Recensione di Shift 2: Unleashed - Recensione

Recensione di Shift 2: Unleashed di Console Tribe

“Fare il pilota vuol dire prendere esattamente una curva a 240 km all’ora. A 239 hai perso la corsa. A 241 hai perso la macchina.” (Jean-Luis Trintignant)

Lanciato poco meno di due anni fa, il primo Shift si è rivelato uno dei racing game più sorprendenti dell’attuale generazione, soprattutto considerando il brusco calo di consensi attribuibile ai flop di Pro Street e Undercover. Oggi, gli sviluppatori di Slightly Mad Studios, celebri per aver contribuito alla realizzazione di GTR, ci riprovano con Shift 2: Unleashed, ancora una volta con l’intento di ammaliare critica e giocatori.
Ci saranno riusciti? Allacciate la cintura e tenetevi forte, si parte!

Prima la gavetta, poi il successo

Dell’offerta single player dell’ultima fatica degli sviluppatori inglesi sapevamo già cosa aspettarci. Nel corso delle ultime settimane, infatti, lo stesso producer del gioco, Jesse Abney, non ha fatto altro che rilasciare interviste a destra e a manca spiegando alla stampa del settore come sarebbe stata la modalità Carriera, vero e proprio cuore nevralgico di qualsiasi simulatore di guida e non solo. Nel caso specifico, i meccanismi che regolano quest’ultima sono semplici e senz’altro già sperimentati in altri titoli appartenenti allo stesso genere, compreso il primo Shift. Anche stavolta, come da copione, partiremo da una serie di competizioni minori fino a guadagnarci la reputazione e la consapevolezza che ci permetteranno di prendere parte all’ambito campionato mondiale GT1, riservato ai veri assi del volante.
Nelle primissime fasi di gioco, guidati da un pilota professionista in carne ed ossa, scenderemo per la prima volta in pista per apprendere al meglio le basi della guida sportiva. Terminata questa breve sessione di prova – che funge praticamente da tutorial – è lo stesso Vaughn Gittin Jr, pilota di Formula D, che, in base alla nostra prestazione, ci suggerirà le impostazioni di guida più idonee per la nostra scalata al successo. Ma nei panni di un pilota alle prime armi non potevamo non fare i conti con delle risorse monetarie piuttosto risicate, ma comunque sufficienti per acquistare la nostra prima “carriola”, scegliendola ovviamente da un ristretto gruppo di utilitarie lungi dall’essere catalogate come “auto da sogno”. Ma del resto ci sembra anche giusto farci le ossa, la gavetta non ha fatto male a nessuno, anzi. Voi che dite?
Partecipando ai vari eventi otterremo premi in denaro proporzionali al nostro piazzamento, nonché medaglie e gli ormai celeberrimi punti esperienza (PE). Questi, parallelamente a quanto visto già in Gran Turismo 5, ci serviranno per veder crescere il nostro livello pilota e all’aumentare di quest’ultimo sbloccheremo nuove auto ed eventi di categoria superiore. Esattamente come accadeva nel predecessore, il level-up sarà tanto legato ai podi quanto alla nostra condotta, difatti nel corso di ogni gara riceveremo dei punti esperienza extra legati a particolari azioni specifiche: eseguire sorpassi puliti, percorrere curve perfette, dominare un giro rimanendo in testa, seguire la traiettoria ideale senza fuoripista, stare in scia, segnare giri record e quant’altro.

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Come vedete, la modalità Carriera di Shift 2: Unleashed non è stata oggetto di particolari stravolgimenti concettuali e strutturali ma ciononostante riesce nell’intento di coinvolgere il giocatore spronandolo ad andare avanti. La varietà è infatti garantita dalla presenza di diverse discipline di gara: Drift, Time Attack, Endurance, Works (auto elaborate), Retro (auto classiche e d’epoca), Muscle Car, GT3 e GT1. In definitiva, se le quattro ruote sono la vostra passione, non vi annoierete mai e, a patto di aver raggiunto il rispettivo livello pilota, potrete partecipare a qualsiasi competizione anche senza rispettare un ordine cronologico prestabilito, quantunque l’accesso sia talvolta riservato ad una specifica classe dell’auto (dalla D alla A, in base alle prestazioni) o categoria, ad eccezione degli eventi “a invito” dove l’auto vi verrà concessa in prestito.
Qualora volessimo staccarci un po’ dalla Carriera, scrollandoci di dosso la tensione accumulata, potremo trastullarci con le immancabili gare veloci personalizzando praticamente ogni aspetto, dal circuito all’auto.

I sei gradi di separazione

La longevità della modalità Carriera è garantita inoltre dall’Autolog 2.0, ovvero una rivisitazione della feature che abbiamo imparato a conoscere in Hot Pursuit e che rappresenta a conti fatti una sorta di social network in chiave motoristica. Una volta connessi alla rete, infatti, avremo modo di restare costantemente in contatto con i nostri amici, comparando al tempo stesso record e statistiche e consigliando loro eventi degni di nota. Attraverso la funzione Galleria, infine, è possibile condividere foto e replay delle nostre mirabolanti performance di gara.
Il comparto online di Shift 2 è strutturato secondo i più classici canoni del genere, per cui sarà possibile prendere parte a sessioni di gioco libere o classificate in diverse modalità: dalla classica Gara fino a 12 giocatori alla Sfida a Tempo, dal Duello tra Piloti ad una variante basata sul raggiungimento dei piloti più veloci in pista.
Ma il fiore all’occhiello è l’inedito Campionato Duello tra Piloti, in cui saremo chiamati a gareggiare contro piloti casuali provenienti da ogni parte del mondo in una sorta di competizione a turni e ad eliminazione diretta. Superate tutte le fasi e raggiunta la vittoria finale, otterremo un singolare riconoscimento battezzato per l’occasione “corona”. Denaro e punti esperienza ci verranno elargiti anche online in base ai piazzamenti e alla condotta di gara, proprio come accade nella Carriera offline.
Durante i nostri test non abbiamo sperimentato particolari problemi legati alla stabilità del netcode ma è giusto precisare che mentre vi scriviamo i server sono popolati da un numero davvero irrisorio di giocatori; tuttavia, consci dell’esperienza maturata sul campo da EA, abbiamo ragione di credere che tutto possa funzionare al meglio anche quando il gioco sarà disponibile nei negozi.

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Un salto in officina

Il parco auto a nostra disposizione, sebbene non possa competere con i numeri che solo Gran Turismo 5 e Forza Motorsport 3 possono snocciolare, riesce comunque a dire la sua grazie ad una scelta oculata di costruttori e modelli, per un totale di circa 120 auto. Si passa dalle utilitarie più comuni a veri e propri bolidi da sogno griffati Lamborghini, Bugatti, Audi, BMW, Ford, Chevrolet, Porsche, Mercedes, Dodge e altri. E le Ferrari? Assenti ingiustificate. Di nuovo. Ricordateci di tirare le orecchie agli sviluppatori.
Anche in Shift 2 ritroviamo l’immancabile Concessionaria, vetrina virtuale che potremo visitare ogni volta che vorremo farlo e dove sarà possibile acquistare l’auto dei nostri sogni, possibilmente tenendo conto delle restrizioni relative alla gara che intendiamo disputare da lì a poco. Ma il denaro vinto nelle gare, oltre che per cambiare auto, ci servirà pure per recarci in officina, dove potremo elaborare la nostra auto preferita acquistando uno o più potenziamenti, per l’occasione intelligentemente suddivisi in macrocategorie: motore, trasmissione, turbocompressione, sospensioni, freni, gomme, carrozzeria e N2O. Potremo montare scarichi elaborati, alberi a camme da competizione, valvole e alberi motore dal diametro maggiorato, centraline da gara, volani sportivi, cambi e frizione da gara, turbine e intercooler maggiorati, sospensioni con molle di rimbalzo da gara, freni da gara, carrozzerie da competizione (paraurti e minigonne) e tanto, tanto altro, compresa la possibilità di sostituire l’intero blocco motore, modificando così persino il tipo di trazione. Ogni componente montato influirà sui parametri della singola auto fino ad aumentarne la classe stessa di appartenenza. A tal proposito i parametri da tenere in considerazione per raggiungere il giusto equilibrio sono praticamente i soliti: velocità massima, accelerazione, manovrabilità e frenata. Accanto a questi, inoltre, troviamo una speciale barra supplementare battezzata Stato elaborazione: al raggiungimento del 75 % (in base ai pezzi montati) viene sbloccato il potenziamento completo che destina l’auto nell’olimpo delle quattro ruote “elaborate”.
Dopo aver montato tutti i potenziamenti che fanno al caso nostro, è poi possibile effettuare anche un’accurata messa a punto, “avanzata” per i più esperti, con decine e decine di parametri modificabili (tutti accompagnati da una breve ma chiara descrizione), o “veloce” per chi invece desidera andare al sodo senza smanettare troppo, intervenendo quindi su parametri base come la deportanza, il bilanciamento tra sottosterzo e sovrasterzo, i rapporti del cambio e il gioco dello sterzo, utile ad esempio per privilegiare una sterzata più pronta e reattiva in occasione dei tornanti più stretti. La cosa interessante è che ogni assetto potrà essere salvato associandolo ad uno o più tracciati attraverso un comodissimo sistema di spunte, risolvendo definitivamente la frustrante necessità di dover dare un nome abbastanza esplicativo ad ogni assetto sviluppato. Per i più temerari è disponibile anche una pratica telemetria in tempo reale consultabile anche in gara attraverso la pressione della freccia direzionale sinistra del D-pad.
Un plauso va agli sviluppatori per l’eccellente organizzazione dei menu, anche in questi frangenti facili da navigare e perfettamente gestibili già ad una prima occhiata.
E la personalizzazione estetica? Tranquilli, c’è pure quella! Così come avveniva nel primo Shift, l’auto in dotazione può essere customizzata scegliendo la verniciatura più stravagante per ogni singola parte della carrozzeria – variandone colore, tipo di vernice (lucido, smaltato, metallizzato, perlato, ecc.) sfumatura, saturazione e luminosità, applicando decalcomanie personalizzate o livree predefinite e montando cerchi in lega maggiorati delle marche più note. Armatevi di pazienza e la vostra auto sarà davvero unica al mondo.

!==PB==!
The real racing experience

Se vi dicessimo che Shift 2 è a tutti gli effetti un “first person racing game”, non commetteremmo alcun errore. Per i pochi che non lo sapessero, infatti, una delle feature più chiacchierate del titolo firmato Slightly Mad è la cosiddetta visuale casco, o “helmet cam”. Quest’ultima ci catapulterà direttamente all’interno del casco del pilota, garantendoci un tasso di immedesimazione senza eguali nonché un’esperienza visiva da primato. Vivremo il punto di vista dello stesso pilota, guardando ogni cosa attraverso i suoi occhi, con tutti gli effetti che ne derivano: sobbalzi, vibrazioni e accelerazioni gravitazionali. Raggiungendo velocità folli, un ponderato effetto motion blur sfocherà gradualmente la plancia della vettura ed i bordi della pista, enfatizzando in tal senso il punto focale e l’attività delle ghiandole surrenali del nostro alter-ego. Ogni curva, inoltre, verrà anticipata dallo stesso sguardo del pilota, il che ci aiuterà ad impostare al meglio la traiettoria ideale. Ma non è tutto, a ogni incidente vivremo in prima persona anche lo “shock” vissuto dal pilota attraverso un’attenta desaturazione dell’immagine ed un audio sapientemente ovattato in grado di restituire persino l’affanno ed i tipici effetti da rintronamento.
Abbiate fiducia, questa sorprendente visuale interna, benché disorientante le prime volte che la userete, condannerà all’obsolescenza tutte le altre visuali.
Guidare un’auto da corsa non era mai stato così reale.

Una simulazione su misura

Quando ci si trova di fronte ad un nuovo racing game, la domanda più ricorrente che gli appassionati del genere non possono non porsi è quasi sempre la seguente: “Simulazione o arcade?”
Se fino a qualche anno fa tale distinzione era davvero imprescindibile, di recente abbiamo invece assistito alla nascita e alla conseguente evoluzione di un genere che potremmo definire una sorta di ibrido, capace di abbracciare le esigenze e le competenze di più giocatori, esperti e non. Nel nostro caso specifico, Shift 2: Unleashed ripercorre la strada intrapresa da altri esponenti illustri, offrendo un modello di guida totalmente personalizzabile ma sempre svincolato dall’effettivo realismo. Ancora una volta, quindi, potremo scegliere se disabilitare o meno gli ormai arcinoti “aiuti alla guida”: ABS, controllo della trazione e della stabilità, sterzata e frenata assistita, traiettoria ideale e incidenza dei danni. A questi si aggiunge la possibilità di variare il livello di simulazione – da Principiante ad Elite – e l’aggressività dei piloti controllati dall’intelligenza artificiale. Le intenzioni degli sviluppatori di Slightly Mad Studios sono chiare sin da subito: proporre al giocatore un’esperienza di guida quanto più flessibile possibile e capace quindi di accontentare praticamente tutti, sia gli amanti della simulazione sia gli irriducibili piloti della domenica; sta a voi trovare il giusto compromesso. Ovviamente il nostro consiglio è quello di cavalcare la morbida curva di apprendimento andando a disabilitare uno alla volta tutti gli aiuti disponibili, fino a sperimentare il massimo grado di simulazione che il gioco ha da offrire. In questo caso, infatti, il feeling di guida è abbastanza buono e, sebbene non si discosti nettamente da quanto già visto nel predecessore, ci troviamo di fronte ad un modello di guida profondo ed appagante il cui raggio di veridicità è stato sensibilmente ampliato grazie all’implementazione di una fisica adesso più elaborata e ricca di variabili. Basti pensare che il famigerato “effetto perno” è stato finalmente ridotto favorendo così un ingresso in curva più pulito. A tal proposito, al fine di ottenere una risposta ai comandi ottimale, vi consigliamo di calibrare attraverso l’apposito menu sia la dead zone che la sensibilità del volante o dell’analogico del pad.
Parlando di gare automobilistiche risulta impossibile saltare a piè pari l’argomento “danni”. Questi, per nostra gioia, sono stati implementati a dovere e, come visto in tanti altri titoli, possono essere sia solo estetici che effettivi. Se attivati in maniera completa, ogni contatto con gli avversari non solo rovinerà la carrozzeria, graffiandola o accartocciandola, ma condizionerà persino l’esito della gara, compromettendo ad esempio l’equilibratura e la convergenza dell’auto costringendoci a frequenti ed invalidanti correzioni di traiettoria. Nei casi più gravi, invece, schiantandoci contro un guardarail o un muretto ad alta velocità, non solo resteremo a piedi ma manderemo letteralmente in frantumi la nostra auto, perdendo cofano, paraurti e ruote. Gli incidenti più scenografici, inoltre, verranno spettacolarizzati da un effetto slow motion impreziosito da una palette cromatica dominata dal bianco e dal nero.

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Ottima anche la riproduzione delle collisioni che, a differenza di quanto sperimentato in Gran Turismo 5, risultano sempre verosimili e del tutto svincolate dal fastidioso “effetto rimbalzo”. Le conseguenze di un impatto terranno conto della velocità e delle condizioni di attrito di ambedue le vetture appena scontratesi.
L’I.A. poggia su routine comportamentali dinamiche e regolamentate da algoritmi ben studiati basati essenzialmente sulla nostra condotta di gara: tanto più saremo vincenti, quanto più aggressivi saranno i piloti avversari, “sportellandoci” quando necessario e privilegiando sorpassi al limite. Inoltre, qualora decidessimo di seguire la loro scia, assisteremo a comportamenti quasi “umani”: pur di scongiurare il nostro avvicinamento, li vedremo cambiare traiettoria, addirittura zigzagando in base alle nostre argute manovre invasive, oppure ancora li metteremo talmente sotto pressione da spingerli all’errore.

Asfalto bollente

Tecnicamente parlando, Shift 2: Unleashed si presenta piuttosto bene, sfoderando un comparto tecnico all’altezza delle aspettative. La modellazione poligonale delle vetture, dalla carrozzeria agli interni, è di ottima qualità, così come l’eccezionale ricostruzione virtuale dei tracciati che, sebbene mostrino il fianco ad un aliasing che non può passare inosservato, specie per quanto riguarda la vegetazione a bordo pista e altri elementi di contorno, riescono tuttavia a sorprendere positivamente. Il gioco annovera ben 35 location, per un totale di circa 80 varianti. I circuiti reali disponibili nel gioco sono i seguenti: Silverstone, Mount Panorama, Donington, Brno, Monza, SPA Francorchamps, Laguna Seca, Brands Hatch, Nordschleife e Catalunya. Accanto a questi, poi, ce ne sono altri fittizi – ma non per questo meno tecnici o spettacolari – ambientati nelle città di Londra, Tokyo e Miami. A prescindere dalla pista, la cura realizzativa salta subito all’occhio: dalle tipiche irregolarità dell’asfalto alle tracce degli pneumatici, dalla polvere ed i detriti ai caratteristici saliscendi di tracciati famosi, come ad esempio il mitico cavatappino di Laguna Seca o i tornantini del circuito australiano di Mount Panorama. Quanto alle proporzioni, invece, abbiamo avuto l’impressione che in alcune location la carreggiata sia stata leggermente allargata, possibilmente per concedere maggiore spazio a bagarre più affollate. E parlando dei tracciati non possiamo che scuotere la testa per la mancata implementazione del meteo variabile in tempo reale: stando a quanto dichiarato, tale feature sarebbe stata impossibile in quanto la già complicata fisica non avrebbe permesso il calcolo di ulteriori algoritmi. Niente pioggia quindi, ma in compenso sarà possibile correre in quasi tutti i circuiti in tre momenti diversi della giornata: di giorno, al crepuscolo e di notte.
Ma Shift 2 mostra i muscoli quando si parla di effettistica, e in particolar modo alludiamo all’eccezionale gestione dinamica delle sorgenti luminose, che trasforma le gare in notturna in un’esperienza visiva assolutamente memorabile. Ottimi anche gli effetti particellari, come ad esempio la polvere sollevata quando si finisce fuoripista, che sporca persino il parabrezza, o il fumo prodotto da una derapata di potenza.
Il framerate s’è rivelato solido come la roccia, mantenendo i 30 fps costanti anche nelle condizioni di gara più estreme, come tamponamenti a catena o spettacolari incidenti con tanto di capottamenti e pezzi saltati.

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Di buona fattura anche il comparto sonoro, sebbene si attesti leggermente al di sotto dell’impianto grafico pocanzi sviscerato. Se l’effettistica ambientale non può essere oggetto di particolari critiche, con un buon campionamento del rombo dei motori, lo stesso non si può dire della colonna sonora: le tracce sono poche e tendono a ripetersi un po’ troppo spesso, diventando alla lunga noiose. Il doppiaggio, interamente localizzato in lingua nostrana, di certo non fa gridare al miracolo ma tutto sommato aiuta non poco ad immedesimare ulteriormente il giocatore in quella che è una vera e propria scalata al successo.

Bandiera a scacchi

Concludendo, Shift 2: Unleashed s’è rivelato un titolo confezionato con cura e destinato a bissare il successo del primo capitolo. I talentuosi sviluppatori di Slightly Mad Studios sono riusciti ancora una volta a fare centro, plasmando un titolo profondo e divertente da giocare, votato più alla riproduzione del feeling di guida che alla ricerca ossessiva della simulazione estrema, a favore di una spettacolarità ed un coinvolgimento praticamente senza precedenti.
Forte di un modello di guida stratificato, una carriera ben strutturata, un’I.A. eccezionale, una visuale di gioco fuori dall’ordinario ed un online ricco e sublimato dall’Autolog, Shift 2: Unleashed si conferma un’esperienza di guida entusiasmante ed adrenalinica che i più appassionati non possono farsi scappare.
Date una lucidata al casco e una rattoppata a guanti e tuta: è ora di scendere nuovamente in pista.