Recensione di Wheelman - Recensione

Recensione di Wheelman di Console Tribe

Malgrado qualche pioggerellina sporadica, in questi giorni ci stiamo
lasciando trastullare sotto il sole, stesi su un prato fiorito e
inebriati dal profondo senso dell’amore. Eh sì, la
primavera ha colpito anche noi, impavidi, sanguinolenti e duri
lottatori di videogames; sempre più spesso barricati in casa con
il nostro gamepad di fiducia, piuttosto che fuori all’aria aperta.

Sono giornate talmente belle da presentarsi come antipasto estivo, una
sorta di preludio di quello che, ci auguriamo, avverrà tra
qualche mese: sole, mare, spiaggia e… tanti viaggi.

A Barcellona, per esempio. Già ci immaginiamo proiettati
lì, mangiando un gelato a Parco Guell, scattando un po’ di
foto alla Sagrada Familia o, molto più probabilmente,
strafogandoci di paella. Tutto in pieno relax, con la faccia persa nel
nulla e la mente vuota.

Ma stiamo fantasticando, perché ora a Barcellona c’è Vin Diesel, e lui con il relax non va tanto a genio.





L’uomo-ruota



Le corde di una calda chitarra classica ci accompagnano subito tra le
note di un flamenco d’autore, ma ben presto capiamo che quel
“calore” non è poi così romantico: gomme che
stridono sull’asfalto, esplosioni che devastano le strade, spari
tra la folla e, come se non bastasse, la stazza di Vin Diesel in persona.

Sarà un caso o pura scelta stilistica, ma solo un attore con un
cognome da “carburante” poteva interpretare l’autista
per antonomasia, causa di mille tamponamenti e reazioni esplosive a
catena.

L’intreccio narrativo, come è facile aspettarsi, è
un misto di azione, movimenti clandestini di una malavita nascosta (ma
neanche troppo) e un pizzico di ironia in tipico stile bullo americano.
Voi siete l’infiltrato che dovrà far salire a galla le
malefatte dei vari clan di Barcellona, aiutandovi con i vostri
“leggiadri” espedienti, affiancati da alcune pulzelle, da
altri poco-di-buono, e molto spesso soli in compagnia solo del rombo
del vostro motore.





Burnout si schianta con GTA



Ci sono due modi per affrontare, e farsi piacere, The Wheelman: o non avete mai giocato alle serie di Grand Theft Auto e Burnout
(e tutti gli action/free roaming che conoscete), oppure siete fan
spudorati dell’omone pelato, al punto tale da volerlo imitare in
ogni minimo aspetto. Noi, che per fortuna non apparteniamo a nessuna
delle due categorie, siamo rimasti fin troppo perplessi dalla mancata
originalità del titolo. Ma la cosa che più ci ha
demotivato è l’approccio con il quale il gioco tenta di
imitare altri titoli dal successo ben più meritato, impastandoli
tra di loro come plastilina, lasciandoli però privi di qualsiasi
forma.

In primis, la città di Barcellona ce la saremmo aspettata
più frizzante, movimentata, piena di vita, ma non
mancherà molto perché vi rendiate conto di quanto sia
fredda, spoglia e maledettamente monotona. Insomma, tutto
fuorché la spumeggiante città della Catalunya che tutti
conosciamo. Che la percorriate a piedi o con qualsiasi veicolo la
vostra delusione salirà alle stelle, e l’unico pensiero
che avrete in testa sarà quello di “tornarvene a
casa”, anche solo virtualmente. La sensazione, quindi, è
di trovarsi davanti a una grossa pentola in cui bolle solo acqua, senza
arrosto.



Di cose da fare, però, ne avrete parecchie, e man mano si
sbloccheranno attraverso un sistema oramai consolidato (diremmo anche
“vecchiotto”) del GPS, con relativi punti
d’interesse. Purtroppo, anche la natura del navigatore lascia
molto a desiderare: data la velocità con cui spesso vi
capiterà di affrontare le missioni, i vostri due occhi non vi
basteranno per controllare, contemporaneamente, la strada e la cartina.
Il risultato si tradurrà, come ovvio, in uno schianto sicuro.
Persino la mappa, selezionabile a tutto schermo mettendo in pausa la
partita, non vi sarà di grande aiuto: non è possibile,
per esempio, indicare un preciso punto d’interesse e raggiungerlo
seguendone il percorso guidato, ma bisognerà attenersi solo ad
alcune tappe imposte dal gioco. Scelta di gameplay veramente ambigua,
soprattutto tenendo in considerazione che tutti gli attuali GPS (che
siano reali o no) sfruttano oramai il sistema di ricerca
“manuale” alla perfezione. Girare in città, quindi,
si rivelerà fin troppo spesso disorientante e soprattutto poco
divertente.



Ma parliamo dei veicoli, il vero grande motivo che, almeno in teoria,
dovrebbe giustificare il titolo di copertina. Neanche a farlo apposta,
anche qui dobbiamo fare alcuni appunti: avremo a che fare con una
moltitudine di auto e moto dalla manovrabilità deludente, senza
dubbio intuitiva e di adrenalinico stampo arcade, ma che rende i mezzi
troppo simili tra loro nell’utilizzo diretto. Che prendiate “in
prestito” una berlina, una moto sportiva, o l’utilitaria
compatta di turno, avrete sempre l’impressione di guidare lo
stesso pezzo di metallo, tra l’altro spinto violentemente da un motore
a reazione nascosto nel portabagagli. Anche a livello di derapate e
quanto di più acrobatico vi venga in mente, non mancherà
molto perché vi accorgiate della totale omogeneità del
titolo.

Lo stesso discorso di monotonia si presta per quel che concerne la
pratica “sportiva” del furto d’auto: i veicoli si
fermeranno sempre a ogni vostro comando, con una facilità che
lascia perplesso anche l’abile Nico Bellic.
Ogni autista si bloccherà (letteralmente) ai vostri piedi, quasi
invitandovi a rubargli il proprio veicolo. Surreale, fin troppo, anche
per un videogioco. Qui si aggiunge una mancata e del tutto innocua
presenza della polizia: comparse sporadiche e, in apparenza, senza
alcun motivo logico. Gli inseguimenti si riveleranno spesso frustranti,
o troppo dilatati rispetto alla reale importanza delle missioni. Se
c’è, però, una caratteristica che vale la pena
elogiare è la possibilità di schiantare gli avversari a
suon di “sportellate laterali” in tipico stile Burnout.
Più sarete abili nella guida, sfruttando il paesaggio a vostro
favore (per esempio muri, auto che sfrecciano nel senso di marcia
opposto, ecc.), e maggiore sarà l’indice di gradimento che
ne ricaverete dai vostri “takedown”.

Non male, ma niente di sbalorditivo, le modalità relative ai
colpi di precisione: attivandole con i rispettivi tasti della croce
direzionale sarà possibile rallentare il tempo e centrare il
focus sull’obiettivo da eliminare, per esempio sparando a un
punto critico come una ruota o il serbatoio della benzina.

Cinematografica anche la mossa che vede il mitico Vin saltare da un
veicolo all’altro durante una corsa all’impazzata; bizzarra al punto
tale da aggiudicarsi la nomination di “mossa più tamarra del
2009”.





DeformAzione in terza persona



C’è Vin Diesel e Vin Diesel. Quello di The Chronicles of Riddick,
uscito sulla prima Xbox qualche annetto fa, era senza ombra di dubbio
il migliore. La sua stazza, il suo volto e la sua
“presenza” erano un valore aggiunto a un’esperienza
videoludica epica che richiedeva esattamente quel tipo di personaggio:
carisma glaciale, sguardo tenebroso e movimenti sovraumani. In una
parola, perfetto.

Il Vin Diesel di The Wheelman, invece,
è un burattino retto da fili invisibili ingarbugliati tra loro.
Un pupazzo costretto a esprimersi in un ruolo che, per quanto possa
calzargli a pennello, sembra recitato “per costrizione”. Ma
l’aspetto più imbarazzante è quello di vedere
l’attore all’interno di un mondo di sparatorie e azione un
po’ deprimente: colpa di un’intelligenza artificiale pessima, se
non inesistente, di un carnet di armi fin troppo esiguo, e di un
sistema di puntamento/copertura imbarazzante.

L’azione in terza persona che tutti conosciamo (e per
“azione” non ci riferiamo solo ai capolavori assoluti del
genere, ma anche agli standard tradizionali), è qui presentata
in modo superficiale, affrettato, e con un’approssimazione tale
che abbassa di molto il tono e l’atmosfera complessiva. Sarebbe
stato più saggio, e forse anche più divertente, non
implementare nulla di tutto ciò, o magari accennarlo attraverso
un sistema di guida/sparatorie più originale: dividere la
componente “driving” da quella “action”
è stata, a nostro giudizio, una mossa fin troppo blanda che non
ha portato a nessuna conclusione concreta, in entrambi i poli.





Mini-giochi, maxi-godimento



Tuttavia, se non voleste seguire il corso della storia, potrete dare
libero sfogo alla vostra frenesia con alcune modalità extra. In
qualsiasi frangente, direttamente dalla mappa, sarà possibile
selezionare alcuni bollini colorati, ognuno rispettivo di un minigioco.

Si va dal “Fuggitivo”, nel quale dovrete scappare da una serie di
criminali che non smetteranno di starvi alle calcagna, a “Contratti”,
in cui sarete voi il predatore di turno nella stagione della caccia. In
più, fanno comparsa le storiche modalità “Taxi” e “Gara”
(dai nomi che dicono già tutto), e altre prese in prestito da
altri giochi: per esempio “Furia”, che vi vedrà protagonisti di
una serie di incidenti a catena, con l’obiettivo di far salire alle
stelle un moltiplicatore di punti nel minor tempo possibile.

Ammettiamo che, nonostante non ci siano novità eclatanti, questi
mini-games si sono rivelati il fiore all’occhiello del titolo. Grazie a
loro, infatti, non sentirete la mancanza (comunque giustificabile) del
comparto multiplayer.





Gráficos y la música en español



Se dovesse capitarvi di dare un’occhiata ad alcuni screenshot o video sul gioco ne dedurreste che la grafica di The Wheelman
è molto “pompata”. Diciamo che in un certo senso
avete ragione: tutto gira alla perfezione dell’Unreal Engine 3,
in maniera fluida e senza intoppi, soprattutto rispetto alla
quantità massiccia di cose che si schiantano su schermo.
Benché la qualità complessiva dei personaggi non sia di
primo livello (e forse neanche di secondo), i modelli dei veicoli, dei
particolari della città, specialmente quelli dei monumenti
storici spagnoli, hanno ottime fattezze. Se a livello di guida ci
troviamo di fronte a mezzi molto simili tra di loro, esteticamente
avrete a che fare con una varietà interessante: è curiosa
la scelta stilistica di inserire le imitazioni di alcuni modelli di
auto tipicamente europee (utilitarie Peugeot, Smart e persino
intramontabili Fiat 500). Se poi siete appassionati di tecnicismi,
tutti legati alla smania di “pseudo-conoscenza” su
riflessi, texture, animazioni e via dicendo, il gioco non vi
deluderà.

Ma allora dov’è l’inghippo? L’aspetto che non
ha accontentato le nostre aspettative è il quadro generale di
creatività, e dell’impegno dedicato al fine di realizzare
un’opera sì unica e visivamente appetibile, ma senza un
briciolo di “personalità”. Una caratterista che
giochi come GTA, ma anche gli innumerevoli “cloni minori”
alla Saints Row hanno da vendere.



Per fortuna, l’ottima colonna sonora risolleva il morale e la
reputazione del titolo, a partire dalla musica di sottofondo nel
menù iniziale (un arpeggio spagnoleggiante molto bello), fino
agli effetti audio del traffico, degli spari e delle esplosioni. Anche
il doppiaggio ha il suo perché: per Vin Diesel è stato
adoperata la stessa voce italiana dei film, mentre tutti gli altri
personaggi si avvarranno di doppiatori sconosciuti ma comunque
piuttosto professionali. Eccezion fatta per gli abitanti della
città, che manterranno la loro pronuncia catalana ogni qual
volta avranno qualcosa da dirvi. Imprecazioni comprese.





Altro che turbo Diesel



Se arrivati a questo punto state pensando che The Wheelman è la brutta copia di Grand Theft Auto e Burnout
messi insieme, in realtà vi state sbagliando. Diremmo che
è la versione scopiazzata e ri-aggiornata del buon vecchio Driver,
un gioco già di per sé non esente da difetti. Il paragone
con i titoli che hanno “inventato” questo genere è
inevitabile, anche se crediamo non ci sia il merito giusto per
continuare a farlo; poteva essere evitabile, invece, la scelta di
piazzare The Wheelman all’interno di un parco giochi fin
troppo saturo di questi meccanismi copia/incolla. Gli espedienti del
free-roaming, della buona grafica e del comparto audio discreto sono, a
conti fatti, gli unici in grado di indirizzare il giocatore
all’acquisto.

Purtroppo, neanche il carismatico Vin Diesel riesce a sollevare lo
spirito, poiché si presenta nelle vesti virtuali di un
personaggio leggermente forzato. Di fatto, se non ci fosse stato almeno
lui a conferire un briciolo di fama, The Wheelman sarebbe sprofondato nell’eterno abisso dell’anonimato.



Quest’estate, se proprio dovete scegliere una meta per le vostre
vacanze virtuali, non andate a Barcellona. Magari iniziate a prenotare
un viaggetto in quel di Liberty City: se non lo avete ancora fatto, non
ve ne pentirete.