Elite: Dangerous - Recensione

Il primo Elite ad opera di David Braben arrivò nel 1985. Un universo intero racchiuso in un floppone flessibile, una porta verso uno spazio infinito dove assaporare una libertà sorprendente e allo stesso tempo disorientante. Il secondo Elite si fece attendere una decina di anni e uscì con il sottotitolo Frontier. La componente cosmetica aveva abbracciato la grafica poligonale dei primi anni ’90, ma l’ossatura era rimasta la medesima. 
Da allora, abbiamo dovuto aspettare 20 anni e una campagna di crowdfunding per poter mettere le mani sul terzo capitolo. 

Voglio iniziare questa recensione con una domanda:
“esiste un genere più di nicchia dei simulatori spaziali?”.
Un concetto di gioco che di per sé richiama alla mente lunghe sessioni davanti a vetusti monitor impegnati a premere una decina di pulsanti solo per comunicare la nostra volontà di attraccare alla base orbitante di turno. 
Questo ci porta ad un altro irrimediabile quesito:
“che speranze di vita ha un gioco del genere su console?”.
Non siamo di certo qui a sindacare sulle scelte commerciali di un’azienda rispetto ad un’altra, o ad analizzare i margini di profitto di un genere rispetto ad un altro.
La domanda verte più sulla possibilità di comprimere un universo vasto in una console e un sistema di controllo che mal si sposa ad essere incastrato in un pad.
Eppure la storia ormai avrebbe dovuto insegnarmi a non pormi questi dubbi. Li ho avuti con l’arrivo degli FPS e Halo mi dimostrò quanto mi sbagliavo, è successo con i gestionali, con gli strategici, con i giochi di ruolo alla Elder Scrolls e ogni volta ho dovuto riconoscere il mio errore. 
Frontier Developments ha voluto rimarcare il concetto e dimostrare quanto fossero ingiustificati i miei dubbi.
Il primo Elite ad opera di David Braben arrivò nel 1985. Un universo intero racchiuso in un floppone flessibile, una porta verso uno spazio infinito dove assaporare una libertà sorprendente e allo stesso tempo disorientante. Il secondo Elite si fece attendere una decina di anni e uscì con il sottotitolo Frontier. La componente cosmetica aveva abbracciato la grafica poligonale dei primi anni ’90, ma l’ossatura era rimasta la medesima. 
Da allora, abbiamo dovuto aspettare 20 anni e una campagna di crowdfunding per poter mettere le mani sul terzo capitolo.

Benvenuti a bordo

Ma cosa è Elite: Dangerous? Elite è un simulatore spaziale, uno di quelli veri, dove ogni aspetto, tecnico e non, non è lasciato al caso. Il giocatore può decidere in tutta autonomia come procedere nella sua avventura: 
può commerciare, comprando le merci a prezzo conveniente in una base e rivenderli a prezzo maggiorato in un’altra in un sistema lontano, oppure può dedicarsi alla pirateria, attaccando le navi di passaggio depredando il loro carico e cercare di rivenderlo nei mercati neri delle stazioni spaziali. Ovviamente un lavoro pericoloso, non tanto per le navi da abbordare, ma soprattutto per il trasporto delle merci rubate tracciate. L’arrivo ad una stazione spaziale con un carico illegale è emozionante e fino ad attracco avvenuto rimaniamo con il fiato sospeso, infatti le basi orbitanti, soprattutto le più grandi, scansionano il nostro carico in cerca di prodotti rubati o pericolosi. 
Un lavoro più tranquillo, decisamente remunerativo, ma allo stesso tempo piuttosto ripetitivo è il minatore. Armandosi di un laser minerario e di una raffineria possiamo estrarre minerali dalle cinture di asteroidi per poi rivenderli nei mercati spaziali. 
Oppure possiamo improvvisarci cacciatori di taglie e affrontare quei pirati che stazionano nelle rotte commerciali. 
Elite: Dangerous è una porta verso un universo vivo ma allo stesso tempo freddo e inospitale come lo spazio reale. 
I primi istanti di gioco sono disorientanti, per alcuni questa sensazione potrebbe prolungarsi anche per diverse ore. Nessun preambolo, nessuna storia, il gioco si apre con il nostro avatar seduto nella cabina della propria astronave che fissa lo schermo di fronte, in attesa di un nostro comando.
Questo dovrebbe chiarire l’approccio a tratti brutale che il gioco ci riserverà per tutta la sua durata.

Tutto sotto controllo

Il controllo della nave è il punto cruciale di tutta l’esperienza in Elite e il passaggio dalla combo tastiera-mouse rappresentava una bella sfida per i ragazzi di Frontier Developments. Sfida ampiamente superata.
E’ ovviamente necessario un periodo di addomesticamento per poter controllare la nostra nave con destrezza e riuscire ad uscire indenni anche negli scontri a fuoco più serrati, ma il risultato è più che soddisfacente. Tramite la pressione continua di una dei 4 pulsanti frontali possiamo richiamare un piccolo menù che assegna un set di comandi diversi alla croce direzionale e ai 2 bottoni dorsali. 
Ogni menù è tematico:
– la X per gli armamenti, 
– la B per i moduli aggiuntivi, come l’atterraggio, 
– la Y tutto ciò che concerne lo spostamento, come l’iperguida, il salto spaziale, e così via, 
– la A invece il sistema di targeting.
Non lasciatevi spaventare, inizialmente sbaglierete, non posso mentirvi e lo farete anche nei momenti meno opportuni, ma piano piano entrerete nell’ottica dei menù secondari e riuscirete a fare manovre in completo automatismo. Tanto per darvi un dato: ho impiegato più di un quarto d’ora per effettuare il mio primo attracco ad una base orbitante. 
La sensazione di essere dentro un simulatore è palpabile in ogni angolo di gioco. Non ci sono tabelle da richiamare tramite un apposito tasto ma dobbiamo girare lo sguardo verso destra o verso sinistra nella nostra cabina per far apparire degli schermi riassuntivi con le informazioni necessarie.
Per attraccare ad una stazione, ad esempio, dovremo innanzitutto richiedere il permesso alla stazione stessa, voltandosi verso sinistra, cercando tra i contatti accessibili in quel settore il nome della stazione desiderata e inviando la richiesta. 

E guardo il mondo da oblò

Il mondo di gioco sfoggia una grafica decisamente convincente seppur non a livelli d’eccellenza. La sensazione di essere un nulla nell’universo è resa molto bene grazie anche alle dimensioni molto realistiche delle basi orbitanti, dei mezzi di trasporto e degli stessi pianeti. Su One ho notato che inspiegabilmente c’è qualche calo di frame all’uscita dall’iperspazio, cosa abbastanza inspiegabile visto che si tratta di una scena scriptata. La giustificazione che mi sono dato, quindi prendetelo con le dovute pinze, è dovuto al cambio di settore di spazio e quindi ad un nuovo matchmaking silenzioso che fa una ricerca nel server e seleziona 15 giocatori da aggiungere alla nostra partita. Infatti, seppur la natura del gioco sia quello di un multiplayer massivo, il numero massimo di giocatori in un settore conta di 16 unità. Ogni settore infatti può essere visto come una sorta di istanza personale dove convogliano altri giocatori. 
Ciò che rende veramente massivo il multiplayer di Elite è la situazione sociopolitica unica per tutti i giocatori. Questa situazione non è statica o legata alle vicende della trama, ma bensì lasciata in mano ai giocatori, intesi come intera community. Le nostre scelte, le nostre preferenze, tutte le nostre gesta contribuiranno a generare una variazione che solo dopo tempo potremo avvertire. Ovviamente non è una cosa su cui potremo avere controllo singolarmente, del resto siamo un nulla nell’universo, ma organizzandoci in community sempre più numerose potremo innescare un cambiamento nell’ordine politico. Le potenzialità sono molte e servirà molto tempo per vederne i frutti. 
Da segnalare che seguire le vicende politiche o sociali all’interno del mondo di gioco è tutt’altro che coinvolgente. Esattamente come succede nel mondo reale potremo sapere di più su quello che succede nell’universo, solo leggendo i quotidiani locali o cercando di capire dalle missioni disponibili quale aria sta tirando. 

Conclusioni

Elite: Dangerous è una bellissima esperienza e una prova di forza che dimostra che i simulatori spaziali possono tranquillamente avere una vita serena anche sulle nostre scatolette di gioco preferito.
Presentato in modo convincente, offre tutta la brutalità dello spazio, lasciando al giocatore l’arduo compito di scrivere la sua storia, di decidere il suo percorso e di perdersi in un mondo così vasto da risultare impossibile da conoscere in tutta la sua interezza. Se pensate che tra breve uscirà anche l’espansione Horizons che permette di scendere sui pianeti, capite che stiamo parlando di qualcosa di immenso e allo stesso tempo inquietante.
Siamo arrivati al momento della valutazione e mai compito credo sia stato più difficile da quando scrivo recensioni. Se fossimo su “Sim Space Magazine” andrei tranquillo su una valutazione decisamente alta, soprattutto parlando di un prodotto in continua espansione. Ma la valutazione deve tenere conto anche di chi non è avvezzo al genere e cercare di far comprendere il prodotto a loro. Un’ottima soluzione sarebbe il doppio voto, ma non potendo sfruttarla posso dire a chi è appassionato di simulatori spaziali di non perdere altro tempo e di perdersi nell’immenso e feroce mondo di Elite, ma probabilmente staranno già sfrecciando tra i vari sistemi. Agli altri posso solo suggerire di provare consapevoli che non ci sono mezzi termini, il gioco non fa sconti e non ha un sistema di introduzione ai nuovi piloti.

  • Esperienza spaziale credibile

  • Simulatore completo

  • Sistema di controllo perfettamente adattato al pad…

  • …che però richiede di essere addomesticato

  • Brutale con i neofiti…

  • …e con gli esperti

  • Storia quasi inesistente e poco leggibile

 

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