Recensione RuneScape: Dragonwilds
di: Donato MarchisielloIl tentativo di portare alcuni dei vasti e storici mondi videoludici nati su PC nel linguaggio delle console è da sempre una sfida complessa. Quando poi il materiale in questione è l’universo di Gielinor, su cui Jagex ha costruito più di due decenni di successi con RuneScape, le aspettative si alzano ulteriormente. Estrarre le regioni più selvagge e pericolose di questo immaginario per creare un’avventura d’azione a metà strada tra sparatutto di magia, survival e MMO cooperativo da divano, è un’operazione coerente intellettualmente ma coraggiosa meccanicamente. L’obiettivo non è solo richiamare i veterani, ma aprire le porte di queste terre incontaminate anche a chi arriva per la prima volta in esse. Dunque, il coraggio verrà premiato? Scopriamolo con la recensione della versione Xbox Series X di RuneScape: Dragonwilds.
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RuneScape: Dragonwilds è un gioco d’azione con visuale in terza persona, dai temi spiccatamente fantasy conditi con elementi di sopravvivenza, costruttivi e ruolistici. L’ambientazione si colloca in una fase oscura della storia di Gielinor, sul continente dimenticato di Ashenfall, dove l’antico retaggio dei Dragonkin e la stirpe dei Grandi Draghi minacciano di risvegliarsi. Il protagonista, creato da zero con un editor piuttosto completo, fa parte di una spedizione inviata a stabilire un avamposto nelle regioni selvagge. La trama non punta su virtuosismi cinematografici o sottotrame ingarbugliate, ma valorizza la lore della serie con quest scritte con cura e con quell’umorismo britannico sottile e dissacrante tipico di Jagex. Interazioni con i PNG, descrizioni degli oggetti e storie secondarie legate alle rovine dei Dragonkin rendono il mondo vivo e credibile.
Impugnato il controller, la formula dimostra una buona maturità nell’adattare la struttura a skill di RuneScape a un gameplay d’azione e di sopravvivenza in terza persona fluido. Il combattimento abbandona i click dell’originale per un sistema basato su schivate, parate, attacchi leggeri e una ruota delle abilità per scatenare incantesimi o tecniche di alto livello. La vera forza sta nell’integrazione delle attività di supporto: tagliare legna, estrarre minerali, forgiare armature e cucinare cibo non sono riempitivi, ma elementi fondamentali per sopravvivere nell’ambiente ostile. L’assegnazione dei comandi sul pad è curata e rende naturale il passaggio dal combattimento alla gestione dell’equipaggiamento e delle professioni.
Nel complesso il gioco si colloca vicino a survival-crafting come ad esempio Valheim, condividendone il ritmo lento di raccolta e costruzione dell’avamposto, ma se ne distingue per un sistema di progressione più stratificato, legato alle skill classiche di RuneScape, e per una componente narrativa e di lore molto più presente e curata. Gli sviluppatori, in sostanza, sono riusciti nell’impresa non facile di creare un gioco di ruolo “pieno” unendo ad esso i classici crismi dei titoli di sopravvivenza (dunque esplorazione, raccolta di risorse e costruzione). Nonostante non sia in nessuno dei suoi singoli aspetti rivoluzionario, Dragonwilds riesce comunque a proporre una miscellanea di generi in modo coerente, solido e profondo e si propone, al momento, come uno dei migliori esponenti del segmento survival.
Sul fronte della progressione e dell’endgame, i contenuti di RuneScape: Dragonwilds sono abbondanti e trovano il loro punto più alto nella modalità cooperativa. La campagna principale richiede indicativamente 15-20 ore per essere completata, cifra che può salire fino a 30-35 ore per chi vuole portare a termine tutte le missioni secondarie e livellare a fondo le skill. Completata la campagna e messo in sicurezza l’avamposto, si aprono le cacce ai Grandi Draghi e le spedizioni nei dungeon dei Dragonkin, sfide di alta difficoltà pensate per squadre fino a quattro giocatori. Coordinare ruoli e combinare abilità genera una cooperazione divertente che, seppur in modo light, ricordano quelle di un classico gioco di ruolo massivo online.
Naturalmente, l’intero gioco può esser anche vissuto come una esperienza totalmente in singolo ma, naturalmente, il tutto richiederà un grinding molto più spinto per accumulare le risorse necessarie all’equipaggiamento di alto livello, con il rischio di scivolare in una routine ripetitiva e faticosa. In generale, l’esperienza del prodotto di Jagex risulta piuttosto variegata, profonda e divertente, mostrandosi probabilmente più performante sotto un mero profilo ruolistico piuttosto che survival seppur, in generale, non vada a rivoluzionare o ad offrire qualche spunto specifico personale tale da lasciare un segno indelebile nel settore.
Sul piano tecnico, il prodotto di Jagex offre una risoluzione in 4K con un target di 60 fotogrammi al secondo generalmente solido durante l’esplorazione, senza modalità grafiche alternative tra cui scegliere: il gioco propone un unico profilo di rendering, senza un’opzione “qualità” a risoluzione più alta e framerate ridotto. Nelle battaglie di massa contro draghi volanti, ricche di effetti e particellari, compaiono però cali di fluidità più evidenti e frequenti di quanto ci si aspetterebbe sebbene, comunque sia, in generale l’esperienza sia largamente scorrevole. Il comparto sonoro è di ottimo livello: la colonna sonora riarrangia in chiave orchestrale i temi storici di RuneScape, mentre il sound design offre ruggiti potenti, effetti metallici precisi e una spazialità audio tridimensionale molto curata. Per gli interessati, il gioco supporta anche l’Xbox Play Anywhere e il crossplay con le altre piattaforme.
In conclusione, la trasposizione dell’universo di RuneScape in una veste d’azione moderna è un risultato solido per Jagex. RuneScape: Dragonwilds unisce lo spirito di RuneScape a un loop di esplorazione, sopravvivenza e cooperazione convincente, e proprio la qualità di questo loop, insieme alla cura nella lore e nel comparto sonoro, è ciò che tiene il voto solidamente sopra la sufficienza. L’eccesso di grinding in solitaria e i cali di framerate nelle battaglie più caotiche restano i limiti più evidenti e pesano abbastanza da impedire al gioco di avvicinarsi all’eccellenza, ma non cancellano la bontà complessiva di un’opera che sa sorprendere positivamente.