Recensione Serious Sam: Shatterverse
di: Donato MarchisielloIl panorama degli sparatutto in prima persona ad alto tasso di adrenalina, quelli che in modo frettoloso e abbastanza cerebralmente limitato vengono chiamati boomer shooter, non solo è risorto (perché sì, è quello il modo di intendere uno shooter divertente) e, non contento, continua a mutare e ad evolversi. La nostalgia, mista ad una endemica mancanza di stimoli nuovi, spinge ancora verso le formule degli anni novanta, ma il mercato chiede sempre qualcosa di più. E qual è la risposta che più costantemente viene utilizzata per render “nuovo” un concept “vecchio”, ultimamente?
Ma ovviamente l’innesto di un meccanismo roguelite, diventato la via più battuta per rinfrescare franchise storici (e allungare, spesso, il bordo di esperienze ludiche mediocri). Serious Sam: Shatterverse, sviluppato da Behaviour Interactive e pubblicato da Devolver Digital, sceglie questa strada senza mezzi termini: prende Sam Stone e lo lancia in un multiverso procedurale con diversi elementi casuali e, appunto, roguelike. Ma riuscirà a rendere onore ad una delle saghe shooting old school più amate e iconiche della storia dei videogame? Scopriamolo assieme con la recensione della versione Xbox Series X!
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Serious Sam: Shatterverse è uno sparatutto in prima persona frenetico, piuttosto arcade e con spiccati elementi da roguelite cooperativo, giocabile da soli o fino a cinque giocatori contemporaneamente. La trama resta fedele allo spirito leggerissimo e sopra le righe della serie, fatta di improbabili alieni cattivissimi e organi sviscerati sparsi sul terreno: nulla più che un pretesto sfacciato per scatenare violenza. Sam viene scaraventato nello “Shatterverse”, un ammasso di dimensioni fratturate minacciate da una nuova forza cosmica. L’obiettivo è abbattere i cinque luogotenenti del villain di turno (una versione potenziata del nemico storico di Sam, Mental) per recuperare le chiavi dimensionali. Ambientazioni e lore sono sparsi con la solita ironia cinica, senza pretese di profondità, che si snocciolerà anche con dialoghi “sui generis” fra i vari personaggi interpretabili (nulla più che versioni alternative del nostro improbabile eroe).
Seppur non si discosti molto, concettualmente parlando, dalla formula dei vecchi capitoli, Shatterverse abbandona il classico flusso di livelli old school per un loop roguelite. Ogni run genera arene miste tra sezioni fatti a mano e elementi procedurali, che vedrano spezzoni più classici (dunque, il classico “walk and shoot” in stile retrò) a segmenti completabili completando specifici obiettivi, come l’abbattimento di specifiche ondate, per poi giungere all’estrazione finale. Il gioco è diviso in tre atti separati, ognuno dei quali è a sua volta “spaccato” in più livelli che andranno completati di seguito: morire significherà, come ogni roguelike che si rispetti, reiniziare il tutto da capo. Completare stanze e ondate sbloccherà “doni” e perk temporanei che permetteranno di costruire build abbastanza variegate (proiettili congelanti, onde d’urto allo scatto, ecc).
In cooperativa il gioco è dinamico e divertente: coordinarsi, combinare i potenziamenti e gestire le orde genera un caos tattico e visivo di rara intensità. Mentre, l’esperienza in solitaria non è allo stesso modo esaltante, risultando anzi a tratti davvero complicata da gestire perché, apparentemente, l’esperienza sembra esser maggiormente ottimizzata per un intero party, sia a livello di nemici da abbattere, sia a livello di difficoltà nell’abbatterli. Il gunplay è immediatamente familiare a chi ha giocato i capitoli storici, ma accelerato e reso più verticale. L’arsenale eredita i pezzi iconici (doppi fucili a canne mozze, lanciarazzi, cannone a palle di ghisa) e li affianca a varianti dimensionali e improbabili armi iper tecnologiche. Il vero upgrade di mobilità è lo scatto direzionale, indispensabile per gestire le orde numerosissime di nemici. Il feeling dei colpi rimane appagante e brutale, senza però abbandonare l’iconico animo arcade e spensierato della saga.
Sulla lunga distanza la progressione (nuovi modificatori, cosmetici, armi di partenza potenziate) incentiva sicuramente a ritentare, anche se non vi sarà chissà che varietà concettuale a livello di possibili build o di oggetti sbloccabili anche perché, ad esempio, i cinque personaggi sbloccabili si differenzieranno unicamente per le abilità speciali e null’altro. La natura procedurale aiuta a mascherare la ripetizione, ma dopo una manciata di ore la struttura a stanze e gli obiettivi intermedi (ripulisci, sopravvivi, scorta) mostrerà visibilmente il fianco. Il bilanciamento è chiaramente pensato per la squadra: in solitaria, come detto, il gioco resta fattibile, ma diventa più punitivo e perde gran parte del suo umorismo collettivo. Dunque, un’esperienza sicuramente divertente ma limitata e imperfetta, venduta però ad un prezzo assolutamente accessibile.
Tecnicamente, su Xbox Series X il titolo punta ai 60 fps e li tiene per la maggior parte del tempo. Nelle fasi più affollate e nei boss in cooperativa a cinque, però, i cali di framerate diventeranno un po’ più insistenti, andando a rendere l’esperienza un po’ più singhiozzante. A livello puramente estetico, non c’è molto da eccepire: la saga non ha mai urlato “tripla A” da nessun poro e Shatterverse, in questo senso, conferma l’appartenenza ad una compagine “inferiore” (ma non per questo sgradevole a livello visivo). Gli sviluppatori hanno omaggiato in modo più che rispettoso il passato della saga, introducendo anche qualche novità estetica che, però, non è risultata discordante con la leggerezza generale del brand. Il comparto sonoro, invece, è di prim’ordine: colonna sonora heavy metal e synthwave, sound design potente e spazializzazione precisa (soprattutto l’urlo dei Kamikaze). Va segnalato che, su Xbox, il gioco appartiene alla categoria dei “Play Anywhere” e, quindi, può esser tranquillamente giocato anche su Pc tramite app Xbox.
Rispetto ai Serious Sam classici, Shatterverse sacrifica una formula rodata, un po’ di personalità e di “peso” in favore di un animo ancor più leggero e del caos cooperativo. Non è il ritorno trionfale che molti volevano, probabilmente, ma un esperimento riuscito: rinfresca la formula senza snaturarla del tutto e senza sacrificare la canonica leggerezza della saga. In compagnia di amici è un’esperienza altamente divertente e spensierata ad un prezzo davvero accessibile.