Recensione di Universe at War: Earth Assault - Recensione

Recensione di Universe at War: Earth Assault di Console Tribe

Chi l’avrebbe mai detto: i giochi di strategia approdano anche su console, e funzionano eccome!
È vero, questa affermazione sembra esagerata, ma a volte noi di
Console-Tribe ci domandiamo a che punto siamo arrivati oggigiorno nel
panorama dei videogiochi. E non stiamo parlando solo del livello di
iper-realismo grafico raggiunto, ma di quanto i generi ludici si siano
omologati tra loro.
Pensate per un attimo agli sparatutto in prima persona (FPS)… avreste
mai detto ai tempi di Doom o di Half-Life che un giorno ci sarebbe
stato un gioco che avrebbe dato loro del filo da torcere, e non si
sarebbe giocato con mouse e tastiera?
Se poteste tornare indietro nel tempo per dare una risposta avreste esclamato a voce alta: Halo, ovviamente!

È accaduta più o meno lo stessa storia per quanto riguarda gli RTS game
(real-time strategy), un genere che sembrava destinato a vivere in
eterno su PC, per via di un sistema di controllo molto rigoroso e
maniacale.
Ma dopo l’arrivo del “prematuro” Battaglia per la Terra di Mezzo 2, il
“maturo” Command & Conquer 3 e il “troppo maturo” Universe At War,
noi guerrieri di XBOX 360 ci siamo ricreduti non poco.
Se c’è qualcuno che li sviluppa e continua a farlo, evidentemente gli
RTS possono vivere anche su console, malgrado ci sia da lavorare ancora
un po’ perché possano essere giocati senza alcun intoppo.
Vediamo di spiegare i perché.

La solita solfa?

Il mondo è in declino, perché attaccato improvvisamente da una potenza
aliena-insettoide conosciuta con il nome di Gerarchia. Le difese
terrestri tentano di respingere l’invasore con i mezzi militari a
disposizione, ma come potrete ben immaginare avendo visto una miriade
di pellicole catastrofiche alla pari di Indipendence Day e La Guerra
dei Mondi, le nostre armi tradizionali (comprese le bombe atomiche)
provocheranno agli insetti un danno irrisorio quanto un petardo di
capodanno.
Ormai sembra che l’umanità sia destinata a scomparire nel nulla, ma
inaspettatamente accade qualcosa che la salverà dall’oblio. Un’altra
razza aliena cibernetica scenderà sulla Terra per difenderci dal male:
i Novus. Il loro, e nostro compito, sarà quello di ri-conquistarci il
nostro pianeta e liberarlo definitivamente dall’invasione insettoide.
Successivamente farà capolino una terza razza, conosciuta come Masari,
che non esiterà un attimo a liberare se stessa (e dalla faccia della
galassia) ogni minima traccia della Gerarchia.

Insomma, una trama che su carta sembra più che soddisfacente, ma che
vista e giocata a video è molto meno elettrizzante di una qualsiasi
serie di cartoni animati giapponesi o americani mandati in onda in TV
fino ad oggi.

La storia non è mai stato un punto-forza negli strategici. Questo
perché il genere ha condizionato spesso i programmatori nel doversi
ingegnare per offrire un’esperienza di gioco piena di dettagli e
parametri, sacrificando, o mettendo in secondo piano, la componente
narrativa. Ma nel mondo dei videogiochi non esistono regole e, di
conseguenza, l’acronimo RTS non corrisponde “per forza” a una brutta
storia da raccontare.
L’esempio lo abbiamo già avuto con lo splendido Command & Conquer
3: Tiberium Wars, un titolo appartenente allo stesso genere, che ha
saputo trattare il comparto narrativo con un approccio piuttosto
insolito: attori reali (tra cui alcuni famosi) che recitano all’interno
di un vero e proprio film, di cui voi siete i protagonisti assoluti.

Universe at War, però, si ritrova spiazzato da questo punto di vista,
presentandosi ai vostri occhi con una storia a dir poco banalotta, e
raccontata in un modo troppo tradizionale.
L’assenza di colpi di scena, i filmati realizzati con una grafica molto
approssimativa e i sottotitoli troppo piccoli per seguire il parlato in
inglese non aiutano, infine, a immergersi pienamente nel corso degli
eventi.

Che razza di combriccola!

Non sappiamo se sia un dato di fatto o un cliché ormai assoldato, ma
nel 99% dei giochi strategici fin’ora distribuiti non mancheranno di
presentarsi all’appello le solite 3 razze d’ordinanza.
Era già dai tempi del fantastico StarCraft (Blizzard Entertainment) ,
che la “triade aliena” era stata utilizzata come escamotage per
ampliare l’esperienza di gioco: immaginate 3 corporazioni completamente
diverse tra loro, in quanto ad evoluzione e combattimento, ma anche
come fisionomia, strutture e unità.

Universe at War si rifà a questo vecchio e sempre funzionale approccio
di gioco, ma come avrete intuito, ne risente in originalità, dato che
le “novità” come quelle introdotte in StarCraft risalgono al lontano
1998.
Tutto sommato, però, comandare truppe e razze completamente diverse tra loro non è un male, anzi.
Imparerete da subito ad apprezzare la tecnologia dei Novus, le macchine
senzienti basate su una linfa vitale elettrica, oppure la violenza
della Gerarchia, la razza di mecca-insettoidi con una potenza di fuoco
inaudita, e infine i Masari, una fazione che ha la capacità di
controllare luce e ombra.
A ben pensarci, il titolo di copertina “Universo in Guerra: Assalto
alla Terra”, metterebbe noi umani al centro di tutta la confusione
galattica, ma nel gioco stesso siamo stati tagliati fuori senza troppi
ripensamenti.

Inizierete ad avventurarvi nella campagna standard imparando ad usare i
cibernetici Novus, la prima delle tre razze a vostra disposizione, che
per poter restare in vita (se così si può chiamarla), avrà bisogno di
elettricità. Questo aspetto si rivela una scelta di game-design molto
astuta e originale: comandare i Novus, infatti, è tanto impegnativo
quanto divertente.
Uno degli elementi più caratteristici del gioco è la creazione di
alcuni “paletti elettrici” che, se piazzati in giusti punti della mappa
permetteranno di teletrasportare le piccole unità in un batter
d’occhio, anche agli antipodi del territorio visualizzato. Ma la vera
chicca di questo teletrasporto è che vi farà ammirare il corso del
flusso di energia, mentre scorre rapidamente lungo la fitta rete di
cavi ad alta tensione; un aspetto che non è solo bello in quanto
“grafico”, ma funzionale in quanto “giocabile”, se consideriamo che è
possibile disporre di un’unità in qualsiasi punto della mappa e in
qualsiasi momento d’azione.

L’elettricità può rivelarsi anche un’arma a doppio taglio: i Novus non
potranno evolversi senza di essa, non avranno la possibilità di
costruire edifici, cercare risorse o avanzare di livello, e quindi
bisognerà in ogni istante tenere un occhio ben serrato a tutta
l’infrastruttura elettrica.
I Novus si ramificano in una serie non troppo ampia di unità, che prese
da sole si rivelano, però, molto variegate e utili nelle loro abilità
hi-tech. Gli Hacker, per esempio, potranno sabotare e convertire le
unità nemiche, installare virus a sistemi avversari e bloccare i
movimenti di alcune unità più grosse e scomode da eliminare.
Riassumendo, si potrebbe affermare che i Novus sono una sorta di
ipotetici “elettricisti del futuro”, che di sicuro non mancheranno di
fare un bel lavoretto… ma in quali termini di costo, però?

Per quanto riguarda la Gerarchia, invece, potrete padroneggiarla
andando molto più avanti nel corso della campagna. Questa potente razza
insettoide, a nostro parere, è sicuramente la meglio riuscita in
termini di gameplay e character design.
Una razza che strizza l’occhio ai temibili Zerg di StarCraft, in quanto
a disegni e toni di colore, ma con un sistema di movimento e meccaniche
abbastanza differente.
Senza dilungarci in una descrizione ultra-dettagliata su tutte le unità
che popolano la fazione della Gerarchia, ci soffermiamo nel citarne una
che riteniamo la più irresistibile.
Il Marciatore (o Walker) è un mega-ragno corazzato grande più o meno 5
volte rispetto a tutte le altre unità del gioco, e può avere la
possibilità di spostarsi nell’ambiente, distruggere dall’alto edifici e
unità avversarie e contemporaneamente fungere da officina
d’assemblaggio o forgiatura di nuovi veicoli. Il tipico mostro
gigantesco che nessuno vorrebbe mai incrociare in città.
Insomma, sembra che tutte le potenzialità del gioco siano state
concentrate nel grosso aracnide biomeccanico, e non è un esagerazione,
ma è anche vero che la gestione dello stesso sarà triplicata in quanto
a difficoltà.
Nonostante sia possibile creare dischi volanti, piccole unità terrestri
e alcune torrette difensive, la resa dei movimenti e della potenza
distruttiva del Walker mette in secondo piano tutto il resto, tanto da
dare quel pizzico di spettacolarità e carisma al gioco che non ha mai
fatto male a nessuno.

L’ultima razza che vi sarà presentata sarà quella dei Masari, e non
neghiamo di affermare che sono una “via di mezzo poco riuscita tra le
due razze precedenti”.
I Masari sfruttano luce e ombra, abilità meccaniche e alcune
elettriche, che si rivelano il giusto compromesso tra le fazioni prima
citate, ma allo stesso tempo le più anonime in termini di modalità
d’uso.
Anche dal punto di vista grafico ci sentiamo di ribadire che ci si
poteva aspettare qualcosina in più che un semplice gruppetto di alieni
differenti, e che sembrano entrare nella storia e nel sistema di gioco
in modo quasi forzato e non necessario.
Ma comunque, non c’è due senza tre, e quindi meglio una cosa in più che in meno. Giusto?

Control Alt Cancel

Uno degli aspetti che ci ha colpiti maggiormente, e che conferisce ad
Universe at War un piccolo tocco di profondità e professionalità, è
l’uso delle abilità: ogni singola unità, e per “singola” si intende
qualsiasi cosa si muova sullo schermo a prescindere dalla razza, avrà
uno o più poteri personali-extra, che saranno attivabili in qualsiasi
momento e in base alla necessità.

Nel paragrafo precedente si faceva riferimento alle proprietà di
sabotaggio dell’Hacker, che è una tra le tante unità presenti nel
gioco, ma se dovessimo prenderne in esame un’altra qualsiasi, per
esempio lo Squartatore (elite della milizia Novus), noterete che
anch’essa gode di una intrinseca qualità balistica: la possibilità di
quadruplicarsi momentaneamente provocando un massiccio attacco a
sorpresa.
Ci saranno unità che contageranno virus, altre che conquisteranno basi
nemiche, altre ancora che lanceranno una pioggia di missili nucleari
all’interno di una precisa area.
La varietà impressionante di poteri extra è un vero punto di forza del
gioco, che di certo vi lascerà abbindolare e giocherellare con essi a
lungo prima che notiate i vari difetti più o meno gravi che popolano
Universe at War.

Per richiamare le tantissime abilità, controllare il progresso delle
unità o semplicemente costruire delle strutture dovrete litigare un bel
po’ con la vostra console: il difficile sistema di controllo del gioco
riserba dei grandi pregi e delle piccole lacune.

Il controller di Xbox 360 risponde molto bene ai comandi, tanto che non
fa rimpiangere in alcun modo la coppia mouse/tastiera, anche al
giocatore esperto nel genere RTS. Certo, con le periferiche per PC si
gode di molta più precisione e immediatezza, ma non è neanche malaccio
disporre di un controller che funge da sala da comando completa e
compatta, in cui tutti i pulsanti rimangono sempre disposizione e
pronti all’uso.
Le unità possono essere selezionate in tanti modi diversi, proprio per
permettervi di scegliere l’approccio con il quale vorrete comandare e
direzionare le vostre truppe. Per esempio, cliccando con il Tasto
Dorsale Destro aprirete un rapido menu ad anello, che vi darà la
possibilità di tenere sott’occhio tutte le unità in vostro possesso, e
di conseguenza andare a selezionare quelle che fanno al caso vostro.
Potrete creare gruppi di unità diverse tra loro, oppure decidere di
divedere molto drasticamente i soldati dai veicoli, così da sapere cosa
vi servirà nel momento più opportuno.

Cliccando una volta il tasto X su un qualsiasi punto della mappa, si
attiverà una rapida selezione automatica di tutte le unità presenti
sullo schermo, se invece fate doppio clic andrete a raggruppare tutto
quello che si muove nella vostra partita, a prescindere che rientri nel
vostro campo visivo.
Peccato per il sistema un po’ troppo forzato di auto-puntamento (detto
magnetismo) che disturba soprattutto nella selezione della singola
unità e durante le fasi più calde dell’azione.
Insomma, tanti piccoli movimenti mnemonici che all’inizio si rivelano
disorientanti proprio perché attribuiti su ogni singolo tasto del
gamepad, ma che una volta padroneggiati non mancheranno di farvi
divertire e superare brillantemente le missioni.

Effetto moviola

Parlare di “grafica” in un RTS game è un argomento che va preso con le pinze.
Gli strategici non hanno mai goduto di una grafica all’altezza dei
titoli appartenenti ad altri generi, a causa della quantità copiosa di
elementi che si muovono sullo schermo: un’impressionante dose di dati
che la macchina deve elaborare in continuazione, e per poterlo fare
deve ricorrere ad un motore di base molto più “leggero” da gestire.
La grafica di Universe at War non tenta di sfatare questo vecchio mito,
e benché sia stata impostata per essere visualizzata senza troppi
problemi su un qualunque schermo HD, si mostra scarna e povera di
qualità.
I colori appaiono comunque sgargianti, le unità si distinguono molto
bene in rapporto ai vari fondali delle mappe del gioco, ma nel
complesso si ha l’impressione di aver messo mano a un titolo un po’
datato, diremmo per lo più acerbo.
Il team Petroglyph (già conosciuto per lo splendido Star Wars Empire at
War, un altro RTS su PC) ha però conservato tutte le proprie energie a
favore di un design tutto sommato niente male, sia per quanto riguarda
la visione d’insieme dal sapore futuristico, che per le singole unità
di ciascuna razza aliena.
Ognuna è disegnata con una colorazione specifica che si sposa molto
bene con la personalità degli eroi, personaggi-cardine del filo
narrativo e di tutte le missioni in generale. Sarà piuttosto facile,
quindi, intuire i ruoli delle razze, cioè chi recita la parte dei
cattivi, dei buoni o dei neutrali, dato che saranno colorate in rosso,
altre in bianco e altre ancora in verde (un omaggio alla nostra cara
Italia?).
Alcuni effetti di luce, soprattutto quelli che concernono i raggi laser
e le esplosioni, sono molto fluidi, puliti e ben integrati al gioco,
donandogli quella punta di atmosfera sci-fi non proprio di primissima
qualità, ma comunque più che accettabile per un film di seconda
categoria.

L’aspetto che, però, non riusciamo proprio a spiegarci è il calo di frame-rate improvviso.
Ok, stiamo parlando di un gioco che richiede “grosse” doti di calcolo,
di aggiornamento continuo e che ha bisogno di respirare per via del
caos matematico repentino, ma che le partite rallentino quasi alla
“moviola” non lo tolleriamo affatto. Soprattutto perché questo
inconveniente tecnico si rivela molto fastidioso in termini di
gameplay, a tal punto che diventerà quasi impossibile compiere gesti
banalissimi come la rotazione della visuale o la selezione di una
insignificante unità.

Un videogioco deve essere divertente, si deve lasciar “giocare”, ma
quando diventa frustrante (e non per colpa del livello di difficoltà, o
per una nostra mancanza di praticità) nessuna giustificazione potrà
salvarlo da una cattiva reputazione.
Avremmo di gran lunga preferito aspettare qualche mesetto in più
all’uscita nei negozi (anche un anno, data la scarsa richiesta di tale
genere su console), ma che almeno il titolo si potesse presentare
pulito, preciso e senza sbavature.
Anche l’audio non si è dimostrato all’altezza delle aspettative,
nonostante le musiche siano state concepite ed eseguite da un artista
che ha già messo mano ad alcuni videogiochi di successo, tra cui il
prima citato Command & Conquer 3.
Ma a prescindere dalla professionalità o no, il gusto musicale di
Universe at War si rivela invasivo e poco (in)calzante. Le tracce
elettro-metal mandate a ripetizione in sottofondo durante le missioni,
non sanno accontentare neanche i giocatori più spensierati, che dopo
aver visto e sentito capolavori come Mass Effect (il primo gioco di
fantascienza che ci è venuto in mente per XBOX 360, guarda caso) non
potrebbero negare di aver preteso una maggiore varietà e impegno nello
sviluppo creativo dei brani.

Chi non Risiko non rosica

È dai tempi del lontano Age of Empires, di StarCraft, passando per
Empire Earth, Age of Mythology e WarCraft 3 che di partite in rete se
ne sono giocate parecchie.
Che siano state sfide online o locali, i PC di tutto il mondo hanno
dato il via a vere e proprie comunità sul gioco RTS, una valida
alternativa multiplayer ai tanto inflazionati sparatutto in prima
persona in stile QuakeIII Arena e la serie Unreal Tournament.

L’obiettivo prefissato da Universe at War sembra proprio questo:
ricreare, o quantomeno avvicinarsi anche per poco, a quello che fino ad
ora sono riusciti a costruire i fan sfegatati di questo genere su PC,
purtroppo ancora incompreso su console.

Le modalità multiplayer e single player che vi vengono offerte,
comunque, rendono Universe at War un titolo a dir poco longevo. Potrete
avviare rapide sessioni via Live, che siano classificate o no, ma anche
iniziare una vera e propria (ri)conquista della Terra, combattendo,
avanzando e guadagnando territori in puro stile Risiko, tassello dopo
tassello, Nazione dopo Nazione.
La sfida diventa ancora più corposa nella modalità in giocatore
singolo, che è senza dubbio la restante fetta grossa della torta: in
tutto ben tre campagne, ciascuna delle quali vi permetterà di giocare
nei panni di una precisa fazione aliena. E se tutto ciò non dovesse
bastare sappiate che è comunque possibile allenarsi in qualsiasi
momento contro l’IA del gioco in una delle tante mappe a disposizione
nella modalità Schermaglia.
L’unico dubbio che potrebbe raffiorare nelle nostre (e vostre) menti è
il grado di interesse verso una categoria di giochi forse ancora troppo
prematura per XBOX 360 e per le console in generale, nonostante alcuni
piccoli passi avanti, soprattutto nella giocabilità via controller.

L’Universo in Guerra con sé stesso.

Universe at War è un titolo che purtroppo non merita un voto alto, per
via della numerosa percentuale di problemi e difetti rispetto alla
povera quantità e qualità dei pregi riscontrati.
Allo stesso tempo, però, è un titolo che decidiamo di premiare con un
punteggio appena sopra la sufficienza, perché ha dimostrato di avere
coraggio, un briciolo di personalità e una marea di modalità molto
interessanti, che non hanno nulla da invidiare rispetto a titoli con un
budget altissimo e una popolarità sconcertante.
Se siete interessati al genere strategico, o non lo avete mai
affrontato sulla vostra XBOX 360, Universe at War potrebbe essere un
buon punto di partenza per perdere la verginità senza troppi
compromessi.
L’unico consiglio che vi diamo è: “Usate sempre le precauzioni… quando giocate un RTS su console!”


PRO: 

  • Bello il concept design di alcune unità, il Walker sopra tutti.
  • Tante modalità multiplayer e singleplayer.
  • Sistema di controllo impegnativo, ma ben studiato per il gamepad Xbox 360

 

CONTRO:

  • Storia e filmati in-game decisamente spartani.
  • Un framerate a tratti pessimo, che rallenta in tipico stile “moviola”.
  • Poche novità nel genere, che tra l’altro rimane ancora di nicchia