Recensione di Need for Speed: The Run - Recensione

Recensione di Need for Speed: The Run di Console Tribe

Dopo un portentoso ritorno ai fasti di un tempo con Hot Pursuit, la saga di Need For Speed tenta di mantenere la retta via a seguito del successo firmato Criterion. Ci provano quindi i ragazzi di Black Box che, dopo il pessimo Undercover, vogliono riscattarsi e provare a seguire le orme dei loro rinomati predecessori. Saranno stati in grado di conservare l’inimitabile carisma della serie?

San Francisco-New York: sola andata

La prima caratteristica interessante di The Run è il concept alla base della nuova carriera a giocatore singolo: 250 piloti dovranno darsi battaglia in una folle corsa da San Francisco a New York; il primo che arriva si porta via 25 milioni di dollari in contanti. Al nostro protagonista, Jack Rourke, non rimane altra scelta che partecipare visto che la mafia vuole la sua testa a fronte di un debito non saldato. Fuggito per miracolo prima che la sua macchina venisse “pressata” (con lui dentro), il povero Jack verrà salvato da una provocante vecchia amica che gli proporrà di partecipare alla corsa. Il plot proposto risulta inizialmente coinvolgente nonostante sia pieno di cliché, tuttavia non viene supportato a dovere: le cutscene sono pochissime, i personaggi di contorno vengono caratterizzati brevemente solo attraverso schermate scritte e la storia si perde in breve tempo nell’anonimato. Interessanti ma brevissime le scene in-game dove controlleremo direttamente Jack, più che altro in scene di fuga o scazzottate a mani nude, interamente incentrate sul quick time event, nulla che possa minimamente essere annoverato tra i fattori caratteristici del titolo, comunque. Ma non è su questo che ha puntato Black Box, come era intuibile.

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Hot Pursuit insegna

Se vuoi riconquistare il cuore dei fan, torna alle origini. Questa è la regola d’oro di questo mondo, a meno che non ti venga in mente l’innovazione geniale. Questa saga è stata deturpata in ogni modo possibile, infarcita di tuning, corse LEGALI (?!), storie pretenziose ed espedienti mal riusciti. Criterion lo scorso anno ha ridato al brand nuova vita con uno straordinario Hot Pursuit, un titolo che era un Need For Speed fino al midollo. La cosa positiva è che anche The Run è un Need For Speed fino al midollo, e già questo basterebbe a farlo amare dai fan.
La mega corsa è ovviamente divisa in più tappe ed il nostro percorso verso ognuna di queste è a sua volta diviso in più sequenze, che andranno a costituire una nuova gara da affrontare. L’obiettivo principale sarà sempre quello di guadagnare posizioni, in quanto ogni tappa ci richiederà di arrivare entro un certo numero di piloti. L’evento predominante, quello che si presenterà più spesso, sarà quindi quella in cui dovremo superare un dato numero di corridori ma la varietà del gameplay ci impegnerà anche in gare dove dovremo guadagnare tempo sui piloti appena superati, correre velocemente verso un checkpoint chiave oppure affrontare dei piloti particolarmente ostici da battere, una sorta di “boss” se ci passate il termine.
Va detto che l’eccessiva frammentazione dell’avventura è sopperita dall’ottima qualità di ogni gara. La nostra galoppata fino a New York sarà una sequela di scariche di adrenalina. Ogni corsa sarà sofferta fino all’ultima curva e, nonostante la struttura chiusa della modalità (di fatto per proseguire dovremo necessariamente portare a termine l’obiettivo richiesto per ogni evento), il divertimento sarà sempre assicurato, in puro stile Need For Speed.
Ciò che colpisce maggiormente di questo titolo è la varietà e qualità del level design proposto: le ambientazioni saranno magnifiche, dalle classiche strade delle più famose metropoli americane, come Las Vegas o Chicago, ai deserti della Death Valley passando per le montagne rocciose del Nevada. Ogni scenario è diverso e caratterizzato da elementi importanti: ci capiterà infatti di correre nel deserto durante una tempesta di sabbia che renderà ogni scollinamento una roulette russa oppure di affrontare percorsi montani innevati o di correre su uno sterrato in stile rally, o fino a dover sfuggire a suon di NOS ad una frana. Sarà come un giro sulle montagne russe, senza un attimo di tregua (se si escludono i lunghissimi caricamenti tra un evento e l’altro). L’I.A. avversaria si è rivelata invece ambigua: i piloti contro cui gareggeremo non dimostreranno mai grandi capacità di difesa o attacco, ma tuttavia sfrutteranno abilmente ogni nostro errore, denotando un leggero squilibrio logico nel loro comportamento. Le auto della polizia, che vedremo di frequente, saranno invece guidate da sbirri indemoniati che non esiteranno a speronarci, tagliarci la strada, inchiodarci davanti all’improvviso e a creare in breve tempo efficaci posti di blocco. Non capiterà di rado che la vera sfida consisterà più nel seminare la polizia e tentare di non farsi distruggere l’auto piuttosto che superare i nostri avversari.
Oltre alla modalità carriera avremo a disposizione anche le sfide, che sbloccheremo man mano che completeremo gli eventi nella modalità principale. Queste si compongono di gare e prove a tempo sugli stessi percorsi affrontati durante “La corsa”, per un totale di oltre cinquanta eventi. Un espediente intelligente per aumentare la longevità del prodotto che si attesta nella media: completare la corsa fino alla Grande Mela ci porterà via circa 5 ore, non tantissime in effetti ma in questi casi si dice “breve ma intenso”, ed è questo che conta.

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Se voglio ti resetto

Una caratteristica non proprio convincente di The Run è il sistema di reset. Ogni qualvolta la nostra auto verrà distrutta, andremo fuori pista oppure verremo catturati dalla polizia, il gioco ci riporterà automaticamente all’ultimo checkpoint nella stessa posizione e situazione in cui ci trovavamo prima dell’errore, proprio come un replay, per un totale di 5 reset disponibili, al termine dei quali dovremo ricominciare l’evento dall’inizio. Nonostante il sistema risulti piuttosto invadente, visto che di solito un espediente simile viene messo totalmente in mano al giocatore, lasciandolo decidere da sé se tornare indietro, a volte risulta efficiente salvo poi mostrare comportamenti anomali, ripristinando la nostra posizione anche dopo errori non proprio fatali, recuperabili. Un’ingenuità non proprio da nulla ma non disastrosa in assoluto. Più incomprensibile è la scelta di piazzare dei garage in mezzo ai percorsi durante i quali poter cambiare auto, una scelta che risulterebbe folle in quanto una sosta del genere ci farebbe perdere tempo e, soprattutto, posizioni.
La crescita del pilota è invece rimasta classica in tutta la sua basilarità: dopo ogni evento otterremo dei punti esperienza, bonus vittoria, bonus per aver risparmiato reset e per le azioni speciali. I punti ci faranno salire di livello e sbloccheranno via via abilità speciali come il poter utilizzare il protossido d’azoto, sfruttare la scia di chi ci precede oppure sbloccare nuovi modi in cui guadagnare punti esperienza, attraverso nuove manovre spericolate.
Il modello di guida non poteva che essere totalmente improntato sull’arcade più puro che possiate immaginare, tutto basato su derapate folli, accelerate a forza di NOS e salti mozzafiato. Di conseguenza i danni alle auto sono ancora una volta poco credibili e del tutto precalcolati, ma non poteva essere diversamente, come in ogni titolo del genere. Buona la varietà del roster delle auto, con decine e decine di bolidi su licenza ufficiale, tutti con differenti parametri di velocità e maneggevolezza a seconda della categoria, sia essa muscle car, importazione, turismo o supercar.
Torna ovviamente l’ottimo Autolog, il sistema che ci permetterà di tenere sempre sotto controllo i nostri progressi e statistiche nel gioco come pure quello di tutti i nostri amici, dandoci la possibilità di lanciare sfide e confrontare i punteggi.

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Livree opache, paesaggi accecanti

Black Box ha usato il Frostbite 2.0 come engine per The Run, il motore fisico che DICE ha creato per sviluppare Battlefield 3. I risultati in termini di fluidità ed interazione ambientale ci sono, peccato che la qualità grafica del titolo non possa raggiungere livelli d’eccellenza; se gli scenari risultano ben curati e talvolta ammalianti nella loro bellezza, i modelli poligonali delle auto sono abbastanza poveri di dettagli e le texture sono poco definite. Fortunatamente qualche buon effetto di luce fa capolino di tanto in tanto ma ci saremmo aspettati francamente di più dopo gli ottimi risultati del predecessore, specie considerando il mostruoso engine utilizzato per l’occasione.
Comparto audio nella norma per quanto concerne i campionamenti ma eccezionale sul fronte soundtrack: la colonna sonora sarà sempre adatta alla delirante frenesia di ogni gara, proponendo pezzi rock, techno, heavy metal o addirittura country sempre contestualizzati alla perfezione.

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Gare veloci

The Run propone un comparto multiplayer caratterizzato da una buonissima idea: non sarà necessario aspettare che il matchmaking trovi altri sette piloti per far iniziare la gara ma ci fionderà direttamente nella prima gara disponibile già in corso, a pochi secondi di distanza dal pilota in ultima posizione. Una scelta che rende tutto molto fluido ed immediato, peccato che la pochezza del comparto ed una sola modalità di gioco (la gara per 8 giocatori) rendono il multiplayer del titolo buono soltanto per qualche partita “al volo” e non per essere goduto a lungo termine, il tutto nonostante la grande stabilità del netcode e la buona varietà di percorsi disponibili.

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Come prima, ma meno di prima

I ragazzi di Black Box avevano un doppio compito non da poco: riscattarsi dopo il vergognoso Need For Speed Undercover e proseguire il grande lavoro iniziato da Criterion con Hot Pursuit. The Run è un buonissimo titolo, che sa divertire in modo sincero ma che talvolta si perde in alcune ingenuità che potevano largamente essere evitate.
Tecnicamente soltanto sufficiente e con un multiplayer purtroppo scialbo, il gioco si regge sull’emozionante modalità principale, sulle sfide e sullo straordinario Autolog, che ci terrà in costante competizione con i nostri amici. The Run punta anche sull’immediatezza ed il divertimento senza fronzoli ma esce purtroppo sconfitto dal confronto con l’illustre predecessore.
Un innegabile passo indietro rispetto al titolo dello scorso anno quindi, ma comunque un valido esponente del brand, che sarà sicuramente amato dai puristi di questa saga e da tutti quelli che cercano un racing immediato ed adrenalinico.