Rugby 15 - Recensione

Quando arriva un gioco sportivo in redazione mi butto sempre a pesce, qualsiasi esso sia, dal cricket al calcio, passando per le freccette. Figuriamoci in occasione di un gioco dedicato al rugby, sport di cui sono appassionato e di cui, purtroppo, esistono pochissime trasposizioni videoludiche: ecco tra le mie mani Rugby 15, sviluppato da HB Studios, quelli del recente The Golf Club e Rugby World Cup 2011. "Ah, meno male, hanno già esperienza nelle simulazioni di Rugby, questo nuovo videogioco sarà sicuramente una figata!", penserete: possiamo anticiparvi che Rugby 15 è in grado di simulare perfettamente una delle emozioni più forti che si possono provare sul campo, cioè un bella tranvata di un pilone in faccia mentre vi state allacciando una scarpa pensando alla birra del terzo tempo. Momenti che non si dimenticano.

Quando arriva un gioco sportivo in redazione mi butto sempre a pesce, qualsiasi esso sia, dal cricket al calcio, passando per le freccette. Figuriamoci in occasione di un gioco dedicato al rugby, sport di cui sono appassionato e di cui, purtroppo, esistono pochissime trasposizioni videoludiche: ecco tra le mie mani Rugby 15, sviluppato da HB Studios, quelli del recente The Golf Club e Rugby World Cup 2011. “Ah, meno male, hanno già esperienza nelle simulazioni di Rugby, questo nuovo videogioco sarà sicuramente una figata!”, penserete: possiamo anticiparvi che Rugby 15 è in grado di simulare perfettamente una delle emozioni più forti che si possono provare sul campo, cioè un bella tranvata di un pilone in faccia mentre vi state allacciando una scarpa pensando alla birra del terzo tempo. Momenti che non si dimenticano.

Aviva che roba!

Una bella foto digitalizzata stile Amiga anni ’90 ci accompagna durante il caricamento inziale prima di arrivare al menù principale che ben presto si rivelerà come l’aspetto più riuscito della “megaproduzione”: chiaro, semplice ed intuitivo e soprattutto completo, con tutte le modalità di gioco subito in evidenza. Rugby 15 vanta le licenze del AVIVA Premiership, la Top 14 e la Pro D2 francesi, e la competizione PRO 12, altre competizioni invece non sono licenziate ma sono chiaramente ispirate a quelle internazionali, come il Sei Nazioni e il Campionato Europeo, è inoltre possibile personalizzare e creare competizioni.
Mancano le licenze dei nomi dei giocatori e e la produzione non si è neppure sforzata di renderli verosimiglianti a quelli reali, neppure per quanto riguarda la derivazione liguistica: Reddel, Koury, Benoit, Reuss, Rothemberg sono solo alcuni esempi di atleti inseriti nella rosa della nazionale italiana, una roba che neppure Pro Evolution di mille anni fa aveva osato proporre.
Il sistema di controllo è una evoluzione, chiamiamola così, di quanto visto nel vecchio World Cup 2011, con l’ovale che si passa premendo il grilletto destro in combinazione con lo stick destro, con i pulsanti colarati dedicati ai punt, chip, grubber ed up & under, mentre in fase difensiva i tackle si realizzano direzionando gli stick. Apparentemente complessa è la gestione dei rucks, del tutto affidata alla pressione del grilletto destro e dello stick destro avendo come riferimento una frazione di tempo determinata e un indicatore su schermo che si colora di rosso, giallo o verde in relazione alla situazione sul possesso: l’indicatore si riempie agendo sullo stick e quando abbiamo “semaforo verde”, dobbiamo ripremere il grilletto destro per conquistare la palla. Se qualcosa dovesse andar storto, o si fa fallo o si perde il possesso. Lo stesso meccanismo caraterizza le situazioni di mauls e scrums e se almeno all’inizio può sembrare molto confuso dopo un po’ si gestisce abbastanza facilmente e si capisce che la IA avversaria è talmente stupida che è quasi impossibile perdere. Tutto il sistema di controllo va sperimentato in partita perchè non è prevista una modalità allenamento e il tutorial non è dinamico con prove in game ma è realizzato con schermate illustrative statiche, scelta antiquata e piuttosto scomoda. Se fino a questo punto il quadro da noi dipinto non è certo un capolavoro, il vero disastro si realizza quando scendiamo in campo con in nostri undici: intelligenza artificiale di tutti i giocatori sul campo ai livelli di una pianta secca, risposta ai comandi terribilmente lenta, imprecisa e questo quando la risposta c’è, dal momento che spesso il gioco sembra rispondere a leggi tutte sue. Pessime sensazioni controller alla mano, estremamente facile, il gioco è in grado di coinvolgere solo quando decidiamo di spegnere la console, senza tanti giri di parole siamo davanti ad uno dei peggiori giochi sportivi rilasciati nel ultimi lustri.

Grafica da urlo

Per lo spavento. Questa recensione sembra una escalation orrorifica di quanto di peggio un videogioco può proporre e ciò è confermato dallo spettacolo tecnico che si para davanti ai nostri occhi. Un solo stadio, due visuali disponibili, una laterale e una da dietro le spalle della squadra che attacca, alte ma con un’inclinazione insufficiente per avere una buon colpo d’occhio sulle dinamiche dell’azione, ovviamente non personalizzabili. La realizzazione dei giocatori ricorda quelle di cui godemmo almeno due generazioni di console or sono, scarsamente dettagliati, tutti molto simili tra loro fatta eccezione per alcuni dettagli degli outfit e il colore della pelle, come ad esempio il glorioso Microcropose Soccer di Sensibile Software di 27 anni fa; le animazioni sono anche peggio, poche, lente e scattose, come non si vedeva da tempo, peggio di quanto visto in World Cup 2011, quasi come che il Rugby 15 fosse stato rilasciato per sbaglio un anno in anticipo sulla release stabilita. Ah, c’è la pioggia, come una doccia messa davanti alla tv assolutamente ininfluente dal punto di vista del gameplay.

Non è un gioco per gentiluomini!

Non posso proprio dire che stavo aspettando il postino fuori dalla finestra con il mio bel Rugby 15 ma non posso nascondere la mia delusione dopo aver giocato alla nuova produzione HB Games. Si può chiudere un occhio, due in questo caso, sulla realizzazione grafica ma non quando questa pregiudica una giocabilità che già zoppica per conto suo; come abbiamo detto prima, sembra quasi che il gioco sia stato rilasciato in anticipo ma, a voler essere pessimisti, il curriculum rugbstico di HB non ci fa certo pensare che le cose sarebbero andate meglio anche con altri due anni di sviluppo. Videogiocatori, state alla larga da Rugby 15 ma se siete esperti/amanti/giocatori della palla ovale, scappate a gambe levate: il gioco viene venduto a prezzo pieno ma il miglior titolo dedicato a questo fantastico sport rimane Rugby Challenge, ormai uscito oltre tre anni fa.

  • il pulsante off della console

  • lento e impreciso, quasi ingiocabile

  • la resa grafica ci porta indietro di quindici anni

  • animazioni pessime

  • solo uno stadio e due visuali di gioco

  • licenze a metà, nomi dei giocatori inventati, male

 

13 Commenti a “Rugby 15”

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