Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si… Transformers: La Caduta di Cybertron - Recensione

Senza nessun film all’orizzonte sembra quasi strano trovare nei negozi un nuovo gioco dedicato ai giganti trasformabili, eppure grazie ai veterani (della serie) High Moon Studios è giunto ancora una volta il momento di prendere parte all’eterno scontro tra Autobot e Decepticon. Ma ne varrà davvero la pena?

Senza nessun film all’orizzonte sembra quasi strano trovare nei negozi un nuovo gioco dedicato ai giganti trasformabili, eppure grazie ai veterani (della serie) High Moon Studios è giunto ancora una volta il momento di prendere parte all’eterno scontro tra Autobot e Decepticon. Ma ne varrà davvero la pena?

Un nuovo inizio

Dopo il non proprio esaltante adattamento di Dark of the Moon, i ragazzi capitanati da Matt Tieger riprendono le fila del discorso iniziato con War of Cyberton, proponendoci la temporanea chiusura delle ostilità tra le due fazioni robotiche. La trama è molto semplice: il conflitto traAutobot e Decepticon ha oramai portato al collasso il loro pianeta natale, oramai ridotto ad una fumante massa di rottami contorti. L’unica soluzione per evitare l’estinzione della razza è costituita da un ponte spaziale, capace di collegare Cybertron ad altri settori dell’universo. E nel corso di una rutilante, rocambolesca e dannatamente avvincente campagna single player, starà a noi giocatori far sì che gli eventi vadano ad incasellarsi tutti al proprio posto, prendendo di volta in volta le parti di una delle due fazioni in quello che si presenta come un TPS di tutto rispetto. Le meccaniche di gioco sono le stesse già testate in occasione del nostro precedente hands on (visionabile a questo indirizzo), quindi eviteremo di perderci in prolisse descrizioni della mappatura dei tasti e dello stile di gioco. Vi basti sapere che la nuova creatura targata High Moon Studios è un ottimo prodotto, sorretto da una struttura ludica azzeccata e bilanciata che, seppur distaccandosi dai profondi binari tracciati dalla serie di Gears (bye bye coperture dinamiche), riesce a ritagliarsi di prepotenza una propria identità, complice una fluidità d’azione veramente invidiabile. Ma le differenze con uno dei capolavori del genere non si esauriscono certo nella scomparsa di scontri più statici e tattici. Riprendendo ed ampliando quanto di buono era stato appena accennato nel precedente Dark of the Moon, il team di Tieger è riuscito ad imbastire una campagna quanto mai variegata, che va ben oltre il semplice inanellare infiniti scontri a fuoco lungo angusti corridoi. Ognuno dei tredici capitoli in cui è suddivisa la modalità giocatore singolo, infatti, ci metterà alla guida di un differente personaggio, ciascuno dotato di una peculiare abilità che influirà significativamente sulla struttura della propria frazione di gioco. Spazio, quindi, ad un’azione stealth quando vestiremo i panni di Cliffjumper o del subdolo Starscream, mentre nel caso dell’ipercinetico Jazz o di Swindle sarà una componente platform a fare capolino, invece in occasione dell’incontro con il selvaggio Grimlock ci troveremo dinanzi ad una corposa sezione fortemente contaminata da meccaniche hack’n slash. Ovviamente non mancherà anche un nutrito arsenale di armi, recuperabili sia lungo i livelli che acquistabili tramite i numerosi terminali disseminati lungo la superficie di Cyberton, capaci di accontentare tanto gli amanti del cecchinaggio sfrenato quanto i più inclini al riversamento di ingenti quantità di piombo. Insomma, lungo le 10-12 ore che ci vorranno per portare a compimento la campagna, sarà veramente difficile trovare di che annoiarsi. Il tutto grazie anche ad un foltissimo cast di personaggi giocabili, capace di spaziare dai canonici Optimus Prime/Megatron ad elementi decisamente meno avvezzi a comparsate videoludiche come il Dinobot Swoop o il Decepticon Bruticus. Una vera manna per tutti i fan della saga.
A chiudere il cerchio su di una campagna in singolo quasi inattaccabile giungono un level design molto curato, capace di distaccarsi dai canonici corridoi che tanto affliggono produzioni del genere: i livelli saranno spesso caratterizzati da ampi spazi lungo i quali muoversi, sia in verticale (nel caso di Transformers capaci di volare) che in orizzontale, di modo da affrontare i vari scontri in maniera sempre varia e dinamica. Un plauso va riconosciuto anche all’IA demandata a controllare i nostri avversari, i quali sono ben lontani dall’essere dei semplici bersagli mobili: i robot avversari si nasconderanno, cercheranno di aggirarci e costituiranno sempre una minaccia da non sottovalutare. Ah, perché quel “quasi inattaccabile” scritto poche righe fa? Beh, la mancanza della modalità cooperativa che tanto aveva giovato al precedente War of Cyberton è andata scomparendo nei meandri del cosmo e questo non può che essere un peccato, così come la pressoché inutile possibilità di mutare forma che, seppur sempre disponibile, verrà sfruttata prevalentemente quando il gioco richiederà esplicitamente di impiegarla.

Trasformazione incompleta

Inutile sottolineare come l’unico modo per interagire con altri essere umani risieda nell’immancabile modalità multiplayer, la cui offerta non fa molto per discostarsi dalla massa: team deathmatch, deathmatch, cattura la bandiera, conquista e l’oramai immancabile orda. Sotto il profilo delle novità si può subito dire che i programmatori non si siano certo sforzati. Niente di particolarmente innovativo anche sul versante delle varie classi con cui è possibile scendere in campo (di cui, anche in questo caso, vi avevamo già parlato in sede di anteprima), ognuna dotata di peculiari abilità e armamenti sbloccabili in seguito alla canonica progressione di livelli. Fortunatamente il tutto si è comunque dimostrato estremamente giocabile e ben strutturato, grazie anche ad un matchmarking molto veloce e ad un netcode fluido e stabile. Buono anche il design delle mappe, sufficientemente ampie e disposte su più livelli, capaci di fornire un buon numero di situazioni belliche.

Un mondo Epic(o)

Che Tieger ed il suo team siano dei veri fan dei cybertroniani è palese sin dalle prime battute di gioco: i modelli dei vari automi senzienti, infatti, trasudano una cura maniacale per il dettaglio, grazie ad una modellazione poligonale splendida. Carene luccicanti sotto cui si agitano pistoni e tubi energetici fanno bella mostra di sé tanto sui personaggi giocabili quanto sui characters secondari. Le animazioni sono, parimenti, molto ben realizzate con vette che si raggiungono in occasione delle varie trasformazioni in veicoli, tutte riprodotte in maniera convincente e appagante (osservate Grimlock mutare forma e capirete subito di cosa stiamo parlando). Certo, molto è dovuto anche ad un character design che, distaccandosi dagli scempi compiuti nella realizzazione della trilogia cinematografica, ha scelto di sposare le linee tracciate nella serie tvTransformers: Prime, restituendoci così un feedback visivo molto più definito ed accattivante. Buono il lavoro svolto anche sul versante ambientale: non era certo facile rendere vario ed interessante un pianeta interamente meccanizzato, ma anche sotto questo punto di vista High Moon Studios è riuscita nell’impresa, inanellando una serie di livelli dalle caratteristiche ben distinte tra loro. Impressiona in maniera più che positiva il versante audio, grazie ad una colonna sonora maestosa ed epica, capace di accompagnare il dipanarsi delle vicende in maniera fluida ed armonica. Di ottimo livello anche il doppiaggio, purtroppo però disponibile soltanto in lingua originale (ovviamente sottotitolato). Ancora una volta l’immortale Unreal Engine 3 è riuscito a dar vita ad un mondo di tutto rispetto.

Ci voleva proprio. La Caduta di Cybertron è un ottimo gioco, capace di fugare ogni dubbio in merito alla bontà ludica dei Trasformers: date questi personaggi in mano ad un team capace e libero di veicolare le proprie idee e vi troverete per le mani un gioco divertente ed appassionante. Peccato per un comparto multigiocatore che fa poco per distaccarsi dalla massa, ma bocciare il lavoro High Moon Studios solo per questo ci sembrerebbe davvero troppo, specie quando ci troviamo al cospetto di una campagna in singolo che non ha molto da invidiare (anzi, sotto alcuni punti di vista ha soltanto da insegnare) ad esponenti del genere ben più blasonati ed idolatrati. A quando il prossimo episodio? Speriamo presto…

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