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Recensione Tales of Symphonia Remastered

di: Marco Licandro

La saga di Tales of è famosa a livello mondiale, grazie alle storie, i personaggi, ed un gameplay sempre nuovo, che immancabilmente riescono ad accattivare il giocatore e fornirgli ore ed ore di svago. L’ultimo Tales of Arise è stato incredibilmente lodato, sia da pubblico che da critica, per la sua avvincente storia, il cambio grafico, e le sue entusiasmanti lotte, ma come già saprete siamo in un’epoca in cui il vecchio viene mischiato con il nuovo, la nostalgia è più presente che mai, e ancora una volta ci troviamo di fronte ad un Remastered, dedicato sì ad i nuovi giocatori, ma più che altro ai vecchi che vogliono nuovamente assaporare un classico ormai perso nel tempo. Stiamo parlando di Tales of Symphonia, il quinto gioco della saga uscito nel novembre del 2004 su Nintendo GameCube. Analizziamolo insieme e vediamo quindi il lavoro svolto da Bandai Namco per fare felici i suoi fans.

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Verso la restaurazione del mana

Nella valle di Sylvarant, le cose sono cambiate da quando il grande albero del mana, nettare essenziale della vita e fonte di energia della terra, inizia ad appassire. Inizia un’epoca di magra, dove la stessa natura smette di fornire i suoi frutti, creando difficoltà tra i popoli e denigrando la qualità della vita. Vi è però una speranza: una persona, prescelta, potrà rigenerare il mana ormai assente viaggiando nei vari continenti per risvegliare degli spiriti guardiani. Inizia così il viaggio di Colette, la ragazza prescelta, ed il suo gruppo con il nostro personaggio Lloyd, nell’intento di spezzare i sigilli presenti nei vari templi, guidati dal padre di Colette che viene rivelato essere un angelo, affinché lei stessa si tramuti in esso e possa quindi rigenerare il mondo. Ma sarà veramente così semplice, o vi è dell’altro?

Al solito, se c’è una cosa che brilla veramente nella saga di Tales Of è senz’altro la trama. Le storie narrate durante il gioco sono sempre valide, i personaggi interessanti, e non vi è alcun dubbio sul perché questo capitolo sia uno tra i più amati.

Dal punto di vista del gameplay, Symphonia ha le sue particolarità, come quelle di poter girare il mondo conoscendo vari personaggi, aggiungerli al gruppo, parlare con vari NPC presenti, e le immancabili scenette. Queste ultime, segno distintivo della serie, sono assolutamente trascurabili ma allo stesso tempo creano quella connessione tra giocatore e personaggi, che chiacchierando tra loro hanno modo di mostrare un po’ la loro personalità, e rendersi quindi più amabili ai nostri occhi.

I nemici saranno visibili a schermo, e sarà quindi possibile far scegliere al giocatore se attaccarli ed iniziare quindi una fase di lotta, oppure tentare di evitarli, nonostante questi ci aggancino e comincino a rincorrerci per iniziare quindi l’attacco. I combattimenti saranno in tempo reale, anziché a turni, nonostante sarà possibile fermare la battaglia in qualsiasi momento per poter decidere che oggetti utilizzare. Bisognerà alternare vari bottoni così da creare delle combo, attaccando e schivando quanto possibile i vari attacchi. Il tutto in un ambiente tridimensionale, nonostante il nostro eroe attacchi solo in linea orizzontale verso il nemico selezionato, creando grossi disagi per il fatto che i nemici potranno invece puntarci da qualsiasi direzione.

È vero che la giocabilità sia quindi invecchiata male, e che la stessa pressione dei tasti sembri non andare a segno tutte le volte, risultando in combo mancate, frustrazione generale per il sistema di combattimento, e spesso significherà arrivare al game over solo per non essere riusciti a giocare come vorremmo. Ad inizio gioco sarà anche possibile lasciare libertà al titolo di “aiutarci”, per così dire, con le battaglie, selezionando una modalità auto che coprirà appunto automaticamente la distanza tra giocatore e nemico per effettuare degli attacchi, o addirittura una modalità AI che combatterà al nostro posto, spesso finendo nel perdere la partita per la cattiva gestione della lotta e l’assente utilizzo di oggetti.

Nonostante sia uscito inizialmente su Nintendo Gamecube, un porting uscì successivamente su PlayStation 3, riuscendo ad allargare ancora di più il suo pubblico. È quindi con piacere, che dopo tutti questi anni, Bandai Namco annuncia un remastered del gioco sulle nostre piattaforme di vecchia generazione, ossia Xbox One, PlayStation 4, e la non più nuova, con i suoi 6 anni alle spalle, Nintendo Switch.

Questo nuovo titolo avrà supporto in 4K, 60 fps, textures ridefinite, nuove illustrazioni, nuov… aspettate un secondo. Mi state dicendo che Tales of Symphonia Remastered non presenta niente di tutto questo? Ok, quindi vediamo insieme le reali novità:

Le novità di questo Remastered

  • Tales of Symphonia è disponibile su Xbox One, PlayStation 4, e Nintendo Switch.
  • Ha la parola Remastered sul titolo

Ok, facciamo i seri

Abbiamo parlato di svariati remastered e di come a volte le compagnie si limitino a fare il cosiddetto compitino, portando il titolo su console di nuova generazione con differenze minime sul gameplay, migliorando giusto risoluzione e framerate, e smussando un po’ i poligoni, senza realmente cambiare le carte in tavola. Giusto ultimamente abbiamo analizzato i remastered di Persona 3 e 4, e non ne siamo rimasti particolarmente contenti. A volte, la cura verso questa rimasterizzazione ha invece i suoi frutti, non risultando sicuramente in un vero remake, ma curando tanto l’aspetto grafico e e tecnico da risultare praticamente ovvio all’occhio di chiunque che un bel lavoro sia stato effettuato sul titolo, come succede con il recente Metroid Prime Remastered di Nintendo. Ma qui le cose sono veramente ridicole, in quanto non solamente Bandai Namco ha effettuato un mero porting del titolo, senza sostanzialmente aggiungere nulla, ma l’ha fatto persino dalla versione PC uscita su Steam.

Questo genera veramente dei grattacapi, in quanto originariamente il titolo originale uscito su Nintendo GameCube supporta tranquillamente 60fps, mentre questa versione, nonostante la dicitura Remastered, non ha nulla di tutto ciò, andando a 1080p e 30fps solidi, così come su PlayStation 3, non vi è stato effettuato nessun lavoro sulle immagini e sulle sprites, risultando ormai pixellate come fossero disegnate su Microsoft Paint, e per di più si nota un processo di contrasto e sharpening sulle textures che le rende fastidiosamente brillanti e marcate, come per levare in maniera grossolana quell’effetto sfocato per dargli una apparenza in alta definizione.

Su Nintendo Switch invece abbiamo bisogno di un piccolo paragrafo a parte, in quanto le cose peggiorano drasticamente. La risoluzione, dai 1080p di partenza, scende fino a 1280p in modalità portatile, ma non finisce qui. Gli utenti Nintendo, infatti, stanno riscontrando problemi gravi nel gioco, che presenta rallentamenti, scatti, caricamenti lunghi, che comparati con la versione uscita su Nintendo GameCube sembra che il remastered sia quello uscito nel 2004, e non questo uscito quasi 20 anni dopo (!).

Come se tutto ciò non fosse veramente sconcertante, Tales of Symphonia: Dawn of the New World, uscito successivamente su Nintendo Wii e PlayStation 3, non è neppure menzionato in questo remastered, visto che l’edizione si concentra esclusivamente sul titolo originale. La stessa pagina ufficiale annuncia che non vi è nessun contenuto aggiuntivo, e che il remastered presenta semplicemente delle visuali più “nitide e chiare” (il post-process sulle textures menzionato poco fa), controlli migliorati navigando con la nave, e altri miglioramenti quali “saltare alcuni eventi e cutscenes”. Wow.

Occhio al fatto che tutto ciò non viene venduto ad un prezzo di 15, o 20 euro, macché. Il gioco sta attualmente a €50,98, cosa che mi fa inacidire non solamente in qualità di recensore, ma particolarmente in qualità di giocatore, sentendomi assolutamente preso in giro da questo ennesimo tentativo di lucrare sui propri fan che desideravano un trattamento più consono per questo titolo.

In conclusione

Tales of Symphonia è stato sicuramente un titolo ottimo per i tempi, con la sua storia interessante ed i suoi colpi di scena, un gameplay certamente più moderno nonostante imperfetto, e ha sicuramente contribuito a creare una fanbase più grande che ha iniziato ad interessarsi così alla serie. Purtroppo per i fan, la versione GameCube rimane ancora oggi la miglior versione possibile del gioco. Chiunque avesse voluto dare una opportunità a questo remastered, magari invogliato dalla possibilità di una risoluzione migliore, o semplicemente dall’idea del poterlo avere su portatile, può anche rassegnarsi. Non solamente il gioco è sostanzialmente un mero porting della versione PC, ma presenta un comparto grafico addirittura peggiore, con textures iper contrastate e brillanti, che dovrebbero secondo Bandai Namco dare un aspetto più nitido al gioco, la stessa risoluzione e framerate presenti su PlayStation 3, quindi senza i 60FPS, ed infine una versione per Nintendo Switch che presenta rallentamenti, scatti, e caricamenti più lunghi che su GameCube. Tutto racchiuso in un ennesimo “remastered” che nasconde dietro al titolo la voglia di lucrare dietro un brand non solo conosciuto quanto amato, rappresentando una vera e propria offesa agli stessi fan della saga. Bandai Namco, ci aspettiamo molto di più da voi, non deludeteci così.