Recensione di Epic Mickey - Recensione

Recensione di Epic Mickey di Console Tribe

Il mese di Novembre 2010 segna un doppio, importantissimo ritorno in auge in campo videoludico.
E’ il ritorno di Warren Spector, artista tra i game-designer più visionari e conosciuti dell’industria occidentale. Col suo team Junction Point tenterà in seno a Disney Interactive di tornare ai fasti creativi di Eidos e Deus Ex.

Ed è il ritorno di Mickey Mouse, il topo più celebre dei cartoni animati. Sebbene le frequenti comparsate nella popolare serie giapponese Kingdom Hearts ci abbiano in un certo senso reso avvezzi alla sua presenza su console, le sue ultime avventure a tutto tondo risalgono ai tempi di Mickey Mania su SNES, del dimenticabile Hide & Sneak per GameCube e della versione Game Boy di Magical Quest.

Ma perché proprio Topolino? A Disney Interactive sarebbe bastato un remake di Maui Mallard in Cold Shadows per renderci felici. Il punto è che il roditore in pantaloncini non è semplicemente un abitante di Cartoonia, un character tra tanti altri peraltro spesso giudicato noioso dal pubblico perché troppo vecchio stile o troppo modernamente vincente per risultare simpatico e gradito quanto lo sfortunato Paperino. Beh, non che questo aspetto non abbia la sua importanza.
Ma con le sue onnipresenti orecchie Topolino, che lo vogliate o no, è anche e soprattutto il simbolo dell’impero Walt Disney: con lui iniziò quasi un secolo fa il viaggio di intere generazioni di sognatori, e proprio a lui spetta oggi aprire una nuova finestra su quel mondo magico, affrontando un’avventura dai toni insoliti che potrebbe – chissà – persino inaugurare un inesplorato filone gotico per i personaggi classici della scuderia disneyana.

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L’eroe dimenticato

C’era una volta un mago che viveva nel Mondo dello Specchio. E non un mago qualsiasi, ma il mago Yensid in persona, deus ex machina del famoso episodio di Fantasia, “L’Apprendista Stregone“. Proprio come nel celebre lungometraggio del 1940, l’avventatezza e la curiosità di Topolino di pasticciare con gli strumenti magici di Yensid conducono al disastro: il topo ha distrattamente rovesciato del solvente sull’ultima creazione del mago, andando così ad alterare la natura di Rifiutolandia, l’universo parallelo dove si ritrovano gli eroi dei cartoons che il pubblico ha dimenticato. Nel panico, Mickey libera anche il Blot, o La Macchia Nera, una malvagia entità che brama il potere assoluto.
Spaventato, Topolino fugge di corsa e attraversa nuovamente lo specchio magico tornando alla sua realtà, dove lo aspettano decenni di sfolgorante carriera: con un rapido flash forward assistiamo in pochi secondi alle tappe più significative dell’epopea cinematografica del personaggio, ormai diventato la star che conosciamo. Ma ecco che una notte il Blot tornare a colpire: rapisce Mickey dal suo letto e lo trascina a Rifiutolandia, dove con l’aiuto dello Scienziato pazzo ha intenzione di strappargli il cuore, macabra operazione necessaria perché la Macchia possa invadere anche il mondo reale.
Per evitare il peggio, Topolino dovrà prima di tutto trovare Oswald il Coniglietto, il signore di Rifiutolandia, e sperare nella sua collaborazione per sconfiggere la Macchia Nera.
Si tratta della terza rentrée di cui siamo testimoni con Epic Mickey: dopo oltre 50 anni, Disney è infatti tornata nel 2008 in possesso dei diritti su questo personaggio ormai dimenticato. Oswald fu il primo animaletto cartoon creato da Disney, e fu protagonista di diversi cortometraggi di successo editi dalla Universal prima che il giovane Walt fondasse il suo studio indipendente e fu chiaramente costretto a farsi strada con un progetto tutto nuovo: quel progetto si chiamava Mickey Mouse, e ben presto soppiantò nei cuori di tutti il Coniglietto – che pativa anche la concorrenza di Bugs Bunny – condannandolo al dimenticatoio.
Nel videogame la figura di Oswald, primo tra gli scarti, nutre un rancore profondo e motivato nei confronti di Topolino: ha plasmato Rifiutolandia come un monumento al successo mondiale che non conobbe mai, secondo il modello e le attrazioni della reale Disneyland ma con Oswald, e non certo l’odiato Mickey, al suo centro nevralgico. Proviamo tristezza e compassione al pensiero della solitudine e l’invidia che il Coniglietto deve aver provato: ha persino assemblato dei robot con le sembianze dei Paperino e Pippo reali per ricreare a Wasteland il mitico trio che nel nostro mondo spopolava con corti esilaranti come “The Clock Cleaners”.
La favola triste di Oswald ci viene narrata lentamente lungo buona parte dell’avventura. Mickey non scopre tutto e subito, ma anzi verrà a conoscere questi ed altri retroscena solo a videogame inoltrato. Sequenze in 2D dallo stile fumettistico fungono da efficaci intermezzi esplicativi. Disegni e regia sono di ottimo livello, l’unico neo è la velocità eccessiva con cui i sottotitoli scorrono via: assente ogni traccia di doppiaggio, cercate di leggere in fretta cosa i personaggi hanno da dire o rischiate di perdervi qualche passaggio importante.
Chi volesse potrà godere dell’avventurosa trama di Epic Mickey anche acquistando la graphic novel tratta dal videogame, illustrata dagli artisti di casa nostra Fabio Celoni e Paolo Mottura.

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Attraverso lo specchio

Appena guadagneremo il controllo del nostro protagonista saremo catapultati nel nero mondo di Rifiutolandia. Se pensate che il concetto di una dimensione popolata da compagni di avventure dimenticati sia già abbastanza malinconico, aspettate di vedere come l’hanno ridotta il Disastro del Solvente e la corruzione del Blot: imperano orizzonti oscuri e malefici minions, la luce e la spensieratezza di un tempo sono svanite.
Spetterà a Mickey porre rimedio a ciò che lui stesso ha causato. Molto intuitivamente, muoveremo Topolino grazie allo stick analogico presente sul Nunchuck, impugnato nella mano sinistra; alla pressione del tasto A sul telecomando Wii corrisponde un balzo mentre un rapido movimento del polso attiverà la giravolta cum calcio rotante di Super Mariana memoria.
Ma il bello deve ancora venire: armati del pennello magico di Yensid, possiamo puntare il Wiimote verso lo schermo e spruzzare nella direzione indicata getti di Vernice (pulsante B del Wiimote) oppure di Solvente (pulsante Z del Nunchuck) ed interagire così col mondo di gioco. Questa dicotomia è l’elemento che più di ogni altro pregnerà gran parte del gameplay e influenzerà pesantemente le nostre scelte strategiche.
Utilizzare la vernice sarà ad esempio necessario per creare dal nulla piattaforme o appigli utili a raggiungere un’area altrimenti inaccessibile; allo stesso modo il Solvente cancellerà via ostacoli e porzioni del paesaggio che preferiamo non avere tra i piedi. Il tutto risulta molto divertente ed è funzionale a differenziare Epic Mickey dal platform medio, lo avvicina in qualche modo a Super Mario Sunshine e gli conferisce una certa profondità e senso tattico: a seconda della nostra maggiore inclinazione a Cancellare piuttosto che a Dipingere frazioni di Rifiutolandia sortiremo vari effetti, tra cui quello di attirare degli utili guardiani che possono proteggerci, indicarci la via da seguire in caso ci perdessimo, o attaccare i nemici al nostro posto.
L’utilizzo del pennello sarà infatti fondamentale anche nei combattimenti, poiché Vernice e Solvente ci saranno utili contro gli ostili che tenteranno di danneggiarci: la nostra azione può causare danni diretti ma anche indiretti, ad esempio cancellando il pavimento sotto i piedi di un avversario facendolo precipitare nel vuoto.

Sebbene gli scontri contro i minions ordinari siano raramente resi davvero impegnativi, a complicarci la vita sarà più che altro il non eccelso sistema di gestione della telecamera. Comoda da regolare nei momenti di relax grazie alla croce direzionale del Wiimote; farà spesso il gioco dei nemici nelle fasi di battaglia, lasciandovi esposti a qualche attacco di troppo. A questo si aggiunge anche la reattività non sempre immediata del mirino del pennello magico, nonché a volte la mancata rispondenza del giroscopio che dovrebbe attivare la piroetta di Mickey. Non c’è mai un PlayStation Move quando serve…

Ad ogni modo questo articolato impianto ben si amalgama con una longevità a livelli piuttosto buoni: una partita lungo i vari scenari che compongono Wasteland potrà durare circa 25 ore, a cui dovremo anche aggiungere il tempo necessario a portare a termine il rilevante numero di quest secondarie che, se vorremo, potremo decidere di intraprendere; è da notare che, poiché alcune quest saranno alternative tra loro, non sarà possibile assolvere al 100% dei compiti possibili nel corso di un’unica partita, quindi a guadagnarne è il fattore rigiocabilità.
L’interconnessione e la ri-esplorabilità dei mondi visitati ben si sposa col classico abbondare di collectibles nascosti, che consistono in spille d’oro, bronzo o argento, rulli di vecchi film o magari le parti del corpo disassemblate degli Animatronics Pippo e Paperino. La consueta dose di bozzetti ed altri extra da sbloccare assicura ore di ulteriore coinvolgimento nel bizzarro mondo di Rifiutolandia.

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Silly Symphony

Sarebbe ben facile individuare nel platform il genere d’appartenenza esclusivo di Epic Mickey. E farlo non sarebbe errato a priori: una parte preponderante del gameplay è assolutamente ascrivibile al classico saltare col giusto tempismo di piattaforma in piattaforma raccogliendo strada facendo un’utile oggettistica; senza dimenticare le classiche arene in cui affronteremo gli immancabili boss e sub-boss di fine livello.
Dobbiamo però notare come l’area design indugi su ambienti aperti e popolati da personaggi non giocanti: il sistema di quest e missioni avvicina il menage di Epic Mickey più che altro ad un open world alla Super Mario 64 piuttosto che alla rigorosa linearità di un Crash Bandicoot. E se la verità sta nel mezzo, il cugino più prossimo di Topolino potrebbe essere in questo caso il draghetto Spyro, con le sue macroaree collegate tra loro che danno accesso a mondi più piccoli e stilisticamente caratterizzati.

Il fulcro geografico del gioco sarà Mean Street. Qui schermi e proiettori fungono da portali che conducono a differenti aree a volte ispirate alle attrazioni dei parchi a tema Disney ma viste dall’angolazione piuttosto distorta di Oswald: non mancano Space Mountain o il mitico castello della Bella Addormentata, ma anche la classica nave pirata, la casa stregata o luoghi inediti come Ostown oppure la discarica, piuttosto inquietante, dove il Coniglietto ha fatto gettare ogni sorta di gadget raffigurante Topolino.
Le sezioni che fungono da cerniera tra un’area e l’altra, cui Topolino accederà saltando negli appositi schermi su cui viene proiettato un film-portale, meritano una menzione a latere. Si tratta di brevi livelli in 2.5D, che si sviluppano nel senso di altezza e lunghezza. La cosa particolare è che si tratterà di sezioni ispirate per grafica e contesto ad alcuni dei più famosi cortometraggi di Oswald o Mickey Mouse: i più antichi risalgono agli anni ’20, e saperli riconoscere alla prima occhiata divertirà l’estimatore dell’animazione d’annata.

Decisamente meno vintage sarà il look delle grandi location 3D aperte all’esplorazione. Qui non mancheranno sfide e missioni, primarie e secondarie, che metteranno alla prova il nostro Mickey. A questo vago elemento sandbox si aggiungono delle caratteristiche quasi ruolistiche, in stile tipicamente Spectoriano: affrontare o non affrontare determinate missioni, o portarle a termine in un modo anziché in un altro, darà adito a differenti gruppi di quest a cascata. Crediti da spendere, aiuti opzionali forniti da NPC, scelte cruciali da compiere, percorsi alternativi da valutare… Praticamente nessun livello offre una via di risoluzione lineare ed univoca.

Anche l’uso che faremo del nostro pennello magico avrà una sua influenza sul gameplay: l’utilizzo preponderante della vernice oppure del solvente sui nemici o sul mondo di gioco determinerà una differente inclinazione di Mickey verso un approccio più aggressivo o più strategico contro gli avversari, che possono o venire disciolti o passare dalla nostra parte. Il nostro comportamento avrà ripercussioni anche sulle battute finali del gioco, in cui il destino di Wasteland sarà legato a quanto avremo Dipinto o Dissolto nelle ore precedenti: possiamo assistere a tre diverse conclusioni dell’avventura.
A questo proposito val la pena ricordare come Warren Spector avesse in origine idee ben più radicali, che però non devono essere piaciute a Disney dato che prevedevano tra l’altro una mutazione dell’aspetto di Topolino, cosa di cui nel prodotto finale non c’è traccia. Evidentemente la volontà di svecchiare il personaggio non arrivava al punto di permettere che il pubblico potesse vederlo, commettendo scelte da “rinnegato”, in una macabra versione “Mr. Hyde” che però noialtri avremmo gradito parecchio.

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Benvenuti a Wasteland

Il tallone d’Achille di Epic Mickey è la sua presentazione grafica. E non certo perché sia scadente e di basso livello, ma perché disattende decisamente le aspettative fomentate da dichiarazioni troppo altisonanti, su tutte le parole di Spector “aspettatevi la migliore grafica su Wii”.
Anche se graficamente Epic Mickey ha i suoi momenti notevoli, non siamo al cospetto del top possibile sulla console Nintendo. Globalmente parlando, abbiamo già visto risultati migliori a livello estetico: potremmo citare Dead Space Extraction, Silent Hill Shattered Memories o Final Fantasy: The Crystal Bearers. Nessuno di questi è un platform ispirato a personaggi dei cartoni animati come lo è Epic Mickey, quindi il paragone può risultare un po’ forzato, ma sulle acque aleggia pur sempre il confronto con sua maestà Super Mario Galaxy 2.
Dunque, nonostante la piuttosto ragguardevole ampiezza delle aree di gioco, la modellazione poligonale di oggetti ed edifici lascia alquanto a desiderare: architetture che dovrebbero apparire decadenti e cartoonesche ci appaiono più che altro spoglie e sgangherate. Al contrario, nemici e personaggi non giocanti sono davvero ben realizzati ma peccano di eccessiva ripetitività: aspettatevi di incrociare più e più volte lo stesso manichino standard lungo Mean Street o per le vie di Ostown. Fortunatamente Mickey, Gambadilegno e gli altri personaggi unici mantengono abbastanza fede all’ottimo livello di dettaglio a cui ci ha abituato Kingdom Hearts.
Un plauso particolare meritano le più che buone animazioni del nostro protagonista, armoniche e piacevoli seppur non troppo variegate. Mentre restano senza infamia e senza lode le texture, ben definite ma dalla scarsa profondità: del resto la console deve gestirne spesso un doppio set, uno più acceso e vivace da applicare agli oggetti colpiti dalla nostra Vernice rinvigorente oppure una versione più smorta se invece la superficie è stata trattata col Solvente. Il risultato è comunque piacevole quanto più il contrasto cromatico è accentuato.

Le sessioni-cortometraggio di cui abbiamo già parlato sfoggiano invece uno stile grafico del tutto diverso, 2D e side scrolled: sfondi spesso in nostalgico bianco e nero ed elementi bidimensionali dallo spassoso stile retrò accompagnano Topolino lungo livelli brevi ma artisticamente ispiratissimi che, come detto, strapperanno più di un sorriso a chi conosce bene i trascorsi cinematografici della mascotte Disney.
Del resto è l’aspetto artistico che salva il giudizio sugli ambienti tridimensionali in cui scorrazzeremo durante l’avventura: il level design è curato ed imprevedibile, senza fastidiose ripetizioni di pattern ambientali, le location sono variegate e comunicative. Paradossalmente, un problema sta nell’eccessiva oscurità che pregna il mondo di gioco, che sembra sempre avvolto da una patina opaca che poco si addice a Rifiutolandia. Seppur consci dei limiti tecnici imposti dalla scelta di sviluppare su Wii, ci pare che qualche effetto luminoso avrebbe giovato moltissimo al colpo d’occhio di chi gioca ad Epic Mickey. Qualche sporadico rallentamento, avvertibile nelle aree più complesse e caotiche, non costituisce un malus degno di troppa attenzione.

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Le musiche si mantengono su livelli davvero alti, tratte come sono dalle mitiche Silly Symphonies disneyane: non stupitevi se doveste sorprendervi a canticchiare jingle che già conoscevate a livello inconscio. Meno ispirati invece gli altri elementi del comparto audio, più che altro è penalizzante l’assenza di doppiaggio che lascia a mugugni e risatine il compito di spezzare il silenzio di dialoghi muti.

Tutto cominciò con un topo

A ben guardare, i limiti di Epic Mickey sono solo due: una realizzazione grafica migliorabile ed un sistema di controllo semplice ma non sempre troppo preciso. Entrambi gli aspetti sarebbero probabilmente stati appianati se il gioco fosse uscito sulle console di Sony e Microsoft: in questo caso, la Wii non è forse riuscita a rendere completa giustizia all’universo immaginifico oscuro di Warren Spector, di cui si avverte il genio avvinto da un hardware che a stento riesce a contenerlo. Epic Mickey è un videogame ottimo, ma non è quella pietra miliare della storia Disney che sarebbe senza dubbio potuto essere. Si nota un certo divario tra l’eccellente impostazione artistica e la realizzazione tecnica soltanto buona del tutto: ad una storia solida ed un cast stellare, su cui giganteggia il titanico Oswald, si contrappongono ingenuità evitabili, dato che sarebbe bastato un semplice sistema di lock-on per dare ai combattimenti tutto un altro sapore.
Nonostante l’apprezzabile immersività nel mondo di gioco e la soddisfazione che il coinvolgente menage riesce a regalare, la sensazione è stridente, e lascia preda del dubbio se Junction Point non avrebbe potuto realizzare qualcosa di più curato.