Recensione di The Secret of Monkey Island – Special Edition - Recensione

Recensione di The Secret of Monkey Island - Special Edition di Console Tribe

Col passare del tempo capita sempre più di rado (soprattutto con l’ultimo “industrializzato” trend) di vedere prodotti capaci di risvegliare dal sonno sia l’assopita “vecchia guardia” di videogiocatori, sia lo smaliziato fronte dei nuovi player. In questo viavai di FPS, donnine nude e sangue che cola a fiotti, pochissimi sono i prodotti capaci di imporsi alla vecchia maniera. Stile, humour, classe e carisma sono parole che ormai sembrano non fare più parte di questa generazione, tanto che i prodotti che più sanno osare, spesso sono i più bistrattati di tutti. Saremo nostalgici noi, sarà che il più delle volte non si capisce il perché di tanti giochi tutti uguali, fatto sta che quando ci vengono proposte piccole perle come la The Secret of Monkey Island: Special Edition di LucasArts, noi non possiamo che esserne contenti! Perché vedete, qui non solo si tratta di riproporre un ottimo gioco con grafica ed interfaccia rinnovate. Nossignore! Qui si parla di un vero e proprio pezzo di storia! Le nostre radici di videogiocatori, cari Tribers, sono tutte qui, quindi sedetevi tranquilli, leggete il tutto per bene e scopriamo insieme di cosa stiamo parlando ma prima, come al solito, un po’ di storia.

“Perché i giochi di avventura fanno schifo”

Correva l’anno 1989, quando un giovane e smaliziato programmatore, tale Ron Gilbert (facciamo pure finta che non sappiate chi sia), si prodigava di scrivere un saggio – che verrà reso pubblico solo nel corso del 2004 – sulla situazione dei videogame del suo tempo. Il saggio, dall’emblematico titolo di “Perché i giochi di avventura fanno schifo” (Why Adventure Games Suck), conteneva tutto quello che, secondo Gilbert, doveva o meno contenere un’avventura grafica, compreso un accurato decalogo di regole inerenti il design e la trama. Quel saggio, manco a dirlo, si dimostrò un’analisi attenta ed intelligente dell’andazzo dell’industria tanto che, stando alle regole di quel famoso decalogo di cui sopra, Gilbert, con l’aiuto di altri due grandissimi di LucasFilm, Tim Schafer e Dave Grossman, creò l’anno successivo quella che, ad oggi, è riconosciuta come una delle più belle e complete avventure grafiche di sempre: The Secret of Monkey Island!

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Ispirato tanto dalla produzione letteraria (ovviamente piratesca) dello scozzese Robert Louis Stevenson, quanto da un giro sulla celebre giostra Disney “Pirates of the Caribbean”, The Secret of Monkey Island fu solo il punto di partenza di una serie fondamentale nella storia del videogame, tanto che personaggi come Guybrush Threepwood o il pirata fantasma LeChuck si sono, con gli anni, sempre più imposte nell’immaginario videoludico di giocatori di ogni età. The Secret of Monkey Island è infatti rimasto per decenni un esempio illustre su come un videogame andrebbe sviluppato: personaggi divertenti e carismatici, uno humour scanzonato ma adatto ad ogni età, ambientazioni traboccanti di stile, un copione hollywoodiano, musiche di gran effetto. Non c’è che dire, LucasFilm fu capace, praticamente da sola, di imporsi come fulgido esempio tra tutti i produttori di avventure grafiche, tanto che da li la strada le si è praticamente spianata e le avventure del buon Guybrush sono state universalmente riconosciute come un vero e proprio pezzo di storia in floppy da 720Kbyte.

“I’m Guybrush Threepwood, mighty pirate! ™”

Onesto e scanzonato, Guybrush Threepwood sogna da sempre di diventare un prode pirata! E quale posto migliore per cominciare il proprio apprendistato se non la malfamata Mêlée Island? Qui, tra abbondanti boccali di grog (cherosene, glicol propilene, dolcificanti artificiali, acido solforico, rum, acetone, colorante rosso n.2, detriti, grasso per motore, acido per la batteria, e/o peperoni) e loschi figuri, il nostro si imbatterà ben presto in un terzetto di “pirati dall’aspetto importante” disposti a metterlo alla prova. Nel mezzo delle prove che lo vedranno diventare un apprendista pirata, Mr. Threepwood troverà tanti comprimari più o meno svitati (alcuni più di altri in verità), l’amore di una bellissima governatrice, ed ovviamente la fama di intrepido pirata. Ma non tutto è rose è fiori, perché con le prime glorie, arrivano anche i primi guai, ed ovviamente il primo acerrimo nemico: il temibile pirata fantasma LeChuck!

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“Hai delle banane in tasca o sei solo contento di vederci?”

Riproponendo al giocatore questo pezzo di storia, LucasArts ha però ben pensato di non servire all’utente odierno una “pixellosa” versione originale a prezzo stracciato, e a ben vedere ha fatto bene! Questa “Special Edition”, infatti, contiene sia la versione del gioco originale (ahinoi disponibile però solo in inglese), sia una nuovissima e scintillante versione del gioco, doverosamente aggiornata sia per ciò che concerne la gestione dell’interfaccia, sia per la grafica, le animazioni e le musiche! Su tutto è proprio la grafica la prima cosa che certamente salterà all’occhio tanto del purista quanto del nuovo arrivato. Con uno stile doverosamente spigoloso e dannatamente riuscito, questo restyle dell’originale Monkey Island si dimostra sin da subito capace di accontentare qualsiasi palato. Grazie ad una direzione artistica veramente pregevole, Secret of MI, seppur con alcuni alti e bassi, riesce a ripercorrere fedelmente le scelte stilistiche fatte agli albori da LucasFilm, riproponendo tutto il fascino dei personaggi originali, più alcune simpatiche aggiunte nel comparto animazioni che, con uno stile volutamente “rozzo” (retrò) riallacciano il lavoro di oggi a quello di ieri con un effetto decisamente evocativo. Cromaticamente poi, il gioco è meravigliosamente pennellato da tinte sbiadite e pastello, che lo rendono praticamente un artwork in movimento, con un effetto globale affascinante e gradevolissimo. Aggiungiamo pure al tutto che, per ciò che concerne il comparto sonoro è stato fatto un lavoro parimenti egregio, e capirete perché l’acquisto sia praticamente d’obbligo. Su tutto sono state rimasterizzate completamente le musiche originali del celebre compositore Michael Land, con il risultato di una pulizia del suono praticamente perfetta! A ciò va inoltre aggiunta una qualità nel doppiaggio (in lingua inglese) assolutamente superba, con dialoghi recitati ad arte, e precise (quanto varie) flessioni dialettali degne della peggior masnada di pirati. Ciliegina sulla torta: sottotitoli in italiano per i non anglofoni e Dio solo sa se per certi dialoghi non sono una vera e propria manna!

“Io sono la gomma, tu la colla.”

Infine, un veloce resoconto di quella che è la nuova interfaccia di gioco, studiata per adattarsi in maniera efficace (?) ai tasti di un pad per console. Quel punto interrogativo è in effetti doveroso perché, privo soprattutto di un qualche manuale cartaceo, l’approccio alla nuova interfaccia procede quanto mai a tentoni.

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LucasArts ha infatti optato per la scomparsa del tipico menù sottostante (così com’era nella versione originale – e come ancora si può giocare selezionando la “vecchia grafica -) in favore di un doppio menù a scomparsa richiamabile con i tasti dorsali del pad. Uno per le azioni disponibili (tira, prendi, osserva, ecc.) ed uno per l’inventario, con un sistema di selezione rapida, assegnato alla croce direzionale, che richiama rapidamente le azioni possibili. Il problema fondamentale è che, almeno all’inizio, si fatica non poco per selezionare l’azione giusta in combinazione con il giusto oggetto, soprattutto perché al minimo errore (leggasi pressione di un tasto errato) la selezione dell’azione si resetta (!) costringendoci a riaprire il menù di azioni e selezionare il tutto da capo. Insomma, un marasma non di poco che certamente si sarebbe potuto gestire in maniera diversa. Per il resto il gioco si controlla ancora come una volta, con un cursore a schermo (anch’esso ridisegnato) che, per venire in contro alle esigenze di “rapidità” di una console, ci aiuterà selezionando automaticamente l’azione più ovvia per interagire con l’oggetto (“parla” per una persona, “prendi” per un oggetto, e così via).

“Spegni il computer e vai a dormire”

The Secret of Monkey Island è letteralmente un colpo al cuore proveniente dal passato. Bellissimo, colorato e accattivante in ogni sua forma grafica (vecchia e nuova), l’icona LucasArts si lascia ancora giocare che è un piacere, dimostrando senza il minimo sforzo che non occorrono migliaia di poligoni per essere un gioiello giocabile, quanto piuttosto basta saper intrattenere nel senso più tradizionale del termine, ossia divertendo! E lasciate perdere il voto di questa review, perché altro non è che un metro numerico associato all’opera di ri-edizione in sé. Mettere in dubbio la qualità di Monkey Island, è infatti un’idiozia ed un’eresia messe assieme! Questo è un pezzo di storia del videogioco che, in virtù di un prezzo quanto mai abbordabile (parliamo di soli 9,99€), di una grafica rinnovata, di un canovaccio acustico completamente rimasterizzato non merita, quanto piuttosto DEVE far parte dell’esperienza di OGNI giocatore! Fate un regalo a voi stessi, spegnete l’Halo o il Killzone di turno (tutta caciara e poca sostanza) e immergetevi nelle magiche atmosfere dell’Isola della Scimmia. Il grog è compreso nel prezzo!

“Tutto quello che ho è questo pollo di gomma con una carrucola in mezzo.”