Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots - Recensione

In ogni epoca l'uomo ha innalzato barriere tra sé e le divinità. Tra il reale e l’irreale, tra il possibile e l’impossibile. Unici in grado di abbattere queste barriere sono uomini straodinari, eroi immortali, uomini diventati leggenda grazie alle loro gesta.
Cosa sarebbe appunto Metal Gear Solid 4 senza la sua leggenda vivente?
Anche in questo capitolo impersoneremo un uomo, un eroe, un soldato che non muore mai: Solid Snake.
In religioso silenzio apprestiamoci a vivere la perla del genio Kojima. Immergiamoci nell'opera, diventiamone parte integrante, lasciamoci trasportare da essa vivendola con l’intensità che merita mentre tutto quello che ci circonda diventa una flebile voce fuori campo.
In questo momento facciamo parte dell’opera, non ci resta che scoprirla tutta.

In ogni epoca l’uomo ha innalzato barriere tra sé e le divinità. Tra il reale e l’irreale, tra il possibile e l’impossibile. Unici in grado di abbattere queste barriere sono uomini straodinari, eroi immortali, uomini diventati leggenda grazie alle loro gesta.
Cosa sarebbe appunto Metal Gear Solid 4 senza la sua leggenda vivente?
Anche in questo capitolo impersoneremo un uomo, un eroe, un soldato che non muore mai: Solid Snake.
In religioso silenzio apprestiamoci a vivere la perla del genio Kojima. Immergiamoci nell’opera, diventiamone parte integrante, lasciamoci trasportare da essa vivendola con l’intensità che merita mentre tutto quello che ci circonda diventa una flebile voce fuori campo.
In questo momento facciamo parte dell’opera, non ci resta che scoprirla tutta.

Old Soldiers never dies

Correva l’anno 1987 quando Snake fece la sua prima apparizione. Ad oggi sono trascorsi più di 20 anni e l’amore per questo personaggio è sempre crescente. Ora le sue gesta vengono narrate come leggenda e la sua storia è diventata un mito. Vederlo invecchiato crea una sensazione di malinconia ma forse proprio per questo si finisce per amarlo ancora di più.

Spegnete le luci, alzate il volume e preparate i pop corn

Degno delle migliori produzioni Hollywoodiane, il plot narrativo di Metal Gear Solid 4 incanta il giocatore con una storia ricca di colpi di scena e mai scontata, nulla è lasciato al caso. Come tasselli di un mosaico, gli eventi narrati nei precedenti capitoli si ricongiungono sino a costituire, in Guns Of The Patriots, una forma precisa e delineata. Un lavoro complesso che solo il sapiente Kojima poteva compiere. In MGS 4 il producer ripesca diversi personaggi già conosciuti reinventandoli e donandogli nuova linfa vitale, attinge a vari momenti caratterizzanti la saga con autoironia e senso critico suscitando nel giocatore una certa nostalgia.
Un plot davvero impressionante che si pone come chiave di lettura definitiva dei prequel usciti finora e come omaggio ad un eroe sul viale del tramonto.

La storia riprenderà 5 anni dopo gli eventi narrati in Sons of Liberty e ancora una volta a fare da collante sarà la presenza dei Patriots, del loro metodico controllare l’intera vita della società moderna. Ma chi sono in realtà i Patriots? Sono davvero morti più di 100 anni fa? Questi quesiti sono senz’altro familiari ai fan di lunga data e possono sembrare banali ai neofiti, ma in entrambi i casi finalmente e per la prima volta avremo tutte le risposte che cerchiamo. A fare da sfondo al gioco c’è un mondo in cui la “guerra” attraverso le sue mille sfaccettature costruisce una serie di situazioni ipotetiche, in cui domanda e offerta si incontrano direttamente sul campo di battaglia.
Infatti è proprio la guerra a portare avanti la società, soprattutto dal punto di vista economico. Sarà appunto la War Economy con le sue compagnie militari private, costituite da moderni mercenari che si spostano di fazione in fazione, a contribuire al complesso sistema di scambi economici di cui la guerra è fonte primaria.

I Patriots dettano legge, sono gli unici in grado di prendere decisioni e impongono uno scenario sociale raccapricciante.
Ad opporvisi è Liquid Ocelot. Il suo obiettivo è impadronirsi del potere posseduto dai Patriots per controllare il mondo e creare un paradiso di libertà, ovvero un nuovo Outer Heaven.

Ed è qui che entra in gioco Snake il quale troverà il campo di battaglia notevolmente cambiato. War has changed, la guerra è cambiata. Anche il mondo è cambiato, Snake stesso è cambiato. Né eroe né anti-eroe, Snake appare più umano che mai in versione next-gen. La sua sofferenza, inutilmente celata, traspare da ogni conversazione. Snake è un mito al tramonto o forse si appresta a divenire veramente immortale.
Metal Gear Solid 4 è superbo dal punto di vista narrativo, inutile persino accostarlo ai suoi predecessori, troppe sono le tacite differenze che contraddistinguono quest’opera.
Se da un lato la narrazione ci regala momenti in cui si gioca col cuore, il sistema in cui questa storia viene raccontata è forse eccessivo.
Le sequenze filmate sono numerose, ovviamente non si discute sulla profondità e sulla realizzazione tecnica e scenografica di simile opera, tuttavia essa finisce per inglobare il gameplay, rendendo alcuni frangenti di gioco nudi, poco sentiti dal giocatore “pad alla mano”.
Di atto in atto, il senso di manualità offerto dal gameplay va a perdersi per lasciare spazio alla nostalgia. Kojima è egli stesso vittima carnefice e mandante della sua opera, capace di farsi apprezzare esclusivamente dai giocatori di lunga data.

Se Metal Gear Solid 1 era il regalo di Kojima al mondo, Guns Of The Patriots è il regalo di Kojima ai fan di Metal Gear Solid 1.

The Art of Gaming

Il gameplay di Metal Gear Solid 4 trae il meglio dai capitoli precedenti tuttavia Kojima, sulla base del classico sistema di gioco, reinventa con abilità parte del gameplay. Le innovazioni principali risiedono nella nuova tuta mimetica inventata da Otacon battezzata Octocam (o Octo Suit) e capace di adattarsi come un camaleonte a qualunque superficie, stravolgendo le vecchie strategie dello stealth. Un vero gioiello, non solo dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto dal punto di vista stilistico. Questa nuova camaleontica tuta incombe nell’immaginario del giocatore che ha così un nuovo modo di osservare e interpretare l’ambiente, la possibilità di elaborare nuove strategie e di appagare a pieno la propria fantasia grazie alle innumerevoli soluzioni possibili. Inevitabilmente l’interazione ambientale assume una nuova forma portandosi a un livello differente. Non è tanto il classico interagire con elementi accessori del fondale a rivestire un ruolo preponderante, piuttosto è l’ambiente in sé ad essere un macroscopico elemento da sfruttare. Tutto quello che circonda Snake e l’intero paesaggio partecipa al gioco, dalle luci alle ombre, dai suoni agli odori, quest’ultimi elementi da considerare durante le fasi in cui tutto ciò di cui si ha bisogno è “A Place To Hide”.

Degno di un film di spionaggio, vengono aggiunti alla lista dei nuovi gadget in possesso di Snake, l’MK.II e il Solid Eye.
Il primo purtroppo è un tentativo quasi impalpabile di ricreare gli elementi che caratterizzano il “modern Warfare”, ove è la tecnologia ad essere risorsa essenziale durante le fasi di guerra. Purtroppo il piccolo e, nonostante tutto, amato robot creato da Otacon, non riesce a catturare l’immaginario del giocatore, che preferisce usare metodi più spartani.
Il Solid Eye invece funge da radar e visore notturno, indispensabile nei momenti in cui non si deve essere notati dalle CMP avversarie.
Se questi elementi non bastassero ad innovare il sistema di gioco, Kojima attraverso le diverse ambientazioni, per la prima volta rende il titolo più aperto ad un contesto globale, ove la trama si dipana non solo nei scenari di gioco, ma in tutto il mondo. Stavolta Snake verrà catapultato in veri e propri campi di battaglia, quindi è finito il tempo di scenari morti e solitari. Le ambientazioni sono vive e rumorose e il più delle volte è facile rimanere indecisi sul percorso migliore da seguire, osservando e scrutando di volta in volta nuovi particolari come viottoli o passaggi in cui bisogna strisciare per proseguire. Nel senso urbanistico della progettazione è stato fatto un lavoro encomiabile, tutte le ambientazioni sono realistiche e adatte ai momenti di gioco. Il picco massimo di divertimento misto a emozione si raggiunge durante le “boss phase”, gli scontri sono quanto di più bello visto in tutta la saga. Ogni combattimento è una storia a sé, tendendo a portare il giocatore in una nuova dimensione di gioco. Anche i più abili dovranno imparare di nuovo a giocare, durante questi momenti sarà proprio l’inventiva personale e non la manualità a fare finire il combattimento con una vittoria, frangenti che da soli possono giustificare l’acquisto del gioco.

Generalizzando, il feeling che si ha con il pad alla mano è pressoché immediato, i comandi leggermente riadattati appaiono intuitivi e veloci, sia per gli esperti che per i soldati alle prime armi.
La scelta narrativa di dividere il gioco in atti può dare la sensazione di spezzettare il gioco, di dargli una pausa, di fermarlo. Solo apparenza. Questa divisione va invece considerata come quando dopo una corsa ci si ferma per prendere fiato, per capire meglio dove si sta andando e riprendere fino a nuovo break. Le ore di gioco passano velocemente, e stavolta come non mai verrà subito voglia di rigiocarci ancora e ancora anche dopo averlo terminato.

New generation Snake

Accendete lo schermo, osservate.
Prendetevi una pausa e tirate il fiato.

La realizzazione tecnica è incredibile, l’impatto visivo è notevole. Gli sviluppatori Konami hanno saputo ricreare ambientazioni verosimili, difficile notare texture scadenti. Sia indoor che outdoor la grafica è ben curata e mirata a creare un’esperienza di gioco credibile e raffinata. L’uso delle luci è magistrale, ogni singolo centimetro del fondale risponde realisticamente al modificarsi delle fonti di illuminazione e degli elementi che si interpongono tra esse e il paesaggio.
La tavolozza di colori con cui i grafici hanno diretto il gioco, può sembrare paradossalmente scarna ed è solo dopo un’attenta analisi che si notano invece tinte sempre diverse e ben concepite.
I personaggi appaiono in sintonia con il contesto grafico e i dettagli che compongono l’intero character design fanno apparire i protagonisti del gioco estremamente reali, anche grazie ad un motion capture d’altissimo livello.
Ogni movimento è studiato con cura, i movimenti di labbra e del corpo sono tra i migliori visti nel panorama videoludico. Menzione d’onore va fatta per l’attenzione riservata alle animazioni del CQC durante il combattimento, ogni singolo movimento è stato ricreato alla perfezione. Non mancano comunque difetti, come la poca deformabilità di alcuni elementi presenti sullo sfondo e la solita volatilizzazione dei soldati morti sul campo di battaglia, decisamente poco credibile.

Se l’esperienza visiva è pregevole, il comparto audio è praticamente perfetto.
Si potrebbe provare a giocare per qualche attimo abbassando del tutto il volume, ma noteremmo che in poco tempo il gioco perderebbe tutta la sua epicità. La colonna sonora non è un semplice sottofondo, ma è un vero e proprio elemento di questa complessa esperienza. I brani che la compongono fungono come una sorta di Virgilio durante la narrazione, ci accompagnano e allo stesso tempo stimolano e accrescono le emozioni provate dal giocatore. I temi musicali sono scelti con cura maniacale, sempre adatti al “momento” di gioco. Geniale è l’uso di alcuni brani tratti dai precedenti capitoli, dei veri e propri flashback uditivi.
Il cast di cui si compone l’intero doppiaggio è come sempre eccellente. Le voci sono tutte in sintonia con il personaggio di appartenenza, rendendo inutile ogni possibile lamentela per la mancata localizzazione in lingua italiana.
Non sono solo le musiche e il doppiaggio ad essere impressionanti, ma anche i rumori, i suoni degli spari, le urla dei guerrieri esaltati dal campo di battaglia, il rumore sordo delle esplosioni. In silenzio è affascinante restare ad ascoltare ogni minima vibrazione sonora emessa dal gioco.
Tutto il comparto tecnico è all’altezza del nome che porta, ed è proprio per questo che l’esperienza che ne risulta non può essere considerata solo nel suo aspetto ludico, ma intesa come un sistema d’intrattenimento completo. Ovviamente questa sua propensione alla multimedialità può essere snervante in alcuni frangenti e lasciare una sorta di amaro in bocca, ma obiettivamente non si può non considerarla egregia.

Il Serpente è finito nella Rete

Oltre ad offrire un’esperienza offline unica, il titolo targato Konami comprende anche una corposa modalità online.
Prima di poter iniziare a fraggare amici e non, bisognerà creare il proprio avatar. La prima fase della creazione riguarda l’aspetto estetico, in cui è possibile modificare a proprio piacimento l’intero look del nostro avatar digitale scegliendo tra una serie di accessori preimpostati.
Gli elementi modificabili e la quantità di variazioni cromatiche sono discrete, offrono un numero cospicuo di combinazioni possibili, sarà difficile quindi incontrare avatar identici.
Una volta deciso il look, subentra il fattore tattico e decisionale dell’editing, difatti così come visto in Call of Duty, è possibile attribuire 4 diverse abilità, ciascuna delle quali influenzerà le prestazioni del nostro alter-ego spingendoci di conseguenza a scegliere quali abilità ci aggradano di più e quali sentiamo più vicine al nostro stile di gioco.

Ottimo il lavoro svolto per la stabilità delle partite e le opzioni durante le fasi di creazione delle stesse. L’host sarà in grado di decidere numerosi fattori in modo da influenzare positivamente l’andamento generale dei match, utile la funzione di accoppiamento per livello, in modo che i giocatori meno esperti non si ritrovino subito ad affrontare avversari decisamente più forti.

Le differenze e le similitudini con la modalità principale del gioco sono molte, per cominciare i nostri alter-ego sono capaci di compiere tutti i movimenti di Snake, di conseguenza le nostre strategie saranno di volta in volta simili a quelle già affrontate per terminare il gioco. Allo stesso tempo viene a mancare la voglia di stare nascosti ad aspettare il momento giusto per attaccare con l’adrenalina che sale a mille quando un soldato nemico ci passa vicino nella speranza di non essere scoperti. Questo perché è sempre più facile attaccare a viso aperto, preferire la velocità alla calma, la frenesia alla regolarità, la forza bruta alla tattica.

Il gameplay pur offrendo modalità in cui la vittoria è assegnata ad un singolo giocatore, è incentrato principalmente sul gioco di squadra. L’intento è quello di creare uno stile di gioco diverso dai comuni FPS: i giocatori tramite un sistema di comunicazione denominato SOP, possono interagire tra di loro emulando i comportamenti dei soldati reali. Grazie a questo meccanismo le condizioni dei nostri compagni di squadra saranno consultabili in pochi attimi, in modo da essere pronti ad intervenire in ogni situazione. A motivare i giocatori ci pensa un sistema di crescita che si rifà ad alcuni canoni dei giochi di ruolo, accumuleremo infatti “Debrin Point” e punti esperienza che faranno aumentare il livello delle nostre abilità, influenzando pertanto le nostre prestazioni sul campo di battaglia. Tuttavia la componente strategica, seppur preponderante, viene messa in secondo piano, infatti durante le sessioni di gioco non si sentirà mai il bisogno di ricorrere a strategie particolari, ma si tenterà piuttosto di migliorare i riflessi allo scopo di abbattere quanti più nemici possibili in minor tempo, quindi le sensazioni saranno identiche a quelle avvertite con qualunque FPS online. I controlli durante gli spostamenti, sia stealth che non, sono come sempre egregi, impalpabile e macchinosa invece è la telecamera in prima persona. Mirare appare difficoltoso e poco immediato, per tale ragione si finisce per utilizzare la visuale in terza persona aiutandosi quando possibile con il mirino laser. Le aree di gioco sono ben studiate e si avverte una certa familiarità con quanto già visto nella modalità offline. La componente stealth è agevolata dagli elementi che compongono gli scenari, peccato solo per l’esigua quantità delle mappe presenti, tuttavia Konami sta già lavorando a nuovi update da rilasciare via store.

Concludendo il gioco online è di buon livello, offre svariate ore di gioco aumentando di gran lunga la longevità. Divertente soprattutto grazie alle numerose modalità di gioco, i suoi difetti non risiedono tanto nella sua struttura in sé, ma essenzialmente sono sbagliati gli obiettivi che si prepone. Davvero troppo arduo concepire un multiplayer online così fortemente strategico, vuoi per il numero di giocatori che di conseguenza crea scompiglio, vuoi perché il giocatore medio preferisce ottenere quanti più punti possibili senza applicarsi molto durante la strategia. Una sorta di talento sprecato. Insomma l’online di Metal Gear si è rilevato essere un’arma a doppio taglio, forse un progetto troppo ambizioso, forse mancanza di preparazione in un campo difficile e saturo come questo, sta di certo che le idee di base sono comunque apprezzabili, magari sarebbe bastato qualche lavoro di rifinitura per renderlo perfetto.

Il tramonto di un’epoca

Quando Gun of Patriots era prossimo all’uscita si parlava già di capolavoro, di miracolo videoludico. Possiamo affermare con certezza che quello che abbiamo davanti è un capolavoro d’altri tempi, un gioco che farà parlare di sé a lungo. Metal Gear affascina e convince, con una struttura di gioco in parte rinnovata, in modo da seguire i gusti dei giocatori di nuova generazione. Grazie all’enorme lavoro svolto sul plot narrativo, i fan di questo saga non saranno affatto delusi dallo svolgimento della storia e per una volta si sentiranno appagati, consapevoli che non c’è nulla che non sia stato detto e chiarito durante il gioco. Il termine capolavoro non deve comunque lanciare fumo negli occhi, il gioco non è esente da piccoli difetti che obbiettivamente lasciano l’amaro in bocca a chi si aspettava qualcosa di perfetto. Metal Gear Solid 4 rimane comunque il titolo migliore uscito per Ps3. Un must have, un’opera indimenticabile, un dogma videoludico.

PRO

  • Sembra un Film
  • Innovazioni interessanti
  • Grafica da capogiro

CONTRO

  • Sembra un Film
  • Online Migliorabile
  • Complesso per chi non ha giocato i precedenti capitoli