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Recensione Denshattack!

di: Simone Cantini

Lo avevo scritto qualche giorno fa, in occasione della recensione del primo numero di Shin Zero, di come i giapponesi abbiano passioni e manie alquanto particolari per noi occidentali. E tra queste, indubbiamente, rientra l’estrema fascinazione che hanno per i treni. Un amore viscerale, che si manifesta in giganteschi cabinati presenti nelle sale giochi, gachapon vari, modellini (anche trasformabili) e tutta una nutrita schiera dei più disparati oggetti. E i ragazzi di Undercoders, gli autori del particolarissimo Denshattack!, sembrano aver capito a dovere questo rapporto così profondo, visto il modo in cui sono riusciti a declinarlo in salsa ludica. Al punto che si potrebbe persino pensare che i membri del team siano tutti nipponici, invece che spagnoli. E questo è un grande complimento, nel caso in questione.

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Il treno dei desideri

In un imprecisato futuro, le città del Giappone sono state racchiuse all’interno di gigantesche cupole, ad opera della misteriosa compagnia Miraido. Il motivo è da ritrovare in un cataclisma che ha reso invivibile l’arcipelago e che ha costretto i cittadini a vivere al riparo in questi santuari di vetro e metallo. Eppure, come dimostra la giovane Emi, c’è vita al di fuori di queste gabbie dorate: la ragazza è una addetta alle consegne di ramen e, proprio durante uno dei suoi turni di lavoro, si imbatterà nel giovane reporter Fernando. Un incontro che cambierà per sempre la sua vita e quella del mondo tratteggiato in Denshattack!, visto che il ragazzo le presenterà un bizzarro treno in grado di compiere le più mirabolanti acrobazie. Sarà l’inizio di un viaggio che la porterà ad attraversare tutto il Giappone, nel tentativo di fare luce sulla vera identità della Miraido. E ovviamente, lungo il cammino, incontrerà una serie di bizzarri personaggi che, tra idol agguerrite, teppiste da scuola superiore e vecchi musicisti, daranno vita ad un cast di comprimari alquanto variegato e ben caratterizzato.

Va comunque messo in chiaro come la sceneggiatura di Denshattack!, per quanto ben strutturata e non priva di qualche guizzo, non rappresenti certo la punta di diamante del lavoro firmato Undercoders. Le carte migliori sono ovviamente relative all’impianto ludico vero e proprio, che si è rivelato in grado di declinare in maniera indubbiamente originale i titoli classici a base di trick e follie acrobatiche. Nonostante tutto, le vicende raccontate si seguono sempre con piacere e le circa 5 ore necessarie a giungere ai titoli di coda scorrono in maniera efficace, al punto che sembra quasi di trovarsi al cospetto di una piccola serie anime, vista la follia squisitamente nipponica che permea il tutto.

Emi Hayabusa o giù di lì…

Avete presenti i giochi che portano stampato sopra il nome di Tony Hawk? Oppure gli OlliOlli e gli SSX? Ecco, se la risposta è positiva, avete già sufficienti elementi a disposizione per comprendere il gameplay di Denshattack!. Il viaggio di Emi si svolgerà, come detto, a bordo di un treno che, come prevedibile, dovrà sfrecciare (per quanto non sempre) lungo i vari tratti ferroviari che caratterizzano il Giappone in questione. A sparigliare le carte in tavola, però, ci penseranno le particolari abilità in possesso di questi mezzi, che saranno in grado di eseguire le più strampalate delle evoluzioni, proprio come se fossero veri e propri skater. Le possibilità offerte sono davvero molteplici e si apriranno sotto gli occhi del giocatore in maniera graduale per tutta la durata della campagna, coinvolgendo stick analogici, pulsanti frontali, dorsali e trigger. Denshattack! saprà aggiungere sempre qualche nuovo tassello lungo i 9 capitoli che scandiscono l’avventura, così da mantenere desta l’attenzione. Tra funivie, wall running, inversioni di gravità e molto altro, arriveremo alle battute finali con un campionario di mosse alquanto variegato e corposo da metabolizzare e sviscerare.

E l’apprendimento non sarà fine a sé stesso, dato che ciascuna delle tappe del viaggio di Emi presenterà degli obiettivi minimi sia di punteggio che di tempo di completamento, che richiederanno di mettere in pratica quanto imparato per poter ottenere i risultati migliori. Non parliamo, comunque, di semplici missioni che ci chiederanno di arrivare dal punto A al punto B. Anche in fatto di pura struttura delle missioni, i ragazzi di Undercoders si sono davvero sbizzarriti: da semplici percorsi lineari (per quanto con bivi e variazioni), passeremo attraverso gare ad eliminazione, mappe in cui potremo girellare liberamente in cerca del punteggio maggiore, oppure sessioni più strutturate, in cui ci sarà richiesto di svolgere precisi task. A corroborare il tutto ci penserà anche il contorno estetico, che tra level design squisitamente arzigogolato e trovate sceniche fuori di testa, contribuirà a rendere vivo e affascinante l’impianto ludico generale: kaiju, robot giganti e anche una battaglia in perfetto stile Guitar Hero, sono solo alcuni esempi di quello che ci aspetta.

A completare il quadretto dell’offerta, ci penseranno anche degli elementi collezionabili, ben disseminati lungo gli stage, che ci permetteranno di ottenere alcuni bonus in-game. Partiamo con dei ritagli di giornale, che andranno a costituire un vero e proprio compendio, che ci permetterà di approfondire la conoscenza di personaggi e luoghi incontrati. Passiamo poi per uno shop, che sarà utile per ottenere nuove livree per il nostro mezzo, oltre a consentirci di mettere le mani su nuovi treni, ognuno dotato di caratteristiche peculiari, in grado di garantire bonus e malus unici. Ovviamente, starà a noi scegliere di volta in volta il convoglio più adatto alla sfida in questione, ma nulla ci vieterà di trovare semplicemente il locomotore che più si addice al nostro stile di gioco.

Ritardo accettabile

Insomma, tutto molto bello e perfetto quello che troviamo in Denshattack!? Per quanto mi riguarda, la risposta non può che essere quasi completamente positiva, visto che almeno sul fronte puramente ludico e contenutistico, il titolo firmato Undercoders non può che lasciare assai soddisfatti. Il titolo è estremamente fresco e molto divertente, semplice da approcciare ma davvero complesso per tutti coloro che desiderano ottenere i punteggi migliori. Stupisce, come detto, l’estrema varietà della progressione, che saprà colpire nel segno tanto per pura messa in scena che per trovate ludiche. I difetti, pertanto, sono da ritrovare in una massiccia presenza del trial and error che, data l’estrema velocità del gameplay, in determinati frangenti renderà al limite dell’impossibile reagire con tempismo agli stimoli richiesti. Questo porterà, giocoforza, a dover memorizzare a dovere ogni tracciato, qualora si decida di ambire al perfect score. Peccato sicuramente veniale, che non inficia comunque la fruizione più classica.

A livello estetico, Denshattack! trasuda nipponicità da ogni pixel, proponendo un impatto grafico che spreme a dovere i cliché più amati e conosciuti dell’immaginario anime giapponese. Fa centro anche la caratterizzazione del coloratissimo mondo di gioco, bizzarro e sopra le righe quanto basta. Il vero punto di forza, però, è da trovare nella fluidità generale del gameplay che, data la tipologia ludica in questione, è un requisito quanto mai fondamentale: anche in presenza di effetti massicci e complesse situazioni, il titolo non perde mai un fotogramma, garantendo sempre un aggiornamento granitico dei frame. Da lodare è anche la soundtrack che accompagna le avventure di Emi e compagni, che ricorda certe assurdità di Katamari ma offre anche spunti più raffinati affini al mondo di Persona. Parliamo comunque di un lavoro davvero sopra la media, che presenta una qualità altissima. Peccato, allora, per l’assenza della lingua italiana, non certo imprescindibile per chi saprà lasciarsi ammaliare dal gameplay, ma che porta a perdersi tutto il substrato narrativo.

Denshattack! è dunque uno di quei titoli che, pur senza rivoluzionare la scena, riesce a imporsi grazie a una personalità fuori dal comune e a un’identità ludica sorprendentemente solida. La sua capacità di reinterpretare un immaginario tanto specifico quanto bizzarro, fondendolo con un gameplay fresco e stratificato, lo rende un’esperienza che merita di essere scoperta, soprattutto da chi ama le produzioni capaci di osare. Qualche sbavatura legata al trial and error e l’assenza dell’italiano non ne minano il valore complessivo, lasciando emergere un gioco che sa divertire, stupire e, soprattutto, celebrare con entusiasmo quella folle passione nipponica per i treni. Un viaggio breve ma intenso, che scorre con la stessa energia del suo improbabile convoglio acrobatico e che resta una delle esperienze più riuscite e memorabili di questo 2026.