Recensione di Warriors Orochi - Recensione

Recensione di Warriors Orochi di Console Tribe

Mitologia e storia sono, per KOEI, inesauribile fonte d’ispirazione per
le sue creazioni videoludiche, fin dai tempi (1988) di Nobunaga’s
ambition, strategico a turni con visuale dall’alto. Una decina di anni
dopo il publisher giapponese trova fortuna nel genere action, dando
vita alla serie Dinasty Warriors e successivamente a quella di Samurai
Warriors, attingendo dall’epico romanzo cinese de I tre Regni e dal
Sengoku, l’era feudale giapponese delle guerre civili. Oggi KOEI tenta
di stupire con Warriors Orochi, crossover delle due famose saghe,
realizzato dal team omega force.


Spaziotempo

Un breve filmato svela la trama ordita dal Re serpente Orochi: creando
una frattura nel tessuto spazio-temporale, trasporta in un unico mondo
i guerrieri leggendari della Cina dei tre regni e del Giappone feudale,
con lo scopo di sfidare chi si rivelerà il più forte dopo aspre
battaglie. Per lanciarci in battaglia contro il temibile serpente
possiamo attingere a ben quattro armate: i Wu, gli Shu, i Wei e i
samurai giapponesi. Governando questi guerrieri avanzeremo di livello
in livello, sbloccando tutti i personaggi (ben 77, un’infinità!),
abilità aggiuntive per ognuno di loro e gli artworks che hanno
preceduto la realizzazione del gioco. Sconfiggere centinaia di
avversari in battaglia è fondamentale per l’ evoluzione di livello dei
nostri protagonisti: quest’ aspetto ci obbliga a gestire
strategicamente l’utilizzo di diversi personaggi durante lo svolgersi
dell’ avventura, in modo da non trovarsi nei livelli più avanzati con
un solo guerriero all’ altezza della situazione. Ci aiuta la novità
costituita dal “team battle system”, che ci permette di selezionare un
party di tre eroi provenienti da qualsiasi dei quattro schieramenti
militari, intercambiabili durante la battaglia premendo LT o RT. Per
arrivare alla resa dei conti con Orochi dobbiamo affrontare una
quindicina di scenari per ogni campagna, scenari che presto si
dimostreranno strutturati in modo identico l’uno con l’altro: uccidere
le guardie, difendere e conquistare punti strategici, sconfiggere i
boss è tutto quello che dobbiamo fare. Se la ripetitività e la
monotonia regnano e crescono in modo esponenziale dopo ogni livello,
stessa cosa si può dire dei personaggi: le decine di armi, attacchi
speciali e abilità falliscono nel tentativo di diversificare gli eroi,
tutti troppo simili e pessimamente caratterizzati; non aiuta il nuovo
“weapon fusion system”, la possibilità di fondere le armi per
aumentarne la forza ditruttiva. La varietà dei nemici è molto scarsa e
l’ IA che li anima è talmente bassa che li porta a compiere azioni
stupide e ripetitive anche ai livelli più difficili; le cose non
migliorano affrontando i boss, assolutamente privi di carisma e
difficilmente distinguibili durante l’azione concitata della battaglia.
Giocando si dimentica subito il pulsante della guardia e si va avanti
premendo ripetutamente il pulsante A per l’attacco normale e qualche
volta i pulsanti Y e RB per gli attacchi speciali: troppo semplicistico
anche per un action senza pretese tecnico-tattiche come è WO. Chi vuole
sbloccare tutti gli obiettivi dovrà impegnarsi una ventina di ore
circa, magari senza pensare agli ultimi giochi acquistati, altrimenti
l’impresa diventa impossibile. Non esiste nessuna modalità di gioco
online ma potremmo convincere qualche amico ad affrontare lo story mode
in modalità cooperativa, nel tentativo di trovare qualche attimo di
divertimento, ma il rischio è che se ne vada presto senza salutarci…


Grafica

Una volta caricato il gioco, è difficile credere a quello che si muove
sullo schermo: inutile accertarsi su quale console sia accesa e sperare
di aver avviato la vecchia ps2. Dopo aver selezionato il nostro party
in dei menu scomodi e poco intuitivi, selezionato i costumi dei
personaggi senza la possibilità di vederli in anteprima, ci troviamo
nel campo di battaglia: le ambientazioni sono poverissime e prive di
quell’ atmosfera che dovrebbe invece distinguere un titolo
d’ispirazione storica, il clipping è gestito in modo scandaloso,
facendoci vedere porzioni enormi di fondale costruite un po’ alla
volta; le textures che ricoprono i pochi poligoni dei nemici sono
disegnate approssimativamente e con scarsissima fantasia. Le scene di
intermezzo che a fatica svelano la trama scontata, sfruttano il motore
poligonale del gioco e sono quanto di peggio si sia visto per le
console di nuova generazione, wii compreso. Le uniche note positive
sono costituite dagli eccellenti effetti luce che esaltano le mosse
speciali a dalle generale fluidità dell’azione: i rallentamenti sono
rarissimi anche nei momenti di maggiore affollamento e tutto sembra
muoversi a costanti 30 frames al secondo. Il gioco supporta solo la
modalità 60hz e, per chi ha la fortuna di possedere un TV full
hd-ready, la risolozione 1080p, poi cosa ne faccia WO è un mistero.


Sonoro

Chi si aspetta una colonna sonora all’altezza della tradizione
orientale, rimane sbigottito dopo aver ascoltato dieci secondi del
terrificante pezzo techno che potrebbe accompagnarci imperterrito in
tutti gli scenari de gioco, se non ci fosse l’apprezzata possibilità di
disattivarlo. Gli effetti sonori sono ben realizzati e ,alla fine,
rappresentano l’unico elemento del gioco che ci fa sentire dentro un
vero campo di battaglia; possiamo scordarci anche le lingue originali:
il doppiaggio è in inglese e sembra realizzato da due o tre doppiatori
al massimo, a fronte di decine di personaggi diversi, protagonisti del
gioco.


Innovazione

Omega force ha pensato di rinnovare pochissimo il suo brand più
importante, limitandosi ad introdurre i sopra citati “team battle
system” e il “weapon fusion system”. Queste novità sono frustrate da
una pessima caratterizzazione sia dei personaggi che della moltitudine
di armi a disposizione. Niente di diverso per quanto riguarda la
giocabilità, che rimane ancorata fedelmente a obsoleti clichè.


Conclusioni

Warriors orochi è l’ennesimo titolo clone pubblicato da KOEI negli
ultimi anni: dietro un apparente originalità si nasconde una trama
zoppicante e mai coinvolgente, il gameplay è lo stesso da tre
generazioni di console (Dinasty Warriors ha esordito nel ‘97) e ormai
ha stancato anche i patiti del genere action e dei fighting games. La
realizzazione tecnica è il risultato di un porting da un discreto
motore grafico, ma sviluppato per una console, la PS2, vecchia di dieci
anni: inutile mascherarlo con l’alta definizione. Solo i fan accaniti
delle serie targate omega force possono prendere in considerazione
l’acquisto di un titolo così mal realizzato

PRO 

  • 77 personaggi disponibili
  • effetti luce delle mosse speciali
  • buona fluidità dell’azione



CONTRO 

  • gameplay monotono e ripetitivo
  • realizzazione tecnica pessima
  • trama scontata
  • online assente