Recensioni

Squadra che vince si cambia?

Resident Evil è una delle saghe più amate di sempre, dal lontano 1996 ad oggi la casa produttrice ha rilasciato ben sei capitoli principali e numerosi spin-off, senza dimenticare le contaminazioni cinematografiche. Nel corso degli anni il concept di gioco è stato completamente stravolto, creando una lotta intestina tra i fan delusi e nostalgici e quelli pronti ad un nuovo futuro. Resident Evil 6 segna ancora di più questo strappo con il passato e promette, grazie a tre diverse campagne principali, tante ore di gioco condite dalle solite aberranti creature.

di: Mariano "TylerDurden" Adamo

Correva l’anno 1996, il primo ed indimenticabile Resident Evil riscuoteva enorme successo tra fan e critica. Ricordiamo quell’anno per la prima Miss Italia di colore e per la gente che ascoltava pessima musica, mentre noi videogiocatori impazzivamo per i survival horrorResident Evil uscì quello stesso anno e ci piaceva così com’era. Sono passati più di dieci anni e, nonostante tutto, siamo ancora qui a giocarci, siamo anche noi dei sopravvissuti. Insieme a Chris e soci ne abbiamo vissute di avventure, fino ad arrivare al sesto capitolo ufficiale della saga. Il peso dell’età, i milioni di appassionati, i soldi investiti; tutto ha contribuito a portare il titolo ad evolversi, seguendo pedissequamente quello che poi è uno degli elementi cardine della trama. Tutto questo per dirvi che il tempo passa. I virus mutano. I giochi cambiano. E noi?

Il seme del male

Chi all’epoca provò i primi capitoli della saga sa benissimo quali siano gli eventi che hanno preceduto la trama di questo sesto capitolo. Gli sviluppatori nel corso degl’anni, considerando anche i numerosi spin-off, hanno faticato non poco (senza dimenticare qualche piccolo svarione) nel tener ben salda la timeline e più un generale una certa coerenza nella narrazione. Fatto sta che il mondo è di nuovo minacciato da zombie e armi bio-organiche. Stavolta gli sviluppatori, un po’ come avveniva nel secondo capitolo, ci hanno offerto la possibilità di vivere la trama attraverso gli occhi di più personaggi: Leon, Chris, Jake e Ada. Questo sesto capitolo dal punto di vista narrativo è sicuramente il più complesso ed articolato. Ogni campagna racconta una storia a sé e solo talvolta si intreccia direttamente con un’altra; nonostante il fine ultimo sia lo stesso ogni personaggio ci offre spunti narrativi diversi e per avere un quadro completo della storia bisogna portarle a termine tutte.
In linea di massima, senza volervi preannunciare nulla, il mondo è minacciato da una nuova organizzazione chiamata Neo-Umbrella che, con l’utilizzo di armi bio-organiche e con un potente gas capace di inoculare il virus per via aerea, è pronta a sconvolgere gli equilibri economici e sanitari mondiali. A seconda del personaggio scelto vivremo la storia in modo tale da contribuire, a seconda appunto delle vicende, alla sconfitta di questa società. La trama di per sé, è più semplice di quanto possa sembrare; anzi purtroppo molti aspetti paiono scontati e poco interessanti. Ogni colpo di scena sa di già visto e non regala particolari emozioni. Di fatti i giocatori più attenti riusciranno a predire buona parte degli eventi, eliminando del tutto l’effetto sorpresa di alcune situazioni. A migliorare invece sono i personaggi, più curati sotto il profilo psicologico e accompagnati da una sceneggiatura di buona fattura. Nel complesso il comparto narrativo di questo sesto capitolo fa il suo compito, intrattenendo il giocatore fino ai titoli di coda ma senza brillare per originalità o pathos.

Mutazione videoludica

Negli ultimi anni, complici i cambiamenti apportati alla saga, fan sempre più nostalgici hanno boicottato i nuovi capitoli perché lontani dalle gloriose origini. Il motivo principale di questo disprezzo è stato l’abbandono della componente survival in favore di meccaniche più squisitamente action. Ogni nuova uscita si accompagna alla solita domanda: questo nuovo capitolo è un survival? In realtà sarebbe più opportuno chiedersi se Resident Evil sia bello o meno, ma a questo ci arriveremo per gradi, intanto cerchiamo di capire cos’è.
A rendere complicata la valutazione è la presenza di più campagne che in qualche modo offrono un’esperienza ludica diversa, quasi una sorta di gioco nel gioco. Se con Leon ed Ada munizioni e erbe curative sono discretamente razionate, con Chris ci troviamo addirittura in esubero e, volendo, anche con Jake. Sotto quest’ottica di survival c’è veramente poco e – ahinoi – di horror ancora meno. Le fasi giocate in cui la paura sale si contano sulle dita. Questo avviene non tanto per le scelte artistiche ma piuttosto per il ritmo di gioco: Resident Evil 6 ha un ritmo elevatissimo, veloce, adrenalinico e spettacolare ma per nulla ansiogeno. Più che una produzione horror sempre un action movie interattivo. I frequenti checkpoint annientano ogni possibile ansia e tremore, del resto il più delle volte terminare con un game over avrà l’unico effetto di ripristinarci l’energia e abbassare un po’ la nostra votazione finale; i tempi in cui si attendeva speranzosi un luogo in cui sentirsi al sicuro sono finiti.
Allora cos’è questo nuovo capitolo? A cosa stiamo giocando? Resident Evil 6 è un third person shooter, con qualche tinta survival e parecchia azione. Praticamente un ibrido a cavallo di due generi, è il figlio illegittimo di Gears of War e Dead Space, ecco cos’è.
Per quanto i cambiamenti nel corso degli anni siano stati parecchi, rispetto al recente Resident Evil 5 le novità non sono tantissime ma in qualche modo mutano enormemente le meccaniche di gioco. La più importante, è sicuramente la possibilità di sparare in movimento, cosa richiesta a gran voce già dal precedente capitolo. Il concept di gioco ha visto l’introduzione di un sistema di copertura dinamico e di un uso più massiccio del corpo a corpo. Quest’ultimo si rivela un’aggiunta davvero gradita, con qualche rapido colpo è possibile eliminare una buona quantità di nemici, inoltre se riusciamo a sorprendere il nostro avversario alle spalle, il colpo furtivo che ne consegue è addirittura letale. C’è da dire che il sistema non sempre è preciso, anzi spesso vi capiterà di colpire a vuoto per una questione di millimetri, ma va bene dopo un po’ ci si abitua. 
Il sistema di copertura è reso necessario a causa di tutti quei nemici armati e quindi capaci di sparare alla distanza. Un po’ come in ogni third person shooter che si rispetti, in Resident Evil 6 è possibile ripararsi dietro ogni tipo di sporgenza. Quest’azione in genere avviene in completa disinvoltura, noi purtroppo non siamo così fortunati. Il sistema di coperture, infatti, è piuttosto impreciso, partendo già dal layout di comandi. Per un riparo posto verticalmente basterà trovarsi nelle vicinanze e mirare, oppure premere il tasto azione; per una sporgenza bassa, bisognerà prima accovacciarsi e poi premere il tasto per mirare (o viceversa) per mettersi in posizione e questo se e solo se siete esattamente dove il gioco richiede, altrimenti vi ritroverete fermi come degli imbecilli. Nelle prime battute di gioco si fa parecchia difficoltà ad utilizzare le coperture, ma va bene dopo un po’ ci si abitua.
Più in generale il sistema di mira è stato rivisitato cambiando la posizione delle telecamera, posta un po’ più distante e un po’ più in alto rispetto al solito. Lo shock iniziale è atroce, non si riesce a guardarsi adeguatamente in giro; ma anche qui per fortuna ci si abitua.
No, non vogliamo essere ripetitivi con la storia dell’abituarsi, volevamo piuttosto rendere l’idea di come Resident Evil 6 soffra di tanti piccoli problemi. Non si tratta quindi di produrre un survival piuttosto che un action, si tratta unicamente di realizzare bene le idee che si vogliono portare a termine.
C’è da dire che quando si prende totalmente confidenza con i comandi il gioco risulta molto piacevole. Il ritmo è serratissimo, gli scontri discretamente impegnativi e il level design offre una buona variabilità di azioni. Proseguendo nelle diverse campagne, ci capiterà di dover scappare anziché combattere, di affrontare elicotteri o altri veicoli e totalmente inediti per la saga anche delle sequenze on rail, queste a dire la verità rappresentano anche un piacevole diversivo, ma sono realizzate in maniera un po’ pacchiana. In ogni caso la buona variabilità di situazioni, non annoia quasi mai e rende l’esperienza giocata piacevole.
Sullo stesso livello sono le boss battle, da sempre uno dei momenti più intensi per la serie, ora invece lasciano spazio a sequenze enormemente scriptate e ricche di QTE. Lo stesso concept dei combattimenti sembra parecchio datato: colpisci il nemico in determinati punti, avvicinati e fai partire il quick time event. Inoltre anche la realizzazione artistica dei nemici lascia un po’ a desiderare, soprattutto nella campagna di Leon dove non solo i mostri sono poco curati stilisticamente ma troviamo anche nemici simili, se non uguali, a quanto visto in Left 4 Dead.
A fronte di tante piccole scelte sbagliate, ci sentiamo di dire che Resident Evil 6 si mostra come un’ibrido incapace di entusiasmare completamente, lasciando il giocatore spesso interdetto per tutti i difetti sopracitati.

A better version?

Tra le promesse fatte da Capcom spiccava l’enorme longevità e, più in generale, che questo sesto capitolo si rivelasse come il migliore di sempre. Per quanto riguarda la durata, bisogna dare atto a CapcomResident Evil 6 dura tanto, tantissimo. Solo per completare l’avventura principale in single player impiegheremo più di venti ore. A questo si aggiungono l’immancabile modalità Mercenari e Caccia all’uomo (anche qui la libera ispirazione a Left 4 Dead è evidente) in cui è possibile entrare nelle partite online altrui e impersonare una delle tante creature a disposizione. La cooperativa, sempre divertentissima, regalerà altrettante ore di gioco; il sistema di machtmaking è stato migliorato, con la possibilità di aggiungere alcuni filtri che segnalano lo scopo della partita: finire la trama, raccogliere emblemi, divertirsi è così via.
Nonostante questi pregi non è assolutamente il miglior capitolo di sempre, e questo discorso vale anche per l’aspetto tecnico. I personaggi principali sono ben realizzati, purtroppo però sembrano muoversi come delle marionette grazie a animazioni poco fluide e realistiche. Modellazione ambientale addirittura peggiore del precedente, con texture scadenti ovunque e vistosi cali del dettaglio grafico su numerose superfici. Scelte artistiche ben più convincenti: tanti posti diversi, buona variabilità tra ambienti interni ed esterni e qualche location, seppur non tenebrosa come in passato, davvero bella a vedersi. Buono invece il sonoro, da segnalare la presenza del doppiaggio italiano che, esclusa la voce di Leon, pare ben realizzato. Musiche adatte all’atmosfera e suoni ambientali gradevoli completano il quadro tecnico dell’opera.

Antivirali per tutti

E’ proprio vero che i tempi cambiano. Il punto di rottura col passato è evidente, tuttavia la serie non riesce davvero a superare se stessa. Non si tratta della solita retorica sul genere, come già detto in precedenza, non è questo a condannare questo capitolo, anzi alcune scelte action, come la variabilità di situazioni e il ritmo, sono davvero piacevoli. Il gioco diverte ma è davvero pieno di difetti, il sistema di controllo, la telecamera, la grafica e qualche aspetto della narrazione; ovunque si guardi c’è qualcosa che non va. Resident Evil 6 è uno shooter timido, da un lato vorrebbe prendere il volo e spiccare tra i grandi di questo nuovo genere, da un altro ha ancora troppa paura di abbandonare le sue radici. Capcom, come si suol dire, ha il piede in due scarpe, con la speranza di non deludere nessuno, ha finito per deludere tutti. La verità è che non sempre il giusto sta nel mezzo, il futuro sta nelle mani di chi sa osare.
Cambiare non serve a nulla se non si ha davvero il coraggio di farlo.