The Falconeer - Recensione

Ho sempre trovato misterioso ed affascinante il mondo della programmazione, pur essendo una capra assoluta in tal senso, sin dal giorno in cui riuscii a far rimbalzare sullo schermo della vecchia tv una minuscola pallina, seguendo le istruzioni riportate nel manuale del mitico Commodore 64. Ancora oggi, a distanza (ahimè) di svariati decenni, mi chiedo come sia possibile che una manciata di righe di codice riesca a dare vita a quella magia. Per questo motivo non posso che nutrire una sconfinata ammirazione per individui come Tomas Sala, autore unico dietro a The Falconeer, titolo open world uscito da pochissimi giorni su piattaforme Xbox.

C’era una volta una città, in quell’isola laggiù

Il Grande Ursee è una sconfinata distesa di acqua che ricopre tutto il mondo di The Falconeer, un’immensa landa azzurra sulla quale svettano alcune piccole isole, ognuna sotto il dominio di una delle distinte fazioni che si spartiscono questo liquido universo. Perennemente in lotta tra di loro, in quello che è un precario equilibrio, i rapporti tra le parti si reggono su alleanze e tradimenti, di cui anche noi finiremo per far parte attraverso i vari capitoli del gioco, ognuno dedicato ad una delle casate, tramite i quali potremo far luce sulla storia di questo intrigante universo. Al netto di simili premesse, però, l’interesse nei confronti della sceneggiatura finisce per perdere ben presto interesse, visto il modo alquanto blando con cui si sviluppa, presentandoci una manciata di dialoghi dalla qualità rivedibile, a cui si accompagnano eventi non proprio emozionanti ed esaltanti. È questo il primo limite che balza all’occhio una volta avviato The Falconeer, peculiare shooter in terza persona, condito da alcune esilissime meccaniche simil RPG, scritto, diretto e programmato interamente dal già citato Tomas Sala. Un open world sicuramente ambizioso, che mette sul piatto una serie di elementi stuzzicanti, ma che forse ha chiesto davvero un po’ troppo al proprio autore, che si è avvalso di un aiuto esterno soltanto per quanto concerne il comparto sonoro. Quello del Grande Ursee è un mondo affascinante, dotato di un corposo potenziale narrativo, ma che non è riuscito a trovare un giusto equilibrio tra le varie parti che compongono l’esperienza, di cui la narrazione è solo una piccola porzione. La struttura delle missioni proposte, difatti, finisce per esaurire rapidamente il proprio appeal dopo pochissime ore di gioco, dato che il tutto si riduce sostanzialmente a tre distinte tipologie: combattimento, esplorazione e scorta. Sia che si tratti di sortite principali o secondarie (queste ultime ridotte al rango di mere fetch quest, utili solo per accumulare crediti), ci ritroveremo a girare sempre attorno a questo trio di opzioni ludiche, il che, in un mondo aperto, non è proprio un buonissimo biglietto da visita.

Falco a metà

La situazione, fortunatamente, si fa più intrigante pad alla mano, non appena ci troviamo a prendere le redini del nostro gigantesco falcone, la creatura volante che cavalcheremo per poterci spostare lungo tutto il Grande Ursee. Sotto questo aspetto Sala ha svolto davvero un ottimo lavoro, confezionando uno shooter che si ispira chiaramente alle esperienze aeree arcade tradizionali, cucendo il tutto attorno ad un gameplay interessante e ben realizzato. Il sistema di controllo del nostro destriero alato è estremamente intuitivo, ma non per questo ci impedirà di dare vita a spettacolari manovre aeree e combattimenti, durante i quali ci imbatteremo in una peculiare meccanica di ricarica delle munizioni. Queste ultime, difatti, per rifornirsi sfrutteranno le varie tempeste che spazzano il Grande Ursee, pertanto se rimarremo a secco non dovremo fare altro che raggiungere una zona in burrasca e fare il pieno di fulmini. Sulla carta l’idea può apparire alquanto strana, ma vi assicuro che una volta calata nel contesto ludico ha tutta una propria ragione di essere. Ovviamente potremo potenziare il nostro falcone investendo i crediti racimolati portando a termine le missioni, il tutto per mezzo di alcuni mutageni che ne andranno a migliorare le caratteristiche, ma saremo anche in grado di acquistare nuovi strumenti di offesa. L’ottimo gameplay, però, finisce presto per scontrarsi con l’estrema ripetitività del tutto che, unita ad un mondo di gioco sì vasto ma anche terribilmente vuoto, rende l’esperienza proposta da The Falconeer non certo adatta a sessioni estremamente prolungate. Il Grande Ursee è una distesa sicuramente molto ampia, ma in cui c’è davvero poco da vedere e scoprire, considerando che il core del gioco ha luogo nei cieli: ad eccezione di alcuni villaggi (legati alle citate fetch quest e a qualche emporio), troveremo ben poco che invogli a vagare in lungo ed in largo in cerca di segreti. L’unico motivo che ci spingerà a volare sarà per ammirare la bellezza, per quanto minimale, di questo mondo, non certo avaro in quanto a scenari e scorci estremamente suggestivi. A livello stilistico, difatti, il lavoro di Tomas Sala è risultato essere davvero ispirato, pur non presentendo una mole poligonale in grado di mettere sotto torchio le console. Il tutto gode anche di una fluidità impressionante, che potremo spingere fino a 120 frame al secondo, segno evidente di una capacità di programmazione di primo livello. Buono l’apporto ricevuto sul fronte sonoro, con una serie di partiture in grado di accompagnare efficacemente l’azione, mentre così così è risultato essere il voice over in inglese, in cui non mancano alcune voci decisamente un po’ fuori luogo. Senza ombre, invece, la localizzazione testuale nella nostra lingua.

The Falconeer è un titolo estremamente ambizioso e dal potenziale sicuramente elevato, ma che proprio per questi motivi paga dazio per essere totalmente sulle spalle del suo singolo autore. L’idea messa sul piatto da Sala ha un fascino innegabile, a cui si accompagna un gameplay solido e divertente, ma che avrebbe avuto bisogno di maggior respiro per esprimere tutto il proprio potenziale. Alla prova dei fatti, The Falconeer è un titolo riuscito a metà, un enorme contenitore decisamente troppo vuoto per assecondare a dovere le ottime meccaniche che regolano gli scontri aerei. Se preso a piccole dosi, il lavoro di Tomas Sala può sicuramente divertire e regalare momenti esaltanti, ma è sul lungo periodo che tutti i limiti strutturali della produzione finiscono per venire a galla, lasciando un po’ troppo di sentore amaro nella bocca dei giocatori.

  • Mondo affascinante…

  • Combat system ben orchestrato

  • …ma sin troppo vuoto

  • Estremamente ripetitivo

 

3 Commenti a “The Falconeer”

  1. stefano.pet on

    Il classico passo più lungo della gamba. Imho è impossibile cimentarsi nella creazione di un OW da soli, troppa roba da fare. Lo stile grafico mi piace e se anche il gameplay, come dici, regge bene direi che aveva tutti gli ingredienti a disposizione, se solo avesse avuto supporto o avesse fatto il gioco a livelli o comunque zone separate. Però non conosco la sua storia quindi non posso esprimere opinioni in tal senso. Resta lo stesso un prodotto di buon livello considerato come è stato prodotto, con delle ottime basi di gameplay, impostazione della trama e grafica, che è tanto per un gioco fatto da una sola persona.

  2. The_WLF on
    stefano.pet

    Il classico passo più lungo della gamba. Imho è impossibile cimentarsi nella creazione di un OW da soli, troppa roba da fare. Lo stile grafico mi piace e se anche il gameplay, come dici, regge bene direi che aveva tutti gli ingredienti a disposizione, se solo avesse avuto supporto o avesse fatto il gioco a livelli o comunque zone separate. Però non conosco la sua storia quindi non posso esprimere opinioni in tal senso. Resta lo stesso un prodotto di buon livello considerato come è stato prodotto, con delle ottime basi di gameplay, impostazione della trama e grafica, che è tanto per un gioco fatto da una sola persona.

    Una struttura lineare a missioni chiuse avrebbe sicuramente giovato, proprio perché il mondo é vuoto. Raggiungere i punti di partenza é solo noioso, visto che non ci si imbatte mai.in niente che stimoli il girovagare. Come sforzo produttivo singolo resta comunque impressionante.

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