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Recensione Hades 2

di: Donato Marchisiello

Quando nel 2020 Hades di Supergiant Games debuttò sul mercato, non si limitò ad offrire una personale visione del concetto di roguelike, ma dimostrò al mondo intero come la narrativa potesse diventare il collante perfetto per un genere spesso tacciato di esser “poco spesso” nello specifico ambito. Annunciare un sequel per una perla indipendente di tale magnitudo rappresentava una sfida pericolosissima: come si può migliorare tanta personalità senza snaturarne l’anima? Eppure, eccoci qui, a parlare di un titolo che non solo raccoglie il testimone, ma tenta di elevarne la complessiva qualità. Hades 2 non è un semplice “more of the same”, ma appare come una metamorfosi “controllata” (e per certi versi coraggiosa). Riuscirà ad elevarsi dal suo predecessore? Ma bando alle ciance, ecco a voi la recensione della versione PlayStation 5 di Hades 2.

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Hades 2 è un action-adventure roguelike con visuale isometrica che mantiene intatta la dinamicità del predecessore, pur introducendo tutta una serie di novità atte a diversificare l’offerta. Spostando l’attenzione sulla scrittura e l’architettura narrativa, Hades 2 compie una virata tematica affascinante e profonda. Non vestiamo più i panni del furente Principe Zagreus, bensì quelli di sua sorella Melinoë, la Principessa dell’Oltretomba, una strega addestrata nell’arte dell’occulto sotto l’egida della potente Ecate. Il tono del racconto è sensibilmente più cupo e pesante: il tempo stesso è in pericolo, poiché Crono, il Titano del Tempo, è fuggito dalla sua prigione eterna per rovesciare gli dei dell’Olimpo e reclamare il dominio assoluto.

Questa premessa narrativa giustifica perfettamente il cambio di stile di combattimento: Melinoë non è una guerriera impetuosa come il fratello, ma una studiosa disciplinata e letale, la cui missione è intrisa di un senso di dovere e sacrificio quasi solenne. La lore si espande in direzioni inaspettate, esplorando la magia ecatiana e introducendo un cast di personaggi di rilievo e appetibili narrativamente. La storia, dunque, non è un contorno, ma il motore immobile che ci spinge a tentare una nuova run solo per scoprire come si evolveranno le vicende o i suoi preziosi alleati.

Pad alla mano, la struttura del mondo di gioco si articola attraverso una serie di macro-aree generate proceduralmente, ma progettate con una cura per il dettaglio architettonico e cromatico che le rende immediatamente riconoscibili. Se il primo capitolo ci costringeva a una risalita verticale verso l’Olimpo, qui la geografia si fa più complessa e ramificata, portandoci a esplorare non solo le profondità rivisitate del Tartaro e dei Campi Elisi, ma anche sentieri esterni che lambiscono i confini della realtà stessa. La gestione della telecamera rimane ancorata a una prospettiva aerea che garantisce una leggibilità ottima dell’azione, elemento vitale quando a schermo si scatenano decine di nemici e proiettili magici, permettendo al giocatore di mantenere sempre il controllo millimetrico della situazione.

Per quanto concerne il complessivo gameplay, l’introduzione del sistema di Magia (Magick) e delle Mosse Omega rappresenta il vero “sconvolgimento” della serie. Ogni arma a disposizione della nostra strega possiede varianti caricate che consumano una barra specifica, trasformando ogni scontro in un balletto tattico dove la gestione delle risorse è fondamentale quanto i riflessi. Ogni arma, al contempo, richiede materiali specifici per essere approntata, inducendo dunque ad un replay esplorativo piuttosto lungo. Non si tratta più solo di schivare e colpire, ma di posizionare cerchi magici (Cast) per intrappolare i nemici, gestire il tempismo dei caricamenti e decidere quando scatenare la furia degli incantesimi più potenti.

Se guardiamo alla longevità e alla struttura dell’endgame, Hades 2 è davvero molto esteso. La campagna principale richiede diverse decine di ore per essere sviscerata, ma è solo dopo aver visto i primi titoli di coda che il titolo rivela la sua vera natura di “gioco infinito”. Il sistema di progressione si avvale dell’Altare delle Ceneri, che permette una personalizzazione del personaggio attraverso le Carte Arcano, introducendo variabili che alterano radicalmente l’approccio alle run. L’endgame è sostenuto da sistemi di difficoltà scalabile, che costringono il giocatore a padroneggiare ogni singola sfumatura del combat system per ottenere le ricompense più rare e tese, tendenzialmente, al potenziamento delle succitate carte e del limite massimo di quest’ultime che Melinoë può tenere attive contemporaneamente.

La rigenerazione dell’interesse è garantita non solo dalla varietà dei nemici e dei boss, ma anche da spezzoni narrativi che continuano a sbloccarsi anche dopo il completamento della campagna, rendendo ogni incursione nel regno di Crono un’esperienza piuttosto fresca e dinamica. Com’è lecito attendersi, la nostra eroina non avrà vita facile affrontando i variopinti nemici che le si frapporranno, tutti piuttosto intelligentemente caratterizzati. Una menzione, sicuramente, va fatta ai boss, difficili da abbattere (alle volte, anche troppo rispetto al livello “medio” della sfida in una particolare area) e molto curati esteticamente.

Dunque, Hades 2 si presenta molto più intricato e complesso, grazie ad un sistema di gioco piuttosto stratificato e complesso. Un tratto distintivo sicuramente positivo ma che, però, potrebbe riflettersi come un “lento” e “pesante” rispetto al primo Hades, un titolo “lineare” e furioso. Gli scontri, infatti, appaiono molto più tattici e legati alla gestione del mana e delle abilità speciali, piuttosto che al “button mashing” ed all’estremo dinamismo del primo capitolo. Anche i vari sistemi che controllano il potenziamento generale della nostra eroina, risultano sicuramente più difficili da metabolizzare rispetto al passato. Un cambiamento di passo netto, che alcuni fan di Hades potrebbero percepire come un rallentamento del ritmo di gioco. L’effetto reale è che, questa nuova impostazione “rivoluzionaria”, rende l’incedere del gioco meno leggero del suo predecessore.

Spostando il focus sulla pura performance hardware e sulla resa estetica su PlayStation 5, il lavoro di caratterizzaione ed ottimizzazione svolto da Supergiant è eccellente ed ispirato. Il titolo gira a un 4K nativo e 60fps (quasi) costanti, inciampando solo in alcune situazioni più congestionate. Il prodotto, al contempo, offre una pulizia visiva che esalta ogni singola pennellata della fantastica art direction. I tempi di caricamento tra uno scenario e l’altro durano pochi istanti, rendendo la transizione tra le stanze fluida e immediata, quasi impercettibile. Non si può poi non citare il comparto sonoro: la colonna sonora di Darren Korb è un altro centro perfetto, mescolando sonorità mediterranee, rock progressivo e atmosfere oniriche che si adattano dinamicamente all’intensità dell’azione. L’audio 3D della console permette inoltre una localizzazione spaziale dei suoni che aiuta sensibilmente a orientarsi nel caos della battaglia, rendendo l’esperienza sensoriale totale.

A livello più squisitamente meccanico, l’integrazione con il controller DualSense fa la differenza: i trigger adattivi restituiscono una resistenza tangibile quando si caricano le mosse speciali Omega, mentre il feedback aptico permette di “sentire” la direzione dei colpi subiti o il pulsare dell’energia magica che si rigenera. il feeling dei comandi su DualSense è altresì molto curato: la reattività è istantanea e la varietà delle build possibili, grazie ai nuovi doni degli dei — inclusi nuovi arrivati come Apollo o Estia — è talmente vasta da far impallidire il già eccellente primo capitolo. Il bilanciamento appare miracoloso; nonostante la complessità aggiunta, il gioco non risulta mai inutilmente punitivo, offrendo una curva di apprendimento naturale che premia la sperimentazione e la pianificazione oculata delle sinergie tra poteri attivi e passivi.

In conclusione, Hades 2 non è solo il degno successore di un classico moderno, ma un’evoluzione necessaria e solida che dimostra come si possa innovare pur restando fedeli alle proprie radici. In ogni suo aspetto, dalla direzione artistica alla profondità meccanica, il prodotto di Supergiant si dimostra solido ed eccellente, offrendo centinaia di ore di intrattenimento di altissimo livello ed attestandosi senza indugio nell’Olimpo (!) dello specifico settore. Un acquisto obbligato per chiunque possieda una PlayStation 5 e che apprezzi il genere in modo specifico.