Recensione di Naughty Bear - Recensione

Recensione di Naughty Bear di Console Tribe

Grazie a un battage pubblicitario degno di un titolo di punta, Naughty Bear ci ha incuriosito fin dal suo annuncio, lasciandoci contemporaneamente scettici e fiduciosi. Scettici, perché l’ultimo gioco prodotto su console maggiori da Artificial Mind and Movement (AM&M) era il dimenticabile Wet, e fiduciosi per il connubio di violenza fumettistica e concept di gioco accattivante (sulla carta).
Con tanta trepidazione e aspettativa abbiamo lanciato il gioco dalla console. Una musichetta scanzonata e molto infantile ci ha accolto, insieme con i colori tipici degli asili nidi, carichi di tinte pastello chiare e morbide. Assaggiamo subito cosa ha da offrirci il menu zuccheroso: story mode, multiplayer, qualche opzione e un manuale di schermo di ben 37 pagine! Peggio di un gioco di ruolo. Sembra davvero che questo titolo sia ricco e avvincente. Per dimostrarlo ci buttiamo in una bella sessione di morte e distruzione nell’isola di Perfection.

L’ira dell’orso

Naughty Bear non ha da offrire molto in fatto di trama, diciamolo subito e fughiamo ogni dubbio. Il gioco si svolge come una serie di missioni apparentemente slegate tra loro, che hanno come filo conduttore l‘emarginazione del povero orsetto protagonista. All’inizio sarà una festa a cui non è stato invitato a scatenare l’ira incontrollata e sanguinaria di Naughty (il suo nome, purtroppo) oppure la sua invasione della privacy da parte di uccelli modificati con telecamere e via discorrendo verso situazioni sempre più inverosimili. Insomma, un’idea geniale dopo l’altra! Chissà che sessioni lunghissime di brainstorming ci sono state lì in Canada, prima di partorire questi immani capolavori, script degni del miglior Woody Allen dopo un bel po’ di antidepressivi…

Tornando con i piedi per terra, si potrebbe argomentare che in un gioco del genere alla fine la storia conta poco, che una volta che si ha il pad in mano, quello che ci spinge a continuare è la sola voglia di proseguire e fare punti (anche quelli di sutura). NO! Non è così che si struttura un videogioco, soprattutto un gioco in cui esiste un’interazione tra il protagonista e l’ambiente circostante, in cui è quasi doveroso giustificare o quanto meno provarci, le azioni di un orso irato.
Per concludere questa sezione: non c’è storia, a parte qualche tentativo di “episodizzare” le vicende, che vedono sempre gli stessi protagonisti, gli stessi orsetti e le stesse ambientazioni. A dare un po’ di brio allo scandirsi delle vicende, vengono introdotti nuovi orsetti a tema, come gli orsetti alieni, gli orsetti militari e gli orsetti zombie (per citarne qualcuno). Non che la cosa lasci gridare al miracolo, o elevi questo titolo verso le vette più alte dell’originalità, ma sicuramente vedere qualcosa di diverso sullo schermo aiuta a non scagliare il joypad fuori dalla finestra dopo poche ore.

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Orsetti del cuore sanguinari

Se Naughty Bear non fa della storia il suo punto forte, allora sicuramente tutto il talento degli AM&M è stato riversato sulla strutturazione del gameplay. Dai milioni di video che hanno postato nel corso dello sviluppo, possiamo dire che ci eravamo fatti un’idea chiara di quello che nascondeva il titolo in questione.
Immaginate un incrocio tra i Teletubbies e Grattachecca e Fichetto. Sostituite il sangue con tanta gommapiuma o imbottitura per poltrone e avrete una rappresentazione fedele dello stile che adotta il vostro caro Naughty Bear.
Come è noto, in base all’episodio che starete vivendo (?), vi troverete in giro per una zona più o meno ampia alla ricerca dei vostri amichetti da fare fuori. Il gameplay vi impone di farlo nella maniera più efferata e crudele possibile, per incrementare il moltiplicatore e guadagnare punti. Il cuore dell’intero gioco è il punteggio e forse questa è tra le poche amenità che offre. Infatti, diventerete ossessionati dal numero in alto a sinistra del vostro teleschermo: vorrete vedere le migliaia diventare milioni e i milioni trasformarsi in bilioni, perché è da lì che dipende la vera riuscita del gioco. Per incrementare il vostro punteggio sarete costretti a effettuare le peggiori efferatezze ai danni dei vostri nemici, trucidandoli in ogni modo possibile.
Come?, vi chiederete. È presto detto. Il gioco vi mette a disposizione una certa gamma di azioni criminose, che coinvolgono trappole, armi e oggetti di vita quotidiana, pensati apposta per fare molto male e per spaventare. Il cardine dell’intero gameplay è il binomio terrore-follia seguito (anche se non necessariamente) dalla morte.
In parole povere: passerete la maggior parte del tempo a impaurire i poveri orsetti con i vostri ruggiti, per indurli a impazzire completamente. Se avete fatto le cose per bene, allora assisterete a dei suicidi di massa, altrimenti vi toccherà finire i malcapitati con le vostre armi. Le trappole (tagliole e mine antiuomo) servono a bloccare gli avversari e prepararli a un mega spavento oppure a una ultrauccisione che altro non è che un orsicidio piuttosto plateale. Un’altra cosa che non mancherà di divertirvi è la manomissione di tutti gli aggeggi presenti nell’area di gioco, come automobili, quadri elettrici, macchine che impastano e confezionano dolci e via discorrendo. È giusto sapere che non esiste orsetto al mondo che sappia resistere dall’aggiustare macchine manomesse, neanche se un maniaco omicida sta pattugliando la zona armato di machete e incazzato come un’ape. Ecco allora che vi avvicinerete di soppiatto alle spalle dell’orso carpentiere di turno e lo farete fuori con un’altra ultrakill.
Il gioco è quasi finito: manca un ultimo appunto, ovvero la componente stealth. Infatti, non contenti di aver creato questo delirio di violenza senza senso, gli AM&M hanno deciso che l’orso notoriamente è un animale che agisce di soppiatto e alle spalle dei suoi simili. Ovviamente, non bisogna essere Sam Fisher per diventare invisibili: basta nascondersi in mezzo alla boscaglia ai margini dell’area di gioco per sparire nel nulla. Nessuno si avventurerà mai nei giardinetti e mai nessuno si sognerà di venirvi a braccare (tranne gli orsi ninja, ma quelli hanno le loro tecniche e si trovano in uno o due livelli di gioco!).

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Naughty Bear è un gioco che è sostanzialmente composto da diversi piani di gameplay: spavento, uccisione con armi, uccisioni trasversali e nascondino. Nella modalità principale vi divertirete con tutte queste cose contemporaneamente e a vostra discrezione, lasciando sfogo ai vostri più bassi istinti orseschi. Se poi malauguratamente UNA sola di queste componenti del gameplay vi ha stregato (magari la componente stealth, che ne dite?), ecco che compaiono le missioni secondarie monotematiche, che servono solo per allungare il brodo e che non regalano certo ore e ore di spensierato divertimento. Se già è un po’ pesante arrivare alla fine del primo round, figuratevi a rifarvi un intero livello pensando solo a non essere visti, o usando solo uccisioni ambientali! Un incubo, davvero.

In realtà, il gameplay è misero e ripetitivo, fatto di cliché che riempiono a malapena un primo quarto d’ora di gioco e che poi si ripropongono come una cena troppo pesante, lasciando solo un saporaccio acido in fondo alla gola. Quello che all’inizio era un divertimento un po’ cheap e quasi gustoso si trasforma presto in uno show malsano e senza prospettive, in cui la sola inerzia è data dal punteggio, vero mattatore e unica ancora di salvezza del titolo. Infatti, l’idea di polverizzare i record, di vedere le cifre aumentare a dismisura può incuriosire e poi appassionare chi è cresciuto con i flipper e fa dell’high score la propria ragione di vita. Ma purtroppo, questa categoria di videogiocatori è in via di estinzione.
Non che Naughty Bear aiuti in questo senso, perché comunque, al di là di queste considerazioni, resta un titolo che si può definire mediocre sotto troppi aspetti. Il gameplay, già di per sé impantanato nella sua ripetitività, non è per niente suffragato da un sistema di controllo adeguato e da una risposta ai comandi prevedibile ed auspicabile. Molto spesso ci ritroveremo a camminare felpati dietro un ignaro orso in attesa che il comando ‘spaventa’ compaia sullo schermo senza che questo succeda, tanto da farci scoprire dalla nostra vittima, che ci farà perdere il moltiplicatore di punteggio. A questo aggiungiamo che la telecamera è semplicemente imbarazzante, con continue indecisioni, glitch e fastidiosi cambi di prospettiva incontrollabili. Per concludere un quadro già perverso, ecco fare capolino una delle più brutte e scomode mappe a schermo che mente umana abbia mai concepito.
Insomma, un gioco che parte a razzo e finisce a c£$#o, lasciando solo un senso di vuoto e delusione, conseguente alla consapevolezza di un concept accattivante e potenzialmente divertente gestito con i piedi e realizzato anche peggio.

!==PB==!
L’albero azzurro

Ora veniamo al comparto tecnico di un gioco che è stato già fustigato per tutte le scorse paginette. Naughty Bear è inquietante per la sua resa grafica. Inquieta perché è incredibile come vengano prodotte tali bruttezze. Un lavoro scarno e sciatto, che non fa parte della Next Generation ma di un ‘Other Generation’, qualcosa di alieno e che non avremmo mai voluto vedere in un titolo retail da 60 euro e con diversi mesi di sviluppo alle spalle. Texture slavate e poco incisive compongono un’area di gioco ampia quanto un salotto, e, ancor di più, ripetitiva di stage in stage. In pratica, la struttura modulare dei livelli viene ripercorsa in continuazione, proponendo come variazione solo l’ora del giorno (giorno, tramonto, notte) e alcuni abbellimenti dovuti ai nemici presenti: barricate se ci sono i militari, una discoteca se c’è un party e così via. La scelta dei colori pastello, accesi e brillanti, è ovviamente dettata dallo spirito canzonatorio del titolo stesso, una sorta di ManHunt delle tre del pomeriggio, ma questo non basta a dare carattere e caratteristiche a una produzione fallata e acerba che non si può scontrare con altri titoli giocosi di quest’anno.
I modelli degli orsetti sono decenti, anche se l’effetto pelo o peluche non è affatto presente. È interessante la comparsa di orsetti alternativi, come quelli zombi o alieni, ma in definitiva si tratta sempre dello stesso modello rivestito in maniera diversa. Divertenti e anche discretamente realizzate sono le Ultrakill e le uccisioni ambientali, anche se comunque il loro numero è limitato, visto anche la varietà di ambienti visitabili.
La parte audio del titolo prosegue sulla falsa riga del versante grafico: minimalista e bambinesca, con campanelline, xilofoni e trombette, il tutto accompagnato da una voce fuori campo entusiasta e allegra tutte le volte che commettiamo un orsicidio.

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Un branco di maniaci

Se vi siete annoiati a far secchi i vostri orsetti offline, potrete sempre decidere di ampliare i vostri orizzonti con delle partite online. Nulla di trascendentale, bisogna dirlo subito. Non credete di vedere cose strabilianti o chissà quale immane innovazione in questo ambito: tutto resta abbastanza prevedibile. Assalto, Deathmatch a Squadre, dove si attacca e si difende a turni una statua, o Caccia alla Torta, dove bisogna tenere stretta in mano una fetta di torta per il maggior numero di secondi possibili, senza avere la capacità di attaccare. Per ultimo, la più divertente, la modalità Guerra gelatinosa: è una sorta di uno contro tutti, dove il giocatore singolo deve ostacolare gli altri dal raccogliere le gelatine da mettere nel frullatore. Ovviamente online funzionano tutte le caratteristiche del gioco già viste offline: spaventi, trappole, manomissioni e armi. Questo non vuol dire che il gioco in sé funzioni alla stessa maniera ed è ovvio. Nel 75% dei casi il comportamento umano è ben diverso da quello scriptato e stereotipato degli orsetti computerizzati, a meno che non vi troviate a giocare con minorenni pigolanti dell’Ohio: in tal caso il gioco diventa anche soddisfacente, se riuscite a farli fuori una volta per tutte!
Il divertimento scema presto per il motivo più scontato: la ripetitività e la noia. Purtroppo, dopo poco tempo (circa venti minuti, forse anche meno) il giocatore medio si renderà conto di aver fatto una cattiva scelta e rimpiangerà i soldini spesi per questo titolo, mentre i più coriacei potranno addirittura tenere il joypad in mano per circa un’ora senza conseguenze permanenti.

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Non ci sono studi certi su cosa possa succedere a chi riesca a collezionare tutti i vestiti da orsetto, sbloccare tutte le sfide e guadagnare tutti i trofei dorati, ma schiere di scienziati stanno indagando in ogni parte del mondo. Vi posso però assicurare che dopo sette ore di gioco sarete alla disperata ricerca di un certo indirizzo canadese per ‘lamentarvi’ con bombe e mitra di un caro orsetto che vi ha fatto leggermente girare le antenne!

Alla fine della fiera

Naughty Bear è un gioco che provoca malcontento nell’animo di chi lo gioca e ancora di più nell’animo di chi lo aspettava come qualcosa di bello e divertente, non perfetto, ma comunque appetibile (come il sottoscritto). Purtroppo AM&M non è riuscita nell’intento di trasformare un concept sadico-criminale-cartoonistico-infantile in un gioco. Si è troppo impegnata a lanciare video virali e pubblicità sensazionali, forse per sopperire alla palese pochezza del prodotto, che diverte per il tempo minimo a rendersi conto che il sorriso, che all’inizio ci animava, si è trasformato pian piano in un rictus isterico e poi in una smorfia quasi di dolore. Consigliato a chi odia i Teletubbies, ma con la riserva che quelli continueranno a campare e cantare senza sosta, per buona pace dei neuroni dei vostri bambini.