Recensione di Valkyria Chronicle - Recensione

Recensione di Valkyria Chronicle di Console Tribe

Per non dimenticare: Record of Gallia war

Gli uomini, creature stolte… L’occupazione in cui riescono meglio dall’alba dei tempi è eliminarsi a vicenda, inventando ogni volta nuovi mezzi, dando fondo a tutta la loro creatività quando il fine è dominare i propri simili.
Ogni pretesto è da sempre stato valido per cominciare le guerre ma un particolare fattore scatenante è da sempre stato il possesso di materie prime. Nel loro nome i nostri simili si sono innumerevoli volte trasformati in bestie assetate di sangue; hanno ucciso nemici e inermi civili, donne e bambini, distrutto villaggi e città, tutto per avere dei liquidi, dei gas, o dei cristalli, con cui alimentare le loro macchine da guerra e perpetrare il massacro successivo.
Questo è ciò che è successo, succede e speriamo non avvenga mai più in questa Europa.

Another Europe, another war

Europa 1935, lo scoppio della Seconda Guerra.
La data probabilmente non vi dirà nulla, questo perchè l’Europa di cui parliamo non è quella che conosciamo dai libri di storia, bensì quella nata dalla fantasia dei programmatori della SEGA e raccontata nel loro ultimo lavoro :”Valkirya Chronicle”, una storia di guerra, amore, odio e coraggio, una epica cronaca della resistenza di un paese messo a ferro e fuoco in nome della bramosia di ricchezze.
Saremo chiamati a sfogliare pagina per pagina i ricordi di chi ha vissuto in prima persona il dramma di quegli anni, rivivendo sul campo gli scontri, e venendo a conoscenza di ciò che gli uomini provarono in quei giorni bui, quando il proprio paese natale era assediato da due gigantesche potenze, decise a conquistarlo a qualunque costo, con l’unico obbiettivo di appropriarsi delle innumerevoli risorse minerarie presenti nel sottosuolo.

Fantasy Tactical Role Third Person Shooter

Valkirya Chronicle è molto difficile da inquadrare, è un gioco completamente atipico e innovativo, un sapiente mix tra gdr tattico, gdr action e con infiltrazioni da sparatutto in terza persona.
La prima cosa che vi chiederete è quale gioco mediocre potrebbe risultare da un simile mix di generi così diversi e in apparenza incompatibili, nulla di strano, ma sarete probabilmente costretti a ricredervi dopo poco tempo.

Fin da subito ci accorgeremo che gli eventi narrati saranno in realtà già avvenuti nel mondo immaginario in cui siamo immersi: infatti tutto il procedere del gioco sarà uno sfogliare i capitoli delle “Cronache della guerra di Gallia”, un tomo azzurro al centro della nostra schermata.
Questo perchè l’esperienza videoludica offerta dal titolo altro non è che una rievocazione di tutto il periodo della Seconda Guerra Europea, vista attraverso le vicende dalla Compagnia 7, agli ordini del nostro protagonista “Welkin Gunther”, un ragazzo figlio di un eroe della precedente guerra, che suo malgrado finirà coinvolto nel nuovo conflitto, col solo desiderio di proteggere le persone a lui care.
Questa sua scelta lo trasporterà in una spirale infinita di battaglie, dallo scontro contro l’impero invasore, fino al confronto con una razza che si credeva estinta da tempo, le Valkyrie appunto, creature che appariranno nelle fasi più avanzate del titolo, ma che avranno un importanza notevole nello sviluppo della trama.
Tornando al gameplay vero e proprio, sono le gesta di Welkin e della sua compagnia ad essere narrate nel grande libro di guerra; capitolo dopo capitolo le immagini presenti nelle pagine del tomo diverranno cliccabili e ci racconteranno tramite intermezzi animati gli avvenimenti della grande guerra.
Naturalmente il gioco non si limiterà a presentarci passivamente il tutto; molte di queste immagini saranno in realtà delle cartine geografiche che, una volta “attivate” ci porteranno in mezzo al campo di battaglia pronti ad impersonare Welkin e la sua milizia.
Dopo un briefing sull’operazione da compiere e in seguito all’illustrazione delle condizioni di vittoria e sconfitta, dovremo schierare i nostri personaggi sul campo di battaglia, in modo analogo a vari gdr tattici (FF tactics, Disgaea …). A questo punto però farà capolino la prima componente atipica: i movimenti e gli attacchi veri e propri non verranno eseguiti, come nei giochi citati precedentemente, seguendo una scacchiera, bensì una volta scelto il personaggio da usare la schermata di gioco cambierà e potremo muoverlo in tutta la mappa di battaglia liberamente, come avremmo fatto in uno sparatutto in terza persona, aggirando il nemico utilizzando sacchi di sabbia e muri come copertura, prendendo la mira e aprendo il fuoco sugli avversari.
Gli unici limiti e richiami alla tattica in questa fase saranno dati dal quantitativo di movimento effettuabile ogni turno da un personaggio (indicato da una barra apposita) e il fatto che potremo sparare una sola volta, (colpo singolo per cecchini, raffica per mitraglieri e cosi via) prima di tornare alla schermata di schieramento e scegliere se passare il turno all’avversario o utilizzare un altro soldato.
Ogni volta che selezioneremo un membro della nostra armata, un punto azione verrà detratto dal totale di quelli a nostra disposizione visualizzato sullo schermo con un numero variabile di stemmi (in rari casi come la selezione di un carro armato ci verranno detratti due punti in virtù della maggiore potenza del mezzo) terminati i quali dovremo prepararci a incassare la replica del nemico, che, cosa rara per le IA dei giochi, seguiranno alla lettera le nostre stesse regole, senza aggirarle o avere particolari permessi a noi negati.
Durante la fase avversaria comunque se avrete schierato bene le vostre truppe esse apriranno il fuoco automaticamente se un soldato nemico entrerà nel loro raggio di azione, eliminandolo spesso prima che possa nuocere, un’arma, questa, a doppio taglio, visto che anche a noi toccherà la stessa sorte durante il movimento (tale sistema si fermerà solo quando mirerete, per ovvi motivi legati alla volontà di non rendere impossibile il gioco).

Naturalmente come ogni gdr che si rispetti, tutti i membri della nostra milizia, (oltre ai 4-5 protagonisti principali avremo fino a 50 soldati tutti perfettamente caratterizzati e con le loro abilità e i loro punti deboli) potranno essere potenziati, sia tramite il miglioramento delle loro armi (per il quale dovremo spendere i compensi di guerra guadagnati nelle missioni), sia aumentando il loro livello e le loro statistiche utilizzando l’esperienza accumulata.
Da questo sistema di upgrade dei personaggi emerge anche la seconda innovazione, in quanto non aumenteremo direttamente il livello di uno specifico uomo, ma quello di una classe, in questo modo ad essere incrementate saranno le capacità di tutti coloro che appartengono alla classe in questione, una tra: cecchino, scout, shocktrooper, lanciere e meccanico.
La suddivisione tra le suddette classi è legata alle differenze fra capacità offensive e di impiego tattico.
Il cecchino è probabilmente l’unico che non necessita di spiegazioni, mentre di seguito abbiamo lo “scout” con una grande capacità di movimento che lo rende perfetto per fare ricognizioni e tornare al sicuro. Il suo punto debole è sicuramente l’armamento che, a meno di non colpire gli avversari alla testa, farà danni molto ridotti.
Lo Shocktrooper è un mitragliere, perfetto per fare piazza pulita di tutta la fanteria leggera, inerme davanti a lui.
Il lanciere viene così chiamato per l’arma che imbraccia, simile a una lancia medievale, ma in realtà molto più assimilabile a un lanciamissili, perfetto per colpire bersagli corazzati come carri armati.
Il meccanico invece avrà il compito di ripristinare la corazza del nostro carro armato e di rifornire di munizioni tutti gli altri personaggi (inutile dire che le sue abilità combattive sono pressochè nulle).
Citiamo a parte il nostro UNICO carro armato, che altri non sarà che il mezzo del caro Welkin: un mezzo potente, resistente, potenziabile con un’infinità di armi e bonus, ma come già detto, unico. (Scordatevi quindi di mandarlo allo sbaraglio pensando di far svolgere a lui tutto il lavoro sporco, perchè vedreste ben presto la scritta GAME OVER).
Concludendo questa lunga panoramica sul gameplay dobbiamo citare la presenza di “Schermaglie” che si sbloccheranno automaticamente nel procedere della trama principale; tali battaglie non seguono direttamente la storia, ma le fanno da contorno e a differenza di quelle legate al corso principale della trama, sono ripetibili e ottime per aumentare le potenzialità dei vostri eroi, nel caso abbiate difficoltà a procedere col gioco vero e proprio; siate comunque consci che la guerra è la guerra e un personaggio morto in una schermaglia non sarà + utilizzabile (a meno che non lo soccorriate entro tre turni dalla sua dipartita, semplicemente toccandolo con una vostra unità).

Pastel Fairy Tale

Avevamo anticipato le innumerevoli novità presenti in Valkirya Chronicle, dopo quelle relative alla modalità di gioco è il turno del comparto grafico.
Fin da subito vi sarà chiarissimo di come il gioco utilizzi la tecnica oramai nota come “Cell Shading” e sia quindi paragonabile a un disegno animato.
Gli uomini della SEGA si sono però spinti all’estremo in questa scelta artistica, rendendo il gioco un “pastello animato”: i personaggi saranno visibilmente disegnati, con tanto di linee di matita marcate e ombre realizzate con dei retini (lo stesso metodo utilizzato dai mangaka), inoltre tutta la colorazione del gioco sarà realizzata imitando le tonalità tipiche dei pastelli colorati.
Questa scelta potrà all’inizio spiazzare un po’, visto che penalizza fortemente l’impatto visivo del titolo, ma superata l’iniziale diffidenza risulterà chiaro come questa decisione sia stata perfetta nel contesto in cui è creato il gioco, che non si prefigge di rappresentare la guerra in modo realistico, ma di esternare la parte umana delle battaglie, fatte di volti e di vite prima ancora che di armi.
Oltre all’attinenza tra grafica e trama a favore del comparto visivo c’è da aggiungere che gli effetti di fumo e delle esplosioni sono disegnati, si in modo simile a quello di un cartone animato, ma sono comunque al vertice per qualità realizzativa; se a ciò aggiungiamo il fatto che il gioco è completamente esente da qualsivoglia problema di popup, tearing, aliasing e altre magagne tristemente famose in questa NextGen, capiremo quanta cura sia stata messa nel comparto tecnico di questa creazione videoludica, che quindi pare poggiare su basi veramente solide.
L’unica scelta forse criticabile è quella delle onomatopee a schermo, che accompagneranno gli effetti sonori, tale espediente potrebbe risultare particolarmente indigesto a un pubblico non abituato a tali realizzazioni.

Nice voice, but I’m italian

L’ultima atipicità di Valkyria Chronicle ci porta a dovere analizzare il sonoro di questo titolo, la parte che risulterà forse peggio realizzata, o meglio, particolarmente antipatica a noi italiani.
Il gioco infatti non ha ne audio ne sottotitoli nella lingua del bel paese.
Il massimo che potremo fare sarà selezionare un inglese con sottotitoli in inglese, o meglio giapponese sub inglese.
Se per il doppiaggio possiamo ritenere l’inglese maggiormente adatto e il giapponese una chicca particolarmente apprezzata, per i sottotitoli siamo abbastanza delusi da questa mancanza di considerazione, anche alla luce del fatto che i dialoghi presenti nel titolo sono spesso abbastanza complessi come contenuti e forma.
Una mancanza questa che probabilmente si ripercuoterà negativamente sull’appetibilità di Valkyria Chronicle, visto anche che il genere a cui appartiene non è così diffuso e radicato in Italia.
Tornando invece all’audio vero e proprio la sua realizzazione è ottima, il parlato è impersonato magnificamente con un’espressività molto marcata e supportata bene dalla colonna sonora, mai invasiva e che culla il giocatore con motivi adatti alle varie situazioni che si presentano, accompagnandole e aumentando il coinvolgimento in modo passivo.

Un lungo cammino

Un ragionamento a parte meritano le considerazioni sulla longevità e sul multiplayer.
Valkyria Chronicle è un titolo che facilmente supera le venti ore di gioco, senza considerare i video animati che sareste folli a voler saltare, vista la cura e la maestosità della trama raccontata. Inoltre le schermaglie ripetibili e gli extra sbloccabili come artwork e musiche aumentano notevolmente il tempo necessario alla conclusione totale del gioco.
Il multiplayer non è stato implementato, ma questa mancanza non è per noi un difetto, in quanto l’inserimento di tale modalità sarebbe facilmente stato una forzatura, meglio quindi che SEGA si sia concentrata anima e corpo sullo sviluppo della magnifica modalità single player, senza implementare a forza un qualcosa che non sarebbe mai appartenuto a questo gioco.

The end of the war

Cosa altro dire di Valkyria Chronicle, un titolo che senza velleità di grandezza è arrivato in silenzio e si candida ad essere forse uno dei titoli che hanno compreso a pieno il cambio generazionale delle console.
SEGA ha dimostrato che anche senza motori grafici all’ultimo grido, senza modalità multiplayer fracassone, si può creare un capolavoro senza mezzi termini, sfruttando quello che forse da tempo i videogiochi non riescono più a trasmettere: le emozioni.
Più che un gioco, ci troviamo davanti ad una fiaba incantata, delicata e dura allo stesso tempo, rassicurante e terribilmente cruda una delle storie più immaginarie ma al contempo reali del panorama videogiochi.
Se dovesse essere paragonato al mondo dei manga, (da cui pare attingere così tanto) Valkyria Chronicle dovrebbe essere accostato a Gunslinger Girl, per quanto riguarda la qualità della storia.
Insomma, un titolo consigliato a tutti, patiti del genere e scettici, che potrebbero ricredersi di colpo, trascinati nel mondo di Europa.
E’ anche vero che nonostante gli innumerevoli pregi Valkyria Chronicle fa ben poco per vendersi alla massa, il gioco è probabilmente stato pensato e realizzato per una ben precisa nicchia di videogiocatori, senza intenzione alcuna di aprirsi a una platea molto più vasta, insomma un titolo curato magnificamente ma che nelle sue meccaniche strizza l’occhio a una ben precisa fetta del mercato, senza scendere a compromessi; probabilmente un gran peccato vista la bontà totale e la rarità di giochi con una qualità simile.
Per questo il nostro voto è da prendere come un voto della critica, sentitevi liberi di considerare il voto più elevato nel caso siate amanti del genere o minore se non fate parte della nicchia sopracitata, senza però scendere troppo, alla luce dell’indubbio valore di tale gioco.
Per concludere, un acquisto obbligato per chi cerca qualcosa di diverso dal semplice giocare, per chi vuole un titolo da “sfogliare” PER la storia e non CON la storia come pretesto.