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Recensione She’s Leaving

di: Simone Cantini

Se pensiamo alle professioni movimentate e ricche d’azione, di sicuro quella dell’analista forense non andrà ad occupare i vertici della classifica: analizzare prove, elaborare teorie e studiare la scena del crimine non sembrano proprio attività al cardiopalma. Ecco, una volta terminato She’s Leaving e fatta la conoscenza di Charles Dalton, forse potreste cambiare radicalmente idea. Il survival horror di Blue Hat Studio, difatti, ha scelto proprio questa professione come punto focale della sua breve ma comunque molto piacevole esperienza, dando vita ad un gioco sicuramente molto stuzzicante nelle sue premesse: nella botte piccola ci sarà davvero il vino buono?

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Sulle tracce dell’assassino

Tira una brutta aria in quel di Haywood e non solo perché la location è perennemente avvolta da una coltre bianca, oltre che soggetta a frequenti tempeste ed alluvioni. In questo brumoso luogo, difatti, sono scomparse delle giovani ragazze negli ultimi 8 anni e l’analista forense Charles Dalton, contravvenendo agli ordini dei suoi superiori, ha deciso di entrare direttamente in azione per scoprire chi si celi dietro a questi misfatti. Accompagnato dalla sua partner via radio e da un bel po’ di demoni interiori, l’uomo si farà strada per i corridoi di questa sperduta magione, lottando per la propria sopravvivenza mentre sarà impegnato ad analizzare ogni indizio presente.

Intrigante nelle sue premesse, sia ludiche che narrative, la sceneggiatura di She’s Leaving riesce a catturare l’attenzione dei giocatori in pochissimi istanti, a dispetto di una longevità complessiva assai condensata (sono arrivato ai titoli di coda in poco meno di due ore). Il merito è da ritrovare, oltre che nel fascino del setting, nel suo ritmo e nella capacità di riuscire a tratteggiare con efficacia, ed in maniera molto rapida, un quadro tutt’altro che piatto, oltre che a dare vita ad un cast ben più profondo di quello che potrebbe apparire ad un primo sguardo, pur al netto della sua esigua composizione. Tra macchie di sangue e corse a perdifiato, la tensione sarà sempre palpabile, così come la voglia di venire a capo di questa crime story meno prevedibile del previsto.

Devil in details

Come detto in apertura, il nostro protagonista non è un poliziotto tutto azione, bensì un più compassato e pragmatico analista forense. Questo si rifletterà in maniera marcata sul gameplay, che ci vedrà armati di un semplice taser e di una luce UV con la quale sarà possibile rinvenire tracce ematiche nell’ambiente. Tutto ruoterà attorno a questa accoppiata, principalmente nella prima parte, quando dovremo scovare le tracce lasciate dal nostro assassino, che nel mentre si divertirà a darci la caccia all’interno (e all’esterno) della villa di Haywood. La nostra arma improvvisata, oltre a permetterci di stordirlo per pochi secondi in caso di incontro, ci fornirà anche la luce necessaria a rischiarare le numerose zone buie che andremo ad attraversare.

Il mix di meccaniche è risultato molto accattivante nella sua semplicità, tra corse a perdifiato verso le sparute safe room (dove potremo anche salvare la partita) e l’analisi minuziosa degli ambienti. She’s Leaving si gioca qua tutte le proprie carte, in un concept che mescola in maniera riuscita atipicità ad aspetti più tradizionali e derivativi. Non stupisce certo per costruzioni ludiche arzigogolate (parliamo comunque di un titolo venduto a meno di 10 Euro), scegliendo consapevolmente di giocare in un campionato congruo alle potenzialità e alle velleità del team, riuscendo comunque a portare a casa con successo la partita.

Come già detto, parte del fascino della produzione Blue Hat è da ritrovare nel setting, che in più di un’occasione richiama alla mente le atmosfere nevoso di Resident Evil 8, a cui strizza in parte l’occhio anche nella costruzione di villa Haywood, in bilico tra casa Spencer ed il maniero Dimitrescu. La costruzione degli ambienti è davvero buona, con un livello di dettaglio sempre interessante ed un’effettistica generale sempre convincente (ottima la resa particellare degli agenti atmosferici all’esterno). Di buonissima fattura ance il comparto audio, che sfrutta in modo azzeccato la spazialità per rendere più immersiva e disturbante la presenza della nostra nemesi (se non avete le cuffie tutto sarà reso con successo sfruttando lo speaker del DualSense). Sugli scudi, comunque, è l’eccellente voice over in lingua inglese (niente italiano, nemmeno nei sottotitoli), che offre una recitazione appassionate e alquanto convincente. Gli aspetti meno riusciti sono da ritrovare nella resa dei corpi umani non certo al top, ma visto che parliamo di pochissime sequenze in cui questi sono visibili, ci possiamo tranquillamente passare sopra.

She’s Leaving è un piccolo ma riuscito esperimento di Blue Hat Studio: breve, diretto e consapevole dei propri limiti, riesce comunque a lasciare il segno grazie a un’ambientazione affascinante, a un protagonista insolito e a un gameplay che mescola indagine e sopravvivenza con semplicità ed efficacia. Non rivoluziona il genere, ma dimostra che anche con poche risorse si può costruire un’esperienza intensa e memorabile, capace di sorprendere chi cerca un survival horror diverso dal solito.