Recensione Mortal Shell 2
di: Simone CantiniNon è mai facile entrare di prepotenza nel mondo dei soulslike, vuoi per il sottile equilibrio che si cela dietro la loro costruzione, vuoi per una fanbase che definire tossica è un marcato eufemismo. Eppure, i ragazzi di Cold Symmetry si sono ampiamente fregati di questi due dati di fatto, scegliendo consapevolmente di affacciarsi nel settore videoludico proprio con un titolo appartenente a tale genere Certo, non tutto è stato rose e fiori quando Mortal Shell fece il suo debutto sulla scena, come dimostra anche la mia recensione di allora, eppure quel gioco così ruvido e spigoloso aveva al suo interno una cosa rarissima: un’anima, una scintilla in grado di far intravedere un qualcosa degno di essere approfondito a dovere. E Mortal Shell 2 riesce proprio in questa difficilissima missione, riuscendo a tradurre quelle liminali ma felicissime intuizioni in un sequel di assoluto spessore, capace di spazzare via le precedenti perplessità.
accettare i cookie con finalità di marketing.
Kinder sorpresa?
Che soulslike sarebbe senza un mondo oscuro ed una trama ai limiti del criptico? Infatti, Mortal Shell 2 non fa nulla per prendere le distanze da questa coppia di dogmi, presentandoci una narrativa appena accennata, ovviamente calata all’interno di un contesto smaccatamente dark fantasy. Nel titolo firmato Cold Symmetry andremo ad impersonare l’Araldo, un’entità silenziosa al soldo della Sottomadre, una sorta di divinità comparsa secoli addietro in questo mondo decadente. La sua venuta aveva visto anche la comparsa degli Ovum, contenitori al cui interno era addormentata la sua progenie, andata dispersa per il mondo e corrotta da uno di questi figli impazziti. Inutile dire come spetterà a noi avventurarsi nella corposa mappa di gioco, allo scopo di recuperare quanti più Ovum possibile, così da permetterci di accumulare sufficiente potere per affrontare questa diabolica minaccia. Al solito, non siamo al cospetto di alcuna rivoluzione, con una sceneggiatura alquanto minimale ad accompagnare le nostre gesta. Una sorta di esile pretesto narrativo che funge unicamente da ideale cornice al mondo di Tristerovina, il vero protagonista di questa cupa avventura.
A raccontarci la desolazione imperante, difatti, ci penserà un efficacissimo world building, che strizzando l’occhio agli stilemi di From Software e al distorto immaginario del compianto Kentaro Miura, riesce a dipanarci sotto gli occhi un setting affascinante e variegato. A vagare tra le lande impregnate dell’odore della morte incontreremo una sparuta manciata di personaggi secondati, forieri di criptiche missioni opzionali, a partire dagli abitanti della Fortezza del Midollo, l’hub centrale da cui partire una volta superato il prologo. Farsi avvolgere dalle sinistre atmosfere che permeano ogni anfratto, lasciando che siano rovine o cadaveri a raccontarci frammenti di un passato perduto, rappresenta indubbiamente uno dei punti di forza di Mortal Shell 2. Ed ecco, allora, che le circa 30 ore necessarie a chiudere la prima run voleranno via in un batter d’occhio, lasciandoci dietro la voglia di scoprire altri segreti. Peccato solo per una porzione finale un po’ stiracchiata rispetto al resto…
Il sequel che ci voleva
Appare subito evidente come Mortal Shell 2 cerchi di prendere in parte le distanze dal suo predecessore, a partire proprio da una durata che appare triplicata rispetto al passato (si parla anche di una sessantina di ore per i completisti). Questo è figlio del cambio di rotta radicale che ha investito il level design, che abbandona la struttura più blindata e lineare vista nel 2020, in favore di un mondo interconnesso dall’estensione indubbiamente generosa. Azzardando un paragone ardito, il passo è quello che c’è tra la struttura di Demon’s Souls e Elden Ring, ovviamente con le dovute proporzioni. Il più recente capolavoro From Software, comunque, è una presenza felicemente ingombrante, visto il modo in cui i suoi dungeon opzionali hanno influenzato la visione artistica di Cold Symmetry.
Alla consueta progressione per aree connesse da scorciatoie e passaggi segreti, il team ha accompagnato aree secondarie che sarà possibile scovare, così da ottenere ricompense maggiori, magari dopo aver sconfitto boss accessori. E questa volontà di spingere il player oltre il sentiero principale emerge anche dalla natura stessa dei Fari, i checkpoint presenti nella mappa: la maggior parte di essi, difatti, potrà essere purificato affrontando un dungeon nascosto, la cui difficoltà varierà a seconda della situazione. Si tratta di un espediente in apparenza banale, ma che garantisce un notevole boost alla voglia di scoperta e esplorazione: trovare un Faro non sarà solo un’oasi presso cui riprendere fiato, ma anche un viatico per nuove sfide. Tutto, in Mortal Shell 2, è quindi più grande e più complesso.
Ghost in the Shell 2.0
A non cambiare più di tanto, quindi, è il modo in cui i ragazzi di Cold Symmetry hanno scelto di presentare l’Araldo, il cui potere principale sarà quello di abitare le spoglie degli eroi caduti in battaglia. Come visto in passato, all’interno del gioco saranno presenti dei cadaveri che rappresentano le varie build preimpostate disponibili. Queste presenteranno caratteristiche molto differenti tra di loro, tra vecchie e nuove conoscenze: da maghi a tank, passando individui più agili e scattanti, ogni personaggio “indossabile” sarà in grado di variare sensibilmente l’approccio agli scontri, grazie anche ad un interessante set di abilità accessorie. Ciascuna classe, difatti, sarà dotata di un’abilità attiva ed una passiva, oltre ad un ricco skill tree che sarà possibile personalizzare aumentando di livello (altra novità rispetto al precedente capitolo) una volta raccolte le anime nemiche sufficienti. Così facendo si aprirà la strada ad ulteriori possibilità di personalizzazione, così da permetterci di creare il setup più congeniale al nostro stile. Personalmente ho adorato Proxima, una guerriera in grado di attirare a sé i nemici per mezzo di un arpione che, debitamente potenziato, era in grado di rallentare i movimenti avversari e scatenare tempeste di fulmini.
La maggiore personalizzazione delle varie build, è risultata la conseguenza naturale di un’altra svolta radicale apportata dal team, ovvero la scomparsa della barra della stamina. In Mortal Shell 2 non dovremo dosare le forze, dato che sarà virtualmente possibile attaccare senza sosta, non essendo possibile esaurire l’energia. Si tratta di una scelta che suona quasi come un’eresia, ma che ho trovata ben coerente con la natura più dinamica e frenetica degli scontri. Non si deve pensare, però, tale rimozione vada inquadrata come semplificazione, dato che i nemici risulteranno tarati per assecondare un simile stravolgimento: la loro aggressività sarà spessissimo molto elevata, così come ampia sarà la portata dei loro attacchi (soprattutto per quanto riguarda la maggior parte dei boss). Questo porta a dover dosare attacco e difesa, così che il tatticismo che si annida tra le pieghe del genere non venga mai meno.
Botte da orbi
A sostituire la barra della stamina ci ha pensato la determinazione, un indicatore che potremo riempire attaccando corpo a corpo e che servirà sia per attivare le abilità speciali nel nostro guscio, sia per sfruttare l’altra novità introdotta da Mortal Shell 2: le armi a distanza. Si tratta di un’introduzione felicissima che, pad alla mano, si inserisce in maniera davvero organica nel flow degli scontri, grazie anche ad un corposo set di bocche da fuoco disponibili. Alternare fendenti a colpi di balestra o cannone, ha un che di galvanizzante, grazie anche ad un ottimo feedback degli attacchi e a un set di animazioni ottimamente collegate tra loro, in grado di garantire una fluidità visiva eccellente.
Non si vive di soli attacchi in Mortal Shell 2, dato che la necessità di difendersi farà costantemente capolino. Per farlo potremo sfruttare la possibilità di pietrificarsi vista nel precedente capitolo, una meccanica soggetta a fisiologico cooldown, ma che se attivata con il giusto tempismo ci consentirà sia di annullare un colpo nemico che di aumentare la barra dello stordimento. Per i più abili potremo anche sostituire una simile funzione con un sistema di parry più efficace, ma che richiederà un tempismo maggiore. Il mix che emerge, qualunque sia la scelta, dà vita ad un combat system sfaccettato e molto divertente, che si amplierà grazie anche alle Pietre di Tar, equipaggiamenti accessori in grado di garantire buff ulteriori.
Il lato dolente della medaglia è relativo al potenziamento del nostro armamentario, invero un po’ spartano data l’assenza di statistiche per le armi: ciascuna tipologia di lama o bocca da fuoco differirà unicamente per estetica e velocità di esecuzione delle combo, con solo un numerino ad indicarne il livello di potenza. Lato consumabili, non posso che applaudire la scelta di abbandonare il bizzarro sistema di cure visto in passato, legato agli attacchi andati a segno, in favore di un classico sistema in salsa Estus. Si apprezza, invece, il ritorno alla familiarità degli oggetti, ovvero lo sblocco progressivo delle loro capacità in base al numero di utilizzi ed elementi accumulati nell’inventario.
L’oscurità che ci piace
Un altro aspetto che convince di Mortal Shell 2, spesso punto debole anche dei soulslike più blasonati, è quello relativo alle pure prestazioni tecniche. Si parte subito forte con il frame rate, che almeno in modalità Prestazioni (su PS5 base) si è rivelato estremamente fluido e quasi sempre ancorato ai 60 frame al secondo, salvo qualche sporadica eccezione. Il tutto senza sacrificare il colpo d’occhio, che si attesta sempre su livelli davvero convincenti e suggestivi. Per quanto non originalissimi i biomi che animano Tristerovina godono quasi sempre di una realizzazione visiva e molto ispirata, pur non mancando qualche eccezione (la sezione innevata è alquanto blanda rispetto al resto). Texture e geometrie riescono a trasmettere alla perfezione tutto il senso di morte e decadenza che si respira ad ogni passo, intessendo un immaginario dark fantasy davvero bello da vivere.
Anche il bestiario non delude, grazie ad un numero adeguato di MOB ben differenziati, così come è da apprezzare il lavoro svolto in fatto di design dei boss principali, mentre è risultato più blando quello delle minacce opzionali. Calzante e mai invasivo anche il comparto audio, con una soundtrack che fa il suo dovere senza strafare ed un doppiaggio in inglese convincente. Qualche appunto sulla localizzazione italiana, che presenta frasi rimaste in lingua originale, ma che non dubito verranno fixate con una patch. Da segnalare anche qualche sporadico bug, che si è tradotto in armi scomparse con conseguente blocco della possibilità di attaccare, oppure fendenti che hanno visto il personaggio balzare nella stratosfera: tutto si è risolto con un riavvio, ma mi auguro che anche questo venga risolto con un aggiornamento. Non mancano anche alcune compenetrazioni nello scenario, legate soprattutto ad una manciata di scontri con boss ambientati in arene molto piccole. Siamo comunque nell’ordine di difetti non in grado di minare l’esperienza generale.
Sul fronte della difficoltà, invece, Mortal Shell 2 offre un ottimo sistema di personalizzazione, grazie alla possibilità di giocare in maniera più semplice (tramite un peculiare oggetto equipaggiabile) oppure più difficile, tra l’altro con sfide aggiuntive dedicate. Affrontando il tutto in modalità standard, il tasso di sfida è risultato molto bilanciato, ma è evidente come il team abbia scelto di rendere il proprio lavoro accessibile davvero a chiunque. Il mio consiglio spassionato è questo: se siete digiuni di soulslike ma avete voglia di affrontarne uno, Mortal Shell 2 rappresenta un entry point indubbiamente consigliato, oltre che davvero divertente.
La vera sintesi è questa: Mortal Shell 2 non solo conferma le intuizioni del primo capitolo, ma le espande con sicurezza, visione e una maturità sorprendente. Cold Symmetry dimostra di aver compreso a fondo ciò che rendeva speciale il proprio esordio, trasformando un’anima grezza in un’esperienza finalmente compiuta, più ampia, più ambiziosa e soprattutto più consapevole. La nuova struttura aperta, la scomparsa della stamina, la ricchezza delle build e l’ottimo lavoro sul world building convergono in un soulslike che non vive di imitazione, ma di identità. Non tutto è perfetto, qualche sbavatura tecnica e un sistema di potenziamento delle armi un po’ troppo essenziale lo ricordano, ma il risultato finale resta solido, coinvolgente e sorprendentemente accessibile. In un panorama saturo di cloni senz’anima, Mortal Shell 2 emerge come un’opera che osa, cresce e convince. Un ritorno in grande stile, capace di parlare tanto ai veterani quanto a chi cerca un primo passo nel genere. Cold Symmetry non ha solo realizzato un buon sequel: ha costruito un mondo che vale la pena esplorare, vivere e dominare.