Recensione Marathon
di: Donato MarchisielloSviluppare un titolo come Marathon in un clima di incertezza e continui rimescolamenti e sconvolgimenti avrebbe potuto portare a un disastro annunciato, eppure Bungie si lanciata lo stesso in un’esperienza videoludica coerente con la moda del momento: gli sparatutto ad estrazione. Non siamo di fronte a un clone di Escape from Tarkov né a un’alternativa hi-tech di Arc Raiders: si tratta, almeno sulla carta, di un prodotto che cerca di ritagliarsi un proprio spazio nell’affollato mercato degli extraction shooter, portando il giocatore in un mondo freddo ed hi-tech dove la morte è rapida (e priva, anche narrativamente, di valore), il loot è tutto e l’atmosfera da apocalisse ultra-tecnologica è sin troppo palpabile. Ma bando alle ciance, ecco a voi la recensione della versione Xbox Series X di Marathon!
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Marathon è un extraction shooter in prima persona, caratterizzato da una struttura a mappe aperte che fungono da macro-aree per incursioni ad alto rischio. Per chi ignorasse il genere, gli sparatutto ad estrazione prevedono l’accumulo di oggetti e la loro, appunto, estrazione, resa complicata da scontri sia con nemici dominati dall’intelligenza artificiale, sia con avversari umani. Dov’è l’inghippo? Ebbene, morire in questi giochi significa sostanzialmente perdere tutto e ripartire da zero o quasi. Com’è lecito attendersi da un’opera di Bungie, Marathon avrà una forte componente narrativa: il gioco ci mette nei panni dei Runner, coscienze digitali caricate in gusci robotici chiamati Shell, ognuno dotato di abilità tattiche uniche che ne definiscono il ruolo (basato, comunque, sui classici “figuri” ruolistici) all’interno della squadra. Per quanto riguarda l’immaginario e la profondità narrativa che sorreggono l’intera operazione, Marathon ci proietta sulla superficie desolata di Tau Ceti IV, una colonia extrasolare un tempo florida e ora ridotta a un ammasso di detriti industriali e custode di inenarrabili segreti tecnologici.
La storia non ci viene somministrata tramite i classici binari “cinematografici”, ma emerge prepotentemente dai dettagli ambientali e, soprattutto, dai rapporti che andremo a tessere con le diverse fazioni in gioco. Fazioni che saranno “governate” da entità digitali, che ci accolgono con spot pubblicitari intrisi di un cinismo satirico ultra-capitalista memorabile, e che saranno il vero motore della lore del gioco: attraverso i loro incarichi infatti scopriremo le trame della UESC, il governo terrestre che tenta disperatamente di riprendere il controllo, e i motivi che hanno portato al collasso della colonia.
Per quanto concerne il complessivo gameplay, il loop squisitamente ludico di Marathon si fonda sui classici crismi degli extraction shooter: il cuore dell’esperienza ruota infatti attorno all’esplorazione della colonia abbandonata su Tau Ceti IV, dove l’obiettivo è recuperare risorse, completare contratti ad obiettivi per le varie fazioni e, soprattutto, riuscire a raggiungere un terminale di estrazione prima di finire nel mirino di altri giocatori o dei feroci bot della UESC. La prima cosa che salta subito “alla mano” è il feeling delle armi, indiscutibilmente il marchio di fabbrica di Bungie: le armi sono pesanti, rumorose e incredibilmente appaganti da utilizzare. Il sistema di personalizzazione delle stesse è profondo e permette di trasformare una carabina comune in uno strumento di morte letale, a patto di sopravvivere abbastanza a lungo da poter installare i componenti nel proprio vault. Nei giorni scorsi, con l’aggiunta freschissima di Cryo Archive, il pacchetto ludico dello shooter di Bungie si è ampliato e diversificato. Inserita come location di puro “endgame” con dei strettissimi requisiti di accesso, la nuova mappa ribalta parzialmente l’approccio tattico visto nelle aree iniziali: rispetto alle mappe tradizionali, Cryo Archive è molto più claustrofobica, perché ambientata sulla nave spaziale Marathon, ed ha al centro del gameplay sette caveau che contengono equipaggiamento di alta qualità.
Il problema di questi giochi è, naturalmente, l’estrema rigidità e brutalità della sconfitta: Marathon attenua un po’ la “disperazione” del perdere tutto, proprio grazie al succitato sistema delle fazioni, che funge da vera spina dorsale della progressione, offrendo ricompense costanti che attutiscono il colpo quando si perde l’intero inventario in una run sfortunata. Unica perplessità: sarà possibile accettare e portare a completamente una missione alla volta. Una scelta discutibile e che, ovviamente, obbliga ad investire molto più tempo nel gioco. Se è indubbio che Marathon sia un ottimo prodotto e, al contempo, sia proiettato verso l’Olimpo del settore, non tutto nell’opera di Bungie funziona a dovere. A partire dall’interfaccia utente che, pur essendo concettualmente coerente con il brutale futuro hi-tech descritto dal gioco con il suo stile grafico netto e vibrante, risulta a tratti inutilmente complicata, tra numerosi menù e icone degli oggetti piccole e poco diversificate tra loro.
Una questione che diventa ancor più pressante se si correla al ritmo incalzante del gioco in cui, almeno nelle prime ore, ci porterà al raccogliere gli oggetti solo in base alla rarità “cromatica” senza avere ben presente il loro utilizzo. Inoltre, la curva di apprendimento iniziale è piuttosto ripida, aggravata da un sistema di onboarding che getta il giocatore nel mezzo dell’azione con limitate informazioni, soprattutto concernenti la profonda strutturazione dei materiali e delle risorse.
Sotto il profilo puramente tecnico, la versione testata su Xbox Series X si comporta in modo eccellente, mantenendo i 60fps granitici anche nelle situazioni più concitate, dove esplosioni e abilità degli Shell riempiono lo schermo di colori al neon. La risoluzione dinamica lavora bene per mantenere la pulizia visiva vicina ai 4K, esaltando un comparto artistico che è, senza mezzi termini, uno dei più originali degli ultimi anni (seppur, naturalmente, derivativo in parte di Destiny). I tempi di caricamento sono minimi, permettendo di tornare in partita quasi istantaneamente dopo una sconfitta, un fattore vitale in un genere che fa della frustrazione e del “ancora un’altra run” il suo ciclo vitale. Per dovere di cronaca, durante i test, sono stati riscontrati qualche sporadico fenomeno di lag e qualche occasionalmente lungo matchmaking prima di accedere alla partita. In più, nonostante sia possibile addentrarsi in solitaria nei match (utile, appunto, per tagliare i tempi di attesa), Marathon al momento non prevede una modalità per singolo giocatore ma ci metterà contro, comunque vada, delle squadre da tre giocatori. Da un punto di vista della qualità audio, al solito Bungie è sinonimo di qualità: il comparto sonoro è composto da effetti audio eccellenti, musiche elettroniche ed ambient ossessive e che rendono perfettamente giustizia all’universo gelido e metallico del gioco.
In conclusione, Marathon è un’esperienza brutale e affascinante, capace di regalare momenti di tensione altissima e soddisfazioni enormi, oltre che un’estetica retro-futuristica eccellente. Bungie ha dimostrato ancora una volta di essere una delle “punte di diamante” del settore quando si tratta di sparare, confezionando un pacchetto ludico che si proietta, immediatamente, verso l’Olimpo del settore. Olimpo che, però, non coglie appieno a causa di alcune imperfezioni, tra “burocrazia” digitale e menù ostici e confusionari.