Evil Dead: The Game - Recensione

Rivedere un classico dell’horror come la saga de “La Casa” ha sempre il suo fascino. Nonostante la sua veneranda età, le pellicole ideate da Sam Raimi sono e resteranno uno dei più fulgidi esempi del cinema d’orrore e di come si possa tingerlo in modo geniale di una comicità semplice quanto accattivante. Le inquadrature, la brutale violenza, il terrore e poi la follia comica: sono tanti i motivi per cui la saga è rimasta scolpita nei cuori degli appassionati dell’horror. Ma se nell’ambito degli amanti della celluloide dire Evil Dead significa dire leggenda, nell’ambito videoludico il brand ha prodotto sin d’ora pochi esponenti di settore ( il primo, rilasciato addirittura nel 1984 per Commodore 64), seppur i riverberi della trilogia filmesca abbiano poi influenzato pesantemente e in modi “inconsueti” i videogames (ad esempio, molte “frasi ad effetto” in Duke Nukem sono vistosamente ispirate alle catchphrase del buon Ash nella trilogia). Toccare i mostri sacri, specialmente se da decadi nell’olimpo, non è mai facile: per questo, l’uscita di Evil Dead: The Game era attesa con trepidazione non solo dai fan della saga, ma anche e soprattutto dagli amanti dell’orrore. Il titolo, sviluppato ed edito da Saber Interactive, ha “attraccato” alle nostre piattaforme ludiche portando sulle sue spalle un ingombrantissimo peso: riuscirà il gioco ad esser “meritevole” della leggendaria fama del brand cinematografico? Scopriamolo insieme nella nostra recensione di Evil Dead: The Game per Xbox!

Evil Dead: The Game è un gioco d’azione in terza persona, con vividi elementi ruolistici mescolati a caratteristiche, più tenui, tipiche dei giochi di sopravvivenza. Come molti sapranno, il fulcro ludico del gioco poggerà su di una piuttosto articolata esperienza multiplayer asimmetrica, dove una squadra di quattro sopravvissuti dovrà portare a compimento una serie di “step” per ricacciare all’inferno un pericolosissimo demone, interpretato ovviamente da un altro giocatore. Prima di passare a sviscerare nel dettaglio gameplay e faccenduole di carattere più concretamente tecnico e meccanico, è bene partire da un dato importantissimo: l’atmosfera. Il primo, sentito e totale plauso agli sviluppatori va senza indugio al lavoro certosino profuso nel ricreare con estrema dovizia l’aria di terrore mista a comicità tipica della trilogia filmesca: tutto trasuda Evil Dead e da ogni “poro”, che siano le frasi pronunciate dai personaggi o le trappole “comicorride” (viva i neologismi!) piazzate dal demone di turno, ogni dettaglio non è stato lasciato al caso. Una cura che, siamo certi, derivi innanzitutto dall’essere fan della saga filmesca (ma ci domandiamo: è possibile non esserlo?). Una cura, al contempo, che emerge dal titolo a 360°: non solo l’ambientazione, ma anche alcuni meccanismi intrinseci del gioco e del suo “flow”, come ad esempio la ricerca delle pagine del Necronomicon o la visuale in prima persona della forma spiritica del demone, sono nulla più che “omaggi” dei momenti salienti della saga filmesca rielaborati in chiave ludica.

Anche la mappa di gioco (unica, ma molto grande e che riporta anche alcune location prese a piè pari dai film) è stata ben congegnata rispettando la “fenomenologia” intravista nei film: boschi avvizziti, case diroccate (ci sarà anche l’indimenticabile rifugio del primo film, con tanto di seminterrato ove vi è intrappolata la terribile Henrietta) e un costante senso di terrore innescato anche da un superlativo lavoro per quanto concerne non solo l’aspetto estetico, ma anche gli effetti sonori e musicali. Se proprio volessimo trovare un pelo nell’uovo, sarà piuttosto facile accorgersi di un continuo “copia e incolla” di determinati oggetti ed edifici sparsi per la mappa. Alcuni di essi, saranno addirittura distruttibili anche se, in generale, in questo senso l’impegno profuso sarà un po’ deludente (sarà ad esempio possibile distruggere tutta una serie di steccati, ma non piccoli elementi scenici in legno o simile su cui impatteremo stile “muro invisibile”). Ma, naturalmente, il tutto è un’inezia che offusca solo microscopicamente lo splendido lavoro di design e artistico condotto da Saber Interactive. Ma, si sa, l’occhio vuole la sua parte ma il cuore batte se le dita sono “sazie”: videoludicamente parlando, come già anticipato, il fulcro concreto del gioco ruoterà attorno l’esperienza più squisitamente multiplayer. Ma Evil Dead: The Game avrà anche altre frecce al suo arco: a cominciare da una modalità tutorial che, a grandi linee, ci darà la possibilità di testare sia i demoni che i sopravvissuti, i quali saranno utilizzabili in modo diverso e dovranno adempiere ad obiettivi completamente diversi. Seppur piuttosto utile e accessibile liberamente, il tutorial lascerà alcune importanti informazioni “fuori” dalle meccaniche chiaramente spiegate, complicando un po’ la vita dei giocatori (specialmente nelle primissime partite indossando le vesti dei terribili demoni).

A fungere da tutorial “allungato” (seppur, solo lato sopravvissuti) e da metodo di sblocco di alcuni costumi e personaggi, vi sarà una mini campagna in singolo che, al momento, consta di sei missioni differenti le quali, in modi altrettanto vari, ci metteranno nei panni di uno dei protagonisti del retaggio cinematografico del brand alle prese con missioni delle più disparate e che si ispirano visibilmente a quanto visto nella trilogia o nella serie Tv. Nonostante sia una piacevole aggiunta, in realtà la mini campagna soffre di alcune evidenti problematiche: non solo sarà piuttosto ripetitiva, visto che in sostanza faremo da spola tra vari punti dell’unica mappa cercando di non soccombere alle dilaganti forze nemiche, ma al contempo piuttosto difficile e a tratti frustrante. Vuoi per una certa (voluta?) “pesantezza” nei movimenti dei personaggi (anche quelli più veloci), vuoi per alcune meccaniche di gioco non precisissime e tarate a fondo (come quelle di shooting, afflitte da un hit box un po’ “ballerino”), vuoi per una non proprio chirurgica calibrazione della difficoltà, alcune missioni saranno davvero impegnative e, fattore fondamentale, non “coperte” da checkpoint. Il senso di frustrazione e di difficoltà aumenterà in modo esponenziale specialmente nelle missioni finali che, ad esempio, ci proporranno il raggiungimento di sei o sette obiettivi consecutivi, con tanto di boss finale (alle volte, addirittura doppio!): soccombere ai fendenti del “cattivone”, significherà mandare in malora anche 30/40 minuti di gioco senza se e senza ma, reiniziando il tutto da capo. Se la cosa potrebbe “infuocare” i veterani dei titoli hardcore alla ricerca di una sfida, probabilmente un neofita potrebbe abbandonarsi allo sconforto tralasciando completamente la modalità.

Ma passiamo al cuore pulsante dell’esperienza, il multiplayer. Come specificato ogni partita vedrà confrontarsi un team composto da quattro sopravvissuti che saranno chiamati a portare a compimento una serie di obiettivi per sconfiggere definitivamente il demone che, al contempo, farà affidamento ai suoi poteri demoniaci per ostacolare i loro piani. I sopravvissuti si ritroveranno quasi immediatamente ad esplorare la mappa alla ricerca di svariati oggetti utili al completamento della missione, al contempo tenendo gli occhi aperti per altri strumenti utili come armi, che si presenteranno di vario tipo e di rarità e potenze diverse, ma anche oggetti curativi, munizioni et similia che, naturalmente, non saranno per nulla abbondanti. Sparse per la mappa, ci saranno anche delle casse contenenti degli oggetti utili a potenziare alcune caratteristiche del personaggio, come la resistenza ai danni oppure il totale dei punti ferita, che saranno limitati alla partita in corso. Sopravvivere alle orde demoniache non sarà facile: oltre a respingere i fendenti nemici e preoccuparsi dei propri punti ferita, i Sopravvissuti dovranno tener sott’occhio la propria personale barra della “paura”.

Camminare da soli, combattere continuamente nemici o incappare nelle spaventose trappole ordite dal demone, farà avanzare pericolosamente la citata “lineetta”: superata la soglia critica, il nostro sopravvissuto diverrà preda del terrore e sarà possibile per il demone possederlo (che concretamente, significherà controllarlo per un limitato periodo di tempo con facoltà di attaccare i suoi compagni). Indossare le zolfitiche vesti del demone sarà tutta un’altra storia: per la maggior parte del tempo, vagheremo in forma spiritica per la mappa, accumulando energia infernale che si presenterà sotto forma di sfere rosse sparse casualmente per l’area di gioco. L’energia sarà fondamentale a 360°: fungerà infatti non solo da “mana” spendibile per varie evocazioni, tra trappole spiritiche e portali dimensionali da cui fuoriusciranno mostruosità di varia natura, ma anche da “linfa” utile ad aumentare il grado di “pericolo” generato (che, in parole povere, si tradurrà in un potenziamento dell’accumulo di “paura” da parte dei sopravvissuti). Alla “faretra” del demone, vi saranno diverse frecce. Avremo a disposizione tre unità evocabili: una base, una Elite e il Boss vero e proprio. Potremo naturalmente controllarle tutte e ognuna d’esse, anche in basse alle abilità passive sbloccate, avrà statistiche e abilità differenti. Così come per i Sopravvissuti, anche il demone cumulerà esperienza dalle azioni intraprese durante la partita e, con esse, potrà potenziare momentaneamente diverse caratteristiche come la sua possibilità di scovare i nemici sulla mappa oppure aumentare l’energia infernale incamerata. Al momento, esistono quattro macro gruppi di Sopravvissuti (leader, guerrieri, cacciatori e supporto) associabili in linea di massima alla classica “trinità ruolistica”, ovvro tank, healer e dps. All’interno dei citati insiemi, vi saranno in totale una decina di personaggi singoli ognuno dotato di una abilità speciale e diverse abilità passive particolari. Per quanto concerne la fazione demoniaca, avremo a disposizione tre demoni differenti ognuno con abilità e unità specifiche anche se, in sostanza, le strategie da inseguire per la vittoria spesso combaceranno. Ad aumentare le complessive sfaccettature ruolistiche, vi è non solo la presenza di statistiche passive che delineano lo stile di gioco di ogni singolo personaggio e demone, come abilità in mischia, difesa ecc., ma anche la possibilità di investire punti abilità in un singolo personaggio o demone, poiché ogni categoria di personaggi avrà a disposizione un grande albero di abilità passive che coprirà diversi “angoli” e sfumature del suo stile di gioco.

Dopo questo immenso spiegone, una domanda sorge spontanea: Evil Dead The Game è divertente? Si, senza dubbio, ma con qualche piccola riserva. Il titolo al momento non è perfettamente equilibrato: vi saranno infatti personaggi molto più duri da battere e molto più efficaci in combattimento rispetto ad altri, specialmente lato sopravvissuti. In aggiunta è bene sottolineare che, poiché il matchmaking al momento non è ancora perfettamente tarato, capiterà spesso a giocatori di livello basso di affrontarne altri di livello nettamente superiore: ciò, solitamente, si tradurrà in un veloce disfacimento di uno dei due team, la qual cosa ha sicuramente un impatto deciso sulla “gradevolezza” dell’esperienza ludica. Esperienza ludica che, al momento, consta concretamente di una sola modalità caratterizzata da una singola mappa: nonostante il gioco sia piuttosto dinamico e longevo, alla lunga l’assenza di varietà ludica potrebbe stancare in fretta chi non è appassionato dello specifico settore. Appassionati che, al contempo, probabilmente troveranno dinanzi a sé un ottimo rappresentante del settore, meccanicamente parlando, ma di certo nulla di particolarmente rivoluzionario o “stravolgente”: dunque, se cercate il “nuovo assoluto”, qui non lo troverete.

In ultima istanza, volgiamo uno sguardo al titolo da un punto di vista squisitamente tecnico: in generale, il lavoro profuso da Saber Interactive è di livello eccellente e praticamente indistinguibile o quasi da un prodotto tripla A canonico (nonostante Evil Dead: The Game costi poco più della metà di un tradizionale “titolone”). Nonostante il comparto tecnico possa esser “bollato” con un voto più che positivo, specialmente da un punto di vista più squisitamente estetico, esso non è ovviamente esente da difetti di varia natura. A cominciare da una certa tendenza dei personaggi ad incastrarsi negli scenari di gioco e alla “discutibile” capacità dell’intelligenza artificiale, piuttosto bellicosa e aggressiva, di trovare la “via giusta” per avvicinare l’obiettivo (il tanto amato/odiato “pathfinding”). La qual cosa, spesso, si tradurrà in nemici incastrati e fermi in spazi molto ristretti, pronti a divenire letteralmente carne da macello (non che la cosa non sia in tema con il brand, sia chiaro). Un’altra questione critica da sollevare, è quella relativa alla telecamera: tendenzialmente ben posizionata (forse, aggiungere la possibilità di allargare il FoV sarebbe stata buona cosa), essa tende improvvisamente ad “impazzire” specialmente in situazioni concitate ambientate all’interno di spazi chiusi. Tolte queste due criticità, con l’aggiunta di qualche sporadico rallentamento in segmenti “stressanti”, vi sono altre questioni tecniche all’apparenza secondarie ma con un impatto, a nostro avviso, corposo. Ad esempio, si sente l’assenza del fuoco non mirato che, concretamente, rende le armi a distanza utilizzabili solo con la mira e, di conseguenza, “lente” e utili spesso solo per colpire da molto lontano. E nel novero delle animazioni, alcune risultano “legnosette” agli occhi o altre esageratamente lente (come quella di cura), il che si traduce spesso in “giri in giro” [cit.] cercando di far “incastrare” i nemici in qualche ostacolo al fine di guadagnare il tempo necessario a “stappare” la lattina.

Evil Dead The Game è uno splendido omaggio all’immortale brand “comicorrido” targato Sam Raimi e Bruce Campbell. Lo splendido lavoro profuso nel rievocare i “fasti” sanguinolenti della produzione filmesca, si fonde in modo pregevole con un sistema di gioco piuttosto profondo e ben elaborato, seppur naturalmente non esattamente rivoluzionario per il genere. In generale, tra qualche grattacapo tecnico e alcune scelte ludiche “opinabili”, il titolo creato da Saber Interactive è sicuramente uno dei migliori esponenti del settore dei multiplayer asimmetrici. Nonostante ciò, esso comunque non riesce definitivamente a sconfiggere il nemico numero dei rappresentanti del segmento ludico, la ripetitività. Ma, siamo certi, con un adeguato supporto, il gioco avrà sicuramente lunga vita!

  • Esperienza multiplayer profonda e strategica

  • Artisticamente superlativo e fedele al brand filmesco

  • Solidi elementi ruolistici e survival

  • Alcuni squilibri tecnici e ludici

  • Missioni in singolo ardue e senza checkpoint

  • Alla lunga ripetitivo