TumbleSeed - Recensione

I primi trailer di TumbleSeed mi avevano lasciato perplesso.
L’eccessiva stilizzazione del mondo, lo stile grafico molto particolare e un gameplay così banale che mi sembrava la trasposizione videoludica dei giochini con le biglie (o le caramelle gommose o le palline di gomma che rimbalzano dappertutto) che troneggiano negli stabilimenti balneari, mi avevano fatto storcere la bocca più volte. Eppure dopo ogni video che vedevo, qualcosa suonava nella testa, qualcosa che ammaliava.

I titoli altisonanti che capeggiavano nei trailer mi facevano sogghignare, “il Dark Souls dei Marble Roll”.
Ma figuriamoci, pensavo, soliti titoli per accalappiare qualche gonzo, sfruttando la nomea di un titolo di successo.
Quanto mi sbagliavo. Dark Souls in confronto a TumbleSeed è Giulia Passione 256 variazioni di marrone (parlando ovviamente di difficoltà).
Ma andiamo con ordine.

TumbleSeed rientra nella tipologia di gioco roguelike, ossia per i non addetti ai lavori, un gioco di ruolo con generazione casuale delle mappe e morte permanente del personaggio.
Il giocatore veste i rotondi panni di TumbleSeed, appunto, un seme che deve scalare una montagna per fermare una catastrofe che metterà in pericolo l’intero ecosistema.

Tutto la particolarità del gioco risiede nella tipologia di movimento del protagonista.
Per spiegare meglio questa meccanica, facciamo un salto nel passato, nelle salagiochi dei primi anni ’80.
La Taito presentò un particolarissimo gioco meccanico chiamato Ice Cold Beer. Il giocatore doveva portare una biglia di ferro in equilibrio su una sbarra di ferro verso l’alto, evitando i vari fori sparsi sullo pannello che fungeva da appoggio. Il movimento era impresso solo tramite i 2 lati della sbarra che quindi poteva essere inclinata per poter spostare la biglia da una parte all’altra.
TumbleSeed ricalca questo movimento sfruttando i 2 analogici che comandano una liana che fa da appoggio al piccolo seme che quindi rotolando cerca di evitare i fori, i mostri e tutto ciò che cercherà di fermare la nostra scalata.

Ice Cold Beer

Se vi sembra difficile, non avete la minima idea di quanto lo sia. L’aspetto carino e puccioso dei semi e dei vari avversari che troveremo potrebbe trarvi in inganno, perché senza paura di esagerare penso di essere di fronte al più difficile gioco che abbia mai giocato. TumbleSeed è un gioco di abilità, non è un gioco di strategia, non è un gioco in cui possiamo far crescere il nostro eroe per poter affrontare nemici fuori dalla nostra portata. No, TumbleSeed richiede solo ed esclusivamente allenamento, coordinazione mano-occhio.

Ho impiegato ore e ore di gioco per raggiungere solo la fine della seconda sezione di montagna delle 5 disponibili. Sono morto centinaia e centinaia di volte e sempre per errori di distrazione o per momenti di panico dovuti a situazioni concitate.

Il gioco inizia con il nostro piccolo seme al centro dello schermo, dotato di 3 cuori che possono essere persi se urtiamo un nemico senza un’arma, cadiamo in una voragine, ci feriamo con delle spine o con qualsiasi minaccia che si parerà sul nostro cammino. Cadere in una voragine potrebbe inoltre portare via più cuori, perché cadremo indietro fino al checkpoint più vicino percorrendo la strada all’indietro senza poter evitare possibili minacce.
Ben presto sbloccheremo costumi alternativi per il nostro eroe. Questi non hanno una funzione solo cosmetica ma donano al nostro personaggio abilità che ci semplificano la scalata.
Abbiamo ad esempio ThorneSeed che al costo di un cristallo speso nei rombi dove è possibile piantare le nostre risorse potremo ottenere una lancia mono uso con cui uccidere i nemici che urteremo.
Un costume, invece ci permetterà invece di ottenere i preziosi cristalli che fungono da moneta di gioco, mentre un altro ci permetterà di recuperare i cuori persi.
Molte altre abilità però avranno un approccio più rischioso. Ad esempio potremo piazzare mine per poterci sbarazzare dei nemici, ma queste rappresenteranno un pericolo anche per noi.

Durante la scalata potremo parlare con altri semi o altre creature, che ci forniranno o informazioni di contorno sul mondo di gioco o vere e proprie quest da completare durante il nostro cammino.
I nemici spaziano da lumaconi dal movimento lento che cercheranno di raggiungerci, a mosche giganti che ci assalteranno appena ci vedranno, ragni, serpenti ed altre creature che ci inseguiranno per lo schermo.
La loro presenza aumenta vertiginosamente la difficoltà del gioco, perché se è vero che una volta presa dimestichezza con il sistema di controllo, grazie ad una precisione ed una risposta veramente soddisfacenti, evitare gli ostacoli diventa fattibile, farlo sotto pressione e in modo veloce evitando questi infamissime creature è tutta un’altra storia.

Parlando appunto dei controlli, tutto il sistema di basa sui due analogici e un bottone per passare da un costume all’altro e per dare conferma durante i dialoghi. La versione Switch da me testata, utilizza in modo superbo l’HD Rumble, il nuovo sistema di vibrazione all’interno dei pad della console. Sentire veramente rotolare il seme da una parte all’altra è qualcosa di straniante ed uno degli utilizzi della nuova tecnologia più convincenti mai provati finora.

TumbleSeed è un piccolo gioiellino di cattiveria che al costo contenuto di €13,99 vi farà sentire inadatti e incapaci come è giusto che sia davanti ad una vera sfida.
Come già detto, la sua difficoltà non risiede in un bilanciamento criminale nelle caratteristiche dei nemici, o nel posizionamento di alcune piattaforme, ma esclusivamente nel provocare il giocatore a perdere la concentrazione e i nervi saldi, nel non perdonare nessuna distrazione e richiedere ore ed ore di allenamento.

  • Una vera e propria sfida al nostro ego

  • Stile unico con molta personalità

  • Potenzialmente infinito

  • Frustrante se è il giorno no

  • Una volta finito rimane solo la sfida al miglior punteggio

  • Schermate a volte un po' caotiche

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