Recensione di Guitar Hero: Greatest Hits - Recensione

Recensione di Guitar Hero: Greatest Hits di Console Tribe

Forte delle vendite del suo World Tour, e complice anche l’incalzante “gara” con il distinto concorrente Rock Band,
da qualche tempo a questa parte Activision sta facendo i salti mortali
per presentare al suo pubblico un numero esorbitante di titoli ed
eventi legati al suo divertente (ed ormai celeberrimo) Guitar Hero (d’ora in poi GH).
Come se non bastassero i diversi esponenti “ufficiali” del
titolo (da qualche tempo ottimamente riproposto anche su console
portatili), pare che il publisher abbia deciso di cavalcare
l’onda del successo della serie proponendo un cospicuo numero di
spin-off. Abbiamo visto il primo tentativo, forse troppo rozzo, di
basare un gioco su una sola band con Guitar Hero: Aerosmith, poi abbiamo assistito agli ottimi passi in avanti avuti con Guitar Hero: Metallica, ed in attesa di quello che dovrebbe essere Guitar Hero: Van Halen, ecco che Activision, per mano del team Beenox, ci propone ora Guitar Hero: Greatest Hits,
un concentrato di tracce prese di peso dai vecchi capitoli della serie
e riproposte per poter essere suonate con la nuova strumentazione.
Commercialata bella e buona? Vediamo che ne è uscito fuori.





Copia/incolla stellare



Complice la recente uscita di GH: Metallica, il gameplay di Greatest Hits
si presenta praticamente come una copia di quello creato da Neversoft e
Activision per il gioco dedicato ai metallici “Four Horsemen”. Il
titolo ci offre infatti la medesima modalità carriera già
apprezzata nella sua precedente incarnazione, seppur con qualche
leggerissima limatura. Sostanzialmente la “Carriera” ci
propone il nuovo sistema sviluppato per GH: Metallica con una
progressione basata sull’accumulo di “stelline” in
base alla qualità della nostra performance. Come per ogni Guitar Hero
(sin dalla sua nascita), a seconda della nostra abilità
nell’esecuzione del brano, il gioco ci premierà con alcune
stelle dal numero variabile da uno (se siete delle schiappe) a cinque
(se siete delle vere rockstar). Mentre però nelle precedenti
incarnazioni del brand sino a World Tour il sistema permetteva
solo di raggranellare qualche spicciolo in più utile
all’acquisto di chincaglieria per il nostro avatar, da GH: Metallica
in poi la cosa è cambiata. Difatti adesso le stelle oltre a
farci guadagnare più denaro, ci faranno sbloccare le tracce
della modalità carriera secondo il principio “se non suoni
abbastanza bene, non puoi andare avanti”. Questo vuol dire che
occorreranno, per esempio, dieci stelle su un totale di tre tracce per
poter passare al gradino successivo della carriera, e così via
sino all’ottenimento di un più cospicuo numero di stelline
per arrivare ai vertici. Il sistema è stato introdotto con
profitto nel succitato GH: Metallica ma, mentre nel gioco sui
Metallica la cosa risultava ancora troppo semplicistica (se volete
sapere il perché leggetevi la relativa review), il livello di
difficoltà di GH: Greatest Hits è stato
leggermente alzato verso l’alto aumentando, seppur di poco, il
numero minimo di tracce che occorre suonare mediocremente per arrivare
indenni alla fine del gioco, rendendo il titolo di fatto un po’
più longevo della sua controparte Rock Metal. Anche il
bilanciamento della difficoltà è rimasto praticamente
invariato, a scapito però del parco tracce, di cui comunque
parleremo poco più avanti. Da segnalare in favore della
longevità, è il sistema Trofei/Achievement che, mentre in GH: Metallica consisteva sostanzialmente nel completamento nudo e crudo della modalità carriera, in GH: Greates Hits
la cosa è stata cambiata, pertanto i “reward” del
gioco adesso saranno sì sbloccabili nel corso della carriera, ma
solo alle modalità più avanzate come quella esperta. Nel
pratico vuol dire che tutti gli amanti degli “obiettivi
in-game” saranno costretti a sudare le proverbiali sette camicie
per potersi portare a casa i premi virtuali offerti dal gioco.





Scelte stravaganti



Come detto poco sopra, il titolo offre un più che buono
bilanciamento della difficoltà. Ciò ha però
palesemente sfavorito la godibilità di alcune tracce, ci
spieghiamo meglio: Greatest Hits si compone dei brani presenti nelle precedenti incarnazioni del brand, dalla sua prima storica comparsa sino a GH: Aerosmith, ultimo capitolo del gioco prima dell’ottimo World Tour.
In tal senso, anche in virtù del titolo che porta (Greatest
Hits, ovvero “il meglio di…”), quasi ci si
aspetterebbe di vedere inserite le migliori tracce mai proposte dalla
serie, cosa che tuttavia non si verifica lasciando spazio ad alcune
scelte piuttosto stravaganti. Ad alcuni grandi artisti come Eric Clapton, Rolling Stones e Jimi Handrix,
se ne sono preferiti altri molto meno noti e sicuramente di minor
“presa” sul pubblico. Onestamente non abbiamo compreso
questa decisione se non in virtù di una possibile presa di
posizione riguardo il bilanciamento della difficoltà proteso
verso l’alto con l’implementazione di tracce molto
complesse. In ogni caso la tracklist è godibile e divertente e,
complice l’implementazione della batteria (giocabile con il
doppio pedale in quasi metà delle canzoni!), la questione delle
scelte musicali di Beenox e Activision passa quasi in secondo piano.
Inoltre tutti i brani non sono delle mere copie delle loro
“controparti passate”, anzi! Alcune sono state
completamente ri-arrangiate e praticamente ristrutturate nel gameplay
per rendere il numero di note su schermo il più vicino possibile
a quello delle note realmente suonate dalla chitarra. Questo sulla
carta sarebbe lodevole se non fosse che talvolta certi
“riff” (ora composti da qualche nota in più) danno
ancor più che in passato la sensazione di suonare a vuoto! In
barba all’ottimo lavoro fatto per GH: Metallica in cui
tale impressione non si avvertiva praticamente mai. Al di là di
ciò c’è da segnalare che, come prevedibile, tutte
le parti in chitarra presentano adesso delle sezioni eseguibili con lo
slider tattile della nuova chitarra modello World Tour, in modo da lasciarsi andare in prolungate (e complesse) sezioni di “tapping”.





A new ”World Tour”?



Graficamente il gioco attraversa chiaramente una fase di stallo,
soprattutto rispetto a quanto di buono è stato fatto sia con GH: World Tour che con GH: Metallica.
Nessun passo in avanti o indietro, e l’unica differenza rispetto
al passato è riscontrabile solo nel layout del titolo che, dopo
una gradevolissima parentesi Metal, si presenta adesso a tema
“viaggio intorno al mondo”. Questa scelta influisce
perlopiù sui palchi su cui ci si può esibire e ci
porterà a visitare degli stage di sicuro impatto sparsi un
po’ per tutto il globo, passando l’Egitto, per poi andare in
Cina, in Amazzonia e così via. Le nuove location, inoltre,
rappresentano anche l’occasione per svecchiare un po’ il
guardaroba dei nostri avatar, che potranno adesso contare su
improbabili costumi da eschimesi e/o da faraoni. La scelta, per quanto
simpatica, ci ha comunque lasciati perplessi, questo perché
più che le Piramidi, magari per un “Best Of…”
di Guitar Hero ci sarebbe piaciuto visitare qualche luogo che
ha fatto la storia del rock, o magari alcune delle più belle
location create per i precedenti titoli; insomma, se un lavoro del
genere non è stato fatto per World Tour, perché farlo adesso?





Un amaro demerito



Prima di concludere vorremmo ancora una volta esprimere il nostro
disprezzo per l’insensata cocciutaggine di Activison che, come
già visto in GH: Metallica, si ostina a non rendere giocabili le tracce scaricate per GH: World Tour, soprattutto in virtù della nuova strumentazione ormai parte integrante del brand. La casa di Call of Duty (e chi per lei) si ostina a propinarci il GH Tunes, una modalità di creazione e condivisione tracce vista già in GH: World Tour,
simpatica ma che non è comunque un rimpiazzo valido per una
serie di tracce originali scaricate e (ovviamente) pagate! Inoltre
è palese come gli sviluppatori non siano in grado di garantire
al marchio una modalità online che abbia un minimo di mordente,
visto che, nonostante le novità nel gameplay introdotte con GH World Tour e GH Metallica,
i server di gioco risultano quasi sempre vuoti, cosa che rende la
creazione di una sessione di gioco un’attività veramente
frustrante.





“… prima o poi si cade!”



Guitar Hero: Greatest Hits rappresenta sostanzialmente la voglia
di Activision di cavalcare il successo del suo marchio, soprattutto in
virtù dell’ottima strumentazione lanciata da World Tour.
Il gioco oltrepassa sicuramente la soglia della mediocrità
risultando divertente e godibile ma non ha saputo stupirci come invece
ha fatto Guitar Hero: Metallica, e questo soprattutto in base
al fatto che i due giochi sono praticamente identici (eccetto per
alcune scelte grafiche e tracce) e sono usciti l’uno a ridosso
dell’altro. Certo, ai più farà sempre piacere una
doppia iniezione di Guitar Hero, ma come si dice: “Il troppo, storpia!”