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Recensione Gunscape

di: Giovanni Manca

Cosa ho imparato ad odiare nei videogiochi in questi ultimi 35 anni? Ma proprio che se me li sogno la notte mi sveglio in modalità serial killer? Grafica volutamente pixellosa (ho bestemmiato a 8, 16, 32 bit e ora ne uscite fuori con la pixel art? No grazie!), level editor con tanto di condivisione annessa, utile solo per scaricare milioni di tonnellate di immondizia fatta disagiati sociali prima di mettere mano a qualcosa di decente e, dulcis in fundo, i first person shooter anni ’90 e primi anni 2000. Doom, Quake, Unreal, Hal Life e fino ad arrivare a COD e compagnia bella, tutte leggendarie pietre miliari della storia video ludica eccetera eccetera, mi hanno sempre fatto schifo e continueranno a farlo fino al giorno del giudizio. Il che non mi impedisce di riconoscerne meriti o qualità oggettive: il mio è un odio viscerale, personale. Dopo mesi di vacanza redazionale cosa mi appioppano? Gunscape, ovviamente. La sintesi dei miei incubi fatta videogioco.

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Quakecraft

Preferirei parlare di unghie incarnite o di lumache di mare piuttosto che di Gunscape ma, ormai siamo qui, leviamoci questo peso. Ma cosa èGuscape? Evidentemente quei buontemponi di Blowfish Studio sapevano già in anticipo che la loro opera d’arte sarebbe capitata nelle mie mani, dunque si sono preoccupati di specificare: Gunscape, create share & play, nel sottotitolo. In altra vita ciò mi avrebbe fatto sbavare, l’idea di creare un videogioco senza particolari conoscenze informatiche è sempre stato il mio sogno ma, oggi, preferisco la tavola già apparecchiata. Gunscape mette a disposizione dell’utente un discreto editor in cui a farla da padrone ovviamente sono i blocchi; tutti gli elementi utilizzabili sono divisi in categorie ed è possibili scorrerli in delle schede tematiche che li differenziano in base alle caratteristiche estetiche e/o funzionali. Abbiamo già fatto cenno ai blocchi, praticamente di un solo tipo se viene fatta eccezione per l’aspetto, ma ci sono moltissimi elementi tipici degli FPS: piattaforme elastiche, barriere, pulsanti, leve, colonne, trappole, scivoli, porte ed ovviamente checkpoint, indicatorii spawn, item per ricaricare munizioni ed energia, armi, personaggi. L’editor è versatile e discretamente potente ma ben presto ci si rende conto che la presenza di un unico blocco, cubico, può essere limitante se la fantasia porta a realizzare architetture bizzarre. Oltretutto non è presente nessun tipo di tutorial.

Guns…play

E’ principalmente un FPS construction kit ma Gunscape propone anche altre modalità di gioco, sia online che offline, sia in modalità operativa che competitiva. Blowfish Studio ci ha infilato anche uno story mode con una trama insulsa che, in quanto tale, non punta farci capire perché gli otto livelli non centrano nulla l’uno con l’altro, quanto ad illustrare quello che eventualmente potremmo fare con l’editor. Dunque si gioca, ma come? Ad essere onesti, se fossimo un’idra dalle nove teste avremmo talmente tanti occhi da chiudere tanto da trovare qualche aspetto positivo in Gunscape ma il gameplay non sarebbe comunque tra questi; il framerate è terribilmente incostante, nonostante gli sbandierati 60 fps, l’intelligenza artificiale è quasi sempre ridicola, con nemici immobili o che si muovono a casaccio, i controlli spesso sono imprecisi. E tutto questo condito da un motore grafico, loUnity Engine che recentemente ha portato tra noi li remake di Oddworld, poco ottimizzato, nonostante Gunscape ci sputi in faccia una grafica HD (in)degna dei primi anni ’90, come dettagli, texture e animazioni. Sicuramente Gunscape ha degli spunti interessanti, molti appassionati di FPS e dei così detti “world builder” potrebbero davvero trovare moltissime ore di divertimento ma il titolo Blowfish appare carente sotto molti punti di vista.