Recensione di Tom Clancy’s Splinter Cell: Conviction - Recensione

Recensione di Tom Clancy's Splinter Cell: Conviction di Console Tribe

Qualora abbiate seguito sin dal principio l’iter produttivo di Splinter Cell: Conviction, avrete bene a mente quanto la realizzazione di quest’ultimo sia il risultato di un parto alquanto travagliato. Come molti di voi ricorderanno, si iniziò a parlare del suo sviluppo a partire dall’ultimo quadrimestre dell’ormai lontano 2006, proprio quando trapelarono le prime immagini promozionali nonché il relativo logo.
Mostrato per la prima volta in video in occasione degli Ubidays, nella primavera del 2007, Sam Fisher si palesò agli occhi dei fan privato del suo inconfondibile carisma: appariva come un fuggitivo dall’aspetto trasandato, con tanto di barba e capelli lunghi. L’impatto non fu dei migliori, e persino i fan più accaniti espressero il proprio disappunto puntando il dito non solo a quel Sam Fisher irriconoscibile ma anche a un gameplay apparentemente stravolto e privato della sua inconfondibile personalità. Ciò costrinse la celebre software house francese a rivedere l’intero progetto, a tal punto da cambiare direzione più di una volta prediligendo alla fine un gameplay tanto vicino ai fasti di un tempo quanto maggiormente fruibile ed arricchito da nuove feature.
Ed è così che, dopo innumerevoli posticipi, il quinto capitolo dedicato a una delle icone videoludiche più riuscite di sempre, vede finalmente la luce.
Sam Fisher è tornato, ed è più incazzato che mai.

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Il passato non muore mai

Tutti abbiamo un passato, ma non sempre è piacevole. E Sam lo sa bene, non si dà pace: il sorriso di sua figlia, Sarah, ha cessato di illuminargli gli occhi dopo essere stata investita da un ubriaco, ponendo fine alla sua unica ragione di vita. Questi non ha più voglia di andare avanti. Nulla ha un senso ormai. Il dolore rischia di corroderlo, l’odio di dominarlo: Sam è cambiato, non è più lo stesso. Probabilmente non lo riconoscerebbe nemmeno Lambert, il suo migliore amico, che qualche anno prima lo stesso Sam fu costretto a uccidere. Ma il destino non ha ancora smesso di giocargli dei brutti scherzi, ha ancora qualcosa in serbo per lui: Andriy Kobin. È questo il nome del responsabile dell’omicidio di sua figlia. Perché la tragica morte di Sarah non fu un incidente, proprio no. Ciò scatena il desiderio di vendetta di Sam che, a dirla tutta, difficilmente avrebbe ceduto il proprio “io” all’invalidante rassegnazione. Così, spinto da una forza interiore tanto inspiegabile quanto indomabile, si reca a La Valletta, la capitale di Malta, per mettersi sulle tracce di Kobin e scoprire una verità più grande di quanto non si possa neanche lontanamente immaginare.
Questo l’incipit della trama pennellata ancora una volta dal talentuoso scrittore statunitense Tom Clancy, la cui collaborazione rappresenta oramai una costante. Sin dai primi minuti di gioco si evince come la storia alla base dell’ultima fatica di Ubisoft Montreal voglia offrire al giocatore un’introspezione della vita di Fisher, di ciò che gli rimane. Quest’ultimo, infatti, non si limiterà a vivere passivamente gli eventi, ma ne sarà il protagonista indiscusso, fino all’epilogo finale.

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Anima da predatore

Così come suggerito dalla trama, il gameplay di Splinter Cell: Conviction, pur restando fedele agli elementi portanti dei precedenti capitoli della serie, sfoggia alcune novità e delle meccaniche di gioco adesso più fruibili e dinamiche.
Abbandonata la Third Echelon, Sam Fisher è dilaniato dalla sete di vendetta, il che lo rende più letale, più agguerrito e per niente disposto a risparmiare la vita di chicchessia. Vuole andare dritto al punto: la verità.
Quantunque sia tuttora possibile massimizzare le nostre capacità di infiltrazione e mimetizzazione al fine di avere la meglio sull’avversario, in Spinter Cell: Conviction ci si sente in tal senso decisamente meno obbligati e più giustificati a “trasgredire”, uscendo allo scoperto e facendoci largo tra i numerosi nemici che ostacoleranno il nostro cammino. Per dirla breve, ciascuna sequenza di gioco potrà essere portata a termine esibendo due diversi approcci: il primo più fedele agli stealth puri, il secondo più votato all’azione. Vi sentirete quindi liberi di mettervi alla prova in base al vostro stile di gioco ed interpretare come meglio credete la missione in corso d’opera. Ad ogni modo bisogna riconoscere che il modo per gustare appieno delle potenzialità offerte dal gioco è affidarsi ancora una volta alle meccaniche stealth cui la serie ci ha abituati. Vi diciamo questo non perché l’approccio action sia poco funzionale o mal concepito ma semplicemente troviamo che sia di gran lunga più divertente sorprendere l’avversario a sua insaputa piuttosto che doverlo fare fuori poiché troppo esposti al fuoco nemico. Diciamo pure che il tutto va a braccetto con le varie situazioni proposte, più o meno “affollate”. Tutte le nostre vittime, infatti, sono praticamente consapevoli della nostra presenza o quantomeno sono coscienti del nostro imminente arrivo. Ed è proprio per questa ragione che è stata eliminata la possibilità di nascondere i cadaveri nell’ombra. I nemici inoltre saranno quasi sempre organizzati in gruppi e saranno ben disposti a chiamare i rinforzi laddove si renda necessario.

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Non ho paura del buio

Ma parliamo delle novità proposteci dagli sviluppatori. A tal proposito è impossibile non menzionare il nuovo sistema di copertura che ci permette di passare velocemente da un riparo all’altro senza allertare i nemici. Ogni volta che ci troveremo in prossimità di un riparo, come una semplice parete, una cassa, un’auto, un container o qualsiasi altra cosa sia in grado di offrire protezione, ci basterà tenere premuto il grilletto sinistro per accovacciarci ed adagiarci così alla copertura, fuggendo dagli occhi indiscreti di chi ci vorrebbe morti. Per spostarsi poi rapidamente verso un altro valido riparo sarà sufficiente puntare la visuale in direzione della successiva protezione più vicina e premere il tasto A. Gli spostamenti “cover to cover” saranno chiaramente disponibili fintanto che le coperture saranno raggiungibili. Esibendoci in queste azioni furtive potremo permetterci di aggirare il nemico senza che questi abbia il tempo di accorgersene, freddandolo così alle spalle oppure ancora prendendolo come ostaggio in modo da usarlo come scudo umano. A questa semplice manovra di aggiramento si somma la possibilità – come da tradizione – di nascondersi al buio evitando le sorgenti luminose; in tal modo ci renderemo invisibili agli occhi dei nemici e saremo in grado di sorprenderli furtivamente. Il buio si rivela quindi un potente alleato, tenetelo bene a mente, tanto che per facilitarvi le cose vi ritroverete a sparare alle diverse fonti di luce senza pensarci due volte. Ovviamente per chi ha paura del buio saranno cavoli amari, ma non è il vostro caso, siete abbastanza cresciutelli, non è così?
Ma per mandare a tappeto chiunque osi ostacolare la nostra vendetta potremo affidarci pure ad alcuni elementi dello stesso scenario di gioco: arrampicandoci su tubi e sporgenze avremo modo di precipitare addosso all’avversario, finendolo prima che questi riesca ad aprire bocca. Quest’ultima si rivela una manovra tattica di indubbia utilità che il più delle volte ci permetterà anche di raggiungere delle zone altrimenti inaccessibili.

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Una delle feature maggiormente criticata dai giocatori in occasione della sua primissima presentazione fu la cosiddetta “Marca e Colpisci”. Saremo onesti, di primo acchito anche noi rimanemmo un po’ perplessi, salvo poi ricrederci ed apprezzarne le relative qualità in sede di recensione. Si tratta essenzialmente della possibilità di marcare un numero predeterminato di nemici (dipende dall’arma in dotazione e dai potenziamenti acquistati) per poi eliminarli a colpo sicuro in una manciata di secondi e senza il rischio di sbagliare. Ovviamente è necessario che i bersagli designati si trovino all’interno del nostro campo visivo e quindi a portata di tiro. Trattandosi di “uccisioni automatiche” vedremo Sam Fisher esibirsi in movenze tanto spettacolari quanto ben congegnate e variabili in base all’area di gioco. Ma non lasciatevi ingannare: tale abilità sarà utilizzabile solo dopo aver ucciso un nemico in un attacco corpo a corpo. Siamo più che sicuri che alcuni di voi potrebbero storcere il naso e persino pensare che questa nuova feature possa in qualche modo snaturare l’appeal del titolo. Beh, mettetevi il cuore in pace: non è così; e vi spieghiamo pure la ragione. Il gameplay alla base della serie ha sempre privilegiato una forte dose di strategia, lasciando spazio a innumerevoli tattiche ed alternative. Ora, se ci pensate bene, l’abilità “Marca e Colpisci”, per essere usata al meglio, richiede uno studio attento dell’area di gioco, il conteggio certosino dei nemici in una determinata sezione nonché il rilevamento dei modi migliori per far fuori un nemico attraverso un attacco corpo a corpo, unico modo per abilitare la feature in questione. Provate ad eseguire in sequenza tutte queste azioni utilizzando poi la feature “Marca e Colpisci”: la componente stealth del titolo non risulta essere intaccata, anzi. E come se non bastasse, tanto per incrementare la tatticità, dovrete anche pensare se preservarla o meno, pianificando di conseguenza un’alternativa. Le possibilità sono tante e sono tutte nelle vostre mani.
Un’altra interessante novità, anch’essa duttile e decisamente utile negli scontri a fuoco più concitati, è rappresentata dalla feature “Ultima Posizione Nota”: ogni qualvolta saremo avvistati dal nemico ma saremo riusciti a metterci in fuga e a nasconderci nuovamente (possibilmente al buio), lasceremo una sagoma evanescente proprio dove ci hanno visti l’ultima volta. In questo modo i nemici verranno a cercarci dirigendosi esattamente in prossimità dell’ultima posizione nota, e noi saremo liberi di sorprenderli alle spalle e seccarli. Insomma, si tratta a tutti gli effetti di un vantaggio tattico di grande aiuto ed in grado di farci fare grasse risate. Ed è proprio in questi frangenti che purtroppo facciamo i conti con una I.A. avversaria altalenante e il più delle volte dotata di routine comportamentali scontate. Ma fortunatamente l’ago della bilancia si risolleva in occasione degli scontri a fuoco frontali, dove i nemici ci danno l’impressione di essere abbastanza coesi ed organizzati.

La mia fedele compagna

Così come siamo stati abituati dai precedenti capitoli della serie, Sam Fisher potrà contare anche stavolta su un arsenale di tutto rispetto, costituito da diversi tipi di pistole (con o senza silenziatore), mitragliatori, fucili d’assalto e fucili a pompa. A queste armi da fuoco, la cui presenza è oggigiorno una costante, si aggiungono ovviamente gli immancabili gadget che hanno differenziato il buon Sam da tutti gli altri “colleghi”; ritroviamo ad esempio la microcamera spia per sbirciare sotto le porte, il visore notturno, le granate stordenti, granate EMP, mine e così via. Difficilmente vi annoierete.
Ogni arma da fuoco nonché ogni gadget può essere oggetto di potenziamenti il cui acquisto dipende strettamente dai punti guadagnati attraverso il superamento di alcune sfide legate all’abilità del nostro alter-ego; si tratta ad esempio di ottenere dieci uccisioni furtive, cinque attacchi corpo a corpo, uccidere oltre una decina di nemici senza mai ricaricare l’arma in dotazione e tanto altro. Ciascuna sfida, inoltre, comprende più livelli: tanto più alto sarà il livello raggiunto, quanto maggiore saranno i punti guadagnati che potremo spendere nelle varie armerie disseminate qua e là nelle mappe di gioco.
Quando si parla di armi da fuoco, non si può non parlare del sistema di puntamento realizzato dagli sviluppatori. A tal proposito possiamo ritenerci più che soddisfatti, in quanto ci è sembrato piuttosto preciso e ben calibrato e peraltro è supportato da una mappatura dei tasti intuitiva e ben congegnata. Già dopo alcuni minuti vi sentirete a vostro agio senza il rischio di pigiare il tasto sbagliato.

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Una spalla su cui contare

L’offerta videoludica di Splinter Cell: Conviction, come era facilmente prevedibile, non si ferma alla sola campagna single player, peraltro di breve durata: per portarla a termine vi basteranno dalle 6 alle 8 ore. Gli sviluppatori di Ubisoft Montreal, infatti, hanno pensato bene di aggiungere alcune modalità di gioco online sia cooperative che competitive.
L’aggiunta più rilevante risiede nella presenza di una campagna cooperativa decisamente degna di nota, in quanto rappresenta a tutti gli effetti una valida storia concepita per essere vissuta in prima persona da due giocatori, e funge addirittura da prologo agli eventi che ci vengono narrati nella campagna single player. Qui, insieme ad un amico o chiunque altro voglia aggiungersi alla nostra partita, vestiremo i panni di due agenti segreti, il russo Kestrel e l’americano Archer; lo scopo della missione è fare luce sul traffico di pericolosi armamenti russi. Tale indagine ci condurrà verso oscuri complotti che finiranno per avere a che fare con Sam Fisher. Ovviamente non vi anticipiamo altro per non rovinarvi il piacere della scoperta.
E se giocare in compagnia è la vostra passione, sappiate che alla succitata campagna cooperativa si aggiungono ulteriori tre modalità: Cacciatore, Ultimo Uomo e Scontro Finale. Nella prima saremo chiamati a fronteggiare dei nemici in sei diverse mappe di gioco, ciascuna delle quali suddivisa in cinque settori. Contando sul supporto del nostro compagno dovremo fare un lavoro quanto più pulito possibile, senza farci scoprire; nel caso in cui dovessimo venire scoperti, infatti, i nemici chiameranno prontamente i rinforzi e a quel punto saremo costretti ad affrontare un numero superiore di avversari totali per ciascun settore della mappa.
La modalità Ultimo Uomo, invece, riprendendo quanto visto in quella appena descritta, ci vedrà impegnati a difendere e a disinnescare un ordigno EMP, uccidendo allo stesso tempo tutti i nemici che tenteranno di ostacolarci. Mai come in questo caso la cooperazione si rivela di fondamentale importanza.
La modalità Scontro Finale, infine, rappresenta l’unica modalità competitiva del titolo, palesandosi come un classico “duello” in cui i due giocatori partecipanti si sfideranno al fine di accumulare il maggior punteggio possibile, cercando al contempo di rispondere agli scontri a fuoco innescati dalle guardie guidate dalla CPU. Ogni morte sottrarrà tre punti, mentre trovare e liquidare il proprio avversario ne farà guadagnare cinque.
In definitiva il comparto multiplayer di Splinter Cell: Conviction si rivela solido e soprattutto diverso da ciò che molti altri titoli offrono. E per di più ciascuna modalità, oltre che online, può essere giocata in split screen sulla stessa console o tramite system link.
Un’offerta di tutto rispetto.

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I miei occhi non mi ingannano

Quando ci si trova dinanzi ad un titolo la cui uscita è stata più volte posticipata, quel che si pensa è che gli sviluppatori abbiano avuto tutto il tempo necessario per migliorarlo, perfezionando praticamente ogni aspetto, visivo e strutturale.
È il caso di Splinter Cell: Conviction? Sì e no.
Se la nostra risposta vi ha spiazzato e non riuscite a darvi una spiegazione, non vi resta che proseguire con la lettura.
Il comparto tecnico dell’ultima fatica made in Ubisoft, contrariamente a quanto ci si potesse aspettare, non fa gridare al miracolo, rivelandosi in alcuni frangenti sensibilmente inferiore rispetto agli elevati standard raggiunti da alcune recenti produzioni. Ma questo non vuol dire che ci troviamo di fronte ad un prodotto mediocre. Assolutamente no. Piuttosto sarebbe giusto dire che l’appeal visivo, in generale, è caratterizzato da alti e bassi. Per comprendere al meglio questa affermazione è sufficiente soffermarsi sulla modellazione poligonale dei diversi personaggi: mentre il protagonista, Sam Fisher, rappresenta senza alcun dubbio la vetta più alta, con un livello di dettaglio davvero eccezionale, lo stesso non si può dire dei comprimari, che risultano realizzati con un numero di poligoni innegabilmente inferiore.
Di ottima fattura le animazioni, soprattutto per quanto riguarda la mimica facciale e le movenze relative alle sequenze più cinematiche.
Il design degli scenari di gioco risulta magistralmente studiato per adattarsi al meglio alle dinamiche prettamente stealth che il titolo esibisce con orgoglio; ogni area appare ben curata e ricca di elementi architettonici in grado di incentivare il lavoro di squadra e l’utilizzo dei ripari. Ed è proprio parlando delle ambientazioni di gioco che risulta impossibile non menzionare il caratteristico utilizzo della palette cromatica: ogni volta che saremo ben nascosti al buio, questa privilegerà il bianco ed il nero, diversamente dalle tinte colorate normalmente utilizzate quando saremo visibili.
Le texture ambientali riconfermano purtroppo quanto detto per la modellazione poligonale. Anche in questo caso, infatti, è facile riscontrare una qualità altalenante riconducibile il più delle volte al numero di oggetti contemporaneamente presenti su schermo.

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La gestione delle fonti luminose, invece, è di pregevole fattura, e dal momento che è possibile sparare alle diverse sorgenti di luce, danneggiandole, non poteva essere altrimenti. Del resto uno degli aspetti cruciali di Splinter Cell: Conviction è proprio l’alternanza di zone di luce e zone d’ombra.
Per quanto concerne la fluidità dell’azione, non abbiamo notato nessun calo di framerate, che si mantiene assolutamente stabile anche in occasione delle sessioni più concitate.
Ma laddove il numero dei fotogrammi al secondo sfoggia una stabilità ammirevole, il motore grafico mostra il fianco ad alcuni problemi di sincronizzazione verticale, anche se a essere onesti, data l’entità minima dell’inconveniente, tale difetto non riesce per fortuna ad intaccare l’esperienza giocata; è auspicabile che gli sviluppatori possano rilasciare a breve una patch correttiva. Ma non temete, possibilmente nemmeno ci farete caso.
Tecnicismi a parte troviamo sia doveroso spendere qualche parola per parlarvi di un vero e proprio tocco di classe: alcune sequenze video, come ad esempio i numerosi flashback di Fisher oppure ancora gli stessi obiettivi della missione, saranno proiettati direttamente sulle ambientazioni di gioco in modo assolutamente dinamico e senza interrompere la sessione in-game in corso. Una trovata geniale e ricca di stile.
Un’altra chicca è rappresentata dalla presenza degli interrogatori: durante il proseguo della storia principale avremo a che fare con alcuni tizi che ci diranno tutto quello che sanno solo se sottoposti ad un violento interrogatorio; useremo quindi le maniere forti sbattendo ad esempio la testa del malcapitato di turno contro il vetro di un televisore (schizzi di sangue inclusi) oppure contro un lavandino o, perché no, contro la porta di un bagno pubblico sorprendendo così l’occupante!
Tirando le somme, l’impianto grafico di Splinter Cell: Conviction, sebbene non stupisca come altri titoli dell’attuale generazione, sa dire decisamente la sua e si colloca in ogni caso tra le migliori produzioni di questo inizio d’anno.
Il comparto audio vanta un discreto doppiaggio interamente localizzato in lingua italiana (si sente la mancanza di Luca Ward) ed una colonna sonora i cui 17 brani sono stati composti da Kaveh Cohen e Michael Nielsen.
Risultano apprezzabili pure gli effetti sonori, anche se siamo ben distanti dal realismo raggiunto dal recente Battlefield: Bad Company 2.

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Chi non muore si rivede

Per i fan di lunga data i quattro anni che sono trascorsi dall’ultima apparizione saranno sembrati un’eternità. Ma Sam è tornato. E con lui il suo innegabile carisma.
Gli sviluppatori di Ubisoft Montreal, riprendendo quanto di buono fatto in occasione dei precedenti capitoli, sono riusciti a svecchiare il brand mediante l’introduzione di alcune nuove feature e dei tocchi di classe degni di nota, modellandone il gameplay senza però tradire la tradizione e genuinità dello stealth gaming che abbiamo imparato a conoscere circa otto anni fa.
L’aggiunta di una componente multiplayer appagante e spassosa, poi, non fa altro che incrementare il valore totale del pacchetto messo a punto dagli sviluppatori.
Splinter Cell: Conviction rappresenta a conti fatti la naturale evoluzione della serie e, a nostro modo di vedere, la lunga attesa è stata ripagata.
Acquisto dunque consigliato a tutti i possessori di una Xbox 360.