Recensione di Virtua Tennis 4 - Recensione

Recensione di Virtua Tennis 4 di Console Tribe

A due anni di distanza dal buon Virtua Tennis 2009 torna la serie tennistica targata SEGA, giunta ormai al quarto capitolo ufficiale su console. Preparate le valige, ci aspetta un altro tour mondiale!

World tour o monopoli?

Partiamo subito analizzando il cuore del titolo ovvero la modalità Carriera. Come nelle precedenti edizioni ci troviamo davanti al classico tour mondiale. Avremo quindi il solito mappamondo con gli eventi da affrontare, i tornei, gli allenamenti, le vacanze e la scuola di tennis. La novità più evidente consiste nelle “carte viaggio”: per i nostri spostamenti avremo a disposizione tre carte che rappresentano gli spostamenti che potremo effettuare sulla mappa, proprio come in un gioco da tavolo. Le carte vanno da uno a un massimo di 4 “punti viaggio”. Sulla mappa infatti non potremo decidere del tutto autonomamente quale evento affrontare ma dipenderemo proprio dalle nostre carte. In questo modo dovremo analizzare attentamente il nostro percorso di gioco, cercando di non saltare gli allenamenti e di dare al nostro tennista il giusto riposo tra un torneo e l’altro, per evitare che la nostra condizione fisica cali pericolosamente. A tal proposito presso gli appositi negozi potremo acquistare delle carte speciali come quella adibita al riposo, che ci permetterà di recuperare istantaneamente le condizioni ottimali senza usufruire di una carta viaggio per giungere allo slot “vacanza”. La carta “mischia” servirà nel caso in cui ci trovassimo in possesso più di tre carte, permettendoci, qualora quelle a disposizione non facessero al caso nostro, di mischiarle con quelle di riserva, in modo tale da avere una gamma di possibilità di spostamento più estesa.
Francamente è un sistema che non convince per niente; vorrebbe rivelarsi a suo modo strategico ma non fa altro che infastidire il giocatore, obbligandolo quasi ad affrontare un gioco nel gioco, nel tentativo di non saltare eventi importanti a causa della mancanza di queste carte, sebbene ad un certo punto della carriera avremo talmente tanti fondi da poterne acquistare in grandi quantità, in modo da non trovarci mai impreparati. Sarebbe stato molto più gradito il classico approccio libero agli eventi che avrebbe garantito il solito ma divertente percorso di crescita del nostro alter-ego, che dovremo creare attraverso lo scarno editor a nostra disposizione, poverissimo di possibilità di customizzazione e del tutto anonimo nella sua struttura. Più interessante la possibilità di impartire un determinato stile al nostro tennista attraverso le varie scuole di tennis, a cui potremo accedere soddisfacendo dei requisiti di allenamento, e dove potremo imparare dei colpi speciali con cui rendere molto più competitivo il nostro modo di giocare.

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Tornando alla carriera, un’altra introduzione è rappresentata dalle stelle, ovvero riconoscimenti speciali che otterremo vincendo partite e tornei oppure partecipando ad eventi speciali come sedute di autografi, servizi per la stampa ed eventi di beneficenza. Ogni torneo esigerà un certo numero di stelle per essere affrontato e ne conferirà altrettante a seconda delle vostre prestazioni. Con l’acquisizione delle stelle scaleremo anche le classifiche mondiali, divise in diverse categorie e ognuna con la possibilità di farci partecipare ad eventi diversi adatti appunto al livello raggiunto.
La struttura giocabile della carriera è rimasta la medesima: troveremo i classici allenamenti a base di minigiochi, sempre molto divertenti e stimolanti, gli allenamenti col vostro compagno di squadra e i tornei, molto brevi e semplici nelle prime battute dell’avventura per poi aumentare gradualmente di difficoltà, in una curva di apprendimento piacevolmente bilanciata e adatta sia agli esperti che ai novizi del genere.
Moltissimi gli accessori che sbloccheremo presso i negozi in seguito ai nostri successi, con cui potremo personalizzare ulteriormente il nostro atleta: magliette, calzoncini, occhiali e nuove e performanti racchette. Simpatica anche la possibilità di acquisire l’equipaggiamento completo di ogni atleta famoso sconfitto, il quale però verrà venduto a caro prezzo sempre presso lo store.
Un tour mondiale quindi che si sarebbe mantenuto alquanto divertente se non fosse stato minato da una struttura di base fondamentalmente inutile e fuori luogo in questa tipologia di gioco e, nonostante gli eventi si rivelino sempre divertenti e stuzzicanti, la formula di base comincia a mostrare il peso degli anni, aggiungendo soltanto qualche nuovo minigioco alle offerte dei capitoli precedenti.
Chiude il quadro la totale mancanza di licenze ufficiali per gli eventi (sempre etichettati con nomi generici) e le attrezzature.

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Minestra (fin troppo) riscaldata

Anche sul versante gameplay le innovazioni proposte da Virtua Tennis 4 sono veramente esigue, anzi potremmo tranquillamente dire che c’è un’unica novità, quella dei “colpi speciali”. Ogni tennista, infatti, sarà dotato di un colpo unico, un rovescio potente, un colpo da fondo, una difesa esplosiva e via dicendo. Durante la partita vedremo una barra nella parte superiore dello schermo che andrà riempiendosi durante i vari scambi, una volta riempita potremo liberare il colpo a sorpresa, sottolineato dalla regia virtuale con un bel rallenty zoomato, che la maggior parte delle volte ci assicurerà il punto. Per il resto la formula di gameplay è rimasta invariata ed ancorata al collaudato – ma ormai stantio – sistema marcatamente arcade: tiro tagliato, smorzata, pallonetto e smash saranno le solite frecce al nostro arco, unite ovviamente ai movimenti degli stick analogici. Per imprimere alla pallina la giusta angolazione e la giusta potenza dovremo infatti badare alla nostra posizione rispetto ad essa, in modo tale da non costringere il nostro alter-ego a movimenti innaturali che sfoceranno in colpi poco efficaci che ci esporranno all’offensiva avversaria. Nonostante questo, durante gli scambi, si avrà spesso la sensazione che sia impossibile far uscire la palla dal campo, a meno di clamorosi errori, facendo intuire quanto un sistema di gioco puramente arcade cominci ad andare un po’ stretto a questa tipologia di gioco. Fortunatamente c’è una buona risposta dei comandi ed anche i meno avvezzi a questo nobile sport potranno facilmente padroneggiare il basilare gameplay proposto. Riguardo l’intelligenza artificiale dei nostri avversari possiamo invece ritenerci soddisfatti, ammirando la loro reattività davanti ai nostri errori e le diverse sensazioni di gioco che si proveranno affrontando tennisti con stili diversi. Peccato che il roster ancora una volta deluda drasticamente. I pochi atleti (i più famosi in pratica) e qualche leggenda da sbloccare non bastano per proporre un’offerta appetitosa anche solo per i giocatori che cercano una veloce partita ogni tanto.

!==PB==!
The same style…since 2007

Anche sotto il versante meramente grafico non sono stati fatti passi avanti. Modelli poligonali ed animazioni sono praticamente portati di peso da Virtua Tennis 3, pregi e difetti compresi, ovviamente. Se infatti la visione d’insieme si rivela sempre gradevole, salterà subito all’occhio la pochezza degli stage, i pochi dettagli dei modelli ed alcune movenze leggermente legnose.
Stesso discorso riguarda il sonoro: buono il campionamento degli effetti sonori ma disturbato dalle solite, irritanti melodie electro-rock, per fortuna disattivabili.

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Online with cut

Continua la delusione di questo capitolo della serie con un comparto giocatore inspiegabilmente “tagliato” rispetto alla versione 2009: oltre alle classiche partite del giocatore e classificate (affrontabili sia in singolo che in doppio) si nota subito la mancanza dei tornei che avrebbero sicuramente aggiunto quel qualcosa in più ad un online veramente poco appetibile, nonostante disponga di un netcode e di un matchmaking piuttosto efficienti. Non mancano le canoniche classifiche online e le statistiche personali costantemente aggiornate.

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Rovescio steccato

Virtua Tennis 4 si è dimostrato un gioco “vecchio” in tutto e per tutto. Una vera e propria opera di riciclaggio che finisce per ritorcersi contro gli stessi sviluppatori che forse, con questo capitolo, si sono resi conto di aver esaurito completamente le idee, teoria dimostrata dalle poche e neanche efficienti innovazioni proposte che non riescono a salvare dall’anonimato questo titolo. Nessun passo in avanti degno di particolare menzione, neppure sul versante tecnico che, di fatto, si rivela lo stesso di quattro anni fa. Rimangono salvabili l’immediatezza ed il divertimento che la produzione può vantare nel breve periodo, destinati però a lasciare spazio alla solita sensazione di déjà-vu che accompagna la saga ormai da parecchi anni. Imperfetto.