Recensione di Tropico 3 - Recensione

Recensione di Tropico 3 di Console Tribe

“Oggi, abitanti di Tropico, siamo qui riuniti per volere del fato che, dopo lunghi anni di soprusi, corruzione, povertà, ha illuminato il mio cammino affinché riaccendessi la vostre speranze. La desolazione apparterrà al passato solo se seguirete un’unica voce al comando: la mia. La nostra isola è ricca di risorse e noi dovremo essere altrettanto ricchi di forza di volontà e pronti al sacrificio. I primi anni saranno ancora molto duri, per voi, ma sono passi necessari verso il nostro sogno: la felicità di Tropico e dei sui abitanti”

Considerando gli ultimi quindici anni di produzione videoludica per console domestiche, il genere assolutamente meno sfruttato, per ragioni legate in particolare al target di utenza ed al sistema di controllo, è sicuramente quello “gestionale”, soprattutto quello prevalentemente “finanziario”. Se non fosse stato per la perseveranza di Maxis nel convertire i suoi SimCity e i casi di Theme Hospital e Thema Park di Bullfrog, oggi ci ritroveremmo a parlare di una novità assoluta nel panorama console: Tropico 3. E non saremmo comunque molto lontani dal vero, dal momento che il ricordo delle perle citate si perde nella notte dei tempi. E non consideriamo l’ultima incarnazione di Civilization, davvero troppo lontana dal genere di cui discutiamo seppur alcuni elementi comuni esistano. Alla luce di queste considerazioni, è molto probabile che molti appassionati di videogame ignorino completamente le meccaniche piuttosto complesse dei gestionali, di cui Tropico 3 è un degnissimo esponente.

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Hasta la vista!

Dietro un’ironia pungente e gradevole, si nasconde da sempre nella serie Tropico una complessità e completezza ai vertici della categoria: dotati di poteri assoluti, ci troveremo infatti a dover gestire qualsiasi aspetto sociale, economico e politico della piccola isola e di ogni singolo abitante. Ancor prima di mettere alla prova le nostre inclinazioni “dittatoriali”, dovremo però definire nei dettagli il nostro alter-ego virtuale; il team di Haemimont Games ha pensato bene di rendere disponibili una quindicina di storici capi di stato, dittatori e tiranni, ognuno caratterizzato da particolari attitudini caratteriali capaci di influenzare vari aspetti strategici del gioco: scegliendo Fidel Castro o Che Guevara, ad esempio, saranno ottimi i i rapporti con URSS ma pessimi con USA, scegliendo invece il generale cileno Pinochet, saranno garantiti grossi finanziamenti americani e notevoli vantaggi nelle finanze. Ovviamente è possibile creare da zero un nuovo leader, determinando a piacimento gli aspetti sopra citati.

Lo scopo della modalità di gioco principale, “La campagna”, è quello di rimanere a capo del governo dell’isola per un determinato periodo di anni e raggiungere specifici obiettivi economici, sociali o politici, illustrati con chiarezza prima di ogni “mandato”. Il segreto del successo è sfruttare le risorse naturali dell’isola mantenendo l’equilibrio di tutte le variabili in gioco. Se potenzialmente su ogni isola è possibile costruire qualsiasi struttura prevista, un investimento nel posto sbagliato al momento sbagliato, come un aeroporto per un’economia che non punta sul turismo o una piattaforma petrolifera su un’isola priva di giacimenti, può rivelarsi fatale per l’economia generale e spingere gli abitanti inferociti, fomentati dalle fazioni politiche a noi avverse, al colpo di stato. Le strutture si dividono in diverse tipologie: abitazioni per i residenti, fattorie e miniere, industrie, alloggi e attrazioni per i turisti, infrastrutture, governo e servizi sociali. Una volta collocate strategicamente sullo scenario, potremo monitorare in ogni momento qualsiasi aspetto sensibile: aumentare i prezzi di affitto o di vendita, assumere o licenziare lavoratori, aumentare o diminuire i salari, limitare o aprire la nostra politica all’immigrazione e alle esportazioni. Qualsiasi sia la scelta da noi fatta, in qualità di capo di stato, questa avrà un’influenza sul grado di felicità della popolazione oltre che sull’economia dell’isola. Tali scelte non si limitano esclusivamente a decisioni “strutturali” ma, da buon capo di governo, diventano altrettanto importanti gli “editti”, vere e proprie leggi supreme insindacabili: poche nascite? Vietiamo gli anticoncezionali! Gli abitanti muoiono di fame? Aumentiamo le razioni di cibo! Temiamo un colpo di stato da parte dei ribelli? Istituiamo la polizia segreta! Abbiamo incarcerato un turista USA? Stringiamo una nuova alleanza per evitare ripercussioni alle esportazioni! E, dulcis in fundo, come ogni cattivo politico che si rispetti, non dovremo mai dimenticare di rimpinguare il nostro conto in Svizzera, intascando ricche percentuali da opere in costruzione o tangenti dai servizi segreti esteri.

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Una modalità di gioco alternativa alla campagna sono le sfide, ovvero mappe casuali che comportano governi molto più lunghi, fino ad 80 anni, in cui avremo particolari obiettivi da raggiungere.
Il più grosso pregio di cui un gestionale di fantapolitica può fregiarsi, è senza ombra di dubbio l’alto grado di influenza che le decisioni del giocatore possono avere sulle diverse variabili: non c’è frustrazione peggiore che vedere il motore del gioco non calcolare, nel bene o nel male, l’importanza delle scelte fatte. Da questo punto di vista, Tropico 3 si comporta in maniera molto buona e, solo in rare circostanze, quello che noi decideremo di fare non avrà ripercussioni sul nostro governo.
Assente qualsiasi tipo di modalità online, sia cooperativa che competitiva, ma è comunque possibile dare un’occhiata alle classifiche mondiale relative alle due modalità, Campagna e Sfide, per sapere chi è il miglior dittatore del mondo virtuale.

!==PB==!
Vi guardo dall’alto

Una delle giustificazioni che può essere data alle software house per aver bistrattato questo genere su console è la reale difficoltà di proporre un sistema di controllo che sostituisca efficacemente l’imbattibile accoppiata mouse-tastiera. Una difficoltà addirittura maggiore rispetto a quelle affrontate dai team di sviluppo che si sono cimentati nell’arduo compito di portare il genere RTS su console. Ma se negli ultimi anni, quest’ultimi hanno superato piuttosto brillantemente il problema, come si è comportata Haemimont Games con Tropico 3? Bene, molto bene.
Il passaggio al joypad ha sicuramente rallentato alcuni passaggi, ma un’ottima interfaccia di gioco e una intelligente configurazione del controller fanno quasi dimenticare al giocatore l’esistenza di mouse e tastiera. I due stick analogici sono demandati alla gestione della visuale e del cursore mentre i tasti direzionali consentono di muoversi all’interno dei menu di gestione delle diverse attività, menu a tendina che vengono aperti premendo i pulsanti colorati. Come da tradizione per la serie Tropico è possibile modificare in qualsiasi momento la velocità dello scorrere del tempo, in modo da accelerare lo sviluppo di particolari strutture o mettere in pausa quando è necessario sangue freddo per molte decisioni importanti anti-catastrofe. Per chi ha già esperienza con questo genere di titoli sarà piuttosto semplice familiarizzare con l’intuitivo sistema di controllo, discorso diverso per i neofiti che potrebbero intimorirsi davanti alla moltitudine di comandi e relative finestre a scomparsa. Il consiglio è quello di farsi guidare dalla voce del nostro luogotenente, Libero, che mai ci abbandonerà nei momenti di difficoltà e, soprattutto nelle missioni iniziali, spiegherà con chiarezza la funzione dell’interfaccia visuale e dei relativi comandi.

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Vamos a la Playa!

Mettiamo subito in chiaro le cose: dal punto di vista di impatto visivo non siamo davanti ad un genere di gioco in cui sia fondamentale il numero dei poligoni su schermo, la cura maniacale degli effetti particellari, la ricerca dei minimi dettagli su ogni texture, un framerate costantemente ancora ai 60 FPS. L’obiettivo principale prefissato dal team di sviluppo è quello invece di proporre una grafica funzionale al gameplay e sufficientemente varia da non annoiare il giocatore. Haemimont Games raggiunge tale obiettivo servendo una grafica il cui pregio maggiore è una visuale veloce facilmente gestibile dal giocatore che, con passaggi immediati, riesce a muoversi su qualsiasi elemento su schermo, zoomarlo e ruotarlo senza mai particolari incertezze. Alcuni fastidiosi problemi si possono riscontrare in alcune situazioni in cui le finestre di gestione “impallano” la zona dello scenario in cui si vuole collocare una struttura particolare, ma sono aggirabili gestendo con pazienza le rotazioni e le zoomate della visuale.
I giocatori che possono vantare una certa esperienza con i due precedenti capitoli della serie, rilasciati solo su PC, non possono però non provare una sensazione di déjà vu, soprattutto per quanto riguarda la caratterizzazione delle isole e delle strutture edificabili. I ricordi del precedente episodio, vecchio di 6 anni, possono però trarre in inganno: il salto generazionale è piuttosto evidente e la sensazione sopra citata è dovuta solo, come detto, alla caratterizzazione: il design è rimasto lo stesso di sei anni or sono ma la qualità della realizzazione tecnica è in linea con gli standard moderni. Lo stile utilizzato è perfettamente in sintonia con l’atmosfera tropicale delle isole caraibiche e con l’humour scanzonato che pervade ogni minuto di gioco: colori brillanti in giornate assolate, grigi intensi nei periodi delle tempeste, buffe animazioni dei personaggi impegnati nelle loro faccende quotidiane.

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Se la sensazione di déjà vu per lo stile grafico è, in qualche modo, fuorviante, per quanto riguarda la colonna sonora è assolutamente dominante. Le musiche latine sono pressoché identiche a quelle già ascoltate anni fa e, soprattutto, monotone: considerato che la missione meno lunga può tener impegnato il giocatore per più di due ore, avremmo gradito un excursus musicale che spaziasse tra diversi generi e sottogeneri, per evitare, quantomeno, di ricorrere alla nostra discografia personale dopo pochi minuti. Buono il doppiaggio in italiano delle voci che ci guidano nel corso degli anni del governo, suggerendoci come intervenire in situazioni delicate o cosa costruire in determinate situazioni di pericolo e quelle dei cittadini pronti a protestare o applaudire ogni nostra decisione.

Il fine giustifica i mezzi

Se il genere gestionale è sempre stato considerato piuttosto di nicchia tra i giocatori PC, figuriamoci per console ma, proprio per questo, va lodato lo sforzo e il coraggio di Kalipso. Tropico 3 rimane un titolo dedicato soprattutto agli appassionati che non si spaventano davanti ad interminabili sessioni di gioco, ma merita la chance di essere provato da chiunque non si sia mai avvicinato a questo tipo di giochi e desideri provare esperienze alternative al solito action-game. In ultima analisi, la valutazione globale non può non tener conto del vuoto che Tropico 3 colma nel catalogo della console Microsoft: grazie Kalipso, promossi a pieni voti.