Jumpers – Un salto tra gli animali
di: Andrea CamprianiIn tempi di intelligenza artificiale sempre più abusata, procediamo nella natura, (in)contaminata con un grande balzo in… dietrofront.
accettare i cookie con finalità di marketing.
Mabel leaf rag
Per il suo 40° anniversario, Pixar celebra col suo 30° film appunto Jumpers – Un salto tra gli animali (origin. Hoppers e per l’ennesima volta rinunzio a capire l’adattamento nostrano) in cui protagonista è Mabel Tanaka, all’inizio una bimba ribelle senza più i genitori, che cresce con la nonna che è anche colei cui più somiglia per carattere e aspetto e che nel tempo la aiuta a diventare una giovane attivista naturalista, nonchè studentessa di materie scientifiche non ben precisate al college di Beavertown e anche il nome della città non è casuale.
Il sindaco della cittadina dal nome castorato Gerry Generazzo in scadenza di mandato ma in odor di elezione, vuole a tutti i costi costruire una nuova autostrada guardacaso sopra un bosco con tanto di corso d’acqua un tempo abitato da varia fauna, oltre che flora già cementificata e non. Mabel li deve avvicinare, ma come fare a comunicare con il regno, e sottolineo regno, animale? Niente di più semplice se la tua docente di riferimento è quel geniaccio della Dott.ssa Sam, che con le sue collaboratrici e collaboratori ha costruito un marchingegno per trasferire la mente degli umani in quella di animali robot. Mabel diventa dunque una castorina infiltrata. Riuscirà secondo vobis nell’impresa? Dai, su procedo subito oltre, che è oltremodo scontato.
Non è-come Avatar
Non è una mia considerazione a caso, questa battuta viene detta proprio dalla summenzionata Doc che rappresenta la scienza alla sua allieva in Jumpers – Un salto tra gli animali a significare proprio che il principio base, con l’aggiunta di auricolari coi quali le rispettive specie hanno una traduzione simultanea nella propria lingua, è sempre il solito: straniero si infiltra in un gruppo altro dal suo, qui proprio tra gli animali del bosco appunto, oltre a castori, orsi, volatili, serpi, insetti, pesci(oni) vari ed eventuali…
Gli inizi sono in salita ma alla fine il gap interculturale viene colmato per far fronte ad una minaccia comune perchè, anche tra i non umani vigono gerarchie e per citare Diegone Abatantuono e i suoi (s)barbari in Attila il flagello di Dio: ” Perchè seguite me? ” – “Perchè tu sei lo Re” e qui arriva il bello, divertente.
In-umani
Jumpers – Un salto tra gli animali rappresente un ritorno in grande spolvero per chi è stata apripista e leader nel settore dell’animazione in cgi prevalente come Pixar appunto, con un’oretta e tre quarti ca. con tanto di 2 post credit tenere e divertenti, una narrazione telefonata al massimo, ma ampiamente (ri)compensata da un comparto tecnico in grande spolvero diretto stavolta da Daniel Chong di cui si segnala anche il lavoro analogo con gli orsi protagonisti per Cartoon Network Siamo solo orsi (We bare bears), gran trovate visive, azione coordinata da manuale, e non è da meno il sonoro in toto.
Sì perchè stavolta, udite udite perfino l’edizione con tanto di “talent” quali Giorgio Panariello a prestare la voce al castoro Re George, la stessa protagonista doppiata da Tecla Insolia, convince! La concorrenza, anche in casa oltre che fuori per antropomorfi e non resta ancora spietata e ha un altro passo, stante anche un target più o meno dichiaratamente adulto di quello di Jumpers (dal non confondersi col film malriuscito sul teletrasporto del 2008), ma è decisamente da gustarsi in sala per grandi e piccini, visti i messaggi genuinamente ecologisti, di pace, solidarietà e l’importanza del comunicare di cui si ha sempre più bisogno.