Bethesda pensa al remastered di The Elder Scrolls V: Skyrim?
Il primo uscirà Venerdì
Disponibile da oggi
Anche Press Play chiude insieme a Project Knoxville
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Far Cry Primal primo in Italia
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Sembra tutto essere un grande fraintendimento.
Nuove feature con la patch 1.15
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War has never been so much fun è un motivetto che ha accompagnato gioiosamente la mia adolescenza a 16 bit. E magari se date una spulciata su Youtube è capace che inizierete pure voi a fischiettare assieme al mitico John Hare, il creatore di quel Cannon Fodder a cui si ispira Tiny Troopers: Joint Ops. Che dopo aver furoreggiato in mobilità e su macchine Sony, è pronto a portare un po’ di spensierata guerriglia anche su Xbox One.
Sono da sempre un grandissimo fan de Il Labirinto Magico, soprattutto nella sua formula Master. Un amore nato decenni fa, quando da adolescente si trascorrevano i sabato sera in creperie a giocare ai bei giuochi da tavolo di una volta ™, tra i quali un giorno mi capitò di provare il classico Ravensburger. Sarà forse perché ha alcuni punti di contatto con questo intramontabile board game che mi sono tuffato nella prova di The Living Dungeon armato delle migliori intenzioni. Ed ora non posso fare a meno di riconsiderare sensibilmente il mio (fu) giovanile entusiasmo.
Evviva! Dato che ho un debole smodato per la cultura nipponica in generale, sia si parli di cibo, storia, architettura e fauna femminile, l’arrivo redazionale di Mitsurugi Kamui Hikae non poteva lasciarmi indifferente. Nonostante fossi completamente digiuno della sostanza del titolo in questione. In fondo, però, sapevo già che il mio arcipelago preferito non avrebbe potuto deludermi. Almeno non più di tanto.
Gli spin-off sembra facciano bene a Far Cry. Blood Dragon, difatti, fu una divertente appendice al terzo capitolo ed Ubisoft, sempre brava a sfruttare le esperienze positive, ha visto bene di alzare la posta con il recente Far Cry Primal, declinazione preistorica del popolare brand shooter. Non rinunciando però a proporsi in una versione decisamente più originale, seppur non stravolta nella sua essenza. Pronti a tornare abbondantemente indietro nel tempo?
In principio furono le installazioni, dapprima opzionali e poi sempre più ingombranti e obbligatorie. In seguito giunsero le patch, gli update, il digital delivery, fino a giungere alla amata/odiata architettura x86, che ha sancito una volta per tutte il superamento del confine che separava le console dai PC. Questo fatto si è portato dietro anche, almeno su Xbox One, il fenomeno dell’early access, spesso foriero di operazioni discutibili ma anche in grado di riservare qualche sorpresa. Come nel caso di The Solus Project.
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