Recensione di Fairytale Fights - Recensione

Recensione di Fairytale Fights di Console Tribe

Le fiabe sono state parte della vita di tutti. Prima o poi si ascoltano, e prima o poi si raccontano. Le storie hanno preso vita attraverso generazioni di bambini e di adulti, nei libri, nei film e ora anche nei videogiochi.
Si è passati da quelli “preconfezionati” alla Disney, agli storici dei fratelli Grimm o semplici racconti inventati dai genitori per intrattenere i propri piccoli, prima di coricarsi a letto.
La casa di sviluppo Playlogic ha preso in prestito alcune delle fiabe più amate del panorama “infantile” e le ha gettate con violenza nella propria bolgia videoludica: Fairytale Fights.
Noi di Console Tribe abbiamo messo mani alla copia in nostro possesso e ci siamo lasciati trasportare dalla favola. Ma ricordate, questa è una favola strana: i bambini non sono ammessi.
E forse neanche gli adulti.

C’era una volta…

…Fairytale Fights, a tutti gli effetti un hack ‘n slash. E già, almeno in teoria, dovremmo partire prevenuti: non si può negare che tale genere comporta e ha comportato il più delle volte a uno spessore videoludico molto limitato.
Dopo un filmato piuttosto lungo che fa da antipasto alla storia, prenderete subito il controllo di uno dei quattro personaggi del mondo delle favole: Cappuccetto Rosso, Jack (del Fagiolo Magico), Biancaneve e il Re Nudo. Il risicato canovaccio prevede che riscattiate la fama deturpata ai vostri personaggi a causa di uno stravolgimento di sceneggiatura improvviso di un ipotetico “dio-scrittore”, in cambio di sbrodolate di sangue e vendetta.

Detto ciò, purtroppo la trama di Fairytale Fights non riuscirà a garantirvi quello spensierato stupore infantile tipico delle fiabe o dei bei racconti, ma vi accompagnerà nel corso di 22 livelli piatti e insipidi.
Percorrerli sarà come andare da un punto A a un punto B senza variazioni sostanziali; il vostro compito sarà piuttosto semplice: utilizzare la levetta analogica destra per eseguire gli attacchi e qualche tasto extra (si fa per dire) come il salto o quello per la raccolta degli oggetti.

La prima nota dolente viene messa in mostra attraverso una telecamera mal gestita che, invece di enfatizzare i momenti di azione, tenderà il più delle volte a banalizzarli o addirittura piazzarli “fuori campo”. Capita, infatti, di andare in contro a fastidiosi pop-up animati dello schermo che occuperanno gran parte della scena lasciandovi davvero poco spazio per capire cosa sta succedendo.
Altro elemento non poco trascurabile della giocabilità è il margine consentito per gli errori: saltando da una piattaforma all’altra dovrete sempre eseguire movimenti con una precisione millimetrica, pena la morte in burroni o la mutilazione in terribili lame rotanti. Data la natura sempliciotta del genere e del titolo sarebbe stata gradita una libertà d’azione e una difficoltà molto più calibrata; da quanto giocato, invece, ci si trova a dover combattere la noia e la frustrazione minuto dopo minuto, anche una volta acquisita la massima esperienza con il controller.

Tutto sommato è interessante il carnet di armi disponibili e la loro simpatica varietà: si va da accette a mazze di scopa, passando per coltelli affilati e tronchi di legno, fino ad arrivare ad armi improponibili come delle ancore pesanti (i programmatori sostengono che nel gioco è possibile incontrarne fino a 140).
In linea di massima le varie e brutali uccisioni, insensate ma divertenti, faranno di Fairytale Fights un platform ignorante e poco pretenzioso: vi accorgerete che in alcuni livelli saranno aggiunti dei piccoli e innocui puzzle ambientali, o in altri delle piccole sessioni di abilità (per esempio schivare determinate trappole).
Una varietà di gameplay irrisoria ma ben gradita per spezzare la pedante routine dei massacri.

In ogni platform che si rispetti il giocatore dovrà affrontare i fatidici “boss di fine livello”. Ebbene, quelli di Fairytale Fights sono i peggiori mai visti: tra di essi non c’è una particolare distinzione di difficoltà (sono tutti piuttosto ostici) e per abbatterli dovrete mettere a dura prova la vostra pazienza. Non pensate che a noi di Console Tribe piace “vincere facile”, anzi, gradiamo sempre un certo impegno e soddisfazione nel compiere le imprese ludiche più ardue… ma non tolleriamo dover passare circa venti minuti per sconfiggere il primo (non l’ultimo) dei boss di un innocuo e banale platform, neanche si trattasse dell’hardcore-mode di Ninja Gaiden. Ci siamo capiti!

Purtroppo, tranne rare eccezioni (chi ha detto Super Mario Galaxy?), questo genere sembra destinato a non raggiungere mai l’olimpo dei videogames, piuttosto a bramarlo con estrema invidia.

!==PB==!
Attenzione: pavimento scivoloso

Non c’è motivo di dubitare del forte approccio stilistico adottato dai programmatori al fine di rendere il più fumettosa possibile l’esperienza di gioco. Le immagini di Fairytale Fights sono solide, palpabili, per rendere l’idea possiamo dire che sono “masticabili con gli occhi” (a patto che vi piaccia il sangue!). L’intero mondo sembra realizzato con abbondante marshmellow: il gioco utilizza colori brillanti di sfondo con tonalità contrastanti del sangue, talmente “acceso” da sembrare plastica.
La cosa negativa è che andrete incontro ad alcuni livelli molto simili tra loro, e che tendono a ripetersi troppe volte persino in sezioni staccate. Si ha l’impressione di aver avuto poco tempo per creare livelli corposi e lunghi, e quindi di avere riciclato alcune zone per allungare il “brodo”.
Ma veniamo al vero punto di forza nonché motivo di orgoglio degli sviluppatori: il sangue. Il liquido rosso è stato reso con estrema cura, tanto da apparire fuori luogo (ma data la natura insolita del titolo forse è giusto che sia così). L’affermazione “in questo gioco si spargerà un sacco di sangue” scritta sul retro della copertina è vera fino all’ultima parola: non solo andrete incontro a 10.000 ettolitri di plasma sparsi qui e lì nello schermo, ma potrete addirittura renderlo interattivo scivolandoci sopra (!).
Ma questo artifizio non basta a placare la nostra sete di divertimento: la nostra accusa è che si poteva fare (molto) di più allo studio della grafica generale… è che non ci sarebbe dispiaciuto poterla esplorare di più. In alcuni casi ci si illuderà di poter andare a zonzo, per poi rendersi conto di rimanere bloccati davanti a un muro invisibile o un elemento dello scenario piazzato davanti a voi.

A giudicare dalla cura riposta in alcuni particolari del design ci aspettavamo di andare incontro allo stesso lavoro per quanto concerne l’audio. Purtroppo siamo rimasti più che freddi e impassibili nel sentire che non vi è alcun doppiaggio: un gioco di questa tipologia avrebbe “urlato” proprio grazie a un’ottima caratterizzazione vocale dei personaggi, soprattutto perché è possibile sceglierne tra quattro selezionabili.
Gli effetti sonori riescono a rendere l’idea del lavoro svolto: dai suoni ambientali (per esempio l’acqua corrente) a quelli delle armi (carne che si affetta, ossa che si spezzano) o quelli generici come il sangue che schizza sul terreno ci troviamo immersi in un gradibile teatrino degli orrori. Opinione del tutto diversa per la colonna sonora musicata: pur rimanendo sui binari prestabiliti dei cliché fiabeschi, riesce ad annoiare il giocatore durante le sue brevi, e sfortunate, partite.

Gli sviluppatori Playlogic hanno pensato di compensare alcune titubanze dell’esperienza in singolo, aggiungendo una piccola modalità multigiocatore. L’Arena permette di lottare con altri tre amici con l’obiettivo di ottenere la supremazia assoluta: se frequentata sporadicamente, la sfida online sa essere divertente persino divertente, ma alla lunga diventa spiacevole a causa di una estenuante e scontata ripetitività.

Essere o non essere… un videogame?

Concludiamo con una domanda: chi mai avrebbe potuto pensare che tale prodotto videoludico sarebbe stato gradito al grande pubblico? Insomma, una scommessa non da poco e che vale, in un’industria dannatamente venale, milioni di euro.
Persino la scelta di commercializzare il gioco in versione retail è inspiegabile: a nostro giudizio sarebbe stato più opportuno spacciarla su Xbox Live Arcade e su PlayStation Network o comunque venderla come “produzione minore” per pochi(ssimi) denari.
Anche perché, a parte alcuni piccoli sporadici spunti come il sangue scivoloso o la grafica gradevolmente fumettosa, Fairytale Fights non è profondo.
Non è divertente.
Non è geniale.
Non è innovativo.
Non è sbalorditivo.
Non è una bella storia.
Non è ironico.
Non è un hack ‘n slash.
Non è un platform.
Non è un bel gioco.
Non è nella vostra console. Ci auguriamo.