Remember Me - Recensione

Negli ultimi anni la qualità raggiunta dai videogiochi ha fatto gridare al miracolo. Il solco tra capolavori e titoli appena sufficienti, prima maggiormente percepibile, ha subito un quasi totale azzeramento, rilegato a pochissimi casi sparuti. Le vendite premiano soltanto titoli che riescono a sbalordire e far breccia nel cuore del pubblico giocante. In questo idilliaco quadro per il consumatore, Capcom, tra alti e bassi, ha fatto più volte a pugni con le leggi di mercato e con la severa “regola non scritta” della qualità a tutti i costi, facendosi in talune occasioni quasi beffa delle voci insistenti che cercavano di dirottare i suoi lavori verso una direzione ben precisa e pagando, quando è capitato, anche lo scotto delle proprie scelte. Azzardi e spregiudicatezza, amore e odio dei propri fan e rischio per il nuovo sintetizzano bene il percorso di questa multinazionale dell’intrattenimento. Quasi come se il background passato non contasse nulla, eccola qui a ripetersi, a stupire ed osare, stavolta affidando ad un team di sviluppo francese, sconosciuto al grande pubblico e alla sua prima vera grande esperienza, un progetto ambizioso e di non facile lettura. I Dontnod hanno raccolto di buon grado il guanto di sfida che ha lanciato loro Capcom lavorando alacremente e difendendo ogni singola idea o intuizione, senza cedere a compromessi e quasi seguendo a pieno lo stile del committente fino a giungere allo sviluppo di Remember Me, un gioco che dalla primissima ora vuole rompere il muro degli schemi comuni.

Negli ultimi anni la qualità raggiunta dai videogiochi ha fatto gridare al miracolo. Il solco tra capolavori e titoli appena sufficienti, prima maggiormente percepibile, ha subito un quasi totale azzeramento, rilegato a pochissimi casi sparuti. Le vendite premiano soltanto titoli che riescono a sbalordire e far breccia nel cuore del pubblico giocante. In questo idilliaco quadro per il consumatore, Capcom, tra alti e bassi, ha fatto più volte a pugni con le leggi di mercato e con la severa “regola non scritta” della qualità a tutti i costi, facendosi in talune occasioni quasi beffa delle voci insistenti che cercavano di dirottare i suoi lavori verso una direzione ben precisa e pagando, quando è capitato, anche lo scotto delle proprie scelte. Azzardi e spregiudicatezza, amore e odio dei propri fan e rischio per il nuovo sintetizzano bene il percorso di questa multinazionale dell’intrattenimento. Quasi come se il background passato non contasse nulla, eccola qui a ripetersi, a stupire ed osare, stavolta affidando ad un team di sviluppo francese, sconosciuto al grande pubblico e alla sua prima vera grande esperienza, un progetto ambizioso e di non facile lettura. I Dontnod hanno raccolto di buon grado il guanto di sfida che ha lanciato loro Capcom lavorando alacremente e difendendo ogni singola idea o intuizione, senza cedere a compromessi e quasi seguendo a pieno lo stile del committente fino a giungere allo sviluppo di Remember Me, un gioco che dalla primissima ora vuole rompere il muro degli schemi comuni.

Il prezzo dei tuoi ricordi

La Bastiglia è quello che potrebbe definirsi un castello inespugnabile, un complesso carcerario di massima sicurezza reso estremamente efficace da un sistema penale la cui massima espressione è stata raggiunta grazie all’uso della coercizione tecnologica. Ivi tradotti, i detenuti vengono spogliati di ogni ricordo, tanto da non avere nemmeno contezza dell’esistenza di un mondo esterno o di chi essi siano stati. Evadere, una volta depauperati della loro stessa essenza, è qualcosa di impensabile per menti rese così fragili. Nilin è li, giunta suo malgrado quasi alla fine del laborioso trattamento di ingresso che comporta il devastante reset mnmonico. Riuscendo a resistere, grazie alla sua eccezionale forza di volontà e all’indomito carattere, la ragazza conserva memoria del suo nome e, con l’aiuto di un misterioso alleato di nome Edge messosi in contatto con leihackerando il sistema di sicurezza, trova il modo di fuggire.
Inizia così la narrazione degli eventi prendendo avvio proprio dalla Bastiglia per poi spostarsi su Neo Parigi, futuristica città del 2084 dove tutto sembra essere irrimediabilmente cambiato rispetto al mondo che oggi conosciamo. La tecnologia ha preso definitivamente il sopravvento tiranneggiando un epoca tenuta sotto scacco dalla multinazionale Memorize il cui principale prodotto di punta, il Sensen, assicura ad ogni uomo la possibilità di archiviare i propri ricordi, cancellare quelli sgraditi, nonché salvare i momenti migliori e felici della vita rendendoli indelebili nel proprio disco virtuale. In realtà, nessuno è più l’unico padrone del proprio passato.
In questa avveniristica società tutto ha un prezzo, ricchezza e degrado si mescolano nello stesso ecosistema dando vita ad un solco netto che contrappone potenti e miserabili, reietti e nuovi cyber-tossici le cui menti sono state irrimediabilmente erose e manipolate tanto da trasformare quelli che un tempo erano uomini in insulse marionette di cui servirsi e disfarsi, quando non più necessarie.
La trama di gioco ruota intorno a poche figure oltre quella della protagonista. Una volta fatta la conoscenza di Edge nei primi minuti di gioco, si verrà ben presto a sapere che egli è a capo di una compagine rivoluzionario, gli Erroristi, creata con l’obiettivo di boicottare il sistema di controllo globale.
Nel raggiungimento di tale difficile scopo, Nilin, considerata uno dei migliori elementi del gruppo per la sua capacità di “cacciare” e manipolare i ricordi, ricoprirà insieme a qualche altro sparuto comprimario, un ruolo fondamentale.

Manipolazione mnemonica

Il gameplay rappresenta un perfetto connubio tra tradizione e innovazione. Chi ha avuto modo di avere a che fare con gli ultimi titoli il cui protagonista è l’amatissimo Batman o, ancora, con i vari capitoli di Assassin’s Creed, avrà lavoro facilitato nel prendere dimestichezza con una classica gestione dei combattimenti ancorata al dicotomico: “schiva e colpisci”, dove ogni movimento sarà dettato da combo attivate dalla pressione in sequenza di pochissimi tasti.
Per migliorare la gestione delle azioni a disposizione, gli sviluppatori hanno ben pensato di implementare un vero e proprio “laboratorio combo” dove, sfruttando l’uso dei Pressen (paragonabili a varie facoltà), si potranno scrivere le sequenze da usare. L’accumulo di PPP (Punti Padronanza Procedura) durante la moltitudine di combattimenti affrontati serviranno per sbloccare i diversi Pressen, suddivisi in quattro categorie: Potenza, Rigenerazione, Raffreddamento e Catene permettendo la compilazione della serie da usare, interamente personalizzabili con i tasti via via sbloccabili, fatta eccezione per il primo della schiera che non potrà mai essere modificato. Premuta correttamente durante gli scontri, ogni diversa “serie di comandi” attiverà attacchi devastanti o rigenerazioni graduali della salute.
Ad assistere Nilin nei combattimenti il giocatore dovrà confrontarsi anche con particolari abilità che il personaggio svilupperà, o meglio ricorderà di avere, durante il prosieguo dell’avventura e che risulteranno indispensabili per affrontare determinate fasi di gioco e sconfiggere particolari nemici. Esempi possono essere il dono dell’invisibilità o la capacità di stordire gli avversari prima di colpirli, soprattutto se si tratta di opponenti numerosi o abbastanza ostici.
Altro strumento d’offesa messo a disposizione della causa è rappresentato da una sorta di guanto cibernetico, programmabile e in grado di sparare scariche elettrostatiche (Spammer), infrangere muri e ostacoli obypassare porte e cancelli chiusi da chiavi criptate.
Discorso a parte va fatto per quella che, a nostro giudizio, appare essere la miglior trovata dei Dontnod, l’arma definitiva data a Nilin, ovvero la possibilità di mixare e manipolare i ricordi e, di conseguenza, la memoria altrui. Una volta entrati nel ricordo si avrà l’impressione di trovarsi in una speciale cabina di regia con lo strabiliante potere di far fluire o riavvolgere un filmato interattivo a piacimento sfruttando semplicemente le leve analogiche alla ricerca di “bug mnemonici”. Questi piccoli paradossi narrativi sono alterabili in modo da mutare o variare a piacimento il risultato finale del ricordo, tanto da modificare irrimediabilmente la convinzione del personaggio su come siano andate realmente le cose. Non sempre portando alcune interazioni si otterrà il risultato sperato, quindi si dovrà nuovamente intervenire in altro modo sul ricordo originale, fino ad ottenere l’epilogo sperato. Il tutto è estremamente coinvolgente e divertente.
Per completare gli episodi che compongono l’avventura bisognerà muoversi da un punto all’altro percorrendo vie e sottovie cittadine balzando pure su tetti e cornicioni come provetti veterani di parkour.
Gli avversari da fronteggiare sono stati abilmente differenziati. Si va dai semplici Leaper, ai più resistenti Skinner passando per droni e mutanti invisibili, individuabili solo grazie alla vicinanza di fonti luminose. Non bisogna sottovalutare l’aspetto strategico da adottare durante la frenesia della lotta. Usare al meglio ogni singola facoltà, potere o risorsa per abbattere la manovalanza, spesso e volentieri sarà l’unica chiave di lettura per giungere al successo.
Disseminati negli scenari, oltre ai nemici, figureranno diversi ostacoli accompagnati da un miscuglio di semplici enigmi da risolvere contornati da ricordi lasciati da altri Erroristi e reminiscenze che aiuteranno a capire come affrontare il problema o indicheranno dove trovare collezionabili, oggetti e documenti da raccogliere.
Apprezzabile, infine, la possibilità, qualora il gioco dovesse dimostrarsi estremamente ostico in determinate fasi, di poter variare a piacimento ed in ogni momento la difficoltà selezionata conservando tutti i risultati ottenuti precedentemente, annientando in questo modo il pericolo frustrazione per il giocatore.
Completare i diversi scenari suddivisi in episodi richiederà mediamente dalle sette alle nove ore al massimo, con la possibilità di sbloccare artworh 2D e rappresentazioni dei personaggi, una volta inanellati tutti gli obiettivi.

Metropoli cyberpunk

La rappresentazione grafica è resa magistralmente. Si fa apprezzare l’ottima cura dei dettagli dei vari scenari, soprattutto quando si tratta di differenziare le varie zone della città in un’alternanza di ricchezza, sfarzo, degrado e scempio. Purtroppo sarà come ammirare una stupenda cartolina virtuale visto che le possibilità di interazione con l’ambiente circostanze sono davvero poche. Malgrado la bontà dell’impatto visivo, il motore grafico sembra avere qualche incertezza nell’elaborazione delle texture e nella gestione dei movimenti delle forze nemiche che affollano lo schermo. Immersi nell’azione aiuta non poco l’uso sapiente delle inquadrature di gioco con le telecamere che, in alcuni frangenti, regalano una visuale dall’alto che agevola i movimenti e migliora il senso di orientamento per facilitare il raggiungimento dei punti che permettono il prosieguo del cammino alla ricerca di appigli per le arrampicate. Voti altissimi per quel che riguarda la strabiliante realizzazione dei filmati interattivi, davvero ben fatti.
Il comparto sonoro è quanto di meglio si sarebbe potuto chiedere. La scelta dei brani e degli effetti sonori appare davvero incredibile, con alcune tracce capaci di farsi apprezzare dagli amanti della musica tecno ed elettronica anche se ascoltate nel proprio lettore Mp3 lontano dall’azione di gioco.
Analizzando la buona resa del doppiaggio italiano fa storcere un po’ il naso la scelta poco felice di utilizzare lo stesso doppiatore per ricoprire più ruoli, ma oramai sembra una prassi diffusa ritrovata in diversi titoli. A voler essere pignoli, in alcuni casi, abbiamo riscontrato anche una leggera mancanza di sincronizzazione tra il sonoro e il labiale, ma nulla di così eccessivamente insopportabile.

Memento…

Remember Me è uno di quei titoli destinati a non cadere nel dimenticatoio, sebbene non riesca a raggiungere il grado d’eccellenza. Malgrado l’inesperienza del team di sviluppo, il risultato finale sorprende, tanto da raggiungere quasi il grado d’eccellenza tentando da subito la scalata verso l’Olimpo videoludico e gettando solide basi che lascino ben sperare per i progetti futuri firmati Dontnod. 
L’idea è originale, gli scenari e le ambientazioni decisamente azzeccate, così come la caratterizzazione della protagonista, accendono l’interesse e lo stupore del giocatore già dai primissimi minuti di gioco, prendendolo quasi per mano e accompagnandolo durante tutto il viaggio che lo attende. Finalmente, sebbene si ritrovino temi e stralci di gameplay già visti, è possibile segnalare anche significative novità nelle meccaniche di gioco, come la particolarissima gestione del mix mnemonico, che impreziosisce e aggiunge ulteriore valore e consistenza ad una trama, forse condotta in modo frettoloso, ma assolutamente ben confezionata.
L’avventura è destinata a finire in fretta non regalando stimoli, interessi o obiettivi ulteriori per ricominciare da capo lasciando comunque un vivido, è proprio il caso di dirlo, ricordo nella mente di chi riuscirà a raggiungere l’obiettivo finale. Tra innegabili pregi e indiscutibili difetti spicca un enorme potenziale, contornato da qualche mancanza di troppo che intacca la sua piena espressività, ma che non ci impedisce, comunque, di sbilanciarci verso un giudizio che non può che essere decisamente positivo.