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Recensione Abyssus

di: Donato Marchisiello

Il mercato degli sparatutto in prima persona, negli ultimi anni, è diventato un terreno di scontro spietato, sì, ma anche piuttosto prevedibile. Tendenzialmente, l’originalità viene costantemente sacrificata sull’altare della formula sicura (perché, di solito, son sicuri i guadagni). Tra sparatutto competitivi “cod like” o spam incontrollato di looter shooter e roguelike, trovare qualcosa che accarezzi “delicatamente” il palato, offrendo però un sapore “nuovo”, è cosa rara. Eppure, l’idea di un’avventura subacquea cooperativa che sostituisce il classico immaginario steampunk o cyberpunk con un intrigante e fangoso fascino “brinepunk” (si, salamoia-punk, avete ben inteso) ha subito stuzzicato il palato dei vecchi appassionati di FPS, memori di un tempo in cui gli shooter erano inflessibili e duri da masticare. DoubleMoose Games e The Arcade Crew hanno tentato proprio questo colpaccio, gettando i giocatori all’interno di una civiltà sommersa tutta da purificare a suon di proiettili, poteri divini e morti inevitabili. Ma bando alle ciance, ecco a voi la recensione della versione Xbox Series X di Abyssus.

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Abyssus è uno sparatutto in prima persona, piuttosto frenetico e con spesse qualità ruolistiche e, soprattutto, roguelike. Alla formula, già sulla carta interessante, va aggiunta anche la possibilità di esplorare l’intero pacchetto ludico in cooperativa online che aggiunge sicuramente del sale (ehm…) ad un avventura già di per se “bruciante”. Partiamo dall’ambientazione: la narrazione ci proietta in un suggestivo universo alimentato dalla “brine”, una sostanza tanto rara quanto miracolosa che si trova solo negli abissi più reconditi e insondabili dell’oceano. Vestendo i panni di uno degli audaci esploratori subacquei, i Brinehunters, veniamo assoldati per reclamare un gigantesco giacimento situato proprio sotto le spoglie fatiscenti di un’antica civiltà sommersa. Quella che doveva essere una redditizia spedizione commerciale, però, si trasforma ben presto in una disperata e sanguinosa lotta per la sopravvivenza quando gli abitanti mutati e corrotti di questo regno sommerso si risvegliano dal loro sommo millenario, decisi a difendere i propri segreti a ogni costo. All’incubo subacqueo si aggiunga che, sostanzialmente, il nostro malcapitato esploratore sarà intrappolato in un loop infinito di vita e morte, che lo costringerà a rivisitare più e più volte le stesse ambientazioni al fine di scoprire la verità.

Questa suggestiva cornice narrativa, che si svilupperà principalmente scovando collezionabili letterari sparsi in punti specifici di ogni mappa, fa da sfondo a un gameplay che eredita direttamente il DNA dei vecchi Doom, tutto velocità ed azione frenetica. Se volessimo ridurre all’osso l’esperienza ludica, il loop fondamentale di Abyssus ci vedrà esplorare una sequenza casuale di stanze/arene, connesse concettualmente da un tema ambientale come quello del “giardino” o del “relitto navale” che ne condizionerà non solo l’estetica, ma anche il tipo di nemici che vi saranno contenuti. Le stanze, quindi, saranno ricolme di minacce d’ogni sorta, tra nemici dai pattern specifici, elite e boss piuttosto ostici, incastonati in geografie di stage piuttosto intricate e dense anche di trappole ambientali. Il nostro protagonista, tramite doppi salti, scatti aerei ecc., si troverà a “gestire” a colpi d’arma da fuoco le schiere di nemici che gli si pareranno innanzi, sfruttando anche la buone verticalità delle arene. Abyssus non ci costringerà solo a mietere vittime mostruose: nei livelli, spesso e volentieri, dovremo completare degli eventi specifici come distruggere dei cristalli, far risuonare una campana (!) o uccidere nemici speciali. Un’aggiunta di spessore e che va a modificare, in parte, il tran-tran “ammazzatorio” ideato dagli sviluppatori.

Il fulcro della personalizzazione risiede in un arsenale composto da nove armi base, ciascuna modificabile attraverso diversi componenti base, e potenziamenti di vario tipo “relativi” alla sessione specifica, che andranno a modificare in modi disparati e unici sia le nostre abilità personali, fra cui avremo gadget come torrette o le più classiche granate, sia le capacità stesse dell’unica arma che decideremo di portare con noi, che avrà a disposizione una modalità di fuoco prima e una secondaria. Le bocche da fuoco ed i relativi potenziamenti verranno sbloccati o tramite l’esplorazione dei livelli, spesso con alcune vie “segrete” da scovare, o con il completamento di alcune sfide specifiche durante il normale corso del gioco. Sulla carta, le possibilità offerte dai vari bonus sono davvero molteplici e avremo diverse build e possibilità da poter sperimentare. Purtroppo, però, se su PC questa frenesia si sposa meravigliosamente con la precisione di mouse e tastiera, la transizione sui canali dell’hardware di casa Microsoft ha evidenziato una certa spigolosità e calibrazione non proprio millimetrica del sistema di puntamento tramite gamepad. Sarà piuttosto evidente, anche con un nostro specifico e dettagliato intervento nelle opzioni di gioco, la sensazione di una certa “volatilità” ed imprecisione del mirino mentre si svuota il proprio caricatore sugli avversari.

Non c’è roguelike senza una ossatura pseudo-ruolistica che si rispetti: la struttura della progressione e l’endgame di Abyssus, sono piuttosto classici ma altrettanto voluminosi. Il gioco si poggia su livelli strutturati proceduralmente che, una volta completati, ci doneranno una manciata di cristalli utili a sbloccare una serie di abilità passive posizionate nel nostro quartier generale su di un enorme masso cilindrico presente (che, vi avvisiamo, richiederà parecchio olio di gomito per esser completato). Se non si fosse già, sufficientemente capito, Abyssus è un gioco difficile sin dalle difficoltà più basse e già nella campagna “base”, che sarà priva di alcuni “malus” selezionabili nell’endgame e che andranno ad aumentare la sfida ma anche la qualità delle ricompense. Ovviamente, la sfida si abbassa un pochino nel caso in cui si dovesse optare per un’esperienza cooperativa, seppur il ritmo resta incalzante ed i nemici, progressivamente più forti, sempre letali. Unico neo, l’infrastruttura di rete e il sistema di matchmaking si sono rivelati un po’ deboli: sono occorse spesso disconnessioni in game oppure mi è stato impossibile entrare fisicamente in una lobby. Ma, ovviamente, sono problematiche sì fastidiose ma tipiche dei giochi online al day one e, solitamente, risolte in celerità.

Dunque un gioco divertente, cooperativo e con un prezzo d’accesso piuttosto esiguo: nonostante non rivoluzioni il mercato e non sfugga al problema che affligge ogni roguelike, ovvero una forte e quasi immediata sensazione di loop ripetitivo, l’esperienza di Abyssus, potenzialmente longeva, può considerarsi più divertente e positiva.

Tecnicamente parlando, il gioco di DoubleMoose Games e The Arcade Crew è un chiaroscuro che, però, tende visibilmente verso il chiaro. Dal punto di vista grafico, il motore di gioco fa un lavoro egregio nel far risaltare il design “brinepunk”, offrendo una buona risoluzione e un frame rate che, al netto di qualche singhiozzo nelle stanze più affollate, si mantiene stabilmente ancorato ai sessanta fotogrammi al secondo. I Biomi sono ben caratterizzati e belli da vedere e alternano ambientazioni da cava “magica”, a relitti navali o a templi giungleschi. Coerente è stata anche la cura nel caratterizzare i nemici che ci si frapporranno, visivamente differenti e coerenti con il tipo di ambientazione che affronteremo. A livello meramente estetico, dunque, un buon lavoro generalee “sporcato” solo da qualche bug evidente seppur non particolarmente fastidioso, fra cui qualche sporadico pop-up delle texture (specialmente nello stage “Garden”) o alcune compenetrazioni poligonali. Se gli occhi vengono ampiamente appagati, dunque, lo stesso non si può dire per le orecchie: il comparto sonoro è indubbiamente l’anello debole della catena. La colonna sonora è un sottofondo piatto e che, a tratti, smorza l’adrenalina durante i combattimenti, mentre i campionamenti dei nemici e delle armi risultano egregi ma un po’ generici e senz’anima.

Abyssus è un diamante grezzo che ha ancora bisogno di essere limato per splendere nel mercato odierno. Il lavoro di DoubleMoose Games, pur non introducendo nessuna rivoluzione tecnica o concettuale, vanta comunque un nucleo di gioco indubbiamente divertente, un gunplay frenetico e un sistema di personalizzazione delle build profondo che farà la felicità degli amanti delle combinazioni sinergiche. L’esperienza è divertente, piuttosto longeva, impreziosita dalla cooperativa online ed accessibile con un esborso più che onesto. Tuttavia, c’è più di qualche grattacapo tecnico da sistemare ed inquadrare, oltre ai classici limiti che affliggono “geneticamente” ogni roguelike presente sul mercato.