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Recensione Sacred 2 Remaster

di: Donato Marchisiello

Vi sono titoli dimenticati, saghe fantastiche sepolte dalla “ruggine” del tempo. L’universo videoludico si muove sempre molto velocemente e grandi nomi d’un tempo vengono poi “archiviati” al primo passo falso. La saga di Sacred è scolpita nella memoria degli amanti dei Diablo-like di una certa età: in questo contesto, ci soffermeremo su Sacred 2 e la sua versione rimasterizzata, annunciata a sorpresa da THQ Nordic in estate e rilasciata nei giorni scorsi sulle principali console (tranne Switch). Ma varrà la pena calpestare le lande tormentate di Ancaria, rivedute e corrette dall’opera di Jumpgate AB and SparklingBit? Ecco la review PS5 del gioco!

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Sacred 2 Remaster è un’opera di rivisitazione tecnica del titolo originale, un gioco di ruolo action con visuale in terza persona/variabile rilasciato nel 2009. Il titolo, all’epoca, incantò schiere e schiere di fan del genere grazie ad una serie di “guizzi” personali, tra classi atipiche ed un mondo di gioco vasto e quasi completamente libero. Il pacchetto proposto da THQ Nordic, oltre a render giocabile sulle moderne console il titolo originale, trasla tutti i contenuti e le espansioni rilasciate per  Sacred 2. Com’è lecito attendersi, anche il secondo capitolo della saga aveva dalla sua una linea narrativa solida, per quanto non particolarmente originale o avvincente. Circa 2.000 anni prima degli eventi del gioco originale, la preziosa e rara sostanza chiamata T-energy è divenuta il pomo della discordia tra diverse fazioni, le quali si contendono il controllo. Ma, al contempo, la stessa preziosa risorsa si sta lentamente diffondendo in tutta Ancaria, mutando gli esseri viventi e trasformandoli in mostri. Naturalmente, toccherà a noi sbrogliare la matassa e riportare la pace in quel di Ancaria.

Partiamo, dunque, dal lato più squisitamente meccanico. Tecnicamente parlando, Sacred 2 Remaster non è, come forse avrete intuito, un remake ma uno “stretch up” visivo del titolo. Detto ciò, il prodotto confezionato, seppur tendenzialmente riuscito nel suo complesso e giocabile se si punta a saziare il “demone” della nostalgia, numeri alla mano è afflitto da diversi problemi su PlayStation 5. Sebbene gli sviluppatori abbiano fatto un lavoro ragionevolmente buono nel migliorare la risoluzione e la grafica, supportare il controller della PS5 ed ammodernare per quanto possibile l’interfaccia (che resta, comunque, dura da digerire e limitata), l’esperienza di gioco è rimasta saldamente ancorata a quella di circa vent’anni fa.

Sacred 2 Remaster

In generale, vige una sostanziale “imprecisione” tecnica, soprattutto per quanto riguarda le collisioni e le animazioni che, ahinoi, sono sì più fluide del passato e precise del passato, ma restano ovviamente lontane dagli standard moderni (persino indipendenti). Un problema non solo estetico ma anche funzionale visto che, ad esempio, le skill più acrobatiche saranno insidiose da utilizzare. Anche cercare di parlare con altri personaggi o aprire un forziere risulterà impegnativo e non immediato. Ma vi sono anche altre questioni: oltre a qualche sporadico crash, le cutscene spesso singhiozzano, l’audio di tanto in tanto va fuori sincrono e, in diversi punti, si è addirittura interrotto completamente. A questo, si aggiungano anche problemi di frame rate abbastanza frequenti, specialmente in aree più densamente dettagliate.

L’esperienza tecnica non particolarmente entusiasmante, che è comunque possibile alleviare con degli interventi ex-post, si lega però anche ad un concept di gioco che, ovviamente, mostra gli anni che ha e che non è stato minimamente toccato. Sacred 2 è legato ad un periodo storico dei videogame dove si eccedeva spesso in quantità, sacrificando la generale qualità. Dalla progressione (una delle più seminali per l’epoca) al combattimento, quasi tutto è eco di un passato evolutivo, appunto… passato. Le classi, le abilità e il sistema di potenziamento del personaggio, sono tra i più interessanti e profondi del genere, eppure il gioco (e la sua rimasterizzazione) fanno un lavoro manchevole nello spiegare qualsiasi cosa e anche per i nostalgici sarà complicato comprendere cosa si sta facendo.

Sacred 2 Remaster

Il combattimento, piuttosto elementare meccanicamente se confrontato ai titoli moderni, risulta comunque divertente grazie alla pletora di abilità, incantesimi e armi disponibili. Oltre all’attacco base, avremo a disposizione abilità da assegnare, con altre che si sbloccano man mano che si salirà di livello, che si ricaricano individualmente anziché fare affidamento su una barra del mana. Il sistema di combattimento è piuttosto dinamico e ben oliato in relazione ai controlli su pad, tutti facilmente accessibili grazie ai comandi intuitivi.

In generale, l’integrazione di tutte le espansioni e dei contenuti aggiuntivi dona una certa coerenza e fluidità all’esperienza. Tutto è accessibile fin dall’inizio: nuove aree, nuove missioni, oggetti esclusivi. C’è tanto da fare in quel di Ancaria, seppur il mondo di gioco, per quanto enorme e stracolmo di attività, in realtà sarà vittima di sé stesso e di un quantitativo spropositato di missioni che saranno indistinguibili dalle classiche “fetch quest” degli MMORPG. E se le missioni principali saranno però trainate da una narrativa sostanzialmente accettabile, ben presto le secondarie diverranno un “doloroso passaggio” per ottenere materiali ed esperienza di gioco. Una repetita chiara ed evidente sin dalle prime battute, ulteriormente aggravata dall’assenza (momentanea?) del cooperativo online (che è però presente sulla versione PC).

Sacred 2 Remaster, è dunque il miglior modo possibile per godere, al momento, dell’esperienza confezionata nel 2009. Va naturalmente riconosciuto il merito degli sviluppatori di aver riportato in auge una perla “ricercata” del passato, riuscendo anche a trasmetterne la sua magica atmosfera in modo coerente. Ma ciò, naturalmente, non cancella magicamente tutte quelle problematiche che solo un completo rifacimento potrebbe, naturalmente, addolcire.

Sacred 2 Remaster

Sacred 2 Remaster è un tuffo nel passato, ad un prezzo super accessibile. L’operazione di “lucidatura” estetica, in linea di massima, è più che accettabile, ma il resto del gioco soffre naturalmente dei limiti tecnici, concettuali e meccanici dell’età. Gli sviluppatori hanno già rilasciato diverse correzioni atte ad attenuare gli “angoli” della produzione che, ovviamente, resta un piccolo gioiello di un tempo, ahinoi, passato. Il prodotto è la migliore versione di Sacred 2 presente sul mercato, da “accettare”  con tutti i limiti concettuali e tecnici che è impossibile rimuovere  se non tramite un (ben più dispendioso) remake.