genererà in modo casuale una serie di missioni, le quali saranno suddivise sostanzialmente in una decina di archetipi con un obiettivo primario fisso e con difficoltà e obiettivi secondari variabili (solitamente, raccolta di oggetti nascosti casualmente nella mappa o eliminazione di target secondari). Una volta entrati in uno dei tetri labirinti che compongono i vari stage del gioco, ecco che apparirà ai nostri occhi e in modo più concreto lo spirito di Darktide: il titolo infatti è frenetico, brutale e soddisfacente. Massacrare nemici d’ogni sorta, dalle orde carne da macello passando per i nemici speciali sino a mini-boss e boss, sarà divertente e progressivamente impegnativo in base al livello di difficoltà prescelto. Il tutto si poggia, in aggiunta, su di un sistema meccanicamente semplice da comprendere ma difficile da padroneggiare in modo efficiente: potremo contare su schivate, scivolate, parate e salti, oltre che su combo di attacchi leggeri e pesanti, abilità attive e passive e armi di diverso tipo e fattura (con alcune che saranno legate univocamente alla classe prescelta). Ogni nostra azione, dovrà esser valutata strategicamente non solo in base al numero di nemici a schermo (solitamente elevato, specialmente alle difficoltà più alte) o al tipo specifico di nemico, tra armature, scudi e poteri speciali, ma anche in base alle scelte optate in fase di costruzione del nostro personaggio. Va sottolineato, facendo un passettino all’indietro, anche il buon lavoro profuso da Fatshark nella caratterizzazione dei nemici, tutti con attributi particolari e che andranno affrontati in modo specifico e strategico. Vi saranno, in aggiunta, una serie di nemici speciali (vero e proprio terrore ai livelli più elevati di difficoltà) che saranno annunciati da specifici effetti e sonori e che saranno in grado, grazie a meccaniche uniche, di rendere inerme il giocatore sino alla disfatta, se non dovesse esser tempestivamente aiutato dai propri compagni.

Seppur in generale l’esperienza di Darktide sia grandemente positiva e migliorata/espansa sotto tutti i punti di vista, restano però delle incertezze che, tendenzialmente, caratterizzavano in modo quasi immutato il prodotto dal lancio. In primis, una certa ripetitività complessiva degli stage, che saranno sostanzialmente una lunga sequela di corridoi pieni di nemici che sfoceranno in arene dove completare determinati obiettivi, come ad esempio l’attivazione di alcuni meccanismi o il resistere ad ondate di nemici. Ripetitività dei livelli significa, a conti fatti, una sostanziale ripetitività anche del gameplay, che non avrà attività diverse da quelle previste nelle missioni. In aggiunta, nonostante una certa ampiezza e un design piuttosto labirintico, nel gioco è forte la sensazione che diverse aree dei livelli degli stage siano inutili e vuote. Sulla stessa falsariga del positivo ma non troppo, giungiamo anche al lato più squisitamente tecnico: il lavoro di Fatshark, in generale, è di ottima fattura e la versione Xbox (ricordiamo, solo corrente generazione) è quasi indistinguibile dalla versione PC, almeno per quanto concerne l’esperienza raccolta su Series X. In generale, Darktide è un titolo splendido esteticamente (anche se forse un po’ monotono tematicamente) e piuttosto robusto meccanicamente. Esteticamente, quasi ogni aspetto del gioco è una gioia (splatter) per gli occhi: le armi sono fredde e brutali, i nemici spaventosi al punto giusto, i boss magistralmente orribili. I bug sono pochi e riguardano, tendenzialmente, micro compenetrazioni poligonali, qualche improvviso calo di dettagli nel caso si scelga la modalità a 60 fotogrammi che, al contempo, soffre di qualche inciampo a livello di costanza, specialmente nell’Hub principale o in alcune sezioni particolamente colme di dettagli. Buona l’esperienza multiplayer, anche se è occorso nel nostro test qualche crash improvviso dalla partita (fortunatamente, v’è la possibilità di riconnettersi immediatamente). Va sottolineato, in aggiunta, che con l’arrivo su Xbox è stato finalmente introdotto il crossplay tra console e PC: ciò, ovviamente, ha avuto ripercussioni più che positivi sul matchmaking che, nel nostro test, si è sempre rivelato positivamente immediato.

Darktide per Xbox è un ottimo prodotto, acquisibile ad un prezzo vantaggioso (o addirittura irrisorio, se si considera che il titolo è disponibile su Game Pass). Rispetto al passato, le migliorie apposte da Fatshark sono diversificate e dal peso specifico importante, atte a modificare, pesantemente e in meglio, alcuni aspetti core del gioco. Restano i limiti concettuali del gameplay, afflitto da una ripetitività asfissiante, e qualche magagna tecnica che, in linea di massima, sono più che accettabili se si considera il prezzo di lancio. Un buon sparatutto cooperativo che dosa strategia e dinamismo, risultando anche parecchio arduo alle difficoltà più alte. V’è spazio di livellare e rimaneggiare, almeno un po’, i limiti sostanziali di cui soffre la formula (sostanzialmente la stessa anche dei Vermintide): vedremo in futuro!