L’estranea
di: Andrea CamprianiVabbè, anche dopo Venezia passando in rassegna i film italiani in sala in questi giorni che vuoi trovare oltre al solito drammone più o meno strappalacrime o la solita commediola. Figurarsi se si trova chennesò un thriller, figurarsi un horror.
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Respira a fondo
Respira piano… questo è l’incipit della inquietante filastrocca che viene ribadita dall’inizio di L’estranea, quarto (ndr considerando anche l’esordio nel lungometraggio A classic horror story firmato a 4 mani con Roberto De feo) film scritto e diretto Paolo Strippoli, da questa famigliola apparentemente ideale, da cartolina appunto nella Bari di fine millennio.
Proprio nel 1999 con il primo flashback essendo il film suddiviso in 4 atti quanti appunto i componenti della famiglia, dal presente romano, iniziamo a ripercorrere la storia familiare di Anna (Jasmine Trinca), Walter (Adriano Giannini) alto borghesi di Bari con azienda di famiglia nel settore dell’abbigliamento e i loro figli allora piccoli Tobia (Andrea Genovese) e Alice (Romana Maggiora Vergano da adulta), nella migliore o peggiore tradizione soprattutto di quegli anni con mamma e babbo che li subissano di aspettative per farli diventare rispettivamente calciatore e, se non velina, di sicuro showgirl. Già qui i più giovini probabilmente riscontrano un elemento horror, ma non abbiate fretta, perchè all’improvviso l’incoscienza la perfetta quiete familiare viene bruscamente interrotta, la piccola Alice potrebbe non essere più in gamba come i suoi credono, Tobia fa sì un salto di categoria, ma come se praticasse sport da combattimento per intenderci, per stazza e tutto si fa sempre più orribilmente complicato. La vita è dare e avere, ce lo ricorda da subito l’estranea del titolo (Valeria Bruni Tedeschi).
Se chiudi gli occhi
Il male è lontano, così si chiude la filastrocca, ma in L’estranea da subito si ha la percezione che anzi non potrebbe essere più vicino ad Alice, Tobia, Walter e anzitutto Anna.
Questo implica giocoforza che si debba scendere a patti. Con chi è palese, non è certo una novità nella sostanza ma lo è nella forma. Da Bari 1999 ai primi anni 2000 con tanto di Italia Campione del Mondo 2006, arriviamo a Roma nel 2026.
Narcotic
L’estranea come anticipato si muove tra flashback e presente con un epilogo senza esagerare apocalittico che è solo la punta dell’iceberg del sovrannaturale che permea il film. Un altro gran bel film, sia chiaro. Niente di nuovo sotto il sole, anche perchè a un certo punto scompare, ma messo ini scena a regola d’arte.
Paolo Strippoli è regista che ama visceramente il thriller e forse ancor più l’horror, conoscendo a fondo i meccanismi per spaventare, a partire appunto dal mettere continuamente alla prova i personaggi cui è richiesto che prezzo siano disposti a pagare e fin dove a spingersi pur di poter rimediare, compensare. Le apparenze, mai così fragili e infrante in men che non si dica, che fanno sprofondare personaggi cui il regista si incolla, dall’avere tutto e anche di più all’abisso della perdita più atroce. Ho già scritto troppo. Andate in sala se riuscite e mai come in questo periodo storico sosteniamo un giovane regista nostrano. Che riceva riconoscimenti da suoi colleghi addetti ai lavori o meno, ha già il plauso diffuso di tanto pubblico, che si spera si estenda oltre i confini nazionali.