Recensione di Grand Theft Auto – Episodes from Liberty City - Recensione

Recensione di Grand Theft Auto - Episodes from Liberty City di Console Tribe

Che sia già passato circa un anno e mezzo dall’uscita di Grand Theft Auto IV sembra quasi incredibile. Ma la cosa più strana è che il canovaccio messo in piedi dagli sviluppatori di Rockstar abbia continuato ad appassionarci pressoché senza sosta, saziando le nostre incertezze e lacune attraverso l’aggiunta progressiva di nuovi “tasselli”, capaci via via di delineare sempre meglio l’aspetto finale di quello che potremmo definire un “puzzle digitale”.
L’uso del nostro linguaggio figurato si riferisce chiaramente alla trama di GTA IV, saggiamente impreziosita dal rilascio di due esclusivi episodi destinati unicamente alla console americana: The Lost and Damned e The Ballad of Gay Tony, entrambi facenti parte del bundle pack battezzato non a caso Grand Theft Auto: Episodes from Liberty City.

Storie parallele

Stando alle recenti dichiarazioni degli stessi sviluppatori, le storie alla base delle due espansioni sarebbero state ideate ancor prima che GTA IV giungesse sul mercato il 29 aprile dell’anno scorso. Ciò avrebbe permesso ai talentuosi ragazzi di Rockstar di sviluppare una macro-storyline caratterizzata da specifici “incastri” relativi alle diverse vicissitudini dei protagonisti di ciascun episodio. La conseguenza che avrete già colto è che quanto vissuto dall’ormai noto Niko Bellic, volto originale del quarto capitolo, corre parallelamente agli eventi proposti dalle due espansioni. Proprio per questo motivo, giocando The Lost and Damned (d’ora in poi TLaD) e The Ballad of Gay Tony (d’ora in poi TBoGT), non sarà affatto un mistero incrociare durante il nostro cammino proprio alcuni dei personaggi chiave del “titolo portante”.
Il chiasso mediatico generato da Grand Theft Auto IV, oltre che essere il risultato dell’enorme successo riscosso quanto a copie vendute nel mondo, ha conosciuto il suo apogeo in seguito all’annuncio shock del colosso di Redmond: ben 50 milioni di dollari per conquistarsi l’esclusiva dei due succosi DLC. Già, davvero una cifra da capogiro. Scopriamo insieme se si tratta di soldi spesi bene. Seguiteci.

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Perdi il pelo ma non il vizio…

Una vita “on the road”. Una vita al limite. Sentirsi libero solo in sella alla propria moto.
Lontani dalla luccicante Algonquin, sull’altro lato di West River, si trova Alderney, dove più che vivere si rischia di morire. Squallide periferie si alternano ad agglomerati industriali e centri commerciali: decisamente una zona poco adatta al classico tipo agghindato ed incravattato dei quartieri alti di Liberty City. In queste strade fumose e dall’aspetto lugubre ha sede il club motociclistico dei Lost, una banda di biker già nota in città per le sue scorribande e per lo stile di vita alquanto discutibile, sebbene rappresenti una scelta operata da ogni membro del gruppo.
Spacciatori di droga e di armi, assassini, ladri: questi i loschi figuri dell’organizzazione criminale dall’assetto a due ruote. Al comando del club vi è Johnny Klebitz, biker attempato che nonostante l’aspetto rude trova spazio per dare peso all’antico valore dell’amicizia, specie nei confronti dei “fratelli” Lost: “Brothers for life, Lost forever”.
Johnny sa essere determinato, sa che il ticchettio del tempo si sta facendo sempre più assordante. Bisogna guadagnare quanti più bigliettoni possibile, e bisogna farlo in fretta. Per riuscire nell’impresa ha concentrato le sue forze nello stringere patti e tregue: perché perdere il proprio tempo arroventandosi di rabbia per lasciarsi andare poi in inutili violenze?
Il crimine organizzato di Liberty City sta muovendo passi da gigante, le vendette a sangue freddo sono solo un lontano ricordo. Ma i buoni propositi, si sa, spesso vengono smantellati in men che non si dica. Le relazioni d’affari e gli equilibri tanto a cuore a Johnny, subiscono così un brutto contraccolpo: Billy Grey è tornato. Questi scontava la pena in un istituto di riabilitazione, ma ciononostante sembra che non sia tornato molto più probo di prima. Per niente.
Billy scatena quindi tutta la sua rabbia repressa e anarchia gettando nell’immondizia quanto di buono era stato fatto da Johnny, che fino al giorno prima era riuscito a mantenere lontani dai guai tutti i Lost. Le uniche priorità di Billy saranno essenzialmente quattro: alcol, donne, droghe e moto. Non importa quando e come, lui le vuole tutte assieme. Ma il vero caos scoppia quando Billy, sentendosi al di sopra di tutto e tutti, esplode un colpo di pistola mirando alla testa di un membro degli Angels of Death, storici rivali dei Lost che Johnny aveva tenuto fino a poco tempo prima al guinzaglio. Come ci si può aspettare, “gli angeli della morte” vengono così aizzati da una pungente sete di vendetta, seminando tra le fila dei Lost confusione, sgomento e, soprattutto, dei “panni sporchi” da smacchiare. Toccherà dunque a Johnny ristabilire l’ordine e ricostruire ciò che è andato perso.
Questo è l’incipit di TLaD. Forte, crudo, grezzo, ruvido. Non esistono mezzi termini.

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Quando le cose girano da schifo è ora di riportare a galla gli affari

Anthony “Gay Tony” Prince ha un mucchio di problemi da risolvere. A partire dalle pasticche che manda giù come fossero pop-corn. Mandare tutto all’aria sembra sia la sua dannata qualità, calma e relax solo un’opzione distante mille miglia. Spesso si lancia in turpiloqui senza fine, come se non ci fosse più un domani. Ha i nervi a fior di pelle: le cose girano male, girano da vero schifo. Ormai è sull’orlo dell’abisso, pronto a precipitare.
Eppure la vita notturna di Algonquin procede a gonfie vele, o almeno è quello che sembra. Lo sfarzo e gli eccessi pervadono i night club più esclusivi, quegli stessi locali di proprietà di Gay Tony, conosciuto in città come il re indiscusso dei party, dove fiumi di alcol mettono a soqquadro la lucidità di scialbe celebrità e strani tizi.
Ricchezza, rispetto, potere… sembrerebbe avere tutto, ma non è così. Tony è indebitato fino al collo, gli usurai e il fisco non fanno altro che ricordargli come stanno le cose. E la crisi economica non aiuta per niente, anzi è un’ulteriore minaccia. Figlio degli eccessi e del lusso degli anni ’80, Tony Prince sta crollando, sempre più in basso. Liberty City lo tiene prigioniero, lo ingoia lentamente. Non può farcela da solo, per riportare a galla gli affari ha bisogno di qualcuno che se ne occupi al posto suo, qualcuno che lo capisca, che gli offra una spalla su cui piangere.
L’uomo giusto è Luis Lopez. Questi spronerà Tony a rialzarsi, scongiurandogli l’ingresso verso la spirale infernale della crisi di mezza età. Sì, perché Luis è un personaggio forte, attaccato alla famiglia e soprattutto devoto nei confronti di chi l’ha tirato fuori dalla strada.
Sicuramente sopra le righe, l’atteggiamento di Luis darà il meglio di sé ogni qualvolta si tratti di parare le chiappe a Tony, mettendo in primo piano un rapporto di amicizia sincero ma fuori dai canoni.
Tenendo lontana dai guai la madre e impedendo agli amici di etichettarlo come un imbroglione, toccherà a Luis riportare a galla gli affari prima che sia troppo tardi.
Questa la trama di TBoGT. Frizzante, giocosa, colorita, irriverente. Semplicemente oltre ogni limite.

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Le porte dell’inferno sono sempre aperte… tanto vale andarci con una bella moto

Johnny Klebitz non è un povero immigrato dell’est europeo ma una delle anime perdute di Liberty City, un “Lost”. Vive, si muove e combatte nello sporco mondo in cui è nato: questa sostanziale differenza rispetto al background del caro Niko Bellic ha un impatto notevole sull’evoluzione del gameplay e proprio l’incipit in medias res (basteranno infatti pochi incarichi per avere accesso a tutte le armi e possibilità offerte dai fratelli bikers) permette di esaltare le innovazioni apportate dai ragazzacci di Rockstar. Oltre ai cinque nuovi strumenti di sterminio (una pistola automatica, l’eterno fucile a canne mozze, le bombe a tubo, un fucile da combattimento estremamente letale e l’immancabile lanciagranate) gli sviluppatori di Edimburgo sono infatti riusciti ad arricchire una giocabilità sopraffina senza snaturare l’amato spirito della serie, ma trasportandolo nella dura e sregolata vita del Lost Motorcycle Club.
Coerentemente con la nuova ambientazione, sono state completamente riviste le meccaniche di guida su due ruote e l’utilizzo della moto sarà una costante che vi accompagnerà in tutta la vostra avventura. Ma raramente morderete l’asfalto da soli, dopotutto siete sempre i vicepresidenti della combriccola! Il vostro status vi garantirà non pochi benefici: potrete viaggiare per le strade in formazione con i vostri accoliti per guadagnare energia, farvi recapitare qualsiasi tipo di moto vogliate, comprare armi a prezzi scontati oppure richiedere assistenza in una missione impegnativa. Di conseguenza la qualità dei vostri rapporti personali con i membri della crew non influenzerà più la disponibilità o meno dei suddetti servizi, ma sarà essenziale la loro esperienza in battaglia che andrà a modificare le loro capacità combattive ed il loro equipaggiamento, rendendoli delle vere e proprie macchine da guerra con l’avanzare della trama, sempre se saranno ancora in vita. I canonici incarichi da portare a termine nelle 10 ore necessarie per vedere i titoli di coda sono accompagnati da altre attività collaterali che esaltano lo spirito del “branco” di cui fate parte: vi aspettano 25 guerre tra gang, nuovi mini giochi (air hockey, braccio di ferro e carte), furti di motociclette, 12 gare clandestine ed adrenalinici inseguimenti per le malfamate strade di Liberty City.
Brothers for life, Lost forever!

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Liberty City by night(club)

Si dice che i nightclub di una città siano lo specchio della sua anima. Immaginate una megalopoli piena di criminali, spacciatori, politici depravati, poliziotti corrotti, immigrati in cerca di vendetta, bikers nevrotici e prostitute. Insomma, pensate a Liberty City. Non vi incuriosisce la vita notturna di una città così colorita?
Se la vita nelle strade è una rappresentazione reale del concetto homo homini lupus, la gestione di un locale etero di tendenza e di uno esclusivo per omosessuali può essere paragonato alla direzione di un girone infernale…
Se TLaD riesce nell’arduo compito di integrarsi nelle collaudate meccaniche della serie, The Ballad of Gay Tony possiede invece una carica innovativa (nel bene come nel male) che manca nell’episodio di Johnny “The Jew”. Luis Lopez non è un centauro fuorilegge, ma un semplice uomo d’affari costretto a sporcarsi le mani e a scendere a patti con il diavolo pur di rimanere a galla in un ambiente dominato dall’illegalità. Per farvi arrivare alla fine di questa ballata non basteranno solo coltellate e pallottole ma anche doti da manager e ballerino: essendo il vostro mentore un cocainomane nevrotico sarete voi a prendervi cura del Maisonette 9, svolgendo la noiosissima funzione di buttafuori (la sconsigliamo vivamente) ed ingaggiando gare di bevute con i vip presenti. Se i meccanismi di gestione del locale sono indubbiamente la parte meno riuscita dell’opera (persino Yakuza 2 è riuscito a fare meglio), lo stesso fortunatamente non si può dire delle altre innovazioni apportate. L’arsenale è stato ulteriormente ampliato tramite l’aggiunta di armi quali l’amato P90 (letale quasi quanto in Call of Duty 4), una devastante magnum .44, un fucile da combattimento con proiettili esplosivi, bombe adesive (perfette negli scontri a 200 km/h), un nuovo fucile da cecchino e un paracadute, necessario per effettuare i 15 salti nel vuoto messi a disposizione senza spalmarsi sul selciato. L’aggiunta del suddetto oggetto è in realtà una diretta conseguenza dell’aumento esponenziale delle missione aeree: se le moto e il loro mondo sono i veri protagonisti di TLaD, gli elicotteri svolgono un ruolo fondamentale in TBoGT… peccato che le dinamiche degli scontri aerei siano le stesse di GTA IV! L’assenza di un lock-on automatico (ci saremmo accontentati almeno del mirino) e la difficile manovrabilità dei mezzi renderanno i vostri scontri in cielo e tutti gli incarichi da essi dipendenti delle vere e proprie torture. Fortunatamente la ballata offre molto più di questo: 25 guerre di droga a cui prendere parte, combattimenti clandestini da vincere (anche qui una rivisitazione delle meccaniche del corpo a corpo non avrebbe guastato), tante “baby” da conoscere in senso biblico, i soliti incontri casuali, balli in discoteca con tanto di palpeggiamenti e gare miste motoscafo/auto che vanno ad arricchire una giocabilità comunque tutta da gustare.
La possibilità di rigiocare tutte le missioni concluse è la classica ciliegina sulla torta di un gameplay più fresco di quello visto in TLaD, tanto da essere “acerbo” in alcune sue manifestazioni.

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L’America è nata sulle strade

La quantità e la qualità dei contenuti single player basterebbero da soli a valere il prezzo del biglietto (40 € o 3200 Microsoft Points che siano) ma, fortunatamente per noi, gli sviluppatori di Rockstar non si sono fermati qui. TLaD oltre ai canonici Deathmatch e Team Deathmatch a 16 giocatori offre alla community le modalità Corsa (ovviamente dedicata esclusivamente alle moto con tanto di disarcionamento con mazza da baseball stile Final Fantasy VII), Club Business (simile a Mafiya di GTA IV), Biker Solitario (avete presente il Joggernaut di Halo 3?), Chopper vs Chopper (alias elicottero armato di razzi contro povero motociclista indifeso, con tutti gli ovvi problemi legati alla guida del mezzo volante), Protezione testimoni (una sorta di guardia e ladri con i Noose a fuggire e i Lost ad inseguire), Dominio della città (come Turf War del precedente titolo) ed ovviamente l’immancabile Modalità Libera. Un’offerta in grado di soddisfare anche i palati più intransigenti.
Il comparto multiplayer di TBoGT si allinea invece a quello classico di GTA IV con la presenza dei soli Deathmatch, Team Deathmatch, Corsa , Modalità Libera e Corsa GTA che, unica new entry del settore, permette di sfruttare appieno i nuovi gadget della ballata (paracadute e nitro per intenderci), il tutto corredato dall’ottimo netcode elaborato dagli studi di Edimburgo capace di rendere fluide anche le partite più affollate.

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City of blinding lights

Tecnicamente parlando, sia The Lost and Damned che The Ballad of Gay Tony, pur utilizzando lo stesso motore sfruttato con GTA IV, esibiscono una città indubbiamente più definita e caratterizzata da una profondità dell’orizzonte decisamente superiore, donando al giocatore un colpo d’occhio spettacolare ed impreziosito da effetti grafici meglio implementati. Il prestazionale engine grafico, ormai noto ai più come il RAGE (Rockstar Advanced Graphic Engine), mostra le sue incredibili potenzialità gestendo magistralmente non solo una vasta mappa di gioco, davvero enorme, ma anche degli effetti ambientali ed atmosferici degni di nota, in grado senza ombra di dubbio di innalzare sensibilmente persino il tasso di immedesimazione dei più smaliziati. Gli effetti di luce si rivelano ancora una volta all’altezza della situazione, sfoggiando una gestione delle sorgenti luminose davvero eccezionale e soprattutto verosimile. Ammirare una Liberty City notturna che si riflette su uno specchio d’acqua è semplicemente impagabile, così come la particolare atmosfera creata dalle luci soffuse dei night club di Algonquin, possibilmente durante un piccante strip. Oppure ancora l’arcobaleno di luci abbaglianti del movimentato quartiere di Star Junction, riproduzione quasi fedele della mitica Times Square di New York.
La città appare viva e pulsante (soprattutto in TBoGT), le strade pullulano di gente: da soggetti poco raccomandabili a persone agghindate per la festa o per andare al lavoro, da pericolosi spacciatori a mendicanti dall’aspetto trasandato. Una vera e propria metropoli malavitosa da esplorare palmo a palmo alla guida dei mezzi più disparati: automobili, motociclette, elicotteri, barche, motoscafi e via dicendo.

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Ulteriore elogio va speso per l’ottima modellazione poligonale dei personaggi, sia per quanto riguarda i protagonisti che per i comprimari. Ciascuno di essi, infatti, è realizzato con estrema cura, evidenziandone particolari tratti somatici attraverso una caratterizzazione stilistica dell’aspetto fisico davvero maniacale.
Le animazioni relative alle movenze e ai gesti, propri di ciascun personaggio, appaiono piuttosto credibili e puntano ad una recitazione vera e propria, con tanto di lip synch in occasione delle pregevoli sequenze cinematiche, quest’ultime egregiamente dirette e incorniciate da inquadrature il più delle volte azzeccate e consone al contesto.
Dovendo segnalare le poche imperfezioni grafiche che abbiamo notato durante la nostra esperienza di gioco, non possiamo non menzionare la presenza di alcune texture a bassa definizione, riscontrabili lungo le facciate di diversi edifici o in alcuni oggetti posti sul ciglio della strada. A ciò si aggiunge un sistema di collisioni talvolta impreciso, dando luogo a rari episodi di compenetrazioni tra poligoni. Tuttavia si tratta comunque di difetti di risibile importanza, che di fatto non pregiudicano la bontà complessiva del lavoro svolto dagli sviluppatori.
Il ben di Dio di dati che il motore grafico si ritrova sul groppone può essere appurato anche dall’occhio più distratto. Ma come sempre accade, tutto ha un prezzo. Il framerate, infatti, mostra leggere incertezze in concomitanza con le situazioni di gioco più concitate, mantenendosi comunque su valori accettabili che non vanno in nessun modo ad inficiare le sessioni in-game più sfrenate. Diciamo quindi che, data la vastità della mappa, gli elementi dello scenario, i giochi di luce, le strade pullulanti di vita e i mezzi che vi transitano, possiamo benissimo chiudere un occhio e comprenderne le ragioni.
Una scelta stilistica che abbiamo notevolmente apprezzato è il particolare impiego della palette cromatica, differente per ciascuna delle due espansioni a seconda del tema trattato. In TLaD, ad esempio, gli sviluppatori hanno pensato bene di accrescere il senso di squallore, di trasandatezza e di una vita al limite replicando dei colori e dei chiaroscuri tipicamente appartenenti alle più blasonate pellicole noir. TBoGT, invece, è un’overdose di luci e colori, sgargianti e vivaci al punto giusto e in grado di vestire a festa la notte di Liberty City.

Bang, Bang!

Il comparto sonoro di ambedue le espansioni riprende quanto di buono fatto per GTA IV, puntellando ancora una volta incredibili standard di qualità e varietà. I canali radiofonici, disponibili appena saliti su una qualsiasi vettura o moto, offrono l’ascolto di pezzi celebri, più o meno recenti, e grandissimi successi del passato, inebriando il nostro udito di una forte carica emotiva e, perché no, nostalgica.
Puntando la nostra attenzione sul doppiaggio, non possiamo che tirare un sospiro di sollievo, in quanto possiamo dirvi che, rimanendo fedeli ai vecchi capitoli, anche stavolta non è stato eseguito alcun lavoro di traduzione (sono tuttavia presenti i sottotitoli in lingua italiana), il che è soltanto un bene! In questo frangente i doppiatori sono riusciti nel loro intento, lasciandoci assaporare il ruvido slang del ghetto newyorkese con assoluta credibilità ed efficacia. I dialoghi saranno pertanto conditi da parolacce, battute di scherno e tanto cinismo, immergendoci ulteriormente nella trama di gioco e regalandoci qualche sana risata.
Gli effetti sonori si dimostrano all’altezza della situazione, caratterizzando al meglio i rumori ambientali di una tipica metropoli affollata e contaminata dall’inquinamento acustico relativo alle assordanti sirene, le imprecazioni dell’ubriacone di turno, i colpi d’arma da fuoco sparati davanti l’ingresso di una banca, il frastuono delle motociclette custom ed altro ancora. Tutto è egregiamente orchestrato ed amalgamato con dovizia, senza lasciare spazio ad evidenti sbavature.

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Un lavoro fatto bene

Grand Theft Auto: Episodes from Liberty City si rivela un prodotto figlio della maestria e della professionalità dei talentuosi sviluppatori di Rockstar, che ancora una volta sono riusciti a plasmare un’esperienza videoludica fatta di personaggi attentamente tratteggiati e carismatici, inseriti in un contesto narrativo pennellato ad arte ed ornato da colpi di classe quali l’ottimo doppiaggio, i divertenti e sarcastici dialoghi, le gestualità dei protagonisti e le artistiche inquadrature in occasione delle diverse scene cinematiche.
Sia The Lost and Damned che The Ballad of Gay Tony, entrambi concepiti come DLC (Downloadable Content), oltrepassano il concetto stesso di “espansione”, imponendo nuovi standard e palesandosi dinanzi al nostro giudizio come due giochi veri e propri, tanto più che per portare a termine entrambe le avventure impiegherete circa una ventina di ore.
Concludendo, qualora siate amanti della famosa serie “a tre lettere”, e per qualche motivo vi foste persi la prima espansione rilasciata qualche mese fa sul Marketplace, l’acquisto di Grand Theft Auto: Episodes from Liberty City si rivela praticamente un obbligo morale.
E rispondendo all’interrogativo che ci siamo posti in fase di apertura, quando indiscretamente abbiamo ficcato il naso negli affari del colosso di Redmond, non possiamo che esserne certi: Microsoft ha speso bene i propri soldi.
Preparate la valigia: Liberty City vi aspetta scalpitante.