Recensione di Bodycount - Recensione

Recensione di Bodycount di Console Tribe

Codemasters non è di certo nuova da queste parti, sia per le sfide automobilistiche sia per gli FPS. Dopo la serie Dirt, la software house ha deciso di scendere in trincea con un nuovo sparatutto dalle tonalità “bulletstormiane” per testare le nuove potenzialità della sua creatura, l’Ego Engine. In realtà ne sappiamo già qualcosa, almeno chi ha potuto giocare all’ultimo dei tre titoli sopra citati. Se per Dirt 3 non ci sono stati dubbi, lo stesso non si può dire per Bodycount, che di perplessità ne suscita non poche. Avete presente Operation Flashpoint? Bene, dimenticate tutto, la strada intrapresa è diametralmente opposta. Se da un lato si vuole apprezzare il tentativo di distinguersi in un genere oramai sovraffollato, dall’altro i “se” ed i “ma” inizieranno a ronzarvi in testa già nella prima mezz’oretta di gioco. Andiamo a studiarli insieme.

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Infiltrato speciale

Diciamo subito che se Bodycount fosse un lungometraggio sarebbe la revisione bollywoodiana di un film di serie B di Steven Seagal (senza nulla togliere al suo 7° Dan, ndr). La trama, in effetti, non brilla per l’originalità e la sua esposizione è ridotta praticamente all’osso. La storia vi vede nei panni di un agente super segretissimo di un’agenzia non governativa altrettanto segreta, la Network, che interviene per “far la pace” in una zona dell’Africa settentrionale. Qui vi ritroverete a far fuoco su ribelli e milizia locale nel tentativo di comprendere chi o cosa stia alimentando il conflitto. Tra strutture mai esistite su carta e bunker super tecnologici, vi ritroverete sulle tracce della Target, altra organizzazione non governativa super segreta che trae profitto dalle guerriglie. Non aspettatevi filmati introduttivi ed eccessive spiegazioni, dopotutto siete lì per uccidere, no? E state pur certi che le stragi non mancheranno. Il titolo presenta tre modalità principali, la campagna, la modalità Bodycount, in cui sarà possibile ripetere i vari livelli per incrementare i vostri punteggi, e l’immancabile multiplayer. I livelli della campagna non sono molto lunghi in termini di longevità, ma in compenso non presentano un percorso obbligato. Gli spazi sono ampi così come sono numerose le strutture sul territorio, ciò offre la possibilità di intraprendere la strada che più ci piace e scegliere la tattica adatta alla situazione. È ovvio che l’ampiezza dell’area di gioco è controbilanciata da una qualità delle texture non proprio eccelsa, infatti se da un lato avremo una visione gradevole dell’insieme, a cui contribuiscono i piacevoli giochi di luce, dall’altro dovremo fare i conti con dei dettagli scadenti. L’interazione con lo stesso ambiente è forse migliore rispetto ad altri FPS: molte pareti si frantumano sotto la pioggia dei proiettili più pesanti, così come i pilastri ed i cornicioni che potreste scegliere come copertura. A volte è piacevole notare che il tutto non si riduce a delle semplici sforacchiature sulle superfici, un difetto che ritroviamo anche nei titoli più prestigiosi e che diamo come universalmente accettato. Discutibile, invece, è la riadozione del puntatore dell’arma con tanto di reticolo. Una scelta che definiremmo oramai vintage e che vi permetterà, insieme alla presa ferrea del vostro PG sull’arma, di effettuare degli headshot magistrali con una mitragliatrice antiaerea! Il comparto sonoro non è decisamente dei migliori, ma probabilmente passerà inosservato poiché sarete presi da ben altre perplessità. Momenti in cui il sottofondo si sposa con l’azione frenetica si alternano ad altri di silenzio assoluto, magari accompagnati da rumori e voci che sembrerebbero essere campionati in una giungla piuttosto che in una zona di guerra. Il doppiaggio e la profondità dei dialoghi, come spesso accade nel Bel Paese, lascia molto a desiderare, ma allo stesso tempo non stona nell’atmosfera bollywoodiana che caratterizza questo titolo. Il tutto si riduce ad una scelta filosofica: boiata pazzesca o piacevole passatempo?

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“Duro” da uccidere

Dopo una breve panoramica sul guscio, andiamo dritti al cuore di Bodycount per vedere quanto ci offre sul piano di gioco. Le dinamiche, per quanto frenetiche, non sono poi così veloci. Se è vero che il vostro personaggio non ha il “piè veloce” del Pelide Achille, dall’altro lato non vi ritroverete a gareggiare contro Usain Bolt. I nemici peccano di velocità quanto di intelligenza artificiale, tant’è vero che in molte situazioni il tutto si riduce a “aspetta l’attacco frontale e falli fuori in massa”. Sebbene i personaggi siano disposti in modo strategico nelle ambientazioni, finiranno col seguirvi senza coordinazione, animati dalla sola sete di sangue. Al termine della strage il vostro gingillo si ritrova senza un colpo? Tranquilli, le munizioni cadono a picco senza distinzioni! Ciascun nemico, dopo la sua morte, lascerà cadere al suolo proiettili adattabili a qualsiasi arma ed una certa quantità di punti Intel indispensabili per l’attivazione di alcune abilità speciali. La mole di bonus “droppati” dal singolo personaggio varia a seconda della modalità di uccisione. Fondamentalmente il cuore del gioco è proprio quello, ovvero di sterminare i nemici con stile. Dal semplice headshot al colpo alle spalle sotto copertura, dalla granata al bonus esplosione, vi è una discreta varietà di uccisioni che moltiplicheranno il vostro punteggio. Maggiore sarà il numero di combo eseguite tanto più alto sarà il vostro rank al termine del livello, ma badate bene che basterà uccidere un nemico con un semplice colpo in petto per porre fine alla catena dei bonus. Ad aiutarvi nell’impresa avrete quattro abilità speciali, sbloccabili con l’avanzamento nella campagna, che potrete attivare con i tasti direzionali. Le skill a vostra disposizione comprendono l’adrenalina, che vi conferirà l’immunità per un breve lasso di tempo, i proiettili esplosivi, il radar ed il potente attacco aereo (i Poteri del Velo in Wolfenstein vi ricordano qualcosa? Ndr). L’arsenale a vostra disposizione è molto povero, forse una decina di fucili oltre alle granate e le mine che sarete in grado di piantare tre per volta al suolo, come se fossero semi in un campo di grano! Potrete trasportare solo due armi le quali vi accompagneranno per tutto il livello, salvo quelli in cui è presente la postazione di deposito che vi permetterà di scegliere. Sebbene questa sia una enorme pecca, vi ricordiamo che potreste finire l’intera campagna con una singola arma dal momento che la presa del personaggio è d’acciaio, il rinculo è poco realistico ed il mirino vi facilita nella mira. Se non altro, e non è assolutamente un pregio, quando vi ritroverete nella posizione di mira non potrete camminare, ma semplicemente oscillare col busto e ciò potrebbe rivelarsi fatale in situazioni in cui non avrete copertura. La campagna non è molto lunga, come da prassi, ma da che mondo è mondo il punto di forza di un FPS dovrebbe essere l’area multiplayer. Bene, Bodycount si mostra carente anche in quella! Al di là dell’opzione co-op, che vi permetterà di rigiocare i livelli in compagnia, avremo solo quattro arene da sfruttare in modalità deathmatch a squadre e tutti contro tutti. A ciò aggiungete un respawn affidato ad un server cieco, con le frustrazioni che ne conseguono, e l’impossibilità di sviluppare e personalizzare il vostro personaggio. Che ve ne pare?

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Decisione Critica

Alla fin fine Bodycount è un titolo che non ha niente di innovativo, molta farina proveniente dai sacchi altrui e tanta crusca nel proprio. Va bene per passare una serata dopo una pizzata tra amici, magari dopo una birra in più, ma finirete col cercare divertimento altrove. Per un genere che si basa fondamentalmente sull’esperienza condivisa ci saremmo aspettati qualcosina in più, dunque non ci resta che sperare in un DLC “zeppo” di mappe su cui sfidarsi. La campagna è scialba, colpa di una trama che ridicolizza un cliché già visto. Avete mai visto il film “Cocco di nonna”? È quella l’atmosfera che ci viene in mente nell’immaginare gli studi di Codemasters alle prese con questo titolo. Da un punto di vista tecnico ci sono molte defaillances ed alcune scelte ricorrono realmente a titoli di un’altra generazione videoludica. Che dire, se volete un semplice scacciapensieri, allora Bodycount è un gioco che non vi andrà stretto, lo stesso non si può dire nel caso in cui cerchiate qualche qualità in più. Avremmo preferito un’impostazione alla Serious Sam, almeno ci sarebbe stato da ridere sin dall’inizio.