Recensione di DeathSpank: Thongs of Virtue - Recensione

Recensione di DeathSpank: Thongs of Virtue di Console Tribe

La nostra ultima quest ci ha visti uscire vittoriosi da uno scontro all’ultimo sangue con il temibile Von Prong. Ma per il Dispensatore di Giustizia non esiste riposo e, pochi secondi dopo la dipartita di Von Prong, veniamo catapultati in una nuova guerra. Ancora una volta la nostra missione è salvare il mondo. Stiamo ovviamente parlando di DeathSpank che, a pochi mesi dal suo rilascio, ritorna con un’avventura tutta nuova, ancora più ricca di missioni, armi, nemici e ovviamente del bacon. Thongs of Virtue, questo il titolo del gioco, non è un sequel vero e proprio, quanto piuttosto il proseguimento dell’avventura da poco conclusasi.
Ron Gilbert, conosciuto soprattutto per la serie Monkey Island, sarà riuscito ancora una volta a farci appassionare all’eroe più irriverente dei videogame? Tra battute sloga mascella e quest al limite dell’assurdo abbiamo provato anche questo nuovo episodio. Scoprite con noi cosa c’è da aspettarsi.

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Thongs of Virtue si apre poco dopo le vicende del primo episodio: la guerra imperversa e, purtroppo, il nostro eroe è stato catturato. Quale onta deve subire il Dispensatore di Giustizia costretto a pelare patate per l’esercito degl’orchi. DeasthSpank resta un condottiero fiero, combattivo e indomito e certamente non può di abbassarsi a fare simili lavori, tanto che, con lo stesso pelapatate, semina panico all’interno della fortezza in cui è rinchiuso. Al di fuori della prigione il caos: spari, esplosioni, guerrieri che si danno battaglia senza tregua; i primi scenari di gioco segnano già di per sé una piccola svolta mostrandoci ambientazioni totalmente diverse. Il mondo è nel caos a causa di alcuni temibili indumenti intimi che, attraverso il loro potere malefico, hanno corrotto personaggi finora conosciuti come paladini della giustizia. Inutile dirlo che c’è un solo uomo che può fermare tutto ciò: Rambo! Pardon volevamo dire DeathSpank, ma perdonateci l’errore ben presto capirete che il riferimento non è affatto casuale. La trama di Thongs of Virtue si dipana attraverso le varie quest principali, portandoci a girovagare per l’intero mondo tra santuari, foreste, fabbriche e persino il Polo Nord. La linea narrativa è semplice ma al contempo avvincente. Fuorviante, divertente.Tra eventi blasfemi e momenti toccanti, anche questa volta le avventure di DeathSpank vi cattureranno, così, senza pretese, come solo Ron Gilbert sa fare. Pura poesia.

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Il plot narrativo è sicuramente avvincente ma le meccaniche prendi un tizio qualsiasi per strada, ottieni una quest, risolvi la quest, parla con un secondo tizio casuale e ripeti all’inverosimile questa impostazione, riesce a catturare il giocatore ancora di più. Avvolgente, caotico, momenti di follia e assuefazione vengono allo scoperto quest dopo quest. In poche ore di gioco si è catturati, non si può non aiutare il contadino che ha bisogno di cacca d’asino, non si può non aiutare la gentil donzella che ha perso i suoi “attrezzi femminili”; poco alla volta si finisce il quel vortice ludico chiamato DeathSpank: Thongs of Virtue.
La semplicità di tutte le missioni secondarie del primo episodio è rimasta invariata ma, per fortuna, accanto a missioni brevi e immediate si aggiungono quest più impegnative che, prima di essere completate, necessiteranno sia di un livello adeguato che il compimento di alcuni pre-requisiti; l’aggiunta di missioni più corpose, seppur non rappresentando una grande novità, è comunque positiva.
In termini di gameplay, DeasthSpank si presenta di nuovo come un action-RPG grezzo, veloce, grazie ad uno schema semplice e ormai collaudato. Il nostro protagonista dallo slip viola può usare fino a quattro armi contemporaneamente e, allo stesso tempo, può portare con sé quattro oggetti curativi utilizzabili con il D-pad. Immancabile anche la barra della Giustizia capace di farci sferrare attacchi devastanti che variano in base all’arma in dotazione. DeathSpank è essenziale, minimalista, travolgente. Frenesia e button mashing accompagnano gran parte dei combattimenti: semplici, immediati, appaganti.
Insomma, Thongs of Virtue è identico al primo episodio? Ci piacerebbe dire di no ma, a conti fatti, le differenze sono poche, eppure il peso non si avverte. Thongs of Virtue ha la capacità di riportarci dritti nel gioco che avevamo lasciato, quasi come se nell’attesa tra i due diversi capitoli, avessimo semplicemente messo il gioco in pausa.
Le piccole novità sono tutte a carico delle ambientazioni che, oltre a offrire paesaggi diversi, fanno sì che anche armi e relativo utilizzo influenzino il gameplay. Grazie all’uso di pistole, bazooka, granate, e persino pistole laser, i combattimenti dalla distanza assumono un significato totalmente nuovo ed inedito. Accanto quindi alla caciara che caratterizza ogni scontro si può tranquillamente tentare un approccio più strategico. Davvero utile, quando nel bel mezzo del deserto, ci piomba addosso un bel drago di circa cinque livelli superiori e noi lì a tremare con la nostra spadapistola sgangherata. Anche nei momenti di delirio e paura si può tentare si impostare la strategia adatta. Un gioco che regala emozioni diverse, proprio quando non te le aspetti. Per quanto riguarda la componente esplorativa non troviamo particolari migliorie ma, grazie ad ambienti più variegati e l’introduzione persino di una nave controllabile direttamente dal giocatore, il titolo acquisisce quel pizzico di fascino in più che rende felice ogni fan.

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In termini di longevità ci troviamo di fronte ad un prodotto ancora più ricco che, oltre a vantare un gran numero di quest in più, si dimostra anche rigiocabile più di una volta grazie a finali alternativi e vari achiviements/trofei da sbloccare. Migliorato anche il livello di difficoltà, di certo non ci troviamo di fronte ad un titolo particolarmente impegnativo ma, stavolta almeno, saremo comunque costretti a prestare più attenzione alle battaglie.
Tra i pochi difetti segnaliamo, ancora una volta, il comparto multigiocatore offline il quale, oltre l’aggiunta di un nuovo personaggio, rimane pressoché invariato, confermando il difetto di non essere poi molto interessante per il secondo giocatore che si vede troncato di molti degli elementi di gioco.
Sul comparto audiovisivo le novità sono pressoché inesistenti e, a dirla tutta, non è sicuramente un aspetto negativo. Si riconferma quindi il buon comparto tecnico fatto di elementi bidimensionali e tridimensionali che creano un mondo che straborda creatività da tutti i pori. Bellissime e soprattutto divertenti le cut-scene che accompagnano la narrazione. Il sonoro ancora una volta ci regala una buona campionatura di suoni e musichette accattivanti, ottimo ancora una volta il doppiaggio il lingua inglese.