Recensione di NBA Live 10 - Recensione

Recensione di NBA Live 10 di Console Tribe

Un silenzio spettrale domina l’arena gremita di spettatori estasiati. Seduto con i miei compagni in panchina, con le mani stringo forte le ginocchia nel vano tentativo di fermare il folle tremolio che le pervade; un miracoloso layup avversario ha fermato a 4 secondi dalla fine dell’over time il cronometro e il nostro punteggio a meno due. Schizzi di saliva e sudore bagnano la lavagnetta tenuta dalle bianche nocche del coach: agitandosi grida il rapido schema che al termine del time out potrebbe regalarci il sogno di un’intera carriera. Al fischio della terna arbitrale ventimila persone si alzano in piedi concentrando lo sguardo sulle mie mani, sapendo che l’ultimo tiro sarò io a prenderlo: chiudo gli occhi e mi godo le emozioni di un momento irripetibile, questo è il basket, questo potrebbe essere NBA Live 10.

All of Fame

Considerando un arco di tempo che abbraccia gli ultimi venti anni di produzione videoludica, il basket può essere considerato come la disciplina sportiva che più di ogni altra ha beneficiato dell’evoluzione hardware delle macchine da gioco. Fino all’avvento, nel 1995, della serie targata EA, la miglior simulazione dello sport dalla palla a spicchi era senza ombra di dubbio TV Sports: Basketball di Cinemaware, un vero e proprio miracolo di programmazione considerati i tempi: molto difficile per i processori di allora simulare in modo accettabile la fisica, le regole, i movimenti di dieci giocatori sul parket. Dopo anni di inesorabile evoluzione tecnica, è ormai possibile giocare comodamente sul proprio divano a simulazioni cestistiche quasi perfette, tra cui menzione d’onore spetta senza dubbio a NBA Live, nonostante da alcuni anni abbia perso corona, scettro e trono della categoria di giochi in esame a vantaggio della serie concorrente, NBA 2K di 2K Games. 2010 anno della riscossa? Vediamo.

Dynamic NBA

Una caratteristica decisamente apprezzabile presente in tutte le più recenti produzioni sportive EA, è di avere un’arena a nostra disposizione per provare il sistema di controllo e le novità che presenta rispetto alle edizioni precedenti. Peccato che nell’edizione 2010 non sia presente a bordo campo il volenteroso coach che, nell’edizione 2009, ci accompagnava negli oscuri segreti del gameplay attraverso situazioni create ad hoc, all’interno di una modalità di gioco vera e propria, la NBA Live Academy. Decine di schemi a metà campo dalla difficoltà crescente che, oltre a proporre un divertimento alternativo al match 5 contro 5, permetteva di acquisire in breve tempo una familiarità con il gioco davvero invidiabile. NBA Live 10 ci butta nella mischia senza un adeguato training camp, quale era in fin dei conti la NBA Live Academy.
A questo punto molti penseranno: “Beh, per un divertimento veloce ed alternativo basta e avanza l’All Star Weekend” e tutte le sue modalità di gioco!”. Grosso errore di valutazione, dal momento che la partita delle stelle, la gara delle schiacciate e del tiro dai tre punti ha fatto la fine della NBA Live Academy: il cestino della spazzatura di EA. Niente Academy e niente All Star Weekend, due modalità di gioco divertenti, stimolanti e adatte per chi ha poco tempo da dedicare ad infinite stagioni di match offline o online. Allora, accertati i dolorosi tagli, vediamo cosa è rimasto e cosa c’è di nuovo in NBA Live 10.
Sostanzialmente invariate rispetto allo scorso anno ritornano il Dinasty Mode e il campionato del mondo FIBA. Quest’ultima modalità ripropone la possibilità di guidare una nazionale nel campionato del mondo: se vi piace vincere facile gli USA fanno al caso vostro, mentre se vi stimolano le missioni impossibili l’Italia è tra le squadre opzionabili. La prima modalità citata è invece la collaudatissima simulazione di un’intera stagione NBA, in cui è possibile settare qualsiasi tipo di parametro (calendario, durata e numero dei match, playoff, draft) in modo da adattarla alle proprie esigenze. Nulla che non si sia visto nelle decine di titoli sportivi che hanno preceduto NBA Live 10 ma, bisogna ammettere, che probabilmente si tratta della modalità offline più appagante per un appassionato del campionato professionistico a stelle e strisce che intenda impegnarsi per un periodo di tempo medio/lungo pad alla mano.
Il “probabilmente” utilizzato ha origine dalla grande novità introdotta quest’anno da EA: la Stagione Dinamica. Immaginate di poter rivivere le grandi sfide della stagione reale NBA, inclusi stati di forma, infortuni, roster e che i risultati delle partite simulate vengano “miscelati” con quelli della realtà: questa è la stagione dinamica di NBA Live 10. Una modalità di gioco meno impegnativa rispetto al Dinansty Mode ma dal fascino del tutto diverso, capace di spingere anche il giocatore più disinteressato a seguire con attenzione le vicende del campionato di basket più bello del mondo.

Alley up o Layup?

Obiettivo principale di NBA Live 10 era quello di conquistarsi un po’ di credibilità, dal punto di vista del realismo del gameplay, dopo la progressiva svolta arcade che ha avuto negli ultimi anni. Parafrasando un vecchio adagio dello sport di squadra, il grande gioco si costruisce a partire dalla difesa ed è proprio quest’aspetto che è stato ampiamente riveduto e corretto da EA Canada. Ora è possibile contrastare con maggiore efficacia i grandi specialisti dell’uno-contro-uno grazie ad un’aumentata fisicità di chi difende, alla maggior possibilità di rubare e intercettare il pallone, ad una discreta intelligenza artificiale del quintetto, ad una accresciuta difficoltà di conquistare i rimbalzi in attacco. In fase di attacco, di conseguenza, si sente l’esigenza di studiare schemi e strategie in relazione alle specifiche situazioni di gioco, come mai prima d’ora in NBA Live: se vi eravate abituati a sfondare le difese passandoci letteralmente sopra con le mostruose capacità tecniche e atletiche della grandi star NBA, sarete costretti a rivedere pesantemente il vostro approccio alla partita.
Il rafforzamento delle difese ha abbassato decisamente il ritmo del gioco, ora più ragionato e imprevedibile e, conseguentemente, più realistico. Apprezzati i cambiamenti apportati nell’ottica di un ritorno al vecchio spirito simulativo, stupisce la scelta di assegnare ad un unico pulsante del joypad l’esecuzione di qualsiasi tipo di tiro a canestro. Differenziare due pulsanti in relazione alla scelta se fare un tiro in sospensione, un layup, una schiacciata, un tiro forzato o una finta, sarebbe stato più in linea con il ritorno al passato che sembra caratterizzare tutti gli aspetti di NBA Live 10. Tutti i tiri ora si effettuano premendo un unico pulsante in combinazione con il “turbo” e la levetta analogica destra con cui è possibile determinare la velocità dell’esecuzione o il “cambia-mano” nel caso dei layup sotto canestro. Utilizzare un unico pulsante per eseguire un tiro, limita indubbiamente la libertà del giocatore di forzare certe situazioni di gioco e, di conseguenza, restringe notevolmente la probabilità di errori. Fortunatamente è stata rivalutata l’importanza del rilascio del pulsante del tiro: se NBA Live 2009 aveva stupito in negativo per la pochissima influenza del timing, ora è necessario valutare attentamente l’animazione del giocatore stesso e rilasciare il pulsante al momento più opportuno. La pressione contemporanea della stessa levetta e del grilletto destro del pad permette di eseguire i vari trick di palleggio con cui saggiare i riflessi del difensore nelle situazioni “one on one”.
Nonostante la giocabilità sia ancora legata a clichè di stampo arcade, va comunque apprezzata la sostanziale inversione di tendenza di NBA Live 10 rispetto ai titoli che lo hanno preceduto: EA Canada deve lavorare ancora molto per avvicinarsi agli standard fissati dalla concorrenza ma, se si pensa alle vicende FIFA/PES, si capisce che la cosa non è impossibile.

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The Show

Dal punto di vista della realizzazione tecnica, fin dallo sfortunato primo episodio rilasciato per le console next gen, NBA Live 06, decisamente non all’altezza dell’hardware a disposizione, EA ha sempre faticato a tenere il passo dei coevi titoli targati 2K Games. NBA Live ha avuto però la capacità di migliorarsi costantemente e il titolo di quest’anno può considerarsi come l’episodio che più di ogni altro riduce il gap con la concorrenza, che resta comunque ancora notevole. Se da una parte la modellizzazione della gran parte delle star NBA è impressionante grazie ad una cura quasi maniacale delle espressioni del viso, del tono muscolare e delle animazioni personalizzate, dall’altra si deve sottolineare la realizzazione poco ispirata dei cestisti meno famosi, caratterizzati da texture anonime e poco varie. Ottima la realizzazione delle arene e del pubblico presente a bordo campo, non più clonato a macchia di leopardo ma finalmente molto vario sia nelle animazioni sia nel design. L’azione in campo scorre fluida e veloce, nessun rallentamento anche nelle fasi più concitate, peccato solo per le animazioni di “raccordo”, adibite a legare le fasi di possesso palla (palleggio, trick e passaggi) con quelle del tiro, non proprio eccelse: se non fosse per questo difetto si avrebbe la sensazione di assistere ad una partita reale in TV. Per gli appassionati NBA, sottolineiamo che EA ha deciso quest’anno di sostituire gli avatar poligonali dei giocatori con le loro foto originali, anche se tale soluzione è stata adottata solo per i campioni che militano in squadre nord americane.
Su un aspetto EA non ha nulla da invidiare a titoli concorrenti: la colonna sonora. Afrika Bambaataa, Beastie Boys, Snoop Dogg, Mick Boogie e tanti altri ci accompagnano nei vari menu di gioco in circa 25 brani molto coinvolgenti. La telecronaca dei match non presenta particolari novità e non riesce a eliminare i suoi atavici difetti: quando si utilizza la stessa squadra, le frasi dedicate sia al team sia ai singoli giocatori sono molto ripetitive. Ottimi gli effetti sonori che provengono dagli spalti e dai parket.

Now Playing

Se in futuro si giocherà esclusivamente in modalità online, EA si troverà decisamente avanti rispetto a tutti gli altri sviluppatori. Prima di analizzare le diverse modalità di gioco, vogliamo sottolineare l’opzione “on demand” che consente di visualizzare news, articoli e highlight del campionato NBA via ESPN: una vera chicca per tutti i fan.
La grande novità di NBA Live 10 è la modalità Adidas Live Run. Si tratta di una serie di stagioni, dalla durata di un mese, di match a 21 punti in puro stile playground in cui si deve iscrivere una squadra creata in precedenza. Tutti i player del quintetto possono scegliere il giocatore da utilizzare, selezionare le scarpe e la divisa. Non mancano, ovviamente, le classiche modalità online versus match singolo, campionato, partita a squadre con roster originali o di fantasia, organizzate secondo il format ampiamente collaudato da EA su tutti i titoli sportivi. I server dedicati consentono una precisa e veloce ricerca delle partite disponibili e, soprattutto, queste soffrono molto raramente di rallentamenti e lag. Come da tradizione degli sport a stelle e strisce, le statistiche disponibili sono migliaia, come del resto le informazioni live che scorrono sullo schermo.

Over time

Analizzando qualsiasi aspetto di NBA Live 10 è evidente lo sforzo di EA Canada di invertire drasticamente il pericoloso trend arcade degli ultimi anni, destinato inevitabilmente ad allontanare i fan del basket alla ricerca di un titolo profondo e impegnativo. A subire il maggior lavoro di restyling sono stati senza dubbio il gameplay e il sistema di controllo che, nonostante alcuni scelte di dubbia efficacia, testimoniano definitivamente l’invocato ritorno al passato. Chiudono il cerchio una realizzazione tecnica all’altezza della situazione e un comparto online davvero strepitoso. Seppur l’approccio al gioco si adatti ancora più al neofita che all’esperto, la strada che separa NBA Live dall’eccellenza non è più cosi in salita.