Killzone: Mercenary - Recensione

È strano, davvero strano che sia proprio un FPS. Strano, dicevamo, che un genere così fortemente ancorato alla fruizione casalinga possa dare una positiva scossa ad un parco titoli che, ad uno sguardo poco attento, può apparire sonnecchiante. E dire che non è certo il primo a tentare una simile mossa, giungendo alle spalle di due nomi importanti come Resistance e Call of Duty. Eppure pare che un simile ritardo sia stato quasi calcolato a tavolino, come una sorta di pausa strategica atta a pianificare con ordine ogni singola mossa, evitando la disfatta. Di chi (o forse è il caso di dire cosa) stiamo parlando? Beh, di Killzone: Mercenary!

È strano, davvero strano che sia proprio un FPS. Strano, dicevamo, che un genere così fortemente ancorato alla fruizione casalinga possa dare una positiva scossa ad un parco titoli che, ad uno sguardo poco attento, può apparire sonnecchiante. E dire che non è certo il primo a tentare una simile mossa, giungendo alle spalle di due nomi importanti come Resistance e Call of Duty. Eppure pare che un simile ritardo sia stato quasi calcolato a tavolino, come una sorta di pausa strategica atta a pianificare con ordine ogni singola mossa, evitando la disfatta. Di chi (o forse è il caso di dire cosa) stiamo parlando? Beh, di Killzone: Mercenary

Pay to win

Arran Darren è un mercenario, un soldato prezzolato per cui non conta il perché si combatte ma unicamente quanto si è pagati per farlo. Al soldo della Phantom Talon Corporation il nostro uomo si è costruito una reputazione di tutto rispetto, rendendolo uno degli uomini di punta della compagnia. La nostra storia ha inizio su Vekta, il pianeta natale degli ISA e vedrà il buon Darren impegnato in una missione di salvataggio: le forze Helghast, guidate dal comandante Kratek, hanno rapito l’ammiraglio Grey, elemento di punta delle forze armate e pedina chiave delle operazioni militari sul pianeta. Ovviamente far sì che le truppe nemiche riescano ad estorcerle informazioni top secret è altamente sconsigliato, pertanto toccherà a Darren e al suo vecchio compagno d’armi Ivanov fare piazza pulita degli HIG e riportare a casa sana e salva Grey. Questo è l’incipit della campagna single player di Killzone: Mercenary che, nel corso di 9 missioni collocate temporalmente tra il secondo ed il terzo episodio della saga, ci porterà a guerreggiare sia su Vekta che su Helghan, allo scopo di raggranellare il maggior numero di crediti possibili. Forniti da chi è disposto a pagare di più per beneficiare dei nostri servigi. Pur senza alti sussulti di sceneggiatura, la storia imbastita dai ragazzi di Guerrilla Cambridge funziona, presentandoci un frangente alternativo della guerra tra umani ed Helghast.

Quantità e qualità

La prova della versione finale di Killzone: Mercenary non ha fatto altro che confermare ulteriormente le ottime impressioni registrate nel nostro precedente hands on: il gioco è riuscito nell’arduo compito di far dimenticare le deludenti esperienze vissute con le già citate iterazioni portatili di Resistance COD, proponendoci un riuscitissimo episodio della saga, capace di rivaleggiare a testa alta con quanto visto su PS2 e PS3. Il gameplay, proprio come la trama, si colloca idealmente a metà strada tra Killzone 2 e Killzone 3, proponendoci un bilanciato mix tra la “pesantezza” del primo episodio in alta definizione e la maggiore reattività registrata nella sua ultima apparizione. Preparatevi quindi a scontri a fuoco che richiederanno un minimo di pianificazione, dato che sarà sufficiente anche solo scegliere male il momento in cui ricaricare la nostra arma per ritrovarci in balia dei proiettili avversari. Fortunatamente, grazie al misterioso mercante d’armi Black Jack, sarà possibile mettere le mani su di un nutrito numero di armi ed equipaggiamenti, capaci di adattare Darren ad ogni stile di gioco, sia esso più volto al massacro indiscriminato o all’infiltrazione silenziosa. Sotto questo punto di vista un ottimo lavoro è stato svolto in fase di level design: le mappe, assai variegate e dalla struttura non certo lineare, offrono al giocatore una complessità tale da favorire una molteplice varietà di approcci, tranne nei casi in cui, per esigenze di sceneggiatura, l’azione risulta volutamente scriptata. Tutto ciò va ad incidere più che positivamente sulla longevità della modalità in singolo che, se da un lato ci presenta una campagna che è possibile portare a termine (alla difficoltà più elevata) in poco più di 5 ore, dall’altro garantisce comunque un’ottima rigiocabilità della stessa. Ciò è ulteriormente corroborato dalle modalità di ingaggio supplementari che vengono sbloccate al superamento di un livello: portato a termine un contratto, infatti, sarà possibile rigiocarlo in 3 distinte opzioni (DistruzionePrecisione e Infiltrazione), ognuna delle quali presenterà degli obiettivi specifici non sempre semplici da raggiungere. Non mancano, poi, documenti da raccogliere nel corso dell’avventura, un sistema di carte collezionabili che verranno sbloccate a seconda della nostra abilità e tutta la consueta serie di medaglie già viste nei precedenti episodi.

Il fascino della guerra

Stupore, incredulità e un lieve sorrisino. Queste le prime sensazione provate all’avvio del gioco. Killzone: Mercenary, infatti, è un piccolo gioiellino della tecnica, capace di far impallidire ogni altro prodotto apparso sino ad oggi su PS Vita. L’impatto grafico con il titolo Guerrilla Cambridge è infatti devastante, grazie ad un lavoro di ottimizzazione certosino attuato attorno all’engine già apprezzato in Killzone 3. Gli ambienti sono dettagliatissimi, ricchi di particolari e complicazioni strutturali fino ad oggi impensabili su di una console portatile, così come sono risultate ottime le animazioni e gli effetti luminosi e particellari (ad eccezione del fumo che è risultato un po’ troppo quadrettoso). Stabile il frame rate, ad eccezione di alcuni incomprensibili momenti della prima missione che speriamo vengano risolti in occasione dell’uscita del gioco nei negozi. Privo di difetti? Non proprio, visto che a voler essere pignoli a tutti i costi ci sarebbero da segnalare alcune texture qualitativamente inferiori alla media complessiva, così come l’assenza di punti di salvataggio intermedi all’interno delle missioni, fattore che non permette di spegnere la console per riprendere la partita in seguito. Si tratta comunque di piccoli nei che non inficiano certo l’eccellente risultato complessivo.

Imbracciate le armi!

Difficile per un FPS, a meno di non chiamarsi Bioshock: Infinite o Metro: Last Light, esordire nel 2013 privo di una qualsiasi componente multiplayer. E visto che il gioco in questione risponde al nome di Killzone: Mercenary ecco che alla campagna si affianca un divertente comparto competitivo. La differenza più marcata tra questa versione portatile e le iterazioni home è data dalla totale assenza di classi, perk o skill peculiari, elementi che sono stati sostituiti da slot personaggio liberamente personalizzabili. Sfruttando le mercanzie di Black Jack, infatti, è possibile dare vita in proprio a molteplici tipologie di soldato (a patto di avere i crediti necessari ovviamente), di modo da avere sempre a disposizione la scelta più adatta alla situazione e al proprio stile di gioco. Un modus operandi abbastanza inusuale, ma che sposa alla perfezione il sistema di remunerazione che è alla base di Killzone: Mercenary. Una volta armati di tutto punto è possibile scegliere tra 3 differenti tipologie di scontro: DeathmatchTeam Deathmatch e l’immancabile Zona di Guerra, scontri caratterizzati da obiettivi dinamici che si intervallano tra di loro, in modo analogo a quanto visto su PS3. Armi in pugno la nostra prova si è dimostrata assai valida, capace di rivaleggiare a testa alta con esponenti home del genere. I punti di forza sono da ritrovare indubbiamente in un netcode brillante e in una serie di mappe che, seppur di dimensioni ridotte rispetto agli standard della serie, si sono rivelate adatte agli scontri tra massimo 8 giocatori. 

Muscoli e sostanza. All’interno di queste due parole è racchiusa tutta l’essenza di Killzone: Mercenary, un gioco capace di coniugare con eccellenti risultati un ottimo gameplay ad una realizzazione tecnica di primo ordine. E non lasciatevi ingannare da un genere che, come detto in apertura, almeno fino ad oggi sembrava relegato ai comodi salotti di casa: il lavoro svolto dai ragazzi di Guerrilla Cambridge è ben lontano dall’essere un triste fratello minore, un prodotto funestato dai vorrei ma non posso che spesso accompagnano tante produzioni mobile. Killzone: Mercenary, prima di essere un signor FPS è innanzitutto un ottimo gioco. E scusate se è poco…