Without Escape - Recensione

Quando ancora giocavo su PC (e visto l’andazzo vociferato in queste ultime settimane non è detto che torni all’ovile), le avventure grafiche rappresentavano uno dei generi da me preferiti che, però, ho sempre portato a suddividere in due distinti momenti storici: pre e post Myst. Il titolo dei fratelli Miller, difatti, ha per me rappresentato una svolta epocale nel mondo dei punta e clicca che, dagli enigmi cervellotici e geniali made in LucasArts (mie divinità personali), finirono per debordare all’interno dei confini del pixel hunting selvaggio. Un cambio di rotta che, non nego, mi ha sempre lasciato decisamente freddino, visto che il forsennato cliccare del mouse non avrebbe mai potuto rivaleggiare con una leggendaria gara di sputi. Ciò nonostante, mi sono avvicinato con estrema curiosità a Without Escape che, dopo aver debuttato su computer qualche anno fa, è giunto in questi giorni anche su console.

Home Alone

Quante volte ci è capitato di tornare a casa e trovarla deserta, con solo un breve messaggio ad informarci di come i nostri genitori staranno fuori per qualche giorno. Un vero e proprio cliché della narrativa televisiva/videoludica, che fornisce sempre l’assist per l’avvio di una vicenda straordinaria. Ecco, quindi, che anche il più banale (per quanto sospetto) rumore notturno, finisca per rivelarsi un qualcosa di molto più epocale di un tentativo di furto, come scoprirà il malaugurato protagonista di Without Escape. Svegliato dal fracasso causato da quello che sembra un banale ladro, il nostro eroe si ritroverà ben presto prigioniero della propria abitazione, una casa che dopo pochi minuti di gioco finirà per apparire decisamente estranea, oltre che teatro di eventi alquanto sospetti e, apparentemente, inspiegabili. L’unico modo che avremo per venire a capo della vicenda, dunque, sarà quello di armarsi di tanta pazienza, oltre che di un buon paio di occhiali, visto che il gameplay ci porterà a dover setacciare in lungo ed in largo gli ambienti di gioco, in cerca dei vari spot interattivi che, a seconda dei casi, ci faranno incappare in un enigma o in un oggetto. Lo schema ludico è estremamente funzionale ed aderente al genere di appartenenza, ma bisogna riconoscere come, una volta giunti ad uno dei 6 epiloghi presenti, si faccia fatica a trovare una certa coerenza tra le varie situazioni che ci troveremo ad affrontare, che appaiono sempre molto pretestuose e fini a loro stesse, con un esile (e poco convincente) spiegazioncina finale a giustificare il susseguirsi degli enigmi. Questi ultimi, comunque, vantano una discreta fattura, alternando soluzioni più immediate ad altre che richiederanno un po’ più di ragionamento, oltre alla necessità di collegare anche alcuni indizi testuali sparsi all’interno della casa.

Per tutte le tasche

Il lavoro di conversione svolto su Without Escape, vista la staticità della proposta, è risultato tutto sommato soddisfacente, anche se ho trovato un po’ ostico gestire il tutto in modalità portatile su Switch (la versione da me testata), dato che la ridotta ampiezza dello schermo della console, rispetto ad un pannello più generoso, rende a tratti difficoltoso trovare i vari punti di interazione. Per il resto c’è poco da dire, sia per quanto riguarda il comparto audio che per ciò che concerne la stabilità del codice: il primo presenta una serie di brevi sottofondi musicali adatti al contesto, mentre il secondo aspetto non presta il fianco a critiche, dato che ci muoveremo all’interno di pure schermate statiche. Del tutto in linea con la corposità esigua dell’offerta il prezzo che, per meno di 5 Euro, ci permetterà di portarci a casa Without Escape.

Se Without Escape fosse uscito negli anni ’90, di sicuro, nessuno avrebbe avuto da ridire, ma questo vale anche per l’attualità. Il titolo Bumpy Trail Games, difatti, riprende in toto l’esperienza classica delle avventure basate sul pixel hunting, presentando una serie di enigmi di discreta fattura, anche se calati

  • Enigmi interessanti…

  • Prezzo competitivo

  • …ma avulsi dal contesto generale

  • Pixel hunting a tratti problematico


all’interno di un contesto un po’ confusionario e poco coeso. La longevità potrebbe far storcere un poco il naso, ma vista la presenza di 6 differenti finali e di un prezzo estremamente esiguo, gli amanti delle esperienze alla Myst potrebbero trovare un interessante passatempo.

 

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